Pubblicità
Pubblicità

Giorno 11 : Ilhéus e il Ciclo del Cacao: un viaggio nella storia coloniale di Jorge Amado

La storia di Ilhéus non può essere compresa senza analizzare la sua doppia anima: quella di antico avamposto coloniale e quella di metropoli del cacao.

Thank you for reading this post, don't forget to subscribe!

Fondata nel 1534 come sede della Capitaneria Ereditaria di São Jorge dos Ilhéus, concessa dal re Giovanni III di Portogallo a Jorge de Figueiredo Correa, la città nacque con una funzione di controllo territoriale e difesa contro le popolazioni indigene.

In questa prima fase del Brasile coloniale, l’economia era frammentata e basata sulla sussistenza e su piccoli cicli estrattivi, ben lontana dallo sfarzo che l’avrebbe caratterizzata secoli dopo.

Il vero spartiacque storico avvenne nel XVIII secolo con l’introduzione dei primi semi di cacao provenienti dall’Amazzonia.

Ilhéus divenne rapidamente il vertice di una triade economica fondamentale per il Brasile, completata da Itacaré e Canavieiras.

Mentre Itacaré fungeva da zona di produzione “boutique” e porto di supporto, Ilhéus si consolidò come il centro nevralgico, amministrativo e logistico di questa regione.

Qui, il cacao non fu solo un’agricoltura, ma il motore di una trasformazione sociale senza precedenti: la nascita dei Coronéis do Cacau.

Questi latifondisti, accumulando ricchezze immense dall’esportazione verso l’Europa, modellarono la città a immagine delle capitali europee, importando materiali preziosi, architetti e stili neoclassici che ancora oggi definiscono il centro storico.

Nel corso del XX secolo, Ilhéus ha vissuto una metamorfosi drammatica.

Dopo decenni di opulenza estrema (la cosiddetta “epoca d’oro” degli anni ’20), la città ha subito un durissimo colpo negli anni ’90 a causa della Vassoura de Bruxa (Scopa della Strega), un fungo che decimò le piantagioni e portò al collasso economico molti dei vecchi casati.

Questa crisi ha però forzato una trasformazione virtuosa.

Oggi Ilhéus non è più solo un centro di esportazione di materia prima, ma il fulcro di un turismo storico-gastronomico di alto livello.

Le antiche strutture coloniali e i magazzini del porto sono stati riconvertiti in musei e centri culturali.

La produzione si è spostata sulla qualità: Ilhéus è oggi la sede delle principali industrie di trasformazione e di laboratori Bean-to-Bar, dove il cacao viene lavorato in loco per produrre cioccolato d’eccellenza, attirando un turismo interessato alla filiera etica e alla storia della “Cabruca” (la coltivazione all’ombra della foresta).

Oggi, lunedí 16 marzo abbiamo visitato Ilhéus, seguendo il percorso legato al famoso libro di Jorge Amado.

Il legame tra Ilhéus e il suo prodotto simbolo è stato immortalato da Jorge Amado. Il suo romanzo Gabriela, Garofano e Cannella (1958) è una cronaca precisa della Ilhéus del 1925, e i luoghi citati sono i pilastri fisici di quella trasformazione storica:

  • Bar Vesúvio: Situato nella Praça Dom Eduardo, fondato nel 1919, è il simbolo dell’immigrazione e del commercio dell’epoca. Nel romanzo è il punto di ritrovo dove i Coronéis discutevano di politica e prezzi del cacao davanti a un caffè o a un quibe.

Qui abbiamo pranzato con comida a quilo ed un bel buffet ricco di specilitá bahiane come escondidinho, moqueca e carne do sol.

  • Bataclan: Questo antico cabaret e casinò rappresenta il lato edonistico e trasgressivo della ricchezza del cacao. Oggi è un ristorante-museo dove la stanza di Maria Machadão è conservata come testimonianza dei costumi dell’élite di cent’anni fa.
  • Casa de Cultura Jorge Amado: Il palazzo neoclassico dove lo scrittore crebbe. Temporaneamente interdetta nel gennaio 2025 per gravi problemi strutturali e necessità di restauro. Gran parte della collezione (libri, oggetti personali, fotografie e mobili della famiglia Amado) è stata trasferita ed esposta presso il Teatro Municipal de Ilhéus, situato a pochi metri dalla casa, nella stessa strada.
  • Cattedrale di São Sebastião: Sebbene completata più tardi, la sua mole riflette l’ambizione monumentale dei Coronéis, che volevano una cattedrale proporzionale alla potenza economica del loro “oro nero”.

Oggi Ilhéus è un polo turistico che vive di un delicato equilibrio tra nostalgia storica e svago balneare. Benché il fascino delal antica cittá coloniale sia stato purtroppo malamente inglobato nella modernitá dei palazzoni che ora la abitano.

La città si è strutturata per accogliere i visitatori non solo nei luoghi di Jorge Amado, ma anche lungo i suoi chilometri di sabbia dorata, dove le antiche rotte dei mercanti hanno lasciato il posto a strutture ricettive moderne.

Le spiagge principali si dividono in due versanti:

  • Praia dos Milionários (Litorale Sud): È la spiaggia più celebre e attrezzata. Deve il suo nome alle imponenti ville che i Coronéis do Cacau costruirono qui all’inizio del secolo scorso per godere della brezza marina. Oggi è il cuore della movida balneare, punteggiata da grandi cabanas (stabilimenti) che offrono servizi completi e cucina tipica.

  • Praia do Cururupe: Situata a circa 12 km a sud del centro, è un luogo di forte impatto paesaggistico e storico. Qui il fiume omonimo sfocia nel mare creando giochi di correnti e specchi d’acqua dolce. Storicamente, questo tratto di costa fu teatro della Battaglia dei Nuotatori nel 1559, uno degli scontri più cruenti tra i coloni portoghesi e gli indigeni Tupinambá.

  • Olivença: Proseguendo ancora verso sud, si raggiunge questo distretto famoso per le sue acque ferruginee. Il complesso del Balneário Tororomba è una tappa turistica classica, dove le acque minerali naturali sono canalizzate in cascate e piscine, richiamando l’antica tradizione delle stazioni termali curative molto in voga nel XIX secolo.

  • Praia del Nord: È la zona più selvaggia e meno urbanizzata, caratterizzata da una fitta vegetazione di mangrovie e palmeti. È la spiaggia ideale per chi cerca isolamento e contatto con la natura originaria che i primi esploratori trovarono al loro arrivo.

N.B. Sulla strada per Ilheus vale la pena fare una tappa a Praia do Sargi, per chi cerca il “turismo di bassa frequenza”, lontano dal movimento fashion e dalle spiagge affollate.


Come sapete alloggiamo ad Itacaré dal 9 marzo, perciò ieri, domenica 15 marzo, nel contesto del nostro viaggio a tema Brasile Coloniale, prima di raggiungere i grandi palazzi di Ilhéus (a 1 ora e mezza di auto da Itacaré) , abbiamo deciso di immergerci nell’anima rurale del cacao visitando la Fazenda Vila Rosa, situata a Taboquinhas (circa 30 km da Itacaré).

Questa proprietà non è solo una piantagione, ma un monumento vivente all’epoca d’oro dei Coronéis.

Costruita nel 1923, la Villa nacque nel pieno del boom economico come residenza di lusso in mezzo alla foresta.

Negli anni, ha saputo trasformarsi: da grande latifondo produttivo che alimentava il commercio coloniale, oggi è diventata un centro di eccellenza per il turismo sostenibile e la produzione “Tree-to-Bar” (dall’albero alla tavoletta).

Il tour guidato, solo in lingua portoghese, (costo R$100 a persona, durata 2 ore circa) non ha bisogno di essere prenotatao, ed è un percorso tecnico e affascinante che inizia con una camminata tra le piante di cacao coltivate nel sistema Cabruca, all’ombra dei giganti della Mata Atlântica.

Abbiamo assistito alla raccolta e all’apertura del frutto, ma il vero cuore della visita è nelle Barcaças: enormi piattaforme di legno con tetti scorrevoli dove i semi vengono messi a essiccare al sole.

Qui si respira l’odore dolciastro e intenso della fermentazione, lo stesso profumo che invadeva queste terre un secolo fa.

La visita prosegue all’interno del laboratorio artigianale, dove si osserva la trasformazione dei semi in massa di cacao e, infine, in cioccolato purissimo.

Il momento culminante è senza dubbio la degustazione del Mel de Cacau freschissimo, un elisir acido e dolce che da solo vale il viaggio.

Il Mel de Cacau è uno dei prodotti più affascinanti della filiera, spesso ignorato da chi non vive nelle piantagioni.

  • Cos’è: Non è miele prodotto da api. È il succo purissimo, bianco e viscoso che cola naturalmente dalla polpa che avvolge le fave di cacao fresche appena aperta la cabossa (il frutto).
  • Uso Tradizionale: Essendo estremamente instabile (fermenta in poche ore sotto il sole), era consumato quasi esclusivamente dai lavoratori delle piantagioni come bevanda energetica ghiacciata.
  • Uso Moderno: Oggi é ridotto a fuoco lento per creare glasse agrodolci per il pesce (come la Moqueca) o utilizzato puro per creare la Caipicacau, una variante della Caipirinha dove l’acidità del cacao sostituisce quella del lime.

Concludere la visita ammirando l’architettura neoclassica della Villa, circondati da giardini che riflettono l’opulenza del 1923, ci ha permesso di capire quanto la storia di Itacaré sia indissolubilmente legata a queste mura di pietra e a questo frutto prezioso.

Un dettaglio che rende la storia di Vila Rosa ancora più singolare è la sua rinascita negli anni 2000, legata alla visione di un americano, Charlie, che acquistò la proprietà in un momento critico per l’economia del cacao.

La sua non fu solo un’operazione commerciale, ma un atto di recupero storico: Charlie fu attratto dalla decadenza romantica del casarão del 1923 e dalla possibilità di trasformare un antico latifondo in un modello di sostenibilità moderna.

Sebbene non ci siano legami di sangue diretti con i vecchi Coronéis portoghesi che costruirono la villa negli anni ’20, l’acquisto è stato guidato da un profondo rispetto per l’architettura neoclassica e per il sistema di coltivazione Cabruca.

Da quando la proprietà è passata nelle sue mani, Vila Rosa ha subito una trasformazione profonda:

  • Restauro Conservativo: Il palazzo è stato riportato al suo antico sfarzo, preservando i materiali originali e l’estetica coloniale che lo rendeva una “piccola reggia” nella foresta.
  • Innovazione “Tree-to-Bar”: Sotto la nuova gestione, la fazenda ha smesso di essere un semplice fornitore di materia prima per l’industria per diventare un laboratorio di cioccolato artigianale d’eccellenza. È stato Charlie a spingere per l’integrazione del turismo esperienziale, permettendo ai visitatori di vedere l’intero processo produttivo.
  • Impatto Sociale: La trasformazione ha coinvolto la comunità locale di Taboquinhas, trasformando i lavoratori delle piantagioni in guide esperte e artigiani del cioccolato, mantenendo viva una sapienza che rischiava di scomparire con la crisi del cacao degli anni ’90.
@viaggiandomangiando

🇧🇷 Oggi siamo a Taboquinhas per esplorare la Fazenda Vila Rosa, un gioiello del 1923 che racconta l’epoca d’oro dei Coronéis del cacao. 🏛️ Cosa abbiamo scoperto: ✅ Il sistema Cabruca: il cacao che cresce all’ombra della foresta pluviale. ✅ Le Barcaças: dove i semi essiccano al sole come cento anni fa. ✅ Il mitico Mel de Cacau: un elisir acido e dolce che non arriva in Europa. 🤤 Dalla crisi degli anni ’90 alla rinascita grazie a un restauro americano: qui la storia coloniale si mangia (ed è purissima). 🍫✨ #Itacare #Cacau #BrasileColoniale #viaggiandomangiandointour @Gallo @ViaggiandoMangiando

♬ audio originale – ViaggiandoMangiando

Informazioni Pratiche :

Location: Taboquinhas è raggiungibile in circa 40 minuti di auto da Itacaré; la strada offre scorci bellissimi sul Rio de Contas dove si effettuano anche le escursioni di rafting.

Orari: Le visite si svolgono alle 9.00, 11.00, 13.00, 15.00 tutti i giorni.

Abbiamo pranzato nel piccolo ristorante che fino al covid era tale, oggi prevede solo un menu a base di tapioca salata e dolce.


Il Brasile nel Mercato Globale del Cacao: Tra Passato e Futuro

Attualmente, il Brasile occupa la sesta posizione tra i maggiori produttori mondiali di cacao, con una produzione annua di circa 200.000 tonnellate.

Sebbene rappresenti solo il 4% della produzione globale, il paese sta cercando di recuperare il terreno perduto dopo la crisi biologica degli anni ’90 per tornare a essere un attore di primo piano. 

  • Il mercato mondiale è dominato da Costa d’Avorio e Ghana, che insieme controllano oltre il 60% dell’offerta globale. Tuttavia, le difficoltà di questi paesi — legate a colture invecchiate, malattie e cambiamenti climatici — stanno spingendo l’industria a guardare con rinnovato interesse al Brasile.

  • A differenza dei giganti africani che esportano quasi tutta la materia prima, il Brasile possiede un solido mercato interno. È uno dei pochi grandi produttori che è anche un massiccio consumatore di cioccolato, con un consumo pro capite cresciuto fino a 3,9 kg nel 2023.

  • La vera forza del Brasile oggi non è la quantità, ma il valore aggiunto. La regione di Ilhéus e Itacaré è diventata il centro del movimento Bean-to-Bar. Molte aziende agricole storiche hanno smesso di vendere semplici “fave” per produrre cioccolato artigianale di alta gamma, esportando prodotti finiti che conservano tutto il valore economico all’interno del paese.

  • Sebbene lo stato di Bahia rimanga il punto di riferimento storico e turistico, lo stato del Pará è recentemente diventato il primo produttore nazionale, contribuendo a oltre il 50% della produzione brasiliana grazie a nuove piantagioni sostenibili.

Il Cioccolato nella Tradizione Brasiliana: 3 Ricette Iconiche

In Brasile, il cioccolato non è solo una tavoletta, ma un ingrediente che definisce la socialità. Ecco le preparazioni più autentiche:

  1. Brigadeiro (Il Re delle Feste): Nato negli anni ’40, è il dolce nazionale. Sebbene la versione moderna usi latte condensato e cacao in polvere, la ricetta tradizionale delle fazendas prevedeva una riduzione di latte vaccino fresco, zucchero di canna e massa di cacao purissima. È una sorta di tartufo cremoso che rappresenta l’anima dolce del Paese.
  2. Bolo Prestígio è il trionfo del binomio coloniale per eccellenza: cioccolato e cocco. Prende il nome da una famosissima barretta di cioccolato brasiliana, ma la sua ricetta è un classico delle case bahiane da decenni.
  3. Pavê de Chocolate: Un dolce al cucchiaio stratificato (il nome deriva dal francese pavé, pavimentazione) che alterna biscotti bagnati nel latte o nel liquore al cacao e una crema densa di cioccolato artigianale. Era il dolce della domenica nelle famiglie benestanti che potevano permettersi il ghiaccio e la refrigerazione.

Stasera, martedí 16 marzo, al Cafe Caramelo di Itacaré, dopo cena, abbiamo proprio provato il Bolo Prestigio…


In questa pagina sono presenti link di affiliazione che garantiscono a questo sito una piccola quota di ricavi, senza variazione del prezzo per l'acquirente.

5,0 / 5
Grazie per aver votato!
PubblicitàPubblicità

Pubblicato da viaggiandomangiando

Classe 1980, ligure, ha pubblicato tre romanzi e altrettante raccolte di poesia, diplomata al Centro Sperimentabile di Cinematografia in sceneggiatura e produzione fiction televisiva, si occupa dell'organizzazione degli eventi artistico/culturali dell'associazione di cui è presidente.