Scrigni con cozze stufate allo zafferano.

Gli scrigni con cozze stufate allo zafferano sono un tipico piatto della cucina Partenopea, che si può realizzare molto facilmente.

Da un punto di vista nutrizionale, le cozze sono degli ottimi antiossidanti, sono una fonte preziosa di proteine nobili e di vitamine C e B.

Inoltre contengono diversi sali minerali come il potassio, sodio, fosforo e zinco che hanno proprietà stimolanti e digestive. In più le cozze vengono considarate cibo afrodisiaco.

Contengono molto ferro, quindi adatte a persone con anemia da carenza di ferro. Tra l’altro il binomio ferro-cozze è anche ben assimilato nell’intestino a differenza di quanto può accadere con altre verdure.

La presenza di vitamina B e di minerali come iodio e magnesio consentono di combattere gli stati di affaticamento; vitamina molto utilizzata infatti dagli atleti.

 

scrigni_con_cozze_stufate

Ingredienti: per 4 persone

2 rotoli di pasta sfoglia surgelata
e scongelata
1 uovo

Per la farcia:

2 kg di cozze
2 scalogni
2 spicchi di aglio
2 cucchiai di olio di oliva
1 pizzico di zafferano
1 pizzico di timo fresco
2 di di vino bianco secco 1/2 litro di panna
3 cucchiai di cipolla tritata

Per la ratatouille di pomodoro:

4 grossi pomodori
1 spicchio di aglio
1 scalogno
1 cucchiaio di olio di oliva
3 cucchiai di burro
timo fresco tritato
sale, pepe

Per decorare:

qualche stelo di erba cipollina
qualche fogliolina di basilico

Preparazione: 30’

Cottura: 60’

  • Scaldate il forno a 220°.
  • Dividete a metà i rotoli di pasta sfoglia. Incide­te la pasta in tutto il perimetro a 1 cm dal bordo e disponetela sulla placca.
  • Sbattete l’uovo e con esso spennellate la pasta.
  • Infornate e lasciate cuocere per diciotto minuti.
  • Preparate la farcia: raschiate accura­tamente le cozze ed eliminate il bisso.
  • Lavatele bene.
  • Mondate e tritate gli scalogni con gli spicchi di aglio e roso­lateli in una padella antiaderente con l’o­lio, lo zafferano e il timo.
  • Unite le cozze e irroratele con il vino.
  • Mettete il coperchio e lasciate cuocere, su fiamma vivace, fino a quando le cozze su aprono.
  • Scolate le cozze con un mestolo forato ed eliminate tutte quelle ri­maste chiuse.
  • Filtrate il loro fondo di cottura e versatelo in un pentolino.
  • Fate­lo ridurre e poi incorporatevi la panna.
  • Lasciate ridurre nuovamente la salsa.
  • Tenete da parte, intere nella loro valva, le otto cozze più grosse che vi serviran­no per la decorazione e sgusciate tutte le altre.
  • Togliete le sfoglie dal forno e svuo­tatele della pasta interna seguendo il taglio, in modo da formare dei cofa­netti.
  • Tenete la pasta tolta come coper­chio.
  • Disponete i cofanetti di pasta al centro di quattro piatti individuali.
  • Preparate la ratatouilie di pomodori: praticate un taglio a croce sulla sommità dei pomodori e scottateli per qualche istante in acqua bollente.
  • Scola­teli, raffreddateli sotto l’acqua fredda corrente e pelateli.
  • Divideteli a metà ed eliminate i semi e l’acqua di vegetazio­ne; tagliate la polpa a pezzi. Mondate e tritate lo scalogno e lo spicchio di aglio.
  • Mettete i pezzi di pomodoro a marinare con lo scalogno e l’aglio tritati e l’olio.
  • Salate, pepate, spolverizzate con il timo e fate scaldare su fiamma dolce.
  • Versate un po’ di questa ratatuoille sul fondo dei cofanetti di pasta.
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Vino consigliato:

Servite le cozze stufate con un vino bianco armonico, come il Locorotondo o l’Alcamo Inzolia.

Locorotondo è un borgo posto sopra un poggio della Murgia dei Trulli, da cui si gode una vista panoramica della valle sottostante, disseminata di trulli inframmezzati al verde dei vigneti. Questa zona vinicola, caratterizzata dalla produzione di bianchi armonici, si sviluppa lungo la valle di Itria. Il clima locale è favorevole alla viticoltura, grazie alle correnti provenienti dai mari Adriatico e Ionio: i venti, scontrandosi, danno luogo a precipitazioni che rinfrescano le torride estati.

Qui sorge Locorotondo, località in cui si produce un bianco un tempo destinato alla produzione del Vermut. L’origine del nome è incerta; secondo una leggenda risalirebbe a Periandro Locrese, personaggio mitico conosciuto per la forza erculea e per la statura gigantesca.

Locorotondo deriverebbe quindi da Locrese, cioè abitato dai Locresi. Un’ipotesi meno leggendaria, ma probabilmente più attendibile, vuole che l’origine del nome sia connessa alla pianta circolare che costituiva l’originario impianto urbanistico del borgo. L’attuale zona di produzione del Locorotondo comprende, oltre all’omonima località in provincia di Bari, il comune di Cisternino e parte di quello di Fasano, nel Brindisino. Il vino nasce da un uvaggio che comprende uve Verdeca (50-65%), Bianco d’Alessano (35-50%), Fiano, Bombino Bianco o Malvasia Bianca (massimo 5%). Viene prodotto anche nella versione Spumante.

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