Eccomi qua, il mio latte di soia fatto in casa è pronto! 😃
Mi ha dato del filo da torcere, devo dirlo, ma non mi sono arresa! Eh no!
Prima di scrivere questo articolo ho fatto mille esperimenti e, soprattutto, ho sperimentato il mio latte di soia in alcune ricette. Devo dirlo in tutta onestà, questo mio latte di soia casalingo non mi è riuscito bene al primo colpo.
Dopo varie produzioni con risultati per me insoddisfacenti che mi avevano fatto pensare che il latte di soia fatto in casa non facesse per me, finalmente ho fatto una scoperta risolutiva: il latte di soia che avevo prodotto fino a quel momento aveva sempre un odore e un sapore di fagiolo per me troppo marcato, e anche zuccherandolo non mi piaceva. Era ugualmente ottimo usato come ingrediente in varie ricette, ma non mi piaceva come bevanda.
Faticavo a capire perché mai prodotto in casa fosse così diverso, e peggiore, di quello confezionato. Il latte di soia confezionato lo compro da anni, mi è sempre piaciuto sia nella versione zuccherata sia nella versione non zuccherata mista soia-riso di cui vi ho già parlato (usato ad esempio nella crema di caffè e nella maionese).
Come altre bevande vegetali confezionate, il latte di soia confezionato contiene, oltre allo zucchero, anche olio, sale e aromi, che io non ho mai volontariamente aggiunto, come non li ho mai aggiunti neanche nel latte d’avena. Ma no, non era la mancanza di olio, o di sale, il problema.
Ad un certo punto delle mie sperimentazioni ho avuto un colpo di fortuna. Leggendo per caso l’ormai storico blog di Bressanini, sono incappata in un articolo che era lì che aspettava solo di farsi leggere da me, 😄 questo articolo contiene un’informazione utilissima, che ha risolto tutti i miei problemi. Ho subito provato, e in effetti è davvero efficace.
E di colpo la mia opinione sulla bontà del latte di soia fatto in casa è cambiata da così a così, nel giro di una sola produzione.
Leggete la ricetta e provate anche voi!
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Oltre alla crema di caffè e alla maionese citate poche righe fa, vi lascio altre 3 ricette nelle quali poter usare il latte di soia fatto in casa:
- DifficoltàMedia
- CostoEconomico
- Tempo di riposo1 Giorno
- Tempo di cottura20 Minuti
- Porzioni1 litro
- Metodo di cotturaFornello
- CucinaItaliana
- StagionalitàTutte le stagioni
Ingredienti
Strumenti
Passaggi
Mettere in ammollo la soia in una ciotola capiente per 24 ore, cambiando l’acqua (io l’ho cambiata due volte).
👉 L’ammollo, e l’eliminazione della acqua d’ammollo, sono necessari per l’eliminazione dei fitati e altri antinutrienti presenti nella soia.
Ed ecco cosa ho imparato da Bressanini: non lasciare la ciotola (contenente la soia in ammollo nell’acqua) a temperatura ambiente, ma metterla in frigo. Il motivo sta nel fatto che – e ve lo dico con le sue parole: “l’ammollo in frigorifero riduce la formazione di odori e sapori non desiderati”.
Perciò… sì, se si vuole si possono lasciare anche a temperatura ambiente, ma dopo la mia esperienza io sinceramente non lo faccio più. Quando si toglie la ciotola dal frigo la soia non emana alcun odore, mentre prima quando la lasciavo in cucina a temperatura ambiente l’odore dei fagioli di soia ammollati era percepibile.
Se leggerete l’articolo di Bressanini noterete che io ho utilizzato metodi e tempi lievemente diversi. Dopo varie sperimentazioni ho stabilito un mio personale procedimento, e sono certa che ognuno di voi potrà adattare le proprie esperienze a queste mie istruzioni o a quelle dei tanti articoli diffusi in rete. Seppur ferme restando alcune informazioni di base.
Bene, ciò premesso procedere così:
Dopo 24 ore (ma si può prolungare di qualche ora) e due cambi d’acqua, togliere la ciotola dal frigo, scolare i fagioli e sciacquarli con acqua corrente.
Versarli in una pentola e aggiungere un litro d’acqua.
👉 Utilizzare una pentola capiente perché poi durante l’ebollizione si formerà della schiuma.
Frullare il tutto usando un frullatore ad immersione.
La prima schiuma io l’ho tolta già in questa fase, subito dopo la frullatura. Per toglierla utilizzare una schiumarola o una ramina.
Portare a ebollizione e lasciar bollire a fuoco basso e con il coperchio messo a metà per 15-20 minuti.
☝ Attenzione alla schiuma, eventualmente di tanto in tanto togliere il coperchio, ed eliminarla. Se la schiuma tende a fuoriuscire nonostante il fuoco basso probabilmente la pentola è troppo piccola.
Trascorsi i 15-20 minuti, spegnere il fuoco e lasciar intiepidire, dopodiché filtrare usando un telo oppure un colino a maglie fitte (vedi “come filtrare” nelle note in fondo).
Dopo il filtraggio zuccherare a piacere, io ho usato un cucchiaio colmo di zucchero di canna.
Il latte di soia ottenuto può essere conservato in frigo per 3-4 giorni, chiuso in un contenitore o una bottiglia, ma se lo userete per le vostre ricette (ricette in cui possa sostituire il latte vaccino) vedrete che lo finirete subito! 😉
Da bere da solo, come bevanda, secondo me è buono freddo di frigo.
E a voi come piace di più?
Consigli:
Come filtrare: Ho provato a filtrare il latte sia con un semplice colino a maglie fitte (come faccio per il latte d’avena) sia con un telo. Non c’è grande differenza nella riuscita del latte, se non nella presenza di più deposito nel primo caso, deposito quasi inesistente usando il telo. Ho riscontrato che usando il colino una certa quantità di latte viene trattenuta dalla soia frullata (l’okara), e anche schiacciando il composto con un cucchiaio non si riesce ad estrarre bene tutto il liquido, come invece avviene strizzando l’okara con il telo (si ottiene circa mezzo bicchiere di latte in più). Alla fine ho deciso che il metodo per me migliore è il telo, in quanto l’okara, il composto di soia che resta nel telo, risulta più asciutto e si presta molto bene ad essere riutilizzato.
Sterilizzazione del telo: può essere usato un comune tovagliolo, l’importante è che non contenga tracce di detersivo o ammorbidente, io sono terrorizzata all’idea che possano trasferirsi tracce e odori di detersivo nel latte e faccio sempre bollire il telo prima di usarlo. A dire il vero ho destinato un paio di tovaglioli a questo tipo di utilizzi (ad esempio il telo serve anche quando si fa il formaggio spalmabile, anche lì ho scritto come gestire i teli) ed evito di lavarli in lavatrice insieme all’altra biancheria.
Utilizzo dell’okara: Mi raccomando, non buttate l’okara! Se non potete usarla subito si può conservare per alcuni giorni in frigo (chiusa in un contenitore). Può essere aggiunta all’impasto di pane e focacce oppure può essere usata per fare delle ottime polpette (ne parleremo) (QUI trovate le crocchette 😉).
Ora tocca voi! Provatelo!
Attendo le foto del vostro latte di soia e, soprattutto, le vostre opinioni!
UPDATE: aggiorno oggi, 1 marzo 2026, questa ricetta che originariamente avevo pubblicato il 16 maggio 2016. Non ho fatto modifche al procedimento, solo abbreviato l’introduzione per renderne più fluida la lettura. Mi auguro che l’aggiornamento vi sia gradito. 😊
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mi fido ciecamente dei tuoi consigli e se lo farò seguirò la tua ricetta promesso!!!
Ciao Tania! Poi dovrai dirmi le tue opinioni, eh, ci tengo 🙂
Un consiglio per l’okara: la si può stendere in uno strato sottile su una teglia e poi infornarla a temperatura dolce, 120 gradi, finché non è secca e anche un po’ dorata. Prende un sapore molto più ricco e la si può usare nelle zuppe, negli impasti, nei biscotti… io la mangio anche così com’è!
Grazie! io finora l’ho sempre usata per fare polpette e crocchette, mi attira molto questa idea, soprattutto per fare i biscotti. Grazie, i consigli sono sempre ben graditi! 🙂