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Giorno 1: Tour del Brasile Coloniale

Un Tour del Brasile coloniale prevede prima di tutto di conoscere la storia stessa del Brasile, che non è stata un processo lineare, ma un’espansione inarrestabile che ha lasciato pietre miliari in ogni regione, a partire dal primo fatidico contatto nel 1500.

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Tutto ebbe inizio a Porto Seguro, sulla “Costa del Descobrimento”, dove Pedro Álvares Cabral avvistò il Monte Pascoal e gettò l’ancora, battezzando quella terra come Ilha da Vera Cruz.

Questo approdo sicuro non fu solo un rifugio per le caravelle portoghesi, ma la porta d’ingresso attraverso cui il Portogallo stabilì il suo primo nucleo abitativo, gettando le basi per quella che sarebbe diventata la colonia più preziosa della Corona.

Ma il volto del Brasile che ammiriamo oggi – quello delle chiese barocche e delle piazze acciottolate – si è forgiato attraverso tre grandi cicli che hanno ridisegnato il territorio:

  1. L’Era del Legno e della Croce: I primi decenni videro una colonizzazione costiera, guidata dai Gesuiti e dai mercanti di legname.
  2. L’Oro Bianco (Zucchero): Nel XVI e XVII secolo, il Nord-Est (Salvador e Olinda) divenne il centro del mondo grazie alle piantagioni di canna da zucchero, un’epoca di immensa ricchezza ma anche di profonde cicatrici legate alla schiavitù.
  3. La Febbre dell’Oro: Nel XVIII secolo, la scoperta di giacimenti nel Minas Gerais spostò l’asse del potere verso il Sud, dando vita a città-gioiello incastonate tra le montagne.

Visitare il Brasile coloniale oggi non è solo un viaggio tra monumenti UNESCO; è un’immersione in un’estetica nata dall’incontro (e spesso dallo scontro) tra Portogallo, Africa e tradizioni indigene.

Il Portogallo aveva bisogno di un centro di comando: fu così che nel 1549 nacque Salvador de Bahia, la prima capitale ufficiale.

Qui, su un’alta scogliera affacciata sulla Baía de Todos os Santos, i colonizzatori progettarono una città su due livelli, pensata per difendere le ricchezze che iniziavano a fluire dall’interno.

Salvador fu la prima capitale e il centro amministrativo dell’Impero e la storia si legge nei colori del Pelourinho, il quartiere storico che deve il suo nome al “palo” dove venivano puniti gli schiavi, a memoria di un passato doloroso che ha però generato una cultura unica al mondo.

Costruita su due livelli per scopi difensivi, Salvador è il luogo dove l’anima portoghese si è fusa con quella africana.

Poco più a nord, Olinda sorge su colline che si affacciano sull’Atlantico. È una città di monasteri e case nobiliari, dichiarata Patrimonio UNESCO.

Qui dominavano i “Signori dell’Ingegno”, i ricchi proprietari terrieri.

La città fu testimone della feroce lotta contro gli olandesi, che occuparono la zona per controllare il monopolio dello zucchero.

Mentre a nord Olinda fioriva grazie all’oro bianco delle piantagioni di canna da zucchero, Salvador divenne il cuore pulsante della fede e dell’amministrazione, dove le prime grandi chiese barocche furono edificate sopra il sudore e il sacrificio dei popoli africani e indigeni.

Tuttavia, nel XVIII secolo, l’asse del potere si spostò drasticamente verso l’interno.

La scoperta di giacimenti preziosi nelle viscere del Minas Gerais diede vita a Ouro Preto, una città che in pochi decenni superò per popolazione e sfarzo molte capitali europee.

Ouro Preto (allora Vila Rica) divenne in pochi anni la città più popolosa d’America. Fu il centro della “corsa all’oro” e delle prime rivolte indipendentiste.

Ma per capire come quell’oro arrivasse in Europa, bisogna scendere verso la costa fino a Paraty (che abbiamo visitato in un bellissimo viaggio nel marzo 2024).

Paraty era il terminale del Caminho Velho (il Cammino Vecchio). Tutto l’oro estratto a Ouro Preto arrivava qui a dorso di mulo attraverso la foresta pluviale.

Il suo centro storico è rimasto intatto perché, dopo l’apertura di una nuova strada verso Rio, la città rimase isolata per secoli.

Nel 1808, l’intera corte portoghese si trasferì a Rio per sfuggire a Napoleone. La città smise di essere una periferia coloniale e divenne, di fatto, la capitale del Regno Unito di Portogallo e Brasile.

Il ciclo coloniale si chiuse infine a Rio de Janeiro.

Nel 1763 la città divenne capitale proprio per sorvegliare da vicino queste rotte commerciali, trasformandosi definitivamente nel 1808 da avamposto remoto a sede della corte imperiale portoghese in fuga, appunto, da Napoleone.

Trovate molto materiale su Rio De Janeriro già sul blog

Il nostro itinerario di viaggio:

Oggi venerdì 6 marzo partiamo da Milano con volo Tap e arrivo a Salvador de Bahia alle 22:55.

Fondata nel 1549, Salvador, la capitale dello Stato di Bahia, come detto, è stata la prima capitale del Brasile coloniale e il principale centro amministrativo della Corona portoghese nelle Americhe per oltre due secoli.

  • Pernottamento: Hotel Zank by Toque
  • 7 marzo: Cena presso JB Steakhouse per un tradizionale churrasco.
  • 8 marzo: Escursione marittima all’isola di Itaparica e Frades (in collaborazione con GetYourGuide). Storicamente, l’isola di Itaparica fungeva da barriera difensiva per la Baía de Todos os Santos contro le incursioni olandesi nel XVII secolo, mentre l’isola di Frades rappresentava l’avamposto religioso e produttivo della colonia.
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9 – 18 Marzo: Itacaré
Il 9 marzo il viaggio proseguirà in auto verso sud in direzione di Itacaré.

Durante il periodo coloniale, questa località sorse anch’essa come avamposto gesuita (1723) e successivamente divenne un porto strategico per il commercio del cacao, l’ “oro nero” della regione.

18 – 29 Marzo: Porto Seguro
L’itinerario proseguirà nuovamente verso Porto Seguro, sito del primo approdo di Pedro Álvares Cabral nel 1500.

La città alta conserva il Marco del Descobrimento e le strutture amministrative originarie del XVI secolo, epoca in cui fu istituita come una delle prime Capitanerie ereditarie.

Abbiamo la casa a Porto Seguro, come sapete, e conosciamo la zona piuttosto bene.

  • 23 marzo: Visita alla Fazenda Bom Sossego per l’osservazione della produzione di açai. L’integrazione delle colture autoctone nelle proprietà terriere (fazendas) è un modello economico che deriva direttamente dal sistema delle piantagioni coloniali.

29 Marzo: Rientro
Il tour si concluderà con una tappa tecnica di una notte a Salvador prima del volo di rientro in Italia.

Brasile e Cucina Coloniale

Dioverosa una nota sulla gastronomia del Brasile coloniale: l’espressione più immediata di un’architettura culinaria nata dall’incontro forzato tra tre mondi.

La matrice portoghese ha fornito la struttura tecnica e i pilastri culturali: i coloni introdussero l’uso massiccio di uova e zucchero della pasticceria conventuale, le spezie delle Indie e i metodi di conservazione europei come la salatura delle carni (carne-de-sol).

Tuttavia, la mancanza di ingredienti originari costrinse a una sostituzione creativa: il grano lasciò il posto alla mandioca indigena, mentre le mandorle vennero rimpiazzate dal cocco e dagli anacardi, dando vita a dolci iconici come il Quindim.

L’influenza portoghese è evidente anche nelle tecniche di conservazione non solo nell’uso del sale per ma anche nell’introduzione del baccalà e delle sardine, che rispondevano alla necessità di trasportare cibi per lunghi periodi lungo le rotte atlantiche.

Inoltre, la struttura sociale della colonia impose il consumo di carni bovine e suine, alimentando la tradizione del churrasco e degli stufati a base di legumi, evoluzione diretta dei cozidos portoghesi.

Questo sincretismo ha creato una cucina dove la tecnica europea di lenta cottura e l’uso di spezie orientali (portate dai portoghesi dalle rotte delle Indie) si sono fuse indissolubilmente con i prodotti della terra brasiliana.

A questa base lusitana si intrecciò indissolubilmente l’apporto delle donne africane, vere custodi delle cucine coloniali.

Furono loro a trasformare i prodotti locali e gli scarti delle carni nobili portoghesi in piatti complessi, introducendo l’olio di dendê (palma) e tecniche di frittura e stufato che portarono alla nascita del Moqueca e dellAcarajé.

La stessa Feijoada è il simbolo perfetto di questo sincretismo: una rivisitazione del cozido portoghese dove i tagli meno pregiati del maiale venivano cotti lentamente con i fagioli neri, creando un equilibrio sapido e denso che oggi rappresenta l’identità nazionale.

Questa cucina non è dunque una somma di parti separate, ma un amalgama dove la tecnica europea di lenta cottura si è fusa con la forza aromatica delle tradizioni africane e i frutti della terra brasiliana.

Vi aspettiamo nel nostro lungo viaggio attarverso il Brasile Coloniale.


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Pubblicato da viaggiandomangiando

Classe 1980, ligure, ha pubblicato tre romanzi e altrettante raccolte di poesia, diplomata al Centro Sperimentabile di Cinematografia in sceneggiatura e produzione fiction televisiva, si occupa dell'organizzazione degli eventi artistico/culturali dell'associazione di cui è presidente.