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Il Brutto Anatroccolo

Il Brutto Anatroccolo

Il Brutto Anatroccolo
Il Brutto Anatroccolo

Il brutto anatroccolo è una fiaba danese di Hans Christian Andersen, pubblicata per la prima volta l’11 novembre 1843.
È noto che Andersen metteva in relazione questa fiaba, e la sua morale, con la sua gioventù, nella quale egli si trovò spesso a essere emarginato e rifiutato come “diverso”. Sono passati quasi 2 secoli, ma le emarginazioni dei “diversi” purtroppo è ancora attuale.
Nel 1939 Disney fa uscire il cartone animato, che appare anche nel film del 2002 Lilo & Stitch.
Quando ho letto del Contest “Immagina… il Tartufo Marzuolo”, mi è venuto in mente il cartone, perché anche qui avviene una trasformazione per far diventare il piatto un bel cigno.

Ingredienti per i tuorli marinati 4 + 4

200 g di zucchero
200 g di sale fine
4 uova
4 uova di quaglia freschissime, solo il tuorlo

Preparazione per i tuorli marinati
Le uova devono essere freschissime e da allevamento biologico, quindi “0”.
Mescolate lo zucchero e il sale, in un contenitore fate uno strato con il composto, con il dorso di un cucchiaio preparate delle fossette, deponete in ogni fossetta un tuorlo.
Coprite delicatamente con il resto del composto, evitando di danneggiare i tuorli, lasciare riposare per circa 4 ore.
Passato questo tempo sciacquare delicatamente e fate asciugare su carta assorbente.

Ingrediente risotto 4 + 4
350 g di riso Carnaroli
180 g di Guanciale
100 g di parmigiano
50 g di pecorino romano
2 uova intere + 2 tuorli
1 peperoncino erotico, o altro poco piccante
½ bicchiere di vino bianco
1 carota
1 costa di sedano
1 cipolla
½ finocchio
Sale q.b.
Pepe q.b.

Preparazione risotto 4 + 4

Preparate il brodo con le verdure, salate poco, un po’ di sale aiuta l’estrazione, ma non bisogna esagerare, nel piatto ci sono diversi ingredienti che apportano sapidità.
Quando il brodo è pronto, tenete in caldo, tagliate il guanciale a listarelle e mettetelo in una padella dai bordi alti.
Appena diventa croccante, toglietelo dalla padella e mettetelo in un contenitore, lasciate in padella il liquido che il guanciale ha rilasciato e fateci tostare il riso.
Appena il riso sarà tostato, fate sfumate il vino, continuate la cottura con il brodo, tenuto caldo.
Mentre il riso cuoce mescolate in una ciotola le uova il parmigiano il pecorino e una generosa manciata di pepe mescolate energicamente.
Dopo 10 minuti di cottura aggiungete il guanciale al riso, terminate la cottura, togliete dal fuoco e mantecate con il composto di uova e formaggio.
Servite il risotto guarnite con il peperoncino tagliato fine delle fettine di guanciale croccante e l’uovo marinato

Buon appetito

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Trama

Il brutto anatroccolo (Den grimme ælling) è una fiaba danese di Hans Christian Andersen, pubblicata per la prima volta l’11 novembre 1843. La fiaba fu in seguito inclusa nel volume di Andersen I Nuovi racconti (Nye Eventyr, 1844).
All’interno di una nidiata di anatroccoli, se ne distingue uno dalle piume grigie, particolarmente grande e goffo. Sebbene la madre cerchi di accettarlo nonostante le sue differenze, il piccolo viene emarginato dai suoi simili; il duro trattamento che gli viene riservato lo induce ben presto a prendere la decisione di fuggire.
L’anatroccolo vaga senza meta e privo di ogni aiuto fino al calare dell’inverno, rischiando persino di morire congelato. Sopravvissuto miracolosamente, il protagonista giunge presso uno stagno dove vede nuotare un gruppo di splendidi cigni. Attratto dalla loro bellezza, gli si avvicina, e rimane enormemente sorpreso in quanto le eleganti creature gli danno il benvenuto e lo accettano; guardando il proprio riflesso nell’acqua, si accorge che lui stesso è diventato un bellissimo cigno bianco.
Analisi

Questa storia viene spesso considerata una metafora delle difficoltà che spesso bambini e adolescenti sperimentano durante la loro crescita. La fiaba viene spesso raccontata per rinforzare l’autostima dei bambini e far loro accettare eventuali differenze che li dividono dal “gruppo” o, addirittura, essere fieri di tali differenze, che potrebbero in realtà rivelarsi un dono.
È noto che Andersen metteva in relazione questa fiaba, e la sua morale, con la sua gioventù, nella quale egli si trovò spesso a essere emarginato e rifiutato come “diverso”, anche a causa delle prime manifestazioni della sua omosessualità.
La storia viene usata spesso per riferirsi a qualcosa o qualcuno che, inizialmente oggetto di disprezzo o disinteresse, alla fine ottiene l’apprezzamento e il rispetto dei più. In genere ci si riferisce a un progresso morale, ma talvolta anche fisico (per esempio per riferirsi a un bambino o una bambina “bruttini” da piccoli che diventano più belli crescendo).
Alla fiaba si può anche associare il messaggio che tutte le persone hanno un valore inerente, che esiste a prescindere dai contesti sfortunati e infelici in cui tale valore non può emergere o non può essere riconosciuto. Il fatto che i fratelli del brutto anatroccolo, che prima lo deridono, si scoprono poi essere “semplici anatre” che deridevano uno “splendido cigno”, introduce anche una chiave di lettura della fiaba in cui emerge un velo di elitarismo e classismo.
Il fatto che il brutto anatroccolo trovi sé stesso quando trova i suoi simili, infine, è stato talvolta letto come un’affermazione dell’importanza della famiglia e dell’appartenenza a un gruppo.

Adattamenti e riferimenti
Walt Disney ha realizzato due Sinfonie allegre basate su questa storia: L’anitroccolo eroico nel 1931 (in bianco e nero) e Il piccolo diseredato nel 1939 (in Technicolor). Il secondo è quello più notevole, e ha vinto il premio Oscar come miglior cortometraggio d’animazione. Nell’adattamento disneyano, le sofferenze del brutto anatroccolo sono notevolmente addolcite; egli infatti trova i suoi genitori dopo pochi minuti.
Il cartone animato del 1939 appare anche nel film Disney del 2002 Lilo & Stitch, in cui il protagonista, un esperimento genetico alieno privo di genitori, si immedesima nel brutto anatroccolo e nella sua ricerca di una famiglia. Il riferimento alla fiaba di Andersen viene qui ricollegato con l’ideale hawaiano della ohana (famiglia), che è il tema dominante del film.

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