Investimento da 12 milioni Bolgheri capitale del turismo

Investimento da 12 milioni Bolgheri capitale del turismo

Investimento da 12 milioni Bolgheri capitale del turismo
Investimento da 12 milioni Bolgheri capitale del turismo

in arrivo un’università enogastronomica

L’imprenditore Franco Malenotti ieri ha inaugurato il museo del vino «Puntiamo a incrementare del 40 per cento le presenze nella zona»
Un investimento di 12 milioni di euro, nel corso di dieci anni, a Bolgheri, nel turismo enogastronomico. Con l’obiettivo di incrementare le presenze nella zona di Castagneto Carducci del 30-40 per cento. Sciorina cifre e ambizioni Franco Malenotti, imprenditore toscano di lungo corso, che guida i suoi affari tra Bolgheri e il Veneto. Ex patron e artefice del rilancio del marchio moda Belstaff (la sua famiglia ha fatto risorgere anche Matchless London, storica griffe britannica di motociclette, con 8 milioni di fatturato nel 2015), è lui l’ideatore del Museo del vino alias World Wine Town che ieri mattina è stato inaugurato nella terra del Sassicaia tra vip e produttori arrivati da tutta Italia. Un nome su tutti, Violante Placido, madrina dell’evento. Al Tirreno Malenotti ha raccontato la genesi e la mission dell’investimento. Come nasce l’idea di una città del vino? «È venuta fuori in maniera naturale perché la tendenza della crescita del turismo enogastronomico è straordinaria in tutto il mondo, non solo in Italia. Stiamo vivendo un cambio di mentalità del turista, che non vuole più solo divertirsi, andare a ballare e cose genere, ma guarda con interesse a storia, cultura e vino. Se ne sono accorti anche in altri Paesi: basta citare la Napa Valley in California, il Sudafrica e Bordeaux, che nella sua Città del Vino ha investito 90 milioni, incrementando del 40% in dodici mesi le presenze: nel primo anno di attività ha registrato 500mila visitatori, con una media tra i 1000 e i 1500 al giorno. È anche per questo che noi a Bolgheri vorremmo fare degli accordi con la città francese per promuovere un proficuo scambio turistico e culturale».
Come si è sviluppato il progetto in questi dieci anni e chi sono stati gli investitori? «I 12 milioni di euro sono stati versati in parte da Monte dei Paschi di Siena, nei suoi anni d’oro, in parte da Bcc Castagneto Carducci mentre il resto proviene dai fondi privati della finanziaria della mia famiglia, la Manarin srl. Io ho vissuto in Veneto, ma sono di Castagneto, dove mio nonno e mio padre Maleno avevano un pastificio. Il mio babbo, che si occupava anche di cinema, fu rapito a metà anni 70 e non tornò più. È lui che mi ha trasmesso la passione per questa terra e per gli investimenti
che puntano a recuperare le bellezze del passato. È così che mi sono innamorato del Casone Ugolino, fattoria che apparteneva alla famiglia Della Gherardesca. Il restauro è stato puntiglioso: volevamo riportare la struttura esattamente a come era una volta, dandole quel sapore di autenticità straordinaria che adesso ha ritrovato. E così l’anno scorso abbiamo inaugurato la parte dell’accoglienza (abbiamo 20 camere) e il ristorante. Poi sono arrivate la scuola per ragazzi e le aree culturali. Infine il museo, che ha richiesto un ulteriore anno di lavoro. In tutto abbiamo tre ettari di terra con 3.300 metri
quadri coperti». Come si fa a far aumentare le presenze a Bolgheri? «Vogliamo cogliere questa grande opportunità che è il turismo enogastronomico. Dati della Unioncamere alla mano, in Italia ci sono 122 milioni di presenze all’anno. Se noi riuscissimo a incrementarle del 20%, ci sarebbero circa 30 milioni di turisti in più. E considerando che, sempre secondo la Unioncamere, ogni turista enogastronomico spende in media 160 euro al giorno, se riuscissimo nell’impresa i problemi del Pil italiano sarebbero risolti. È per questo che nel lanciare il progetto del
museo del vino abbiamo coinvolto non solo le aziende della zona, che ci appoggiano tutte, ma anche produttori di aree chiave nella geografia della tavola italiana. Il Consorzio Bolgheri doc, la Strada del vino, Montescudaio sono entusiasti di partecipare al progetto. E stiamo anche studiando un accordo che coinvolgerà, ad esempio, la casa del Chianti classico, il Barolo e la nascente Venice Wine Town: vogliamo lavorare insieme, intercettare turisti, portarli nelle nostre aziende attraverso le agenzie internazionali e soprattutto far sì che portino un pezzo di Italia a casa: si stima che in 3 anni
un miliardo di turisti delle classi medie del Sudest asiatico potranno venire in Europa. Noi vogliamo accoglierli. Siamo tutti convinti, bisogna lavorarci: dipende da quanto saremo bravi». Cos’altro avete in mente? «Abbiamo un progetto, già approvato dal Comune di Castagneto, da finanziare per un milione di euro: costruire uffici condivisi e 20 alloggi per studenti, che possano venire nella nostra città del vino, studiare e poi portare il proprio know how nel mondo, una sorta di università enogastronomica. Bolgheri è il futuro del turismo».
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