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Pollo in potacchio, ricetta marchigiana

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Cari lettori,

oggi vi suggerisco un secondo piatto a base di carne bianca gustoso e tipico della mia regione d’origine, le Marche: il pollo in potacchio (o putacchio), un piatto della tradizione marchigiana molto saporito e appetitoso. Non si tratta esattamente di un pollo in umido, in quanto la ricetta prevede  sia una prima cottura in umido, a fuoco alto, che una passata al forno nella fase finale di cottura.

Il nome di questo piatto potrebbe derivare dal particolare tipo di cottura, oppure dal nome della pentola che si utilizzava per prepararlo. Il pollo in potacchio deve essere cotto a pezzi, preservando la pelle, e condendo la carne con aglio, rosmarino e poco pomodoro, per conferire al piatto la classica colorazione dorata, ma non rossa. Per questo, si può adoperare la “conserva”, ovvero il doppio concentrato di pomodoro, oppure una piccola quantità di pomodori pendolini freschi.

 

INGREDIENTI PER 4 PERSONE

Pollo a pezzi (in questo caso ali di pollo, ma ovviamente questo piatto si può preparare anche con cosce e sovracosce, oppure con tutte le parti del pollo, purché tagliate a pezzi prima della cottura)

2 spicchi d’aglio

6-8 pomodorini piccoli (o due cucchiai di conserva)

Olio extra vergine di oliva q.b. (Olio di provenienza marchigiana, come l’eccellente olio extra vergine di oliva di Cartoceto)

Vino bianco secco q.b. per sfumare

Rosmarino

Sale

Pepe

 

PROCEDIMENTO

Tagliare a pezzi il pollo, eliminando dove occorre le tracce di piumaggio, ma mantenendo la pelle.

In una casseruola larga e capiente, disporre dell’olio extra vergine di oliva con i due spicchi d’aglio schiacciati o tagliati a metà e il rosmarino sfogliato.

Rosolarvi bene il pollo da ogni lato per alcuni minuti, a fuoco alto, sfumare con del vino bianco secco e salare. Dopo che il vino sarà parzialmente evaporato, aggiungere i pomodorini, o la conserva. Coprire con un coperchio, consentendo comunque al vapore di fuoriuscire adagio dalla pentola, e continuare la cottura per circa 30 minuti.

Una volta ristretto il sugo e cotta la carne, occorre aggiustare di sale e pepe  e passare il tutto in forno a circa 180-190 gradi per circa 10-15 minuti, per ottenere una doratura superficiale.

Servire tiepido lucidando le carni con il sugo di cottura.

Buon appetito!

*gelso*

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Un doveroso ringraziamento a Luciana Guescini, mia madre, per la ricetta e i consigli.

 

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8 comments on Pollo in potacchio, ricetta marchigiana

  1. maria
    28 giugno 2013 at 7:04 pm (7 anni ago)

    brava e complimenti o tante cose da imbarare da voi !!!

    Rispondi
    • Gelso
      29 giugno 2013 at 12:39 pm (7 anni ago)

      grazie, a presto!

      Rispondi
  2. oscar adrian
    21 febbraio 2014 at 10:38 pm (6 anni ago)

    mio padre, cucinato qui in Argentina (nell’era del porto ricanatti di macheratta), solo senza la salsa con aglio, olio, rosmarino, sale, pepe e vino bianco. grazie per avermi ricordato gli ingredienti. Oscar

    Rispondi
    • Gelso
      22 febbraio 2014 at 1:02 pm (6 anni ago)

      Grazie a te 😉

      Rispondi
  3. lucia turchi
    4 ottobre 2014 at 8:14 am (6 anni ago)

    Che nostalgia! Questo era il piatto che mi preparava una mia zia di San Severino Marche.

    Rispondi
    • Gelso
      4 ottobre 2014 at 8:44 am (6 anni ago)

      Lucia, in quanto a nostalgia siamo in due! Io sono marchigiana, ma vivo a Cuneo, quindi puoi capire! 😀

      Rispondi
  4. Fabio
    23 settembre 2019 at 1:16 am (7 mesi ago)

    Credo che questa sia la versione del Sud Marche. Da noi ad Ancona si prepara rigorosamente con il vino rosso, olio d’oliva abbondante, una testa, 2 o 3 pomodori pelati, d’aglio, rosmarino, sale e pepe q.b. e non va assolutamente passato in forno!!! Il nome deriva da pot che in inglese è la pentola alta (e non la casseruola!!) e veniva preparato dai soldati inglesi durante la liberazione, nella seconda guerra mondiale… figuriamoci se avevano il tempo di passarlo anche in forno!!

    Rispondi
    • Gelso
      10 gennaio 2020 at 5:25 pm (3 mesi ago)

      Certo Fabio, poi ogni città ha le sue sfumature e le sue tradizioni! Io sono di Fano, a nord delle Marche e la cucina risente molto dell’influsso della vicina Romagna! Che bello il tuo commento, curioso e costruttivo, grazie!

      Rispondi

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