Strade smarrite nel tempo, nel cuore, nell’anima
Chi ti vuole bene Ti vuole bene e basta Non si nasconde dietro il tempo Non smarrisce la strada Se capita Trova un angolo Trova uno spazio Per tornare Manda un segnale Non si rifugia nell'impossibile
Strade smarrite del cuore
A volte ci troviamo a combattere, col dover fare delle scelte sulle persone che ci sono accanto o vicine. O presunte tali
Noi abbiamo l’ombra delle persone, crediamo di averle vicine, ci accorgiamo invece che sono lontane che non ci appartengono, noi non apparteniamo alla loro sfera, persone che non trovi mai, che non fanno sentire la loro presenza.
Si allontanano, prendono altre direzioni, e magari ti fanno sentire sbagliata, facendo ricadere su di te la responsabilità delle distanze che si creano. A volte succede di allontanare persone, altre volte si allontanano da sole. Perché non soddisfiamo le loro aspettative, o semplicemente perché prendono sentieri diversi e noi non ne facciamo parte. E allora si decide di lasciar andare…Il legame si spezza. Il loro tempo con noi ha preso una pausa. A volte ritornano, altre prendono direzioni opposte.
Si sceglie di procedere e si lascia andare.
Ogni persona che attraversa la nostra vita ci lascia qualcosa. Ci offre un dono alla nostra crescita, a volte resta una loro parola consueta, oppure un gesto nuovo nella nostra quotidianità. Altre volte un cibo nuovo, oppure una canzone…Nuove esperienze che creano percorsi, emozioni…Che altrimenti non avremmo conosciuto.
Alcune persone si allontanano, altre ne arriveranno.

Chi guarda col cuore
Vede al di là del muro
Annamaria 57 anni, una vita vissuta di lavoro e sacrificio, mi raccontava la sua vita davanti a un caffè, fin dalla tenera età dovette prendersi cura dei suoi fratelli, suo padre alcolizzato, sua madre, dopo una caduta, paralizzata a trent’anni.
La sua giovinezza è passata a gestire la casa e il lavoro in campagna, nelle veci della madre che doveva continuamente accudire.
Ogni mattino alle cinque la sua sveglia suonava, ma non serviva, in quanto ormai il suo ritmo biologico, riconosceva ogni nuovo inizio e ogni scadenza.
Dopo aver preparato la colazione, affacciata alla finestra sorseggiava il suo caffè, nel guardare un nuovo sorgere del sole, mai avrebbe rinunciato a quel rituale, fatto di buoni propositi e speranze.
Usciva presto, i lavori nella stalla aspettavano, il bestiame aveva fame e bisognava sfamarlo, e pulirlo.
Un mondo semplice ma fatto di sacrifici e stanchezza, era riuscita con i fratelli a pagare i debiti che aveva lasciato il padre.

Ora finalmente poteva quasi dire, questa terra è mia.
Suo padre, buon uomo, non era però riuscito a superare quello che il destino aveva riservato alla giovane moglie, e anziché combattere si perse nel circolo vizioso dell’alcol e del gioco.
Si era giocato tutto, anche l’azienda, e per poterla portare avanti dovettero indebitarsi tutti.
Una donna forte, non rassegnata e tanti progetti per il futuro.
Che si portava dietro il bagaglio amaro delle sue esperienze, della gioventù mancata.
Aveva negli occhi la lucentezza, parlava con semplicità e conoscenza.
Aveva dovuto, per riconquistare ciò che gli era stato tolto, combattere una battaglia contro i potenti delle banche, e contro la cattiveria della gente.
Perché non basta ciò che ti riserva il destino, ti porti dietro anche il fardello del giudizio altrui, a mortificare il presente e gli sforzi di una vita poco generosa.
Mi raccontava con garbo i suoi aneddoti. Non aveva lacrime, le aveva consumate oramai, anzi aveva una ritrovata serenità.
Parlava di sé stessa e dei suoi sogni, mi faceva vedere le sue fotografie ingiallite dal tempo, orgogliosa nel mostrarle.
Mi parlava delle sue figlie lontane, dei suoi nipoti, che vedeva poco ma le riempivano il cuore, mi diceva che i figli non erano contenti di aver lasciato il paese.
Ma sapeva fosse l’unico modo per riscattarsi e aiutarla a riprendersi ciò che le apparteneva.
Per tornare un giorno e continuare il lavoro che loro avevano cominciato. Mentre mi parlava un sorso al caffè, e un occhio alla cucina.
Preparava le provviste, perché doveva approfittare dei tempi che le offriva il caldo, per poter avere una scorta nei giorni di maggior lavoro.
La raccolta delle olive, giornate intense e faticose, avere il pranzo quasi pronto era un aiuto, le concedeva attimi di tregua, dalla stanchezza.
Non ha mai voluto andare via dal paese, anzi apprezza e si allieta di ciò che possiede, la vedo grata, della vita che fa.
Ha saputo cogliere la parte positiva.
L’ho vista sorridere e raccontarmi di non voler rinunciare a quell’angolo di finestra dove ogni giorno, col suo caffè comincia il suo nuovo giorno davanti al mare e agli ulivi.
Quanto pesa il giudizio altrui? Strade smarrite nel tempo nell’anima
La nostra società giudica! Sempre! Qualsiasi cosa…
Stretta la foglia larga la via, dite la vostra…
No! Non sempre è necessario dire la nostra, soprattutto se non conosciamo i particolari, se non veniamo interpellati…
Ognuno di noi si trascina il peso delle proprie esperienze, credetemi non sono sempre esperienze positive.
Spesso le persone mascherano il dolore, la delusione, la stanchezza.
Si nascondono dietro un sorriso, oppure un buongiorno!
Semplicemente perché ritengono di non dovere dare spiegazioni del proprio malessere, oppure perché non vogliono pensarci. Allontanano il pensiero per poter respirare la libertà del vuoto. Per sentirsi leggeri
Noi non possiamo giudicare la vita altrui. Naturalmente se non veniamo importunati (Ma questo è un altro argomento)
Provare a calarsi nella vita delle altre persone. Ci vuole empatia!
Non tutti ne sono provvisti. Si può imparare a considerare le necessità altrui.
Non mi piace giudicare, anzi cerco sempre di dare delle spiegazioni per ogni comportamento.
Cerco di parlare, non tutti vogliono parlare, spesso si preferisce accusare.
Senza provare a capire. Io mi allontano. Se mi sento indesiderata mi allontano. Forse in difesa, forse perché sono stata troppo giudicata.
Tradita dalle amiche, o chi credevo tale. Così mi sono persa nel mio mondo. Mi sono costruita una corazza.
Ora mi chiedo. Quante persone si sono costruite una corazza?
Quante persone feriscono per vendetta?
Senza provare a capire.
Dove vogliamo arrivare, quando lediamo il diritto di una persona che vorrebbe percorrere la propria strada. Quando non corrisponde alle nostre necessità, o non si fa coinvolgere dalle nostre vulnerabili manipolazioni.
Cosa ci spaventa del diverso, di chi non è come noi, non veste come noi, non gestisce il proprio tempo con i nostri ideali?
Quali sono i canoni da rispettare…Chi inventa i canoni che dovremmo seguire?
E così difficile pensare di dovere rispettare anche il pensiero altrui, gli sforzi, le scelte. La taglia del vestito, il colore dei capelli…
Grasso, magro…
Siamo sicuri di non fare del male quando giudichiamo senza sforzarci di capire?
Strade smarrite. Nel tempo nell’anima

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