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Castagnole di Carnevale

Castagnole (1)

Cari lettori,

oggi vorrei proporvi una ricetta davvero semplice e golosa che si prepara, da questo periodo e per tutto il periodo del Carnevale, nella mia regione d’origine, le Marche, e in particolare nella città di Fano e zone limitrofe. Si tratta di piccole castagnole fritte, ovvero delle palline di impasto da tuffare nell’olio bollente e da gustare da sole o farcite con crema diplomatica, pasticcera o al cioccolato. Attenzione, una tira l’altra, ma… a “Carnevale ogni fritto vale”, per cui, segnatevi la mia ricetta e provatela nei prossimi giorni! 😉

Castagnole (3)

Castagnole

INGREDIENTI PER 25-30 CASTAGNOLE PICCOLE

  • 500 g di farina 00
  • 4 uova medie
  • 100-120 ml di latte
  • 35 g di zucchero semolato
  • 20 g di olio di semi o di oliva o burro fuso
  • 16 g di lievito in polvere per dolci
  • 5 g di liquore Mistrà o liquore all’anice (o la Moretta fanese)
  • Scorza grattugiata di un limone non trattato (o arancia)
  • Olio di semi di arachidi per friggere
  • Zucchero semolato per la superficie

separatore

PROCEDIMENTO

Sbattete le uova con lo zucchero aiutandovi con una frusta a mano. Aggiungete la scorza di limone grattugiata finemente, il liquore, l’olio, il latte a temperatura ambiente, infine il lievito e la farina setacciati. Mescolate con una spatola fino ad ottenere un composto molto morbido e piuttosto appiccicoso.

Scaldate l’olio di semi e portarlo a temperatura: per una frittura ottimale non dovrà superare i 180 gradi. Un tempo, per le fritture di Carnevale, si era soliti adoperare lo strutto, che conferiva alle castagnole un aroma ancora più particolare.

Immergete una noce di impasto alla volta, aiutandovi con un cucchiaio. In questo modo si otterranno delle frittelle piuttosto irregolari. Se si desidera ottenere un effetto più sferico, occorrerà inumidirsi le mani e roteare piccole noci di impasto tra i palmi, ottenendo delle piccole palline.

Castagnole (6)

In cottura le castagnole gonfieranno e si doreranno. E’ consigliabile tenere al minimo la fiamma, per consentire una cottura uniforme fino al cuore di ogni castagnola, ed evitando che la superficie si scurisca eccessivamente.

Una volta pronte, trasferitele con una schiumarola su della carta assorbente e tuffatele immediatamente nello zucchero semolato perché possa aderire alla superficie.

Castagnole (5)

Le castagnole sono ottime vuote, o anche ripiene di crema pasticcera o diplomatica, arricchite con uva sultanina, ricotta o, ancora, aromatizzate con l’archermes dopo averle fritte.

*gelso*

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Castagnole (2)

In collaborazione con Carnevale di Fano, “Bello da vedere, dolce da gustare”, uno dei carnevali più antichi d’italia, con sfilate di carri allegorici e getto di dolciumi!

foto carnevale Wilson

Dal 1347…
di Alberto Berardi

Non sono molte le città che hanno nel loro Statuto, solennemente affermato nel 1450 dai Malatesta, che è necessario festeggiare il Carnevale. Fano ha questo privilegio. Ma esiste un altro documento del 1347, conservato nell’Archivio storico comunale, che permette di dire agli abitanti che il Carnevale di Fano è il più antico d’Italia. Un antico storico fanese, Vincenzo Nolfi, ricorda tra i divertimenti carnevaleschi la corrida con il porco, le corse ai palii, i tiri al bersaglio e il singolarissimo “gioco delle trippe”. Venendo a tempi più vicini, in una canzonetta a stampa del 1765 si parla oltre che di festini, scherzi e maschere, del “getto” che è una delle caratteristiche del Carnevale fanese, “dei confetti sparsi la via biancheggia”. Avviciniamoci ai giorni nostri, ricordando che un manifesto del 1872 informa la cittadinanza della costituzione della Società della Fortuna, antenata dell’odierno Ente Carnevalesca, e del programma dei “divertimenti carnevaleschi” dello stesso anno. Fano ha dunque, oltre che un Carnevale la cui genesi si perde nei secoli, un’organizzazione per i festeggiamenti che ha superato il secolo di vita. Una storia ed una tradizione che poche altre città in Italia e nel mondo possono vantare. Oggi il Carnevale di Fano è la più importante festa popolare delle Marche ed una delle prime in Italia con una partecipazione di oltre 100.000 persone. L’edizione invernale, anche se non tutti gli spettatori ne sono consapevoli, non è che la rivisitazione in chiave moderna dell’antico ed eterno rito del “capro espiatorio”. Il “Pupo” simboleggia l’animale sacro sul quale la comunità scaricava e forse scarica ancor oggi le colpe commesse nei giorni di licenza erotica del Carnevale. Rito che non poteva non concludersi con il rogo che divorando con le fiamme il “Pupo” purifica tutti e conclude il Carnevale. Ai corsi mascherati i grandi carri allegorici che sfilano insieme alle mascherate a piedi, bande musicali e gruppi folkloristici, interagiscono con gli spettatori sia per lo spettacolo di movimenti, coreografie e musica, sia per il “getto” di quintali e quintali di dolciumi sul pubblico che attende in grande animazione ed a mani levate quella pioggia che ha fatto definire il Carnevale di Fano il Carnevale più dolce del mondo. I carri sono veri e propri palcoscenici mobili in cui accade di tutto e che al tramonto si illuminano di mille colori grazie all’uso sapiente di luci dando luogo a visioni di grande suggestione nel classico giro della “luminaria”. La sfilata è chiusa tradizionalmente dalla “Musica Arabita”, musica arrabbiata, un singolare complesso musicale nato nel 1923 e molto imitato in Italia e all’estero. Come ha scritto Fabio Tombari, la “Musica Arabita” è una “festosa diavoleria”, un esempio vivente della genialità ed umorismo degli artigiani fanesi, quelli stessi che da sempre con sacrifici durissimi allestiscono con l’aiuto di veri artisti i grandi carri allegorici. Di essa si sono interessati scrittori e artisti: Curzio Malaparte scrisse che mai aveva udito una musica siffatta; Guido Piovene, nel suo “Viaggio in Italia”, parlò addirittura di “jazz italiano”. Certo è che basta vedere una volta i suoi strumenti ed ascoltare una volta le sue esibizioni per comprendere l’orgoglio popolare della sua origine, quello stesso orgoglio che si respira nei capannoni dove nel lungo inverno si allestiscono i carri, quello stesso orgoglio che è facile cogliere sul volto dei fanesi quando la prima domenica di Carnevale questi mostri dell’allegria vedono la luce. L’orgoglio legittimo di chi sa di far parte di una tradizione antica e di una élite ristrettissima, quella di coloro che hanno mantenuto in vita, rivestendolo di arte e cultura, un antico rito: il Carnevale, che non si celebra soltanto durante le guerre, quando cioè la morte prevale sulla vita.

(Tratto da “Open”, Periodico della “Scavolini Basket” – 1996)

Visitate le sfilate del 24 e 31 gennaio e l’ultima, quella del 7 febbraio!

Info sul sito ufficiale del Carnevale di Fano

Foto carnevale Wilso 2 luminaria

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