Vi faccio conoscere la mia città…Lendinara!

Vi faccio conoscere la mia città…Lendinara! Lendinara (Łendinara in veneto) è un comune di 12200 abitanti circa della Provincia di Rovigo situata nella Regione del Veneto. È un centro importante dal punto di vista storico, artistico, culturale e religioso.

Fin dal settecento, infatti, la città viene omaggiata con l’appellativo di “Atene del polesine” per i tesori artistici che racchiude. La sua storia, inoltre, si intreccia con quella del Risorgimento Italiano.

Molto rilevante e meta di pellegrinaggi è il Santuario della Beata Vergine del Pilastrello.
A proposito dell’origine del nome Lendinara scriveva in una sua omonima poesia il poeta lendinarese Angelo Rasi:

« Te ghè un gran bruto nome, Lendinara!

Disendolo, se pensa a ′na donona
onta e bisonta, co′ ′na scavejara
carga de bestie, vecia e spirlungona…
Inveçe, te si′ neta, tuta ciara,
con un antico fare da parona.
Chi xelo sta′ ch′el tangaro, ch′el mona
che un giorno el t′à scambià par ′na peociara?

Se no′ ghe dubi, se no′ xe un intrigo
de storizi, ′na bala campà in aria,
che Antenore, za prima de Rovigo,

el t′à fondà, calando zo par Adria,
mi me domando seriamente e digo:

parché no′ te se ciama, ancuò, Antenaria? »
(A. Rasi, Buti e sprochi (1966), Lendinara)

Chiesa_di_san_Biagio,_Lendinara Duomo_di_Santa_Sofia_Lendinara_Rovigo Chiesa_di_Santa_Maria_e_Sant'Anna_(Lendinara) 320px-Piazza_risorgimento Pilastrello
Santuario della Beata Vergine del Pilastrello
La storia del Santuario è legata ad una serie di eventi straordinari che si verificarono a partire dal XVI secolo attorno ad una Madonna con Bambino scolpita in legno d’olivo collocata in una nicchia della casa di Giovanni Borezzo. Nella notte tra l’8 e il 9 maggio 1509 si abbatté sul territorio lendinarese un forte temporale che fece gravi danni. Nelle prime ore del mattino successivo Matteo Brandolese rimase estasiato dal bagliore proveniente dalla statua della Madonnina che era stata strappata dalla bufera dalla nicchia dove era riposta ed era stata portata dal vento sopra una siepe. La statua vi rimase per diversi giorni ed era meta di curiosi e fedeli per il suo splendore. L’avvocato Lorenzo Malmignati, venuto a conoscenza di questi fatti, fece costruire a sue spese un capitello per la statuetta. Quando nel 1576 Ludovico Borezzo decise di restaurare il capitello, per impastare la calce venne attinta l’acqua da una fonte vicina, ma essa da chiara e limpida divenne color sangue. Lo straordinario fenomeno si ripeté al termine di una processione propiziatoria per le vie cittadine. A questi seguirono altri fatti miracolosi legati all’acqua della fonte che dimostrò avere poteri taumaturgici. Dopo un accurato processo le autorità diocesane diedero il benestare alla costruzione di un Santuario. Il 16 maggio 1579, a 70 anni dalla prima manifestazione divina, la statuetta venne trasportata dal Capitello nella nuova chiesa nella quale venne deviata l’acqua della fonte. Nel 1595 la città di Lendinara fu consacrata ufficialmente alla Madonna del Pilastrello. Il tempio venne affidato ai monaci benedettini di Monte Oliveto che rimasero fino alla soppressione dell’ordine del 1771 e poi rientrarono nel 1905. L’architettura della chiesa attuale è frutto di notevoli rimaneggiamenti di fine settecento e inizio ottocento curati dall’architetto lendinarese don Giacomo Baccari. La facciata, col doppio ordine ritmato da lesene, è stata modificata parzialmente nel 1933. Lo spazio interno della chiesa è diviso in tre navate ed è ritmato da archi a pieno centro che poggiano su pilastri. Le volte e il catino absidale vennero affrescati tra il 1939 e il 1942 dal pittore caucasico Giuseppe Chiacigh. Nel soffitto della navata centrale si trova Il Sacro simulacro che riceve forza dalla Vergine in gloria, nella controfacciata sopra il portale La salvezza dall’alluvione del 1822, verso la navata laterale sinistra il Miracolo della preservazione di Lendinara dalle rotte dell’Adige, verso la navata laterale destra La preservazione della città dalla peste del 1630 e La liberazione degli animali dalla peste del 1748, nel catino absidale L’incoronazione di Maria e dei Santi Benedetto e Francesca Romana, e del beato Bernardo Tolomei, La Natività della Vergine e I quattro profeti, nelle navate laterali gli angeli e i simboli araldici e nella cappella di Sant’Antonio Le virtù cardinali, dipinte in monocromo. Nel I altare a sinistra si trova l’opera di G. Angeli, allievo del Piazzetta, San Francesco visitato da un angelo (1750 ca.), nel II l‘Ascensione di Cristo in presenza degli apostoli e del committente V. Malmignati (1580 ca.) opera di P. Veronese e bottega. Nel III altare si colloca Il battesimo di Cristo del Montemezzano, allievo del Veronese. Salendo la scalinata sinistra si incontrano due delle sei tele dipinte tra il secondo e il terzo decennio del settecento da Angelo Trevisani sulla storia del Pilastrello: La giovane Lucia Zante risuscitata durante il suo funerale (11 febbraio 1592) e La giovane Francesca Bimbato, annegata nel Canalbianco, viene ritrovata viva (19 luglio 1613). Una volta in cima alle scale ci si trova davanti all’altare che conserva una copia della statuetta miracolosa, derubata nel 1981. La statua è circondata da angeli in marmo scolpiti da Giovanni Maria Morlaiter (o dal bellunese Marchiori) tra il 1743 e il 1745. Dello stesso artista le statue della Verginità e dell‘Umiltà ai fianchi dell’altar maggiore. Scendendo la scalinata opposta si incontra la cappella dedicata all’abate Celestino Colombo in cui si trova una tavola con San Pietro (inizi XVI sec.) di scuola dossesca. Nel II e III altare di destra si collocano due pale tardo settecentesche del pittore siciliano di formazione romana Tommaso Sciacca: Sant’Antonio da Padova che riceve Gesù Bambino e Sant’Antonio abate che visita San Paolo eremita. Nella seconda cappella sono conservate altre due opere splendide del ciclo di Trevisani: La giovane Maria Rigo viene resa invisibile a giovani patrizi male intenzionati (16 maggio 1591) e L’acqua mutata in sangue (1576) (1730 ca.). Tra due statue del padovano T. Bonazza si colloca una seconda pala dello Sciacca San Sebastiano e Santa Lucia (1814). Un’altra opera di rilievo è conservata nel I altare a destra. Si tratta de I Santi Bartolomeo, Benedetto e il beato Bernardo Tolomei e i committenti Bartolomeo e Battista Malmignati (1580 ca.) di J. e D. Tintoretto. Altre due grandi tele del Trevisani sono conservate nella sacrestia: La città di Lendinara viene preservata dalla pestilenza che infuria in vari luoghi d’Italia e del Polesine (1630) e Per intercessione di Giovanni Battista, la Madonna del Pilastrello salva Lendinara da una tremenda rotta dell’Adige (24 giugno 1677). Sono, inoltre presenti, la Glorificazione del podestà di Lendinara Ludovico Pisani (seconda metà del sec. XVII) attribuita ad Andrea Celesti (o a Matteo Ghidoni), Sant’Andrea (metà del XVII sec.) di J. Ribera, alcuni dipinti di scuola romana di fine settecento e una copia dal Guercino. Nella navata sinistra si trova l’ingresso del Bagno. L’impianto è quello voluto dal Baccari ma ha subito molti rifacimenti e aggiunte di epoca successiva. Sulla sinistra si trova la fonte miracolosa coronata dalla Madonna in bronzo (1910) del melarese Policronio Carletti mentre alle pareti si trova il ciclo ottocentesco dei dipinti con I miracoli della Vergine del Pilastrello di Giovanni Baccari. In una vasca monolitica in marmo degli inizi del novecento sgorga l’acqua della fonte miracolosa.

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Duomo di Santa Sofia

La chiesa di Santa Sofia è il Duomo di Lendinara. Secondo la tradizione sorse nel 1070 sulle rovine di un antico tempio come oratorio della famiglia Cattaneo. Intorno al 1674 in forte degrado, venne ampliata e restaurata secondo il progetto dell’architetto ferrarese Angelo Santini nel 1760. I lavori si trascinarono finché non venne coinvolto l’architetto lendinarese don Francesco Antonio Baccari a cui si deve il progetto della facciata. A fianco del Duomo s’innalza la torre campanaria, una delle più alte d’Italia. Venne realizzata tra il 1797 e il 1857 anch’essa su progetto del Baccari. Nel 1938 al Poloni ed al Casanova venne affidato il compito di restaurare le pitture murali e restaurare la decorazione. L’interno organizzato in tre navate termina con un abside sormontata da una cupola. All’interno della chiesa affreschi di Giorgio Anselmi decorano la cupola e il catino absidale: rappresentano il Trionfo della chiesa, I quattro dottori della chiesa e La trasfigurazione di Cristo (1796-1797). Nel I altare a sinistra si trova una tela del Casanova del 1942 che raffigura Sant’Antonio da Padova, il II ospita La Vergine del Rosario e Santi del pittore lendinarese Giovanni Battista Albrizzi mentre nel III è collocata una tela novecentesca di B. Biagetti col Sacro Cuore di Gesù. All’interno di un piccolo vano tra il terzo e quarto altare sulla navata sinistra è possibile ammirare l’intensa Madonna con il Bambino e angelo musicante (1511) del giorgionesco trevigiano pittore Domenico Mancini, la Madonna con il Bambino in trono tra San Lorenzo martire e Sant’Antonio da Padova (inizi sec. XVI) eseguita da Francesco Bissolo e un Ecce homo (1615) del Fetti. Considerando ora gli altari di destra, troviamo nel I una Madonna in gloria con il Bambino e le anime del Purgatorio (1700 ca.) del pittore estense Zanchi, sul II la Discesa dello Spirito Santo (1765 ca.) di Domenico Maggiotto, uno dei maggiori allievi del Piazzetta, mentre nel III altare si trova l’opera dello Zanchi Santi apostoli Pietro e Giacomo (o Allegoria del Papato). Il martirio di Santa Sofia e delle sue figlie Fede, Speranza e Carità si colloca sull’altar maggiore ed è stato realizzato nel 1793 dal veneziano Carlo Alvise Fabris, allievo del Longhi e dell’Angeli. Ai lati del presbiterio si trovano i busti dello Scipioni e del Cappellini vicino ai quali sono collocati due dipinti del veronese Agostino Ugolini: i Santi Agostino, Benedetto, Scolastica, Chiara e Placido e la Madonna con il Bambino in gloria con i Santi Andrea Avellino, Gaetano da Thiene e Valentino. Nella sacrestia si trovano un modello ligneo in scala del campanile e altri interessanti dipinti come, ad esempio, le Scene della vita di San Costanzo (1730 ca.) del veneziano Bartolomeo Litterini, due tele del sec. XVII di Pietro Vecchia, una copia del Tiziano ed una pala in cattive condizioni attribuita a Matteo dei Pitocchi.

Chiesa di San Biagio
L’elegante e neoclassica chiesa di San Biagio per come si presenta oggi risale al sec. XIX ma è presente un oratorio dedicato a San Biagio a Lendinara fin dal duecento, quando ad esso era annesso il convento degli Umiliati. La reggenza passò poi ai frati gerolimini (o fiesolani) e in seguito ai francescani zoccolanti. Nel 1786 divenne chiesa arcipretale e venne restaurata dall’architetto lendinarese don Giacomo Baccari ed in seguito con la collaborazione dello Jappelli. Nel corso del sec. XX vennero poste le vetrate (ditta Maffioli di Venezia), si costruì il coro ligneo (G. Businari di Padova) e venne inserito l’organo (Malvestio di Padova). La facciata della chiesa è caratterizzata dalle quattro colonne del pronao che sostengono il frontone decorato da statue ai vertici. Le due ali laterali sono delimitate da ampie arcate a pieno centro. Da una di queste si erge il campanile risalente al sec. XVII. L’interno è diviso in tre navate e modulato da imponenti colonne. Nel I altare a sinistra è presente la pala del Cristo crocifisso e i Santi Marco e Carlo Borromeo (primi del sec. XVII) di Malombra, nel II altare L’esaltazione dell’Eucarestia da parte di Santi francescani (1725 ca.) di Gregorio Lazzarini ed il III contiene la pala con Sant’Antonio da Padova e angeli (1942) dipinta da A. M. Nardi. Lungo il deambulatorio si trovano un quadretto con San Bellino, la pala con L’Immacolata concezione venerata dai Santi Biagio e Francesco (1725 ca.) del Lazzarini e La Sacra Famiglia, San Giovannino, Sant’Elisabetta e donatori, dipinto cinquecentesco di scula veneta. Nel IV altare di destra si trova esposta la Madonna della Cintura e nove santi (1690 ca.) dell’estense Antonio Zanchi, nel III la bellissima Visitazione (1525 ca.) della bottega di Dosso Dossi, nel II altare è collocata la pala con San Nicola, San Francesco d’Assisi, Sant’Antonio abate e Sant’Andrea apostolo (1585) del tardomanierista Andrea Vicentino mentre nel I altare di destra si trova la tela ottocentesca di Santa Margherita da Cortona. Sono presenti nella chiesa anche sculture di artisti lendinaresi: il baldacchino sopra l’altar maggiore del sec. XVIII di Giuseppe Fava detto il Saccadei, la croce del Ponzilacqua e la cantoria ottocentesca, opera di Luigi Voltolini.
Chiesa di Sant’Agata (ora di San Francesco, dei frati Cappuccini)
La chiesa di Sant’Agata venne fondata nel 1486 per il convento delle monache benedettine cassinesi.Tra il seicento e il settecento venne restaurata la chiesa e ampliato il convento. Nel 1810 il monastero venne soppresso. La chiesa e il convento rimasero chiusi per vent’anni prima dell’acquisto da parte di don Gaetano Baccari. Il monastero venne affidato ai frati Cappuccini. venne nuovamente soppresso nel 1868, salvo poi tornare ai Cappuccini nel 1876. La chiesa, per come appare ai nostri giorni, mantiene le antiche mura perimetrali, e il campanile del settecento con cella campanaria balaustrata e lanternino a cupola. L’interno, a navata unica, è stato ristrutturato nell’ottocento quando venne dato un nuovo orientamento all’asse della chiesa, opposto al precedente. La navata è ritmata da paraste di ordine ionico ed ha un profondo presbiterio ai lati del quale sono presenti due ambienti adibiti a coro. La facciata a due spioventi viene delimitata da lesene ed è dotata di un rosone centrale e di un portale architravato con portico, aggiunto nel novecento. Sull’altar maggiore, entro un’ancona lignea, è presente il dipinto Maria Vergine con il Bambino e San Francesco (1835) di Giovanni Baccari a cui si deve anche la Crocifissione presente sul retro. Nel coro si conservano una tela con l′Annunciazione,a sinistra, e una Visitazione, a destra, (probabilmente del sec. XVI) in gran parte ridipinte. Al centro è collocata l′Adorazione dei Magi di un artista veneto del sec. XVI vicino ai modi di Francesco Rizzo da Santacroce. Nella sala lettura del convento vengono conservate le tele de Il sacrificio di Abramo, Giacobbe carpisce la benedizione di Isacco e Rebecca al pozzo (fine XVII sec.) del lendinarese Francesco Mosca. Nel refettorio si trovano altri dipinti: San Pietro che resuscita Tabita, copia tratta dal dipinto del Guercino, e San Girolamo in meditazione, replica del dipinto di Jacopo Palma il Giovane. Negli ambienti del convento è presente anche la tela Sant’Agata (1834) di Andrea Pozzi, in passato collocata sull’altar maggiore ed oggi in precarie condizioni.

Chiesa di Santa Maria e Sant’Anna
La chiesa di Santa Maria e Sant’Anna che sorge in una suggestiva piazzetta venne edificata nel 1433 per volere di Anna Bollato Falconetti. Nei sec. XVI e XVII era presente presso la chiesetta un convento di Suore Benedettine. Nel 1799 venne occupata dai Russi che vi celebravano i riti ortodossi. La chiesa venne restaurata nell’ottocento per volere e sotto la sovrintendenza di don Gaetano Baccari. La facciata in mattoni a vista venne, poi, rinnovata negli anni trenta del novecento. L’interno consiste in una navata unica con due piccoli cori e due altari ai lati del presbiterio. Sull’altar maggiore è posta una tela del 1816 di Giovanni Baccari dedicata a Maria Vergine che porge il Bambino a Sant’Anna, San Giuseppe, San Gioacchino, e San Iacopo. Sull’altare di sinistra è collocata un’opera di un anonimo pittore tardomanierista raffigurante La chiamata di San Matteo. Sull’altare di destra, invece, è presente l’interessante tela di ispirazione fortemente controriformista Madonna del Carmine che appare a Santi, re, doge e anime del Purgatorio (1614 ca.) di Andrea Vicentino.

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