Nel panorama delle varianti regionali della pizza americana troviamo la Ohio Valley-Style Pizza (spesso chiamata anche Steubenville Style).
Thank you for reading this post, don't forget to subscribe!Questa specialità si presenta come una pizza in teglia rettangolare, caratterizzata da una base spessa e marcatamente croccante sul fondo.
La sua vera unicità risiede però nel metodo di assemblaggio: l’impasto viene steso, condito esclusivamente con una salsa di pomodoro densa e cotto ad altissime temperature.
Solo una volta sfornata la teglia bollente e tagliata la base in piccoli quadrotti, si procede alla farcitura a freddo con un’abbondante cascata di provolone grattugiato e fette di salame piccante (pepperoni).
Il formaggio non viene quindi fuso dal calore diretto del forno, ma si ammorbidisce dolcemente grazie al solo vapore residuo della base, creando un singolare contrasto termico e di consistenze.
La nascita di questo stile risale al secondo dopoguerra ed è indissolubilmente legata al nome di Primo DiCarlo.
Di ritorno in Ohio dopo aver prestato servizio in Italia durante la Seconda Guerra Mondiale, DiCarlo decise di ricreare le suggestioni della pizza italiana assaggiata all’estero, adattandola agli strumenti e agli ingredienti a disposizione nella sua terra natale.
Nel 1945 aprì così “DiCarlo’s Original Pizzeria” a Steubenville, nell’Ohio, dando inizio a una tradizione che si sarebbe presto radicata in tutta la valle del fiume Ohio, tra l’Ohio occidentale, la Pennsylvania e la Virginia Occidentale.
Il taglio rigorosamente a piccoli quadrotti (tradizionalmente di circa 7×7) e la vendita “al pezzo” resero questa pizza un cibo da asporto iconico, perfetto per i lavoratori della zona, pratico da consumare e pensato per completare la sua metamorfosi proprio all’interno delle scatole di cartone, dove il calore intrappolato stabilizza la consistenza del formaggio prima del consumo.
Per portare questa particolare esperienza gastronomica anche sulle tavole di chi segue regimi alimentari specifici, ho sviluppato una variante che rispetta l’essenza della ricetta originale, eliminando totalmente il glutine e il lattosio, e con lievito madre.
La preparazione prevede l’utilizzo di una classica teglia rettangolare 30×40 in alluminio unta generosamente con olio di arachidi per garantire l’elevato punto di fumo necessario e per ottenere quel fondo quasi “fritto” e strutturato, indispensabile per sorreggere il condimento.
In pieno rispetto della tradizione di Steubenville, la salsa di pomodoro è mantenuta minimalista, condita con solo sale.
La finitura a freddo prevede l’uso del salame piccante e del provolone stagionato grattugiato, un ingrediente che, grazie al naturale processo di stagionatura, risulta privo di lattosio.
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- DifficoltàFacile
- CostoEconomico
- Tempo di preparazione5 Minuti
- Tempo di riposo3 Minuti
- Tempo di cottura15 Minuti
- Metodo di cotturaFornoForno elettrico
- CucinaAmericana
- StagionalitàTutte le stagioni
Ingredienti
Per l’impasto senza glutine:
Per la farcitura:
Strumenti
Passaggi
1. L’Impasto
In una ciotola capiente (o in planetaria), unisci il prefermento pronto, l’acqua tiepida. Mescola brevemente con una forchetta o la foglia per fluidificare.
Aggiungi i 300 g di mix pronto e inizia a impastare. Noterai che l’impasto assorbirà i liquidi molto rapidamente, diventando denso e un po’ appiccicoso.
Inserisci i due cucchiai di olio di arachidi e, infine, il sale. Lavora l’impasto per 4-5 minuti fino a quando non diventa liscio, lucido e omogeneo.
Copri la ciotola e lascia riposare l’impasto per 30 minuti a temperatura ambiente.
2. Stesura e Lievitazione in Teglia
Prendi la tua teglia di alluminio e ungi il fondo e i bordi in modo molto generoso con l’olio di arachidi. La presenza dell’olio è fondamentale per dare alla base senza glutine quell’effetto “fritto” e croccante tipico della Ohio Valley.
Trasferisci l’impasto direttamente al centro della teglia. Ungetevi le mani con un filo d’olio e stendetelo spingendolo delicatamente verso gli angoli. Avendo usato un mix pronto, l’impasto risulterà molto plastico e facile da stendere.
Copri la teglia (con pellicola o un grande sacchetto) e lascia lievitare in un luogo tiepido per circa 2 ore e mezza / 3 ore. L’impasto deve raddoppiare di volume, riempiendo bene la teglia e mostrandosi soffice in superficie.
3. Cottura e Farcitura Steubenville Style
Preriscalda il forno alla massima temperatura (240°C – 250°C), in modalità statica.
Condisci la superficie dell’impasto con la salsa di pomodoro densa, stendendola delicatamente per non sgonfiare la lievitazione. Lascia un piccolissimo bordo pulito.
Inforna la teglia direttamente sul fondo del forno per i primi 10-12 minuti. Questo passaggio darà una spinta violenta alla cottura della base, rendendola croccantissima.
Sposta la teglia al centro del forno per altri 5 minuti per completare la cottura interna e asciugare la salsa.
Il tocco finale: Sforna la pizza bollente, toglila dalla teglia appoggiandola su un tagliere e tagliala subito a quadrati 7×7 (squares). Copri immediatamente ogni pezzo con una montagna di provolone grattugiato freddo e le fette di salame piccante.



Perchè negli Stati Uniti si chiama “pepperoni” il salame piccante?
l nome “pepperoni” (con due “p”) deriva da un malinteso linguistico e culturale nato negli Stati Uniti all’inizio del Novecento, legato all’immigrazione italiana.
Ecco come sono andate le cose:
1. L’origine della parola
La parola deriva chiaramente dall’italiano “peperoni” (con una sola “p”), che nella nostra lingua indica gli ortaggi (Capsicum annuum). I macellai e i ristoratori italo-americani iniziarono a produrre negli Stati Uniti un salame secco, morbido e piccante, fortemente ispirato alle salsicce del Sud Italia (come la soppressata calabra o la salsiccia napoletana). Per dare l’idea del sapore speziato e della presenza del peperoncino o della paprika nell’impasto, iniziarono a definirlo un salame “peperonato” o legato ai peperoni/peperoncini.
2. Il cambio di significato in America
Con il tempo, la clientela americana ha progressivamente storpiato la parola aggiungendo una “p” (pepperoni) e ha iniziato ad associare questo termine esclusivamente al salame e non più alla verdura.
La prima testimonianza scritta del termine “pepperoni” utilizzato ufficialmente per indicare un insaccato risale al 1919 a New York, dove comparve in alcuni documenti commerciali per descrivere una salsiccia secca tipica delle macellerie italo-americane.
3. Il “falso amico” per i turisti
Oggi il termine è un famosissimo “falso amico” linguistico. Se un turista italiano va negli Stati Uniti e ordina una “Pepperoni Pizza”, si vedrà servire una pizza con il salame piccante.
Al contrario, se un americano viene in Italia e ordina una “Pizza ai Peperoni”, si aspetta il salame e rimane stupito nel trovarci sopra le verdure grigliate!
N.B. Gli americani usano la parola “salami” (al singolare e al plurale, esattamente come in italiano) per indicare, in modo più generico, i salumi stagionati e insaccati, ma con sfumature diverse rispetto a noi. In inglese “salami” viene usato quasi sempre come nome non numerabile (uncountable). Dicono infatti “a slice of salami” (una fetta di salame) o semplicemente “I like salami”.
Dosi variate per porzioni
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