I Susamielli sono dei biscotti napoletani a forma di S, tipici del periodo natalizio.
Thank you for reading this post, don't forget to subscribe!Realizzati con farina, zucchero, mandorle e miele, a cui è aggiunto il pisto (una miscela di spezie a base di cannella, chiodi di garofano, noce moscata e anice stellato); io li ho preparati senza glutine con farina di riso.
In molti credono che il nome Susamiello derivi dalla sua forma, in realtà, il dolce di origine greca, deve il suo nome al fatto che venivano aggiunti all’impasto dei semi di sesamo, per meglio insaporire l’impasto, infatti un tempo si chiamavano “sesamielli”.
Nel 1700 nascevano da un impasto con giulebbe, ovvero uno sciroppo di zucchero con essenze di frutta e fiori, miele (sostituito popolarmente dal mosto di vino cotto preparato con una lunga cottura), farina, mandorle abbrustolite, scorzette di arance candite, cannella, chiodi di garofano e pepe.
Secondo la tradizione i migliori erano quelli delle monache di Donna Regina. Venivano confezionati sia a mò di di cerchio che in forma di S.
La ricetta più antica dei susamielli è contenuta nel ricettario del 1788 di Vincenzo Corrado “Credenziere del buon gusto, del bello, del soave e del dilettevole per soddisfare gli uomini di sapere e di gusto”, sotto il nome di “susamielli nobili”.
Cuoco, filosofo e letterato, Corrado era già autore del celeberrimo libro “Il Cuoco Galante”, famoso banqueting manager dell’epoca e noto per essere stato il primo gastronomo a mettere per iscritto la “cucina mediterranea”.
Anticamente erano preparate tre diverse ricette dei Susamielli.
Quelli offerti agli zampognari erano chiamati “Susamielli dello zampognaro” ed erano costituiti da farina ed ingredienti riciclati, come le bucce degli agrumi.
I “Susamielli del buon cammino” erano destinati al clero, prelati, preti, suore e ai frati e avevano un ripieno di marmellata di amarene.
La ricetta destinata ai nobili è quella più diffusa ancora oggi.
Una leggenda metropolitana racconta anche che una suora di nome Celestina, appartenente ad uno dei tanti conventi napoletani adibiti ad opifici di dolcezza, nel preparare questi biscotti ancora nella forma tonda, esclamò: “maledetto, tu mi tenti… sei un diavolo! E allora ti trasformo in serpente!!!”
Sono dei perfetti per i giorni di festa, insieme agli altri classici del Natale napoletano come roccocò, mustaccioli e struffoli.
La ricetta è stata la protagonista della diretta TikTok “Aspettamdo il Natale”.

- DifficoltàMedia
- CostoEconomico
- Tempo di preparazione10 Minuti
- Tempo di cottura15 Minuti
- Porzioni10Pezzi
- Metodo di cotturaForno
- CucinaItaliana
- StagionalitàNatale
Ingredienti
Strumenti
Passaggi
Se non usate la farina di mandorle, rostate prima le mandorle e poi riducetele in farina.
Mescolare la farina di riso, all’amido e alla farina di mandorle.
Fare sciogliere il miele.
Aggiungerlo al mix di farine, aggiungere lo zucchero, il pisto e l’ammoniaca per biscotti.
Lavorare l’impasto a forma di palla.
Ricavare delle piccole porzioni d’impasto e realizzare dei cordoncini lunghi 10 cm e larghi circa 2 cm.
Formare delle S, decorandole inserendo all’interno delle due piegature delle mandorle intere.
Cuocere in forno a 180°C statico, per 15 minuti.



Per una versione vegana potete sostituire il miele con sciroppo d’acero o, come in una antica ricetta, usare il vino cotto.
FAQ (Domande e Risposte)
Che cosa è, e come si prepara il giulebbe?
Il giulebbe è uno sciroppo ottenuto dalla cottura di 180 gr di acqua e 180 gr di zucchero fatti bollire insieme fino a ottenere un impasto viscoso.
Dosi variate per porzioni
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