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Ugali (Kenya)

Sono stata in Kenya nel febbraio del 2004, e una volta rientrata a casa, mi venne il così detto “mal d’Africa”.
Trascorsi una settimana nell’all’ora Ventaclub Temple Point, sulla più famosa e bella spiaggia del Kenya, ovvero Watamu, e feci il safari nel parco nazionela dello Tsavo Est e fu un’esperienza meravigliosa, mi sono ripromessa di tornare più volte, perchè il safari durò solo un giorno e mi sarebbe piaciuto dormire almeno una notte nei lodge per poter vedere gli animali quando il sole cala, e fa meno caldo, e allora raggiungono i ruscelli per abbeverarsi ed è più facile vederli, ma non l’ho mai fatto.

Il Kenya che ho vissuto io, tra le mura dorate di un villaggio turistico, è stato di tanto sole, e caldo, e spiagge selvagge, bianche. L’Africa potrebbe sfamarsi grazie al turismo, ma purtroppo ci sono troppi interessi per tenerla povera e ignorante.
Al di fuori del villaggio turistico tutto è diverso, si sa, ma per vivere la vera Africa bisognerebbe unirsi a delle organizzazioni umanitarie, diversamente ci si accontenta di vedere la parte bella, quella che ti attrae proprio per il suo “essere selvaggio”.

I Viaggi della Ventaglio era un noto tour operator italiano e i suoi villaggi turistici avevano un’impronta italiana sia nell’animazione, che nell’orgaizzazione, che nel cibo.
Allora viaggiavo così, grazie agli sconti come agente di viaggio, e mi piaceva… Oggi viaggio in maniera molto diversa, e continua a piacermi…

Ricordo la serata keniota, quella con cena a base di specialità locali e spettacolo serale con i masai, e allora mi aveva colpito un piatto in particolare, perchè mi ricordava la nostra polenta, quel piatto era l’ugali.

Per ottenere questo piatto tipico africano, che in Kenya e Tanzania è il piatto nazionale, sono solamente necessari farina di mais, acqua e sale anche se alcune delle popolazioni sono solite unirvi (o sostituire la farina di mais) il sorgo o il miglio, cereali coltivati prima dell’avvento del mais fra il XVI e XVII Secolo.

Normalmente questo piatto viene accompagnato dallo spezzatino, ma può essere utilizzato per essere intinto nelle salse di pesce o nelle verdure.

Alcune delle verdure che in Africa vengono maggiormente utilizzate per ottenere un piatto energetico sono la zucca e la lattuga e in alcuni casi alcune tipologie di arachidi.

Si tratta di un piatto povero, che dà la possibilità alla popolazione di sfamarsi senza la necessità di dover utilizzare ingredienti raffinati e utilizzando un prodotto che in Africa è coltivato dai tempi antichi, il mais appunto.

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  • Tempo di cottura20 Minuti
  • Porzioni4 persone
  • Metodo di cotturaBollitura
  • CucinaAfricana
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Ingredienti

400 g farina di mais bianco
800 ml acqua
q.b. sale

Strumenti

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Preparazione

In una pentola profonda versare l’acqua, aggiungere il sale.

Appena raggiunto il punto di ebollizione, versarvi la farina di mais bianco e fare cuocere a fuoco dolce mescolando sempre per circa 15-20 minuti.

La farina deve cuocere fino al completo assorbimento dell’acqua. Coprire il tutto e cuocere a fiamma bassissima per cinque minuti. Controllare la consistenza della polenta e, se completamente solida, rovesciarla in un vassoio. Coprirla con un panno umido e servire tiepida.

L’ugali deve avere una consistenza densa e senza grumi.

Alcune foto del viaggio in Kenya dal 15 al 23 febbario 2004

CURIOSITA‘:

A differenza della nostra polenta, l’ugali è di colore bianco. Ha una consistenza soda e compatta, quasi come se fosse una pagnotta, ed è mangiato tradizionalmente con le mani.

Di solito l’ugali si versa in un piatto che è poi posizionato al centro della tavola e condiviso in famiglia. Ognuno ne prende una porzione. Se ne stacca un pezzetto con le mani. Con il pollice si fa una piccola pressione per creare una specie di conca, quasi a formare un cucchiaio che si va a intingere in stufati di carne (manzo, montone, capra, pollo, coda di bue pesce, verdure, fagioli).

La marca farina di mais bianco con cui mi trovo meglio per realizzare quezta ed altre ricette a base di questo prodotto è: Pan Farina Di Mais Bianca Precotta .

Come mai la cucina keniota ha degli influssi della cucina indiana?

La cucina keniota ha subito influenze dalla cucina indiana a causa della storia coloniale e degli scambi commerciali e culturali tra il Kenya e l’India.

Ecco alcuni motivi per cui ci sono influssi della cucina indiana in Kenya:
Colonizzazione britannica: durante il periodo coloniale britannico, molti indiani furono portati in Kenya come operai e commercianti. Questi indiani portarono con sé le loro tradizioni culinarie e le adattarono al contesto locale.

Comunità indiana in Kenya: la comunità indiana in Kenya è stata presente fin dal XIX secolo e ha mantenuto le sue tradizioni culinarie. Molti ristoranti e negozi di alimentari indiani in Kenya offrono piatti e prodotti tipici della cucina indiana.

Scambi commerciali: il Kenya e l’India hanno avuto scambi commerciali significativi, con l’India che esporta prodotti alimentari e spezie in Kenya.

Esempi di piatti kenioti con influenze indiane
Chapati: un tipo di pane piatto indiano che è diventato popolare in Kenya.
Samosas: frittelle di pasta ripiene di verdure o carne, originarie dell’India, ma ora comuni in Kenya.
Curry: piatti di curry sono comuni in Kenya, spesso preparati con carne o verdure e serviti con riso o pane.
Uso di spezie: la cucina keniota utilizza molte spezie comuni nella cucina indiana, come ad esempio il il cumino e il coriandolo.

In generale, gli influssi della cucina indiana in Kenya sono il risultato di una lunga storia di scambi culturali e commerciali tra i due paesi.


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Pubblicato da viaggiandomangiando

Classe 1980, ligure, ha pubblicato tre romanzi e altrettante raccolte di poesia, diplomata al Centro Sperimentabile di Cinematografia in sceneggiatura e produzione fiction televisiva, si occupa dell'organizzazione degli eventi artistico/culturali dell'associazione di cui è presidente.

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