La coca è uno dei simboli più antichi della tradizione gastronomica catalana e balearica. Simile ad una focaccia è nata nel Medioevo per recuperare gli impasti del pane non ben lievitati, era arricchita con ingredienti semplici e cotta nel forno.
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➡️Il termine “coca” deriva dal latino coquere (cuocere), e ha radici antichissime nella cucina mediterranea contadina: era un modo semplice per riutilizzare l’impasto del pane avanzato, condito poi con ingredienti locali. È strettamente imparentata con altre focacce del bacino del Mediterraneo (come la fougasse francese o la pita greca).
Tradizione:
Le cocas si preparano tutto l’anno, ma alcune versioni sono legate a festività religiose o stagionali (es. la coca de Sant Joan per il solstizio d’estate)
➡️Nel tempo ha assunto infinite varianti: dolci o salate, aperte o chiuse, alte o sottili, con o senza lievito.
• Coca salata: con verdure (es. coca de recapte), sardine, baccalà, formaggio o salsiccia.
• Coca dolce: con frutta (es. ciliegie o albicocche), zucchero, crema, pinoli, anice o sobrasada dolce.
➡️Tra le versioni dolci più amate c’è la coca de vidre, croccante e sottilissima, con zucchero caramellato e pinoli.
➡️Il nome “di vetro” viene proprio dall’effetto lucido dello zucchero in cottura. Tradizionalmente si aromatizza con liquore all’anice.
La mia versione della Coca de vidre è senza glutine, con farina di riso e di semi di carrube.