La brandada de bacalao è tipica della cucina catalana, sebbene la ricetta sia però molto diffusa in tutto il Mediterraneo, dalla Liguria alla Provenza.
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Il suo nome deriva dal verbo catalano brandar , che significa muoversi energicamente con un movimento avanti e indietro.
Si tratta di una emulsione a base di olio di oliva e baccalà, che anticamente veniva fatta in un mortaio, come l’aioli.
Solitamente viene servita su crostini di pane (tostadas) e accompagnata da patate bollite o grigliate, con buccia e tagliate a metà, come antipasto per le Festività natalizie.
Varianti della Brandada de bacalao:
La brandada, o brandade, apparteneva alla cucina popolare tradizionale casalinga e familiare che i contadini della costa che va da Alicante alla Liguria, fino a quando, intorno al periodo della Rivoluzione Francese , la ricetta raggiunse Parigi, diventato Brandade de morue (morue = baccalà)
La versione parigina evita l’aglio, un tempo considerato volgare, sostituisce l’olio d’oliva con olii vegetali , o con il burro , e aggiunge panna e/o latte.
La ricetta ligure del Brandacujun , a base anch’essa di baccalà, aglio e olio di oliva, deriva dallo stesso verbo spagnolo brandar, che in francese è brandir cioè agitare, scuotere e da branler, oscillare, muovere con forza.
Questa parola è entrata a far parte del dialetto ligure, come tante altre francesi, e si è unita con una italiana: “branda, cujon! Branda, che ciu ti u brandi ciu u l’è bon!”, cioè “scuotilo, coglione! Scuotilo che più lo scuoti più è buono!
Con un chiaro riferimento anche sessuale.
Nel brandacujun c’è l’aggiunta imprescindibile delle patate.
Così come ne La Mancha c’è la variante chiamata atascaburras , che comprende patate e noci.
E nelle Isole Baleari esiste una variante tradizionale che prevede il carciofo schiacciato con il resto degli ingredienti.