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Liquore alla genziana

Qualche mese fa ho assaggiato il liquore alla genziana abruzzese per la prima volta.
Era fine cena, uno di quei bicchierini che ti offrono a casa di amici e accetti senza pensarci troppo.
Ero molto curiosa di assaggiarlo, la mia bisnonna era di Alfedena, in Alto Sangro. Ricordo di averla sentita raccontare delle radici che lei e la sorella andavano a cogliere in montagna, le portavano a casa e la madre lavorava. Ne facevano in abbondanza, da condividere con i vicini delle case accanto. Si conoscevano un po’ tutti, come succede quando le porte restano aperte e le cose passano da una casa all’altra senza bisogno di chiedere.
Oggi non è più così semplice. La raccolta è regolamentata e spesso non è consentita liberamente, perché la pianta è, giustamente, protetta.
Non ricordo di averla mai vista farlo davvero, ma del liquore di genziana ne parlava come qualcosa della tradizione, quasi con orgoglio. Quello abruzzese era l’unico, vero e inimitabile liquore di genziana. Guai a contraddirla.
Non mi è piaciuta subito.
Troppo amaro, troppo diretto. Eppure mi è rimasto in testa tanto che dopo un po’ ho iniziato a cercare come prepararlo.
Le radici si trovano secche, non fresche. Io le ho prese online, da un sito di prodotti abruzzesi.
Quando sono arrivate le ho aperte senza sapere bene cosa aspettarmi.
Sembrano pezzi di legno, niente di più. Odore forte, amaro, molto netto.
A quel punto non mi rimaneva che mettermi all’opera.
È una di quelle preparazioni semplici, tipiche: metti insieme vino, alcol e radice e poi aspetti. Ogni tanto giri il barattolo e basta.
Il resto lo fa il tempo.
Io l’ho fatta semplice, senza spezie. Volevo capire quel sapore lì, autentico, senza aggiungere altro. Ma sicuramente in futuro proverò anche l’altra versione.
Quando l’ho assaggiata alla fine, era esattamente come la ricordavo.
Forse un filo più morbida, ma sempre decisa.
Non è un liquore per tutti, ma secondo me vale la pena provarci almeno una volta.

  • DifficoltàFacile
  • CostoMedio
  • Tempo di preparazione15 Minuti
  • Tempo di riposo30 Giorni
  • Porzioni35 bicchierini
  • CucinaItaliana
  • StagionalitàAutunno, Inverno
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Ingredienti

1 l vino bianco secco (circa 12 gradi)
200 ml alcol puro (95%)
155 g zucchero

(facoltativo: scorza di limone, cannella, chiodi di garofano da usare con parsimonia perché modificano il sapore)

Strumenti

1 Bottiglia di vetro da 1 litro
1 Barattolo di vetro e capiente
2 Garze per filtrare
1 Imbuto
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Passaggi

Mettiamo il vino bianco, l’alcol e la radice di genziana in un barattolo di vetro capiente. Chiudiamo bene e lasciamo in infusione per circa 25–30 giorni, in un luogo buio e fresco. Non c’è molto da fare: ogni due o tre giorni muoviamo il barattolo, giusto per rimettere in circolo i liquidi.
Con il passare del tempo vedremo il colore cambiare lentamente, diventare più intenso, e anche l’odore si farà più deciso. È un processo lento, ma è proprio qui che si costruisce il sapore del liquore.

Trascorso il tempo di riposo aggiungiamo lo zucchero. Possiamo versarlo direttamente nell’infuso e mescolare finché non si scioglie, oppure scioglierlo prima in poco vino leggermente tiepido, così si incorpora più facilmente. Meglio non esagerare con lo zucchero, la genziana nasce amara e deve restarlo.
A questo punto filtriamo con calma, usando una garza. Prendiamoci il tempo necessario per farlo bene senza fretta. Più il liquido è pulito, più sarà piacevole da bere.
Una volta filtrato, imbottigliamo e lasciamo riposare ancora qualche giorno. Non è indispensabile, ma aiuta i sapori ad armonizzarsi meglio.
Il liquore cambia molto in base al taglio della radice e al tempo di infusione. Se i pezzi sono più piccoli, l’amaro si sviluppa più velocemente; se sono più grandi, serve più tempo.

liquore genziana

Conservazione

Note

La radice di genziana (Gentiana lutea) è quella che si usa per questo liquore, ma non è una pianta che si può raccogliere liberamente.

In Italia la raccolta è regolata a livello regionale e, nella maggior parte dei casi, è vietata o fortemente limitata.
Il motivo è semplice: la genziana cresce lentamente e negli anni è stata raccolta troppo, mettendo a rischio la sua presenza spontanea.

In regioni come l’Abruzzo esistono norme specifiche: la raccolta è consentita solo in condizioni precise, spesso con autorizzazioni e rispettando limiti molto rigidi.

Per questo, se vuoi preparare la genziana in casa, la scelta più corretta è acquistare radici già essiccate da rivenditori affidabili.
Sono ottenute da coltivazioni o da raccolte controllate e permettono di rispettare la pianta senza creare danni all’ambiente.

FAQ (Domande e Risposte)

Si può usare la genziana per infusi per fare il liquore?

Sì, purché sia radice pura e non una miscela. Meglio scegliere pezzi interi o tagliati grossolanamente: la polvere complica il filtraggio e rende l’amaro più aggressivo.

Quanto tempo deve restare in infusione?

Dipende dal taglio della radice. Con pezzi medio-grandi bastano 30 giorni. Se i pezzi sono più piccoli, può essere sufficiente anche meno. Il modo migliore è assaggiare dopo due settimane di infusione. L’amaro deve essere deciso ma non invadente.

Si può fare senza alcol?

No, non nella versione tradizionale. L’alcol serve a estrarre e fissare gli aromi. Senza, si ottiene una bevanda diversa, più simile a un vino aromatizzato.

Quanto zucchero va messo?

Non esiste una quantità fissa. La genziana nasce amara, quindi lo zucchero serve solo ad arrotondare. Meglio partire con poco e aggiungerne eventualmente dopo un primo assaggio. La dose della ricetta è, a mio gusto, quella migliore.

Si possono aggiungere spezie?

Sì, ma cambiano il risultato. Cannella, chiodi di garofano o scorza di limone rendono il liquore più morbido e profumato, ma meno fedele al sapore originale.

Le spezie si possono variare?

Sì, alcune varianti esistono anche in ambito domestico. Oltre alle più classiche, si possono usare anche alloro, scorza d’arancia o semi di finocchio, sempre in quantità molto piccole.
L’alloro dà una nota più erbacea, la scorza d’arancia rende il liquore più morbido, mentre i semi di finocchio aggiungono una sfumatura più digestiva.
Detto questo, sono aggiunte che cambiano il profilo della genziana. Se vogliamo un risultato più vicino alla versione tradizionale, è meglio non aggiungere nulla o limitarsi a una sola variante leggera.

Quanto si conserva?

Se ben filtrata e conservata in una bottiglia chiusa, la genziana dura tranquillamente 1 anno, spesso anche di più.
Va tenuta al buio e lontano da fonti di calore. Non è necessario metterla in frigorifero.
Con il tempo il sapore tende ad ammorbidirsi leggermente, diventando più rotondo, ma resta comunque stabile.
È raro, ma può rovinarsi se:
– non è filtrata bene può diventare torbida
– entra aria il sapore cambia
– viene esposta a luce e calore

Si può usare un vino qualsiasi?

Meglio un vino bianco secco, non aromatico. Un vino troppo profumato o dolce altera il risultato finale.

Che gradazione ha circa?

Con queste proporzioni la gradazione finale è intorno ai 24–25 gradi. Può variare leggermente in base al vino utilizzato e alla quantità di zucchero.


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