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La genovese incontra la calamarata.

La “Genovese” con la calamarata. Un primo piatto all’ insegna della tradizione partenopea, seppur il nome tragga in inganno.

Perché questo piatto si chiama così? Le teorie sono molteplici: Nel Quattrocento, l’area del porto era piena di locali che preparavano questa specialità per i marinai genovesi che sbarcavano a Napoli.

Sembra che i cuochi che lavoravano nelle cucine della zona fossero originari di Genova, il cuoco che inventò la ricetta, chiamato proprio “O Genovese.

Molto spesso la preparo con carne di agnello , sebbene la tradizione chiama carne di vitello.

Servirebbero cipolle bionde, io che le coltivo ne utilizzo anche altre varietà soprattutto a fine inverno che devo terminare le scorte del raccolto precedente.

Normalmente si utilizzano gli ziti spezzati, ho scelto la calamarata preparata in casa, basta un mattarello sottile e il gioco è fatto.

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Altre ricette con pasta fatta in casa le trovate in seguito.

  • DifficoltàFacile
  • CostoEconomico
  • Tempo di preparazione1 Ora
  • Tempo di cottura4 Ore
  • Porzioni4
  • Metodo di cotturaFornello
  • CucinaItaliana
  • StagionalitàTutte le stagioni
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Ingredienti La genovese incontra la calamarata.

Per preparare la genovese con calamarata.

Ingredinti “genovese”

400 g scamone di manzo (Oppure polpa di agnello)
1 kg cipolla dorata
1 bicchiere vino bianco
q.b. olio di oliva
q.b. sale

Ingredienti calamarata

300 g semola
1 pizzico sale
q.b. acqua (Tiepida. Fino a ottenere un impasto sodo e lavorabile.)

Strumenti necessari per la genovese con calamarata

Un mattarello 1,5 cm di diametro, pentola per la pasta e tegame in terracotta per il condimento. Oppure pentola a doppio fondo per non far attaccare, vista la lunga cottura. Coltello per le cipolle e tagliere.

Altri suggerimenti

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Procedimento Genovese con calamarata

Preparare la “genovese”

Innanzi tutto affettate sottilmente le cipolle e fate rosolare in una padella capiente.

Aggiungete poi la carne tagliata a piccoli pezzetti. Alcuni preferiscono una pezzatura più grande; io vado su piccoli pezzetti. Rosolate bene e aggiungete il vino e fate sfumare.

Infine aggiustate di sale e fate cuocere lentamente per almeno tre ore. Le cipolle dovranno diventare trasparenti e cremose, la carne si sfalderà in molti filamenti.

Nel frattempo preparate la pasta. Impastate gli ingredienti elencati e fate riposare il panetto una trentina di minuti. Tagliate in rettangoli 2×6 e avvolgete intorno al mattarello. Passate sul rigagnocchi per sigillare.

Fate cuocere in acqua bollente salata e trasferite ancora al dente nel condimento.

Servite ben calda con formaggio grattato.

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Qualche consiglio in più

Non abbiate fretta è il consiglio più appassionato. La genovese ha bisogno una cottura lentissima, perchè deve creare una crema insieme alla carne, trasparente e ambrata.

Potete anche condire gli ziti spezzati, oppure le mezzane.

Incrediblmente buona con polenta arrostita. Oppure nella pitta calabrese che un tempo io farcivo con la genovese preparata con carne di agnello.

​”Il mio primo incontro con questa ricetta risale ai lontani anni ’80. Ero sposata da poco e la mia confidenza con i fornelli napoletani era ancora tutta da costruire. La mia cucina è sempre stata un incrocio di sapori: le mie radici si intrecciavano a quelle di mio marito, divise tra Napoli e la Romagna.

​Poco più che ventenne, muovevo i primi passi tra le tradizioni regionali, accompagnata da mille incertezze. Ricordo ancora quegli ‘schiaffoni’ conditi con un sugo dove l’olio regnava sovrano e le cipolle restavano quasi trasparenti, tra pochi pezzi di carne. Eppure, è stato proprio da quegli esperimenti che la mia cucina ha iniziato a crescere, diventando, col tempo, autentica, credibile e decisamente gustosa.”


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Pubblicato da Enza Squillacioti

Bio Enza Squillacioti, da cuoca a fonte di ispirazione nella cucina e nella vita La passione per la vita all’aria aperta e la natura ha sempre caratterizzato la sua vita che, pur avendo lasciato il mondo professionale della cucina alcuni anni fa, non ha mai smesso di nutrire l’amore per il cibo, specializzata nella tradizionale cucina piemontese e italiana rustica. La sua dedizione la porta ad essere non solo un’apprezzata cuoca ma anche una stimata coach di cucina, organizzando corsi per turisti desiderosi di scoprire i segreti di piatti genuini arricchiti da erbe spontanee edibili, le cui virtù sa valorizzare nelle sue preparazioni. La decisione di coltivare un proprio orto, ponendo particolare enfasi sulle erbe aromatiche, e l’allevamento di galline, le sue “polle” per avere sempre a disposizione uova fresche, manifesta il suo profondo legame con la terra. Questa stessa passione è stata trasmessa ai suoi figli, i quali hanno abbracciato la vita agricola, dedicandosi all’allevamento di pecore e capre e alla produzione di formaggi e carni di qualità. Nel corso degli anni, ha scoperto la poesia e la musica, come forma di espressione personale, nella quale riflette non solo su sé stessa ma anche sulla società, condividendo poi queste riflessioni attraverso il suo blog di cucina Variabilicontaminazioni.blog che diventa punto di incontro tra la passione per la natura, l’amore per il cibo. La sua vita è un chiaro esempio di come le passioni possano tessere assieme gli aspetti più disparati dell'esistenza, creando un tessuto ricco di esperienze e condivisioni.


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