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Hugo cocktail fresco dell’Alto Adige

L’ Hugo è un cocktail fresco e moderatamente alcolico che vede la sua nascita in Alto Adige. Oramai è diffuso in tutto il nord Italia, Svizzera, Germania e Austria.
L’Hugo è stato ideato nel 2005 dal barman di Naturno Roland Gruber, come alternativa allo spritz, e si è rapidamente diffuso anche oltre i confini altoatesini. Inizialmente la ricetta prevedeva l’utilizzo dello sciroppo di melissa, poi nella pratica sostituito dallo sciroppo di fiori di sambuco, più facilmente reperibile.
Questo cocktail lo ordino sempre quando vado in vacanza in Alto Adige, e quest’anno siamo andati proprio a Naturno, che per chi non lo sapesse è un grazioso paesino proprio all’inizio della Val Venosta, vicino a Merano. Non potevo che prendere l’Hugo per il nostro aperitivo serale, e devo dire che ho fatto proprio bene. Buonissimo e fatto a regola d’arte.
Così una volta a casa ho voluto replicarlo. Ho acquistato lo sciroppo di fiori di sambuco al negozietto del contadino a Naturno, ma tranquilli perché lo sciroppo si può acquistare anche da Ikea o on line su Amazon. Se avete bisogno per l’acquisto chiedetemi pure qualsiasi informazione.
Basta aggiungete un ottimo prosecco DOCG e soda e il gioco è fatto.
Prepariamolo insieme.

Un’idea per una variante tutta rosa? Il mio Rosè alle fragoline.

Hugo cocktail
  • DifficoltàMolto facile
  • CostoMedio
  • Tempo di preparazione10 Minuti
  • Porzioni1 bicchiere
  • CucinaItaliana

Ingredienti per un bicchiere di Hugo

  • 60 mlprosecco
  • 60 mlseltz (io ho usato la Schweppes)
  • 30 mlsciroppo di fiori di sambuco (un cucchiaio da tavola)
  • 1 fettalimone
  • 4menta (fresca in foglie)
  • ghiaccio

Preparazione dell’Hugo

  1. Prendete il calice da vino bianco, come quello che vedete nella foto.

    Mettete sul fondo le foglie di menta, aggiungete lo sciroppo di fiori di sambuco e il selz.

    Mescolate con un cucchiaino in modo che si formi una bella schiuma sulle foglie di menta.

    In questo modo si estrae dalla menta un pochino di aroma in più.

  2. Aggiungete il prosecco ben freddo, il ghiaccio in abbondanza e la fettina del limone.

  3. Inserite la cannuccia, mescolate brevemente e servite immediatamente ben freddo, accompagnato da qualche stuzzichino eventualmente dal sapore altoatesino.

    Ad esempio quelli in foto sono dei piccoli schüttelbrot, panini croccanti di farina di segale, con una fettina di speck e qualche pezzetto di cetriolino sott’aceto.

LA STORIA DEL COCKTAIL

  1. Alla voce Cocktail nel dizionario si legge: il cocktail è una bevanda ottenuta tramite una miscela proporzionata ed equilibrata di diversi ingredienti alcolici, non alcolici e aromi. Un cocktail ben eseguito deve avere struttura, aroma e colore bilanciati; se eseguito senza l’uso di componenti alcoliche viene detto cocktail analcolico.

    L’etimologia della parola non è certa, parecchie sono le leggende che si nascondono dietro a questa bevanda popolarissima. Quella che preferisco, ma sono la solita romantica, narra di una nave di ricchi inglesi che, approdò in  Sud America, e i suoi occupanti festeggiavano bevendo liquori europei e succhi tropicali mescolati con una colorata piuma di gallo, quindi dalle parole inglesi cock (gallo) e tail (coda).

UNA STORIA LUNGA 150 ANNI

  1. Materialmente la parola cocktail appare per la prima volta nel 1806 nell’edizione del Balance and Columbian Repository, in cui viene definito una bevanda stimolante composta da superalcolici di vario tipo, zucchero, acqua e amari.

    Ma dobbiamo aspettare fino al 1860, anno in cui viene pubblicato il “Bartender Manual” di Harry Johnson, in cui vengono raccontati alcuni drink, tra cui il famoso Martinez, il papà del Martini dry, per avere la prima definizione della parola. Appena due anni dopo abbiamo nel “Bartender’s Guide” di Jerry Thomas la classificazione dei primi dieci cocktails, una vera innovazione per i tempi in cui dilagavano beveroni a base di soda e frutta. Appare l’uso del bitter e infusioni a base di assenzio.

    La guida verrà aggiornata tantissime volte dal maestro, includendo negli anni i più famosi drink ancor oggi consumati.

    A Jerry Thomas, nonostante non sia inventore di cocktail, bisogna dare il merito di aver creato la figura del bartender, così di moda anche ai giorni nostri, personaggio che con maestria e abilità stupisce i clienti tra stirrer e shaker luccicanti, bicchieri dalle forme insolite e bottiglie che volteggiano davanti agli occhi incantati del cliente.

    Il successo dei cocktails è tale che nel 1917 viene organizzato il primo “Cocktais Party”, a St. Louis, a parteciparono ben cinquanta invitati.

    Anche in Italia il successo è strepitoso, e Marinetti nella sua “Cucina Futurista” ne racconta la deprecabile abitudine con cui si sono diffusi questi usi anglosassoni, inneggiando all’uso di un più italico vino!!!

    Alcune vicende storiche e innovazioni tecnologiche fanno si che il cocktail si diffuse a macchia l’olio. Prima fra tutte l’arrivo della Filossera nelle vigne europee, che distrusse quasi tutto il patrimonio viticolo di fine ottocento.

    Per questo motivo vennero sostituiti il Cognac e il Brandy a favore di distillati a base di ciliegie e frutta. Molti  drink a base di vermouth divennero esclusivi e sinonimo di prestigio, serviti solo  alle persone facoltose in bar di classe.

    E poi la nascita della refrigerazione industriale,  grazie a cui fu disponibile il ghiaccio e l’invenzione della soda, che ha modificato il modo di bere e percepire l’acqua.

    Il proibizionismo di inizio novecento, modificò ancora il modo di “bere”, scomparvero molti ingredienti tipici di alcuni cocktails, il più famoso dei quali era l’assenzio e si iniziarono a proporre bevande più dolci e femminili.

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Pubblicato da Ferri Micaela

Chimico con la passione della cucina! Vi porto in giro per il mondo e vi faccio conoscere le mie ricette.

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