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Malawah Yemenita: La Ricetta Originale del Pane Sfogliato

Il Malawah (conosciuto anche come Malawach o خبز الملوح Khubz al-Malawah) è uno dei pilastri della cultura gastronomica dello Yemen.

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Si tratta di un pane piatto non lievitato, caratterizzato da una struttura a strati sottili e croccanti che lo rende visivamente e tecnicamente simile al paratha indiano.

La storia del Malawah è profondamente legata alle rotte commerciali e agli scambi culturali tra la Penisola Arabica e il subcontinente indiano.

Tradizionalmente, questo pane era preparato nelle case yemenite e cotto nel tannur, il tipico forno cilindrico in argilla.

Con il passare del tempo, la diaspora yemenita ha portato questa ricetta in tutto il Medio Oriente, dove è diventata un elemento immancabile della colazione e dei pasti festivi, apprezzata per la sua versatilità e la ricchezza del suo sapore.

Il segreto della sua consistenza risiede nella tecnica di lavorazione: l’impasto è steso fino a diventare quasi trasparente e poi ripiegato più volte su se stesso con l’aggiunta di grasso (solitamente smen o ghee) .

Questo processo crea una stratificazione che si separa durante la cottura in padella o in forno, regalando una piacevole alternanza tra croccantezza esterna e morbidezza interna.

La ricetta autentica si compone di pochi elementi essenziali:


Farina di grano: la base strutturale.
Acqua e Sale: per l’elasticità e il sapore.
Smen, burro fermentato salato: fondamentale per creare la sfogliatura.
Semi di Nigella (Habbat al-Barakah): usati per decorare e donare un aroma aromatico e pungente.

Nello Yemen il Malawah è spesso chiamato Rashush (che significa letteralmente “spruzzato”), proprio in riferimento ai semi di nigella che vengono “spruzzati” sopra e dentro il pane.


Il Malawah è solitamente servito al centro della tavola per essere condiviso, accompagnato da pomodoro fresco grattugiato con salsa piccante sahawiq, uova sode o strapazzate con pomodoro (una versione chiamata Shakshuka yemenita), tè yemenita (Shahi Haleeb) con latte.

Se servito a pranzo o cena, il Malawah fa da “posata” per questi stufati bollenti serviti nella pentola di pietra (Haradah):

  • DifficoltàMedia
  • CostoMolto economico
  • Tempo di preparazione10 Minuti
  • Tempo di riposo1 Ora 20 Minuti
  • Tempo di cottura6 Minuti
  • Porzioni6Pezzi
  • Metodo di cotturaFornello
  • CucinaMediorientale
  • StagionalitàTutte le stagioni
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Ingredienti

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Passaggi

L’impasto: In una ciotola, unisci farina, sale, zucchero. Aggiungi l’acqua gradualmente. Impasta con energia per 10-12 minuti. Devi ottenere un panetto liscio e molto elastico.


Il Riposo: Dividi l’impasto in 4-5 palline. Coprile e lasciale riposare per almeno 1 ora. Questo passaggio è vitale per poter stendere la pasta senza che si strappi.


La Sfoglia e la Nigella: Ungi generosamente il piano di lavoro con lo smen.

Prendi una pallina e stendila con le mani finché non diventa sottilissima e quasi trasparente (come un velo).
Spennella tutta la superficie con abbondante smen fuso.


Cospargi generosamente con i semi di nigella su tutta la superficie della sfoglia aperta.


La Formazione a “Chiocciola”: Arrotola la sfoglia su se stessa per creare un lungo cilindro (un “cordone”).
Attorciglia il cilindro a spirale per formare una chiocciola.
Lascia riposare le chiocciole finite per altri 20 minuti.
Cottura: Schiaccia ogni chiocciola con il mattarello o le mani fino a ottenere un disco di circa 28 cm o da 15/18 cm per una versione “mini” come la mia.


Scalda una padella in ghisa o dal fondo pesante a fuoco medio.
Cuoci per circa 2-3 minuti per lato. Quando vedi le bolle e le macchie dorate, spennella con un altro po’ di ghee.


Appena tolto dal fuoco, “colpisci” delicatamente i bordi del pane con le mani per separare gli strati interni e renderlo più soffice.


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Pubblicato da viaggiandomangiando

Classe 1980, ligure, ha pubblicato tre romanzi e altrettante raccolte di poesia, diplomata al Centro Sperimentabile di Cinematografia in sceneggiatura e produzione fiction televisiva, si occupa dell'organizzazione degli eventi artistico/culturali dell'associazione di cui è presidente.