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8 giorni senza cellulare

Amici foodlovers, Immaginate voi stessi, ma anche qualcun altro, 8 giorni senza cellulare.

Siamo nell’epoca dei telefoni sempre con noi. Oramai sono un’estensione della nostra mano. Se poi c’è chi, come me, cura pure un blog di qualsivoglia tipologia, l’ossessione per il controllo del telefono è triplicata.

Nessuna macchina fotografica sostituisce la comodità di tirare fuori dalla tasca il proprio smartphone e immortalare un romantico tramonto, fare uno stupido selfie da mandare ad un amico o, come spesso accade a me, fare diventare il piatto di bucatini all’amatriciana la prossima copertina di un articolo.

In sintesi, se il cellulare ci facesse pure il caffè, potremmo quasi non aver più bisogno di nient’altro.

Il mio mi ha mollata definitivamente ieri sera. Mi sento sola come un gatto bagnato, nel buio,sul ciglio di una strada. Miao…

Era da settimane che i tasti che regolavano il volume e quello di accensione e spegnimento facevano i capricci. Avevo trovato un metodo tutto mio per utilizzarlo comunque. Facevo delle manovre che capivo solo io con le dita, pigiando una parte specifica dello schermo in concomitanza ai tasti. Una specie di magia moderna, che mi permetteva di usare ancora il mio luminoso compagno di avventure.

In seguito nemmeno la mia magia fu abbastanza. Quindi usavo il telefono facendo in modo che lo schermo non si spegnesse mai. Una roba che solo a spiegarla mi manda pure un po’ in confusione.

Tutto questo fino a ieri.

Il destino ha voluto che trascorressi un lungo pomeriggio fuori casa. Il telefono era carico a bomba, ma si è scaricato velocemente e il powerbank non è stato sufficiente ad impedirne lo spegnimento… Definitivo. Addio piccolo Sony. Raccoglitore di dati infiniti. Fortuna che li avevo trasferiti al pc giorni prima.

La prima sera senza telefono mi è già sembrata infinita, nonostante l’ora legale dei giorni scorsi abbia praticamente divorato l’intera settimana.

La prima cosa che ho fatto è stata segnarmi dei numeri che credevo non avrei ricordato sul blocco note. Poi ho informato tutti i miei cari che per qualsiasi cosa avrebbero dovuto cercarmi in presenza, al telefono di casa, al cellulare del mio ragazzo, sui social o su telegram (che uso anche da pc). Insomma i mezzi di soluzione non mancano mica, eppure io mi sento come se avessi fatto perdere le mie tracce.

Francesca l’incorreggibile. No, quello era Lupin! Francesca… L’irreperibile!

E così ho provato l’ebbrezza di lavare i piatti senza il telefono accanto. Di andare in bagno, senza portarmi dietro ancora lui. Di mangiare senza fotografare prima il pane con la mortadella e i pomodori secchi della suocera.

Tutto sommato dovrebbe essere una sensazione di libertà. Eppure mi sento come una fumatrice che inizia a “schizzare”, quando non ha il suo pacchetto di sigarette in tasca.

Tutti siamo dipendenti da qualcosa e io ho capito di avere un problema.

Serio? Non saprei. Sicuramente diffuso.

Andare a dormire è stata dura, senza i miei dieci minuti di svago. Mi sono ritrovata a letto, con gli occhi spalancati e irrorati di sangue. Senza sapere che ora era. Senza la sveglia per il giorno dopo. Senza il caricabatterie attaccato a quel piccolo mostro. Mostro, perché lo odio per essersi auto-distrutto. Anche se forse è stata un po’ colpa mia che, imbranata come sono, gli ho fatto fare troppe acrobazie in questi anni.

Sul comodino ho messo il mio orologio da polso, giusto per non perdere contatto con il tempo. Il quadrante non si illumina come uno schermo, ma appena giunge il giorno, con la luce del sole, mi faccio un’idea di quanto tempo posso stare ancora a letto.

Cammino per casa con qualche grammo addosso in meno.

Sarà dura mandare avanti questo piccolo blog, senza poter scattare la foto giusta, al momento giusto, al piatto giusto.

Mi sento come quando a mio zio si rompe il passa-ricotta e deve trovare una soluzione in fretta per preparare i dolci da mettere in vendita. https://blog.giallozafferano.it/franpasefora/sua-maesta-il-cannolo/

Ma ci “lavorassi” solo con il telefono sarebbe mezza pena. A me sta venendo a mancare la finestra più immediata e comoda sul mondo.

Posso uscire poco e niente, preferibilmente in compagnia. In quest’epoca pandemica non è nemmeno un male, però si sa che le restrizioni danno sempre fastidio come zanzare all’orecchio nelle calde notti d’estate.

Oggi, quindi, nessun controllo compulsivo delle statistiche. Meno condivisioni dei miei contenuti in tutti i gruppi a cui sono iscritta. Meno telefonate ad amici e parenti.

Un po’ più di tempo per me. Ma quanto può valere il tempo se poi non lo si dona a qualcuno o qualcosa?

Io, adesso, dedico il tempo che non sono riuscita a sprecare, alla scrittura.

Se siete annoiati come me, forse siete arrivare a leggere fin qui. Quindi sarò una tipa annoiata, ma non noiosa. E questo è già un grande traguardo per me!

Un abbraccio. Vi aggiorno.

Franpasefora.

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” 8 giorni senza cellulare “

Ps. La foto è di una delle mie ultime pizze con 72 h di lievitazione e cottura su pietra refrattaria. Avrei messo la foto del mio telefono spento, ma attualmente non ho un altro telefono per fotografarlo e poi la pizza fa sempre grandi numeri! AHAHAHAH

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