Frutta di Martorana (ricetta a freddo), la ricetta della nonna, di uno dei dolci siciliani più conosciuti e apprezzati, insieme a cassata, cannoli e alle tante altre ricetta della tradizione. La frutta di Martorana (frutta marturana) è un tipico dolce siciliano che trova le sue origini a Palermo, presso il monastero della Martorana. Pare infatti che lì le monache di clausura, per sostituire i frutti già raccolti dei loro giardini, ne ricrearono di nuovi con la pasta reale o di mandorla allo scopo di decorare il monastero in occasione della visita del papa Internamente la frutta martorana è simile al marzapane, ma un po’ più dolce, saporita e aromatica. La ricetta si compone esclusivamente di farina di mandorle, zucchero a velo e miele, ma quest’ultimo adesso sostituito dallo sciroppo di glucosio, che ha un sapore più anonimo e conserva la morbidezza del dolce un po’ più a lungo. La frutta martorana oggi è un prodotto inserito nella lista dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani, del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali ed è riconosciuto come prodotto agroalimentare tradizionale siciliano. In Sicilia è d’obbligo prepararla per il 2 novembre e fa parte della grande famiglia dei Dolci dei morti, cioè dei dolci legati alla commemorazione dei defunti e ai bambini, i quali credevano che i propri cari tornassero tra i vivi a fare un regalo di ringraziamento, dopo essere stati visitati al cimitero. Accompagnare comunque l’Agnello di pasta di mandorla, alla cesta di pasta reale o di frutta martorana è molto comune e spesso questo, diventa un omaggio pasquale e legante e raffinato, che mette gioia e allegria. La frutta martorana è possibile prepararla in due modi: con il metodo a caldo, lo stesso che si utilizza per la pasta reale delle cassatelle o minnuzze, che non prevede glucosio e tende a seccare la pasta più facilmente . Oppure con il metodo a freddo, quello cioè che utilizzeremo adesso, che non stressa la pasta reale e che mantiene i frutti più morbidi e più a lungo grazie allo sciroppo di glucosio. Andiamo in cucina adesso a preparare il nostro dolce di Pasqua tradizionale, prima però, vi ricordo che se se volete restare aggiornati sulle mie ricette potete seguire mia pagina Facebook (qui) e il mio profilo Instagram (qui) e trovarne tante altre nel mio libro “La sicilia è in tavola”.
Guarda pure:
- DifficoltàDifficile
- CostoMedio
- Tempo di riposo1 Giorno
- Metodo di cotturaSenza cottura
- CucinaItaliana
- StagionalitàTutte le stagioni
Ingredienti per fare la frutta martorana
Strumenti
Preparazione
Per questa ricetta vi servirà dello zucchero a velo puro e senza amido, vi consiglio pertanto di farlo in casa con un buon frullatore, io utilizzo uno Smoothie Maker .
Come si fa la frutta Martorana
Fatto lo zucchero, mescolatelo insieme alla farina di mandorle, aggiungete lo sciroppo di glucosio, vi aiuterà a mantenere morbida la pasta reale, gli aromi
e l’acqua. Mescolate il tutto e poi cominciate a lavorare vigorosamente con le mani, in modo che la farina di mandorle espella l’olio e lo zucchero sciogliendosi con la poca acqua vi renda la massa più lavorabile. Non aggiungete altra acqua rispetto a quella prevista, ma impastate fino ad ottenere un composto plastico e modellabile.
Adagiate un pezzo di pellicola nello stampo e riempite con la pasta reale, pressate per riempire bene lo stampo. Sformate, eliminate gli eccessi di pasta con la punta di un coltello e lasciate asciugare 24h prima di dare una prima mano di colore
con un leggero giallo ocra, che sarà la base di ogni fruttino. Dopo questa mano, attendete 24h prima di procedere alla colorazione definitiva con aerografo o con i colori leggeremnte diluiti con poca acqua, come fossero acquerelli.
Decorando con aerografo, la frutta martorana risulterà più liscia e meno ruvida. Decorando con i colori diluiti con acqua, l’effetto sarà quello della fotol
Per conservare la frutta martorana , prima di confezionare negli appositi cesti incelofanati, dare una spruzzata di alcool per dolci.
La frutta martorana si conserva per parecchi mesi, ma vi consiglio di gustarla al massimo entro un mese, in modo che non non si rovini il gusto.
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