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Sonso de yuca (Bolivia)

La conquista dell’Impero Inca da parte di Francisco Pizarro aprì la strada alla sottomissione della Bolivia nel 1535 e alla creazione della Real Audiencia de Charcas, parte del Vicereame del Perù, che comprendeva tutto ciò che è attualmente in territorio boliviano. L’indipendenza dell’Alto Perù, nome dato a quel tempo al territorio dell’attuale Bolivia, dipese indirettamente anche dall’indipendenza dagli spagnoli del Vicereame del Río de la Plata. Fu decisiva la battaglia di Ayacucho, dove il generale Antonio José de Sucre, agli ordini di Simón Bolívar, che divenne poi il primo presidente della Bolivia, sconfisse definitivamente l’esercito spagnolo, liberando dal loro dominio anche il territorio dell’Alto Perù.

Nella storia recente, La Guerra del Chaco, con il Paraguay, portò al potere una nuova generazione di militari, con una forte enfasi nazionalista, ma l’avvenimento storico di maggior importanza dall’indipendenza, fu la rivoluzione del 1952 a cura dell’MNR: venne istituito il suffragio universale, furono nazionalizzate le miniere di stagno e nel 1953 si decretò la riforma agraria. L’MNR restò al governo, con importanti successi elettorali, fino al 1964, quando un colpo di Stato militare portò alla presidenza il generale René Barrientos Ortuño; fu durante il suo governo che si sviluppò la Guerriglia del Ñancahuazú organizzata da Che nel Dipartimento di Santa Cruz. Fu lui a dare l’ordine di assassinare Ernesto “Che” Guevara il 9 ottobre 1967. Barrientos morì l’anno dopo in un misterioso incidente aereo.
Si susseguirono anni turbolenti, fatti di colpi di stato, e fi con il governo democratico di Siles Zuazo (19821985) che si aprì il periodo di stabilità politica che dura tutt’oggi, sebbene il presidente Evo Morales si è dimesso il 10 novembre 2019 ed è stato costretto a fuggire dal paese e a chiedere asilo in Argentina, a seguito di un colpo di Stato durante il quale polizia e militari hanno chiesto le sue dimissioni, dopo l’accusa di aver truccato le elezioni del 2019 e ad oggi è ancora insefiato un governo provvisorio.

Nella cucina boliviana viene quasi tutto disidratato e essiccato secondo antichi riti e tecniche millenarie. Sono tradizioni nate dall’esigenza di conservare gli alimenti in mancanza di frigorifero.
Le patate non mancano mai, perché venendo appunto disidratate (la parola “chuño” indica questo processo di disidratazione) e essiccate, possono durare anni, di solito almeno due o tre. Esistono ben 230 varietà diverse di patate.
Così come non manca mai nemmeno la manioca (in Bolivia chiamata yuca) che si mangia in moltissimi modi. Fritta viene spesso accompagnata con la llajwa, una salsa piccante di locotos e pomodori. Motivo per cui ho scelto il sonso de yuca per il blog: purea di manioca e formaggio locale. Poiché la manioca ha un sapore dolciastro alla nocciola quando viene cotta, il sonso de yuca viene spesso definito uno spuntino dolce e di solito viene servito con una tazza di caffè la sera.
Può essere fritto, cotto o grigliato.
Comunemente, l’impasto viene grigliato su un grosso spiedino di bambù sul carbone, che conferisce un sapore affumicato che è caratteristico dello spuntino di strada.

  • DifficoltàMolto facile
  • CostoMolto economico
  • Tempo di preparazione30 Minuti
  • Tempo di cottura10 Minuti
  • Porzioni10 spiedini
  • Metodo di cotturaBrace
  • CucinaSudamericana

Ingredienti

  • 1.5 kgmanioca
  • 1 kgformaggio grattuggiato
  • 450 gformaggio a pasta dura (tipo Edam o Gouda)
  • 2 cucchiaiburro
  • 2 cucchiailatte (caldo)
  • 1uovo
  • q.b.sale

Strumenti

  • 10 Spiedini di bambù

Preparazione

  1. Lavare accuratamente le radici di manioca e sbucciarle, quindi tagliarle a cubetti.

    Risciacquare con acqua fredda. Mettere la manioca in una casseruola e coprire con acqua fredda, quindi aggiungere il sale e portare ad ebollizione. Lasciar cuocere a fuoco lento per circa 35 minuti.

    Scolare e schiacciare la manioca con uno schiacciapatate.

    Mescolare la manioca e i formaggi e impastarli a mano.

    Aggiungere gradualmente il burro, l’uovo lievemente sbattuto e il latte.

    Impastare bene fino ad ottenere un impasto omogeneo e leggermente sodo.

    Dividere il composto in 8-10 palline.

    Distribuire le palline di manioca schiacciata intorno alla metà di ogni spiedino, lasciando un piccolo spazio vuoto nella parte superiore dello spiedino.

    Mettere gli spiedini su una griglia calda o una piastra fino a quando la manioca diventa marrone dorato oppure friggili nell’olio caldo, oppure cuocili al forno a 180°C per circa 45 minuti (in questo modo puoi optare anche per una “chipa”, torta salata con gli stessi ingredienti)

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Pubblicato da viaggiandomangiando

Classe 1980, ligure, ha pubblicato tre romanzi e altrettante raccolte di poesia, diplomata al Centro Sperimentabile di Cinematografia in sceneggiatura e produzione fiction televisiva, si occupa dell'organizzazione degli eventi artistico/culturali dell'associazione di cui è presidente.

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