Jericoacoara 3.1

Jericoacoara 3.1

Come tutti sapete la formula del blog ViaggiandoMangiando si fonda sul viaggio, inteso come vacanza, e il cibo assaggiato durante esso.

Ora.

Io mi trovo da un mese a Jericoacora, in Brasile, nello stato del Ceará. E’ ben la terza volta che torno a Jeri… la prima del 2007 quando nessuno la conosceva ed era solo un piccolo paese hippy dove la luce era arrivata da pochi anni e i meravigliosi tramonti si godevano in riva al mare, tra le mucche e i ragazzi che ballavano la capoeira. Pochi ristoranti, poche pousade, solo sabbia, spiaggia incontaminata un’alta duna da cui godersi i tramonti… Sono tornata nel 2016 e ho avuto uno shock. Ho lasciato un paese che si affacciava al turismo e ho ritrovato un vero e proprio paese votato ad esso. Ristoranti ovunque, molto internazionali e poco brasiliani, il numero di pousade si era quintuplicato, la duna oltre ad essersi abbassata era sovraffollata durante un tramonto impossibile da godere in tranquillità, tuttavia Jeri manteneva ancora un po’ del suo fascino…così quando mi hanno proposto di venire qui, per tre mesi, come “gerente” di una pousada di un amico italiano, ho deciso di accettare e di imbarcarmi in questa avventura, sì perché io il Brasile l’ho sempre vissuto da turista e mai da “morador” (abitante), e il portoghese l’ho sempre capito facilmente, ma mai parlato, eppure, adesso, a distanza di un mese, posso dirmi felice di questa mia scelta. Il portoghese è ancora in parte un’ostacolo perché sebbene lo capisca in toto, lo parlo ancora in maniera molto elementare, probabilmente perché il mio approccio alle lingue è sempre stato “scolastico” e mai “sul posto”, il portoghese brasiliano ha ben poca grammatica, è molto colloquiale, quasi un dialetto che vive di parole locali, modi di dire e tempi verbali inesistenti.

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Occorre però fare una necessaria digressione relativamente al problema Corona Virus che sta dilagando in Italia da quasi un mese e proprio poco dopo la mia partenza (tempismo perfetto!). Qui a Jeri non se ne parla molto e non è sicuramente un problema di primaria importanza, non vedo un telegiornale da un mese e seguo le notizie solo attraverso i social e dai report di chi è a casa. Quello che succederà nelle prossime settimane o mesi non lo si può prevedere.

VAI A:  Giorno 31: preparazione per il rientro in Italia

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Cosa mi manca? La famiglia, certo, sono qui sola e, a parte un amico italiano che vive qui, non conosco nessuno. Non mi manca però la cucina italiana, fatta eccezione di salumi e olio extravergine di oliva, perché come sapete io amo le cucine etniche e in particolare quella brasiliana, seppur semplice e povera è sempre molto “gostosa“, come dicono qui. Perciò mi sembrava doveroso  inserire il blog in questa mia avventura. Lo farò in tre step:

  • narrandovi il mio primo mese “culinario” a Jeri;
  • nel modo classico quando Stefano verrà a trovarmi (sarebbe dovuto arrivare il 27 marzo, ma per il Corona Virus ora è tutto in divenire..);
  • concludendo con una vera e propria guida dei ristoranti di Jericoacoara, con tanto di migliori piatti e votazioni.

Ed ecco il primo step…

Sono arrivata a Jeri il 13 febbraio, la pousada di cui sono responsabile e dove vivo si chiama “Acqua Salata“,  e nel corso di questo mese ho assaggiato molti piatti classici del Brasile,  ma anche la specialità del luogo: camarao no abagaxi. Ricordate il camarao na moranga del viaggio a Florianopolis? Si tratta della stessa ricetta, ma dentro l’ananas anziché nella zucca. La mia versione è stata lactofree, ovvero senza “crema de leite” e requeijào (una sorta di formaggio spalmabile tipo la Robiola), assaggiata in pieno clima carnevalesco (qui è festeggiato in modo molto più soft rispetto al resto del Brasile) al ristorante “Acqua Salata” dove mangio molto spesso trattandosi del ristorante dello stesso proprietario della pousada. Non mi dilungo oltre perché dedicherò un intero post al ristorante, e alla pousada, “Acqua Salata” in data 20 marzo.

VAI A:  Jericoacoara 3.4: prima settimana di "tutto chiuso" - COVID-19

Tra gli altri piatti mangiati all'”Acqua Salata”: una versione nuova della moqueca, che molto spesso ho mangiato con gamberi e aragosta, questa volta invece era fatta con “peixe branco” che non è un pesce solo, ma diversi dal colore bianco (molto comune in Brasile), gamberi e verdure.

Moqueca di pesce bianco, ristorante “Acqua Salata” Jericoacoara

Se la picanha rimane sempre il mio piatto top brasiliano, qui ho purtroppo difficoltà a trovarla nei tanti ristoranti. Jeri è piuttosto isolata dal resto del Brasile, per arrivarci occorre fare un transfer da Fortaleza di quasi 5 ore, di cui l’ultima ora tra le dune e perciò in 4×4. Esiste un aeroporto, Cruz, ma per ora non ha collegamenti internazionali. Perciò l’approvvigionamento di carne è scarso, mentre il pesce c’è ogni giorno. Al ristorante “Sabor de lenha“, locale semplice ed economico, mi hanno detto che ne erano sprovvisti, così ho optato per la maminha, un taglio tipicamente brasiliano da noi conosciuto come spinacino o tasca di manzo , che non è gustosa come la picanha, ma lo stesso molto buona.

Ristorante “Sabor de lenha” Jericoacoara

Sono riuscita a trovare la picanha solo due giorni fa al ristorante “Marisol” vicino alla pousada, purtroppo le quantità erano risicate, ma non si può pretendere tutto….

Altro piatto tipico della cucina brasiliana, che mancava da un po’ nei miei ultimi viaggi in Brasile: la carne do sol. Solitamente la si mangia in spiaggia, si tratta di carne tagliata a pezzi e fatta saltare con le cipolle e il pepe, deve diventare un po’ dura , perché la croccantezza è la sua caratteristica. Qui l’ho assaggiata alla “Forneria da praia“, in centro paese, perciò le quantità erano ridotte rispetto al solito e le cipolle mancavano (menomale!), e come di regola mi è stata servita con una meravigliosa macaxeira fritta.

VAI A:  Acqua Salata - Jericoacoara

All’Espaço aberto, sono andata già due volte e ho con piacere assaggiato le costelinha de porco, ovvero le costine di maiale tagliate a metà, un piatto non così scontato qui e in Brasile in generale. Piccole succose, con un contorno di verdure, macaxeira e riso bollito, poi un piatto a me sconosciuto: il vatapà, piatto bahiano simile al pirao, sorta di crema a base di farina di miglio o di riso, gamberi, peperoncino rosso, arachidi, latte di cocco, anacardi cipolla, zenzero, coriandolo e pomodoro. Devo dire più gustoso e delicato del pirao.

Vatapà al ristorante “Espaço aberto”

Capitolo a sé per il beiju de tapioca, una sorta di crepe croccante fatta di farina di amido di tapioca. Qua la si mangia sia a colazione che come spuntino, io la adoro e, essendo completamente priva di glutine, posso abbondare… così oltre a farmela fare in pousada dalle fantastiche Silvane e Silvinha le due donne che si occupano delle pulizie e di preparare sia le specialità locali sul momento che le enormi torte (bolo) tipiche delle colazioni brasiliane, ne ho approfittato anche al “Maramor“, noto ristorante/tapiocaria nella Rua Principal, un po’ caro, con un menù discreto, ma consigliatomi proprio per il beiju, infatti la mia scelta uovo e bacon è stata indubbiamente azzeccata!

Crespella di tapioca per colazione alla pousada “Acqua Salata” di Jericoacoara
Manioca con “ovo e bacon” al ristorante “Maramor” di Jericoacoara

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Questo è un breve sunto del primo mese di questa mia esperienza brasileira…

Vi aspetto il 20 marzo con il post dedicato all’Acqua Salata e, a seguire, altri post su questo paesello nascosto tra le dune trasformatosi da villaggio di pescatori sconosciuto in  “incredibilmente alla moda”  in poco più di dieci anni!

 

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