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Focaccia il cibo buono, che fa bene e rallegra

La Focaccia: Il cibo che rallegra e fa bene

La focaccia è il cibo buono che nutre e scalda il cuore. Il nome affonda le radici nel termine latino focaccius, da focus (fuoco o focolare). Il panis focacius era, infatti, il pane cotto direttamente sul focolare.

Un po’ di storia

Furono i Romani i veri artefici di questo “cibo povero”, oggi sempre più considerato un prodotto gourmet. Cotta originariamente su pietra e poi su ferro, la focaccia ha visto la sua massima diffusione nel Medioevo come alimento per sfamare il popolo. È in Liguria, però, che ha trovato la sua identità più forte, trasformandosi nella celebre “fugassa”. Intorno al ‘500, il suo consumo divenne capillare, rendendola un pilastro della cultura culinaria italiana.

Un viaggio tra le regioni

Il cuore pulsante della focaccia batte tra Liguria, Piemonte e Lombardia, ma ogni regione ha la sua anima:

  • Liguria: La Genovese è sottile, croccante, con i caratteristici buchi profondi conditi con acqua, olio EVO e sale grosso. La focaccia di Recco (IGP) è l’unica non lievitata: due fogli sottilissimi che racchiudono la prescinseua (cagliata tipica ligure).
  • Piemonte: Troviamo la focaccia di Susa e la sottilissima lingua di suocera, nata a fine Ottocento a Casale Monferrato. Esiste anche la versione dolce, diffusa fino in Liguria, cosparsa di zucchero semolato.
  • Emilia-Romagna: Troviamo la chisola arricchita con ciccioli di maiale, lo gnocco al forno e la spianata romagnola, bucherellata e condita con lo strutto.
  • Toscana: Protagonista è la schiacciata, spesso preparata nella versione dolce con l’uva (tradizionalmente uva fragola).
  • Abruzzo: La pizza scim (o scima), senza lievito, croccante e cotta sulla brace.
  • Puglia: La celebre focaccia barese, un mix di farine e semola con patate nell’impasto, guarnita con pomodorini e olive.
  • Sicilia: La messinese, alta e soffice con scarola, pomodoro e acciughe; lo sfincione palermitano con pangrattato e sarde; la rianata trapanese con abbondante origano, aglio e acciughe.
  • Basilicata: La strazzata di Avigliano, una focaccia al pepe nero che viene “strazzata” (spezzata) con le mani e farcita con salumi e formaggi.
  • Campania: La focaccia è spesso fritta e farcita, oppure cotta nel “ruoto” (teglia tonda) con bordi croccanti e alveolatura pronunciata.
  • Calabria: La pitta, a forma di ciambella, farcita con peperonata, ciccioli o “pipì e patate” e salsiccia.

L’Arte della lavorazione: Consigli per la produzione casalinga

La focaccia è convivialità e memoria contadina. Ecco alcuni spunti tecnici per un risultato professionale a casa:

1. La Tecnica

  • La Biga: Un pre-impasto asciutto (idratazione 40-50%) che favorisce la proliferazione lattica, garantendo una struttura alveolata e una spinta maggiore in cottura.
  • L’Impasto: Una lavorazione di almeno 10-15 minuti per creare una maglia glutinica forte, specialmente con alte idratazioni (75-80%) per ottenere morbidezza.
  • Il Freddo: Dopo l’impasto, il riposo in frigorifero rallenta la lievitazione, migliora la digeribilità e favorisce la colorazione ambrata della crosta.

2. Le Farine

  • Tipo 0: Garantisce la forza necessaria per le lunghe lievitazioni.
  • Tipo 1: Regala un bouquet aromatico superiore grazie alla presenza di crusca e germe di grano.
  • Semola: Assorbe più liquidi e dona una consistenza rustica e una conservazione più lunga.
  • Grani Antichi: Offrono aromi speciali, ma avendo poco glutine, necessitano di “pieghe di rinforzo” per sostenere la struttura.

3. Trucchi per il forno di casa

  • Camera di lievitazione: Metti l’impasto nel forno spento con un pentolino di acqua calda (circa 1 litro a 70°C). Questo creerà una temperatura di 24-26°C e l’umidità ideale.
  • Cottura strategica: Inizia la cottura sul ripiano più basso del forno per rendere croccante la base, poi sposta la teglia a metà altezza per completare lo sviluppo e la doratura.
  • Il Condimento: Abbondante olio nella teglia, un’emulsione di acqua e olio (o latte) in superficie prima di infornare, e una spennellata finale di olio EVO appena sfornata per sigillare i profumi.


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Pubblicato da Enza Squillacioti

Bio Enza Squillacioti, da cuoca a fonte di ispirazione nella cucina e nella vita La passione per la vita all’aria aperta e la natura ha sempre caratterizzato la sua vita che, pur avendo lasciato il mondo professionale della cucina alcuni anni fa, non ha mai smesso di nutrire l’amore per il cibo, specializzata nella tradizionale cucina piemontese e italiana rustica. La sua dedizione la porta ad essere non solo un’apprezzata cuoca ma anche una stimata coach di cucina, organizzando corsi per turisti desiderosi di scoprire i segreti di piatti genuini arricchiti da erbe spontanee edibili, le cui virtù sa valorizzare nelle sue preparazioni. La decisione di coltivare un proprio orto, ponendo particolare enfasi sulle erbe aromatiche, e l’allevamento di galline, le sue “polle” per avere sempre a disposizione uova fresche, manifesta il suo profondo legame con la terra. Questa stessa passione è stata trasmessa ai suoi figli, i quali hanno abbracciato la vita agricola, dedicandosi all’allevamento di pecore e capre e alla produzione di formaggi e carni di qualità. Nel corso degli anni, ha scoperto la poesia e la musica, come forma di espressione personale, nella quale riflette non solo su sé stessa ma anche sulla società, condividendo poi queste riflessioni attraverso il suo blog di cucina Variabilicontaminazioni.blog che diventa punto di incontro tra la passione per la natura, l’amore per il cibo. La sua vita è un chiaro esempio di come le passioni possano tessere assieme gli aspetti più disparati dell'esistenza, creando un tessuto ricco di esperienze e condivisioni.


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