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primi piatti

Tagliatelle al Prunent e la sua storia tutta Ossolana

Se vi dico Prunent a cosa pensate? Vi aiuto. Chiudete gli occhi e pensate al gusto dei lamponi, delle prugne e delle amarene mature. Aggiungete il profumo della noce moscata, della cannella e del tabacco. Questo è il bouquet di profumi e sapori racchiusi nella perla enologica ossolana, il vino rosso raro riscoperto da pochi anni. Gustiamolo con le Tagliatelle al Prunent.

Pasta fresca per tutti i gusti:

Tagliatelle al Prunent e la sua storia tutta Ossolana
  • Difficoltà:
    Media
  • Preparazione:
    40 minuti
  • Cottura:
    5 minuti
  • Porzioni:
    4
  • Costo:
    Medio

Ingredienti

  • Farina 00 200 g
  • Farina di grano duro 200 g
  • Prunent 130 ml
  • Uova 1
  • Sale q.b.

Preparazione

    1. Setacciate le farine e create una fontana sulla spianatoia.
    2. Versate nel centro l’uovo e con una forchetta iniziate a sbattere l’uovo raccogliendo pian piano la farina dai bordi.
    3. Iniziate a versare il vino, solo quando l’uovo sarà amalgamato e cominciate a farlo assorbire dalla farina restante.
    4. Impastate aggiungendo man mano il vino che l’impasto richiede affinché abbia la giusta consistenza.
    5. Lasciate riposare l’impasto sotto un canovaccio umido o una ciotola di vetro per circa un’ora.
    6. Prendete ora un pezzo di impasto e stendete una sfoglia abbastanza spessa, avvalendovi di un mattarello liscio o della macchina per la pasta.
    7. Sicuramente la macchina per la pasta vi faciliterà il lavoro.
    8. Una volta ottenute le taglaitelle, cospargetele di farina affinché non si attacchino tra di loro, e lasciatele asciugare per qualche ora.
    9. Le tagliatelle al Prunent si posso condire con un buon ragù di carne, con salsa di noci o un semplice sugo al pomodoro.

Note

FINALMENTE BEVIAMO VINO OSSOLANO

Forse negli ultimi decenni, ci eravamo abituati, o meglio, ci eravamo accontentati di bere vini prodotti nelle province piemontesi limitrofe. Perché questa tendenza? Perché il vino in Ossola era ancora conosciuto come “il Bruschett”, quel vino prodotto quasi per autoconsumo, senza particolari attenzioni alla vigna, alla resa dell’uva e al periodo di vinificazione.
Storicamente segnato da difficoltà, il Prunent è diventato oggi il cardine della viticoltura ossolana. Merito dei vignaioli e all’Associazione Produttori Agricoli Ossolani, che con intelligenza e intuizione, hanno saputo riconoscere le potenzialità di quest’uva autoctona e hanno voluto salvaguardarne e valorizzarne quello che è un prodotto di nicchia.
E’ il caso di dire che possiamo essere fieri di possedere un vino di questo calibro. E certamente la tendenza sta diventando quella di ritornare alle origini, imparando ad apprezzare  i vini locali, fra l’altro appartenenti alla DOC Valli Ossolane, fra cui spicca in primis il Prunent.

PRUNENT, ANTICHISSIMO NEBBIOLO DELLA VAL D’OSSOLA

Il Prunent è un vitigno antichissimo, le cui origini risalgono addirittura al 1300. Il vitigno è autoctono, cioè originario della Val d’Ossola ed è un clone del Nebbiolo, da cui si ricava l’omonimo vino.
Anticamente il Prunent era prodotto e commercializzato con la Svizzera e utilizzato dai sacerdoti per le celebrazioni della Santa Messa, fino a quando i dazi doganali e malattie come la fillossera ne stroncarono la produzione.

IL PRUNENT NEL MONDO

Il Prunent è conosciuto anche fuori dai nostri confini? La risposta è si. E’ con grande orgoglio che una famiglia di produttori ossolani ha fatto sbarcare il Prunent negli States, portandolo in particolare sulle tavole dei rstoranti di Miami. Ci sono anche molti siti web che descrivono la nostra perla enologica come uno dei migliori vini a base Nebbiolo.

PRUNENT E FORMAGGIO: SIGNORE E SIGNORI IL PRUNENT DI CRODO

Come non parlare del Prunent di Crodo, la tipica toma ossolana al Prunent? Il colore tipico della crosta è dovuto all’immersione delle forme di formaggio a latte crudo nelle vinacce di Prunent. E’ questo particolare procedimento che permette al formaggio di assumere un sapore unico, che non interferisce però con quello tradizionale. I profumi infatti permangono nella crosta, mentre il colore si sofferma soltanto nella crosta, donandole una deliziosa tonalità granata. Assolutamente da provare.

IL PRUNENT A TAVOLA

La prima immancabile ricetta con il Prunent è l’onnipresente e immancabile risotto al Bettelmatt con riduzione al Prunent, un primo piatto ricco, che racchiude il meglio della tradizione enogastronomica ossolana.
Per i palati ancora più raffinati, un ristorante tipico ossolano consiglia il Risotto al Prunent co scaloppa di fois gras e l’arosto di vitellino al Prunent.
Anche le verdure si sposano perfettamente con il “nostro Nebbiolo”, in una ricetta unica nel suo genere: verdure in salsa di Prunent con gnudi di castagne e pane.
E i dolci? Ecco il nostro vino rosso DOC in un’insolita ma golosissima crostata con crema frangipane e pere caramellate al Prunent, presentata da una famosa foodblogger.

MA COSA DICONO A PROPOSITO DEL PRUNENT?

Lo definiscono “Nebbiolo raro e antico”  di un colore rosso rubino e granato con il tempo più vivi rispetto agli altri Nebbioli e un po’ chiuso al primo sorso, come le zone in cui nasce.
Si parla di un vino fine ed equilibrato, che al naso esplode con profumi di viola, prugna e amarene mature. Una volta in bocca, i tannini fanno capolino creando una sensazione di forte astringenza, quasi allappante, “la lingua lega”, ma dura poco per lasciare spazio ad una grande persistenza e un buon equilobrio ed una perfetta bevibilità. Insomma il Prunent è considerato un grande vino.

 

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Crepes con farina di quinoa, ricetta facilissima

Farina, uova e acqua. Solo tre ingredienti per preparare queste gustose e veloci crepes con farina di quinoa. Ideali per la preparazione di crespelle, o da farcire con salse dolci e salate. Si possono anche congelare separate da carta da forno una dall’altra.

Crepe e crespelle:

Crepes di quinoa, ricetta facilissima
  • Difficoltà:
    Molto Bassa
  • Preparazione:
    10 minuti
  • Cottura:
    5 minuti
  • Porzioni:
    3-4
  • Costo:
    Medio

Ingredienti

  • Acqua (naturale) 200 ml
  • Farina di quinoa 4 cucchiai
  • Uova 2
  • Sale 1 pizzico

Preparazione

    1. Mescolate la farina di quinoa con metà dell’acqua, aggiungete l’uovo, unite l’acqua rimasta e mescolate, aggiungendo il sale.
    2. Scaldate una padella antiaderenten e ungete con l’aiuto di un panno carta. Versate un piccolo mestolo d’impasto e fatelo aderire sul fondo della padella. Coprite con il coperchio e cuocete per 2-3 minuti. Quando il bordo della crepe comincia ad essere dorato e si stacca dalla padella, giratela e cuocetela ancora per un minuto.
    3. Continuate con lo stesso procedimento fino ad esaurimento dell’impasto.

     

Note

La ricetta è tratta dal libro “Le ricette del Dottor Mozzi 2, il pane senza glutine e…”
di Esther Mozzi e Gianfranco Negri
Cooperativa Mogliazze Editore.

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Risotto allo zafferano e i primi pistilli di Ca’da l’Era

E come potevamo inaugurare il nostro nuovo sito, se non presentando un gustoso e genuino risotto allo zafferano, con i primi pistilli di Ca’da l’Era? Pochi, pochissimi pistilli che per quest’anno custodiamo gelosamente, ma che dal prossimo anno troverete in vendita. Sentiste che profumino…

Altre ricette con lo zafferano:

 

Risotto allo zafferano e i primi pistilli di Ca'da l'Era
  • Difficoltà:
    Media
  • Preparazione:
    20 minuti
  • Cottura:
    20 minuti
  • Porzioni:
    4
  • Costo:
    Medio

Ingredienti

  • Riso Carnaroli (o Arborio) 400 g
  • Brodo vegetale (o del bollito) 2 l
  • Parmigiano reggiano 150 g
  • Burro (locale) 100 g
  • Scalogno 1
  • Zafferano in pistilli 4-5
  • Olio extravergine d’oliva q.b.
  • Sale q.b.

Preparazione

  1. Risotto zafferano Cadalera cottura
    1. Cominciate preparando un buon brodo vegetale, mettendo a bollire acqua, carote, sedano e cipolle. Potete utilizzare anche il brodo avanzato del bollito.
    2. Tritate fine uno scalogno e rosolatelon facendolo imbiondire in poco olio extravergine d’oliva e poco burro.
    3. Versate il riso e tostatelo per 2 minuti circa. Bagnate con il vino bianco che lascerete evaporare.
    4. Iniziate la cottura del riso versando un mestolo di brodo bollente e lasciando che si assorba completamente di volta in volta.
    5. Pestate i pistilli dello zafferano tra due forgli di carta da forno e sciogliete la polvere ottenuta in mezzo mestolo di brodo tiepido.
    6. Aggiungete a fine cottura e continuate a mescolare.
    7. Trascorsi i 20 minuti, spegnete, mantecate con il burro mescolando vigorosamente e senza smettete, aggiungete il Parmigiano reggiano e regolate di sale se necessario.
    8. Servite subito.
    9. Potete decorare il piatto con del prezzemolo riccio.
  2. Zafferano fiore

    Innovazione e tradizione

    La passione per l’innovazione e per le colture inusuali ci rappresenta fin da subito. La nostra azienda nasce proprio in questo modo, iniziando a coltivare quello che in Ossola non c’era ancora, ma senza dimenticare e portando comunque avanti la cultura dei prodotti Ossolani per eccellenza. Innovazione e tradizione. Possiamo tradurre il tutto così. Ed ecco spuntare anche l’idea di coltivare lo zafferano. Non siamo i primi in Ossola e ringraziamo i nostri amici per i preziosi consigli. Lo zafferano ha un’anima, è delicato più di un semplice fiore e va trattato con le dovute maniere. Lo zafferano è un’erbacea perenne che fiorisce in autunno, nel mese di novembre. I crochi non superano i 30 cm di altezza e da ognuno di essi spunta un fiore viola con tre pistilli. Questa pianta ama le primavere piovose e le estati piuttosto asciutte. La raccolta avviene nelle prime ora del mattino, ne consegue la pulitura e l’essiccazione dei pistilli nel pomeriggio. “Oro giallo”, così lo chiamano, perché i prezzi al grammo sono molto alti. Ma ne vale davvero la pena. Almeno una volta. E’ un sapore indimenticabile, inconfondibile, unico.

Lo zafferano in cucina. Istruzioni per l’uso.

Lo zafferano è una spezia molto intensa. Se utilizzate lo zafferano in polvere, 0.15-20 gr basteranno per 4 persone. Se invece dovete lasciare dei pistilli in infusione contate 0,30 gr per 6 persone. La quantità può variare in base alla ricetta e, naturalmente, ai gusti personali.

Cosa non fare con lo zafferano

La cosa che non dovete mai fare in cucina è cuocere lo zafferano, perderebbe buona parte del suo sapore. Per questo utilizziamo acqua tiepida e non calda per il suo discioglimento ed evitiamo di cuocerlo, aggiungendolo solo a fine cottura

 

 

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Vellutata di gambi di broccoli, patate e porri con polpettine di pane raffermo

 

Vellutata di gambi di broccoli

Vellutata di gambi di broccoli contro lo spreco in cucina. Avete mai provato a calcolare quanto scarto ottenete pulendo la verdura? Lo sapete che i carciofi arrivano addirittura al 60%? Ma soffermiamoci sui broccoli. Tutte le persone che conosco gettano i gambi e consumano solo le cime. Perché questo gesto? Forse perché si è sempre visto fare così? Forse perché non si ha mai assaggiato i gambi (che sono anche più buoni)? Forse per comodità? Non siamo proprio abituati a recuperare ogni parte della verdura,ma dovremmo imparare a farlo. Tutto di guadagnato, in tutti i sensi.

Vedi anche:

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