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Injera (Etiopia e Eritrea)

Quello che lega questi due paesi è la lunga guerra per l’ indipendenza eritrea. Un conflitto armato che ebbe luogo tra il 1961 e il 1991, scoppiato a seguito dell’annessione dell’Eritrea da parte del governo etiope, conclusosi, dopo circa trent’anni, con la vittoria eritrea e la proclamazione dell’indipendenza a seguito di un referendum, nel 1993.
Nel maggio del 1998 una disputa di confine causò lo scoppio di una nuova guerra tra i due Paesi, che si protrasse fino alla stipula dell’accordo di Algeri nel 2000; l’elevato costo del conflitto, stimato per entrambe le parti intorno al milione di dollari al giorno, causò effetti devastanti sull’economia dell’Etiopia.

In Etiopia il 25 ottobre 2018 è stata nominata presidente della Repubblica la diplomatica Sahle-Uork Zeudé, primo presidente donna nella storia etiope, e attualmente unico capo di stato donna in tutta l’Africa.
Il Primo Ministro Abiy Ahmed Ali, eletto anch’egli nel 2018, fece una storica visita in Eritrea terminando così il conflitto tra i due Paesi e per i suoi sforzi nel porre fine alla guerra ventennale tra Etiopia ed Eritrea, ad Abiy Ahmed è stato conferito il premio Nobel per la pace nel 2019.

La cucina eritrea e quella etiopica (specialmente del nord) sono molto simili, a causa della storia condivisa dai due popoli.

Un tipico piatto eritreo e etiopico è l’injera, pane di farina di teff che mischiata all’ acqua crea un impasto cremoso che viene lasciato fermentare per 24 ore; per la cottura viene versato e spalmato su larghe piastre scaldate, chiuse da un coperchio (quelle tradizionali si chiamano mogogo).
L’injera è solitamente accompagnata da uno spezzatino speziato, il wat, uno stufato etiope a base di manzo, pollo, montone, verdure o pesce, o dallo zighini, un spezzatino eritreo di manzo servito con una purea di legumi e verdure bollite.
Il berberé, una miscela di spezie che si compone di una varietà di erbe comuni ed insolite, accompagna quasi tutti i piatti.

Quando si mangia, in genere i commensali condividono il cibo da un grande vassoio posto al centro di un tavolo da pranzo basso. Vi sono ammonticchiati numerosi dischi di injera conditi con vari stufati piccanti. I commensali prendono con la mano destra un pezzo di injera di fronte a loro, strappandolo da una forma e intingendolo nello stufato.

L’injera originale viene lasciata riposare per tre giorni ma, se non si è amanti dell’acidità nei panificati, è sufficiente una notte.

Foto dal sito LinsFood.

  • DifficoltàBassa
  • CostoMolto economico
  • Tempo di preparazione5 Minuti
  • Tempo di riposo10 Ore
  • Tempo di cottura5 Minuti
  • Porzioni10
  • Metodo di cotturaFornello
  • CucinaAfricana

Ingredienti

  • 180 gfarina di teff
  • 480 mlacqua (tiepida)
  • q.b.sale

Preparazione

  1. In una terrina mescolate la farina di teff con il sale e aggiungete l’acqua a temperatura ambiente.

    Coprite con un panno e fate riposare almeno 10 ore (per ottenere il sapore originale dell’injera, fate riposare tre giorni).

    Terminato il periodo di fermentazione, mescolate l’impasto rendendolo omogeneo.

    Scaldate una piastra antiaderente e versatevi sopra un paio di cucchiai di injera.

    Fate cuocere su un solo lato finché la superficie non si secca e appaiono una serie di crêpe. La parte inferiore a questo punto avrà sviluppato una alveolatura quindi vi basterà capovolgere l’injera su un piatto e utilizzarla come meglio preferite.

Il teff:

Coltivato da oltre 5000 anni in Etiopia, il teff è un cereale endemico dalle caratteristiche molto particolari: si contraddistingue per il sapore leggermente nocciolato e non contiene glutine, ma è ricco di fibre alimentari, ferro e minerali che lo rendono molto nutriente.

Esistono due varietà di teff: uno bianco e uno rosso. La versione bianca è considerata una tipologia più raffinata, che dà come risultato una farina più chiara.

L’ uso è molto diffuso anche in Eritrea, Somalia, Yemen e presso il popolo Nuer del Sudan e rappresenta per i loro abitanti ciò che il frumento è per gli europei e il riso per asiatici.

Secondo l’etimologia popolare il termine teff significa “perduto” dalla radice della lingua amarica t.ff, a significare appunto la estrema facilità che il seme finissimo scivoli tra le dita e vada appunto perduto. I suoi semi sono così piccoli (meno di 1 mm di diametro), che se ne può tenere in mano un numero sufficiente per seminare un intero campo, proprietà che rende il teff particolarmente adatto alla vita seminomade.

Il teff costituisce anche l’ingrediente principale nella preparazione della “Tella”, una birra tradizionale dall’Etiopia, e veniva utilizzato per la produzione industriale di birra senza glutine.

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In Italia la farina di Teff non è ancora molto facile da reperire. In alternativa, potete sostituirla con una miscela di 3 tipologie di farine: mais, tipo 00 e integrale e l’aggiunta del lievito di birra (vedi QUI).

Oppure potete acquistare la farina di teff on line: Farina di Teff chiara 500g senza glutine

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Pubblicato da viaggiandomangiando

Classe 1980, ligure, ha pubblicato tre romanzi e altrettante raccolte di poesia, diplomata al Centro Sperimentabile di Cinematografia in sceneggiatura e produzione fiction televisiva, si occupa dell'organizzazione degli eventi artistico/culturali dell'associazione di cui è presidente.

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