Il nostro Tour del Brasile coloniale non poteva che iniziare da dove tutto ha preso una forma istituzionale. Se Porto Seguro fu l’approdo, Salvador de Bahia fu la struttura: fondata nel 1549 da Tomé de Sousa, divenne la prima capitale delle Americhe portoghesi.
Thank you for reading this post, don't forget to subscribe!Fu il progetto con cui il Portogallo decise di dare un volto istituzionale al Nuovo Mondo.
Fondata ufficialmente il 29 marzo 1549 da Tomé de Sousa, Salvador non nacque come un semplice insediamento, ma come la prima capitale del Brasile, un ruolo che avrebbe ricoperto con sfarzo e autorità per oltre due secoli, fino al 1763.
La sua architettura, che oggi ammiriamo nel quartiere del Pelourinho, fu concepita con una logica militare e gerarchica: una Città Alta, sede del potere amministrativo e dei grandi ordini religiosi, e una Città Bassa, cuore pulsante del commercio marittimo affacciato sulla Baía de Todos os Santos.
Questa baia non era solo uno scenario naturale mozzafiato, ma il terminale di un triangolo commerciale che legava l’Europa, l’Africa e le Indie.
Siamo arrivati a Salvador, come sapete venerdí 6 marzo, per trascorrere qui tre giorni.
Alloggiamo al piccolo hotel “Zank by Toque”, nella quartiere di Rio Vermelho, camera 2: si definisce un boutique hotel storico perché è ospitato in un raffinato casarão (palazzo padronale) dell’inizio del XX secolo, restaurato per fondere l’architettura d’epoca con il design contemporaneo.
Non è “coloniale” in senso stretto (che finisce nel 1822), ma appartiene alla fase successiva di splendore della città, riflettendo l’eleganza dell’aristocrazia bahiana di cent’anni fa.
Molto chic e con una buona colazione brasiliana à la carte.


L’aeroporto di Salvador-Deputado Luís Eduardo Magalhães (SSA) dista circa 25-28 km dal Pelourinho e dal centro storico.
Ecco le opzioni principali per raggiungerlo:
- Taxi e Uber (Opzione più rapida): Il tragitto dura circa 20-35 minuti a seconda del traffico. I taxi ufficiali hanno tariffe fisse o a tassametro (circa R$ 120-160), mentre Uber è solitamente più economico e molto utilizzato per la sicurezza.
- Metropolitana (Opzione veloce ed economica): È una soluzione moderna ed efficiente. Una navetta gratuita (shuttle) collega il terminal dell’aeroporto alla stazione della metro “Aeroporto”. Da lì si prende la Linea 2 e si cambia alla stazione “Acesso Norte” per la Linea 1 in direzione centro.
- Autobus (Opzione più economica): La linea 1001 collega direttamente l’aeroporto a Praça da Sé al costo di circa R$ 6. Il viaggio può durare tra 1 ora e 20 minuti e oltre 1 ora e 40 minuti a causa delle numerose fermate e del traffico.
Sabato 7 marzo con un Uber abbiamo raggiunto il Pelourinho, il fulcro vitale di Salvador. Ritrovarlo oggi, vent’anni dopo la nostra prima volta nel 2006, è stata una sorpresa: l’abbiamo trovato molto più curato e ben tenuto, pur conservando quell’energia vibrante che ricordavamo.
Il Pelourinho, cuore pulsante del centro storico di Salvador, rappresenta l’apice dell’urbanistica coloniale portoghese nel Nuovo Mondo.
Il suo nome, letteralmente “gogna”, deriva dal palo di pietra posto nelle piazze principali dove, durante l’epoca coloniale, venivano inflitte le punizioni pubbliche agli schiavi e ai criminali: un monito visibile del potere giudiziario della Corona.
Sviluppatosi principalmente tra il XVII e il XVIII secolo, il quartiere fu concepito come il centro residenziale dell’aristocrazia zuccheriera e delle grandi istituzioni religiose.
La sua architettura è un trionfo di Barocco lusitano: palazzi a più piani dalle facciate pastello si susseguono lungo strade acciottolate in forte pendenza, culminando in piazze scenografiche come il Terreiro de Jesus.
Gli africani deportati in Brasile (principalmente di etnia Yoruba, Fon e Bantu) furono costretti a battezzarsi, ma non abbandonarono i loro Orixás (divinità legate alle forze della natura).
Per poter continuare a pregare i propri dei senza essere perseguitati dall’Inquisizione portoghese, gli schiavi associarono ogni Orixá a un Santo cattolico.
Impossibile non notare le donne vestite con ampie gonne di pizzo bianco nel Pelourinho: sono le Baianas, figure iconiche che originariamente erano iniziate al Candomblé e che ancora oggi rappresentano la dignità e la storia di questa fede.
L’elemento architettonico e storico più rilevante del Pelourinho è l’incredibile densità di edifici sacri.
La Chiesa di San Francesco, con il suo convento, è considerata uno degli esempi più ricchi di barocco al mondo: i suoi interni sono rivestiti da oltre 400 chili d’oro e decorati con un ciclo di azulejos (mattonelle di ceramica azzurra) che narrano la vita di San Francesco, unendo l’estetica europea ai materiali preziosi estratti dalle colonie.
Poco distante, la Igreja Nossa Senhora do Rosário dos Pretos, costruita nel tempo dalle confraternite degli schiavi, testimonia il sincretismo religioso e la resistenza culturale africana che ha forgiato l’identità di Bahia.
Dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO nel 1985, il Pelourinho non è oggi solo un museo a cielo aperto, ma il simbolo di come Salvador sia riuscita a stratificare la sua storia: una base di rigore amministrativo portoghese su cui è fiorita la più potente espressione della cultura afro-brasiliana.
Ricordatevi di portare contanti perché molte chiese chiedono un piccolo contributo di ingresso.
Per il pranzo abbiamo scelto il Restaurante Escola Senac Pelourinho, un luogo che è molto più di un semplice ristorante.
Situato in un palazzo storico, il Senac è una rinomata scuola alberghiera dove i futuri chef di Bahia imparano l’arte della cucina tradizionale. Con circa 15 € (circa 80-90 Reais), si accede a un buffet enciclopedico di specialità baiane: moquecas, vatapá, caruru e dolci tipici come la cocada preparati con maestria dai ragazzi della scuola.

Serata al JB Steakhouse per cominciare la vacaza con il classico Churrasco a Rodizio… Sempre una buona scelta, anche se ho mangiato rodizi di carne migliori nei miei molteplici viaggi brasiliani, ottimo invece il buffet locale.



Oggi domenica 8 marzo escursione marittima all’isola di Itaparica e Ilha do Frades (in collaborazione con GetYourGuide).
Prima di puntare la prua verso Itaparica, il nostro pensiero è andato inevitabilmente a Morro de São Paulo, sull’isola di Tinharé. Fu la nostra scelta durante il primo viaggio nel 2006, un luogo che allora appariva come un paradiso quasi sospeso nel tempo.
Se nel 2006 le strade di sabbia venivano percorse solo a piedi o con le carriole dei “taxi” locali, oggi Morro ho letto che ha vissuto un’esplosione turistica.
Prima tappa dell’escursione partita da Terminal Turístico Náutico da Bahia, che si trova di fronte al Mercado Modelo, nella Città Bassa (Cidade Baixa): Ilha dos Frades. Storicamente, l’isola fu occupata nel XVI secolo dai frati francescani (da cui il nome), che vi costruirono piccoli eremi e cappelle per l’evangelizzazione e il ritiro spirituale.
Lunga circa 8 km e a forma di stella, La Chiesa di Nossa Senhora de Guadalupe (XVII secolo) é l’immagine iconica dell’isola.
L’accesso alla spiaggia di Ponta de Nossa Senhora de Guadalupe, dove si sbarca con la goletta,non è libero, ma soggetto a una tassa di protezione ambientale di R$ 25,00 a persona (circa 4-5 €).
Il pagamento garantisce l’accesso a un’area controllata, dove il numero di visitatori giornalieri è limitato per evitare il sovraffollamento e preservare quell’atmosfera di pace che cercavano i frati nel XVI secolo.
L’isola di Itaparica, la più grande della Baía de Todos os Santos, rappresenta invece il volto più “nobile” e residenziale del Brasile coloniale marittimo.
lo sbarco avviene solitamente al molo a pochi passi dal ristorante Manguezal, dove abbiamo mangiato a kilo, con un ottimo buffet di specialitá locali (extra rispetto al costo dell’escursione di circa 30 euro).

L’isola è divisa in due comuni: Itaparica (dove si trova il centro storico e il ristorante Manguezal) e Vera Cruz (che occupa la maggior parte del territorio e delle spiagge selvagge).
Conta oltre 40 km di spiagge, protette da una barriera corallina naturale che crea acque calme e calde, perfette per la balneazione.
Ma Salvador non ha solo il mare e le spiaggie delle isole, la città vanta circa 50 km di costa, divisi tra le acque calme della Baía de Todos os Santos (Città Bassa) e l’energia dell’Oceano Atlantico (Città Alta).
C’é Rio Vermelho, dove alloggiamo, che non è una spiaggia da balneazione classica, ma è la spiaggia dei pescatori.
Itapuã dove alloggiammo invece 20 anni fa caratterizzata dal suo faro bianco e rosso e dalle barche dei pescatori (jangadas).
Qui le palme da cocco e le formazioni rocciose creano piscine naturali durante la bassa marea.
Stella Maris, dove invece alloggiamo al nostro ritorno nel 2011, che con Flamengo rappresentano il litorale più selvaggio.
Qui le spiagge sono ampie e puntellate di barracas (stabilimenti) famose per l’ottima cucina di mare. È la zona preferita dai surfisti e da chi cerca relax lontano dal trambusto del centro.
Senza dimenticare Praia do Forte situata a circa 80 km a nord di Salvador, lungo la Estrada do Coco, che ricordo come un borgo di pescatori con strade di sabbia e poche locande semplici.
Oggi invece so che è una “boutique a cielo aperto” completamente pedonalizzata, con pavimentazione curata, illuminazione soffusa e una concentrazione di ristoranti gourmet e negozi di brand internazionali che prima non esistevano.
Serata trascorsa nel quartiere dove alloggiamo: Rio Vermelho.
Il nome “Rio Vermelho” (Fiume Rosso) deriva dal colore delle acque del piccolo fiume che sfocia qui, che un tempo si tingeva di rosso a causa del legno Pau Brasil o, secondo altre leggende, per le battaglie tra coloni e indigeni Tupinambá.:
- È storicamente il quartiere degli intellettuali. Qui vivevano Jorge Amado (il più celebre scrittore bahiano) e sua moglie Zélia Gattai. La loro casa, A Casa do Rio Vermelho, è oggi un museo imperdibile che racconta la vita quotidiana e creativa della coppia.
- É considerato il quartiere più gay-friendly, liberal e bohémien di Salvador.
- Il quartiere ospita la Casa de Iemanjá. Ogni 2 febbraio, proprio qui, si svolge la festa più sentita della città (dopo il Carnevale), dove migliaia di fedeli portano offerte in mare alla Regina delle Acque, un rito che affonda le radici nel sincretismo religioso nato proprio in epoca coloniale.
- Rispetto al Pelourinho, Rio Vermelho è meno “museo” e più “vissuta”. È una zona dove la musica dal vivo e i tavolini all’aperto dominano le serate, offrendo un contrasto perfetto con il rigore barocco del centro storico
Un quartiere vivace a circa 10 minuti a piedi dal nostro hotel.
Il nostro piacevole ritorno a Salvador si è concluso con una mervigliosa cena al ristorante Casa Tereza, ospitato in un antico casarão restaurato, dove ogni sala è dedicata a un elemento della cultura bahiana (dagli orixás all’artigianato locale).
È il luogo dove la cucina moderna incontra quella “di radice”.
Sarapatel de cordeiro, mini beiju de tapioca con siri (un tipo di granchio), baiao de dois e filetto di manzo con salsa di pepe verde.
Il sarapatel una novitá per noi…nasce nelle regioni dell’Alentejo e del Ribatejo in Portogallo. Originariamente era uno stufato preparato con interiora di agnello o capretto e il loro sangue rappreso.



Domani noleggeremo l’auto per raggiungere la nostra prossima tappa del Tour del Barsile coloniale: Itacaré.
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