Tour Berlino Dresda Praga

Tour Berlino Dresda Praga

Un tour tra storia, arte e cultura: 5 giorni in 3 città stupende, vittima degli orrori della Seconda Guerra Mondiale ma finemente  ricostruite nella seconda metà del ‘900.

GIORNO 1 : BERLINO

Arriviamo all’aeroporto di Berlino Schoenefeld in tarda mattinata con un volo diretto da Roma.

L’aeroporto dista circa 40 km dal centro città, che decidiamo di raggiungere con l’Airport Express, un treno che ci porta diretti alla Stazione centrale Hauptbahnhof in 30 minuti, al prezzo di 3,30€! Una vera svolta!

Andiamo subito in hotel per fare il check-in e lasciare le valigie.

Abbiamo scelto l’hotel Steigenberger Hotel Am Kanzleramt, vicino alla stazione, in posizione strategica per visitare facilmente la città.

Le camere sono ben arredate, pulite, accoglienti e spaziose, dotate di bollitore per te, macchina espresso De Longhi (un vero lusso), tv, aria condizionata e bagno privato.

La colazione servita è a buffet e c’è praticamente di tutto: biscotti, torte, cornetti, salumi, frutta, yogurt, succhi, ecc.

Affamati, usciamo in strada e ci fermiamo da una bancarella di street food dove acquistiamo pretzel e currywurst per pochi euro.

La nostra prima tappa è il Reichstag, la sede del Parlamento tedesco, simbolo della caduta del nazismo.

Costruito nel 1874 per ospitare le camere del Parlamento tedesco, fu soprannominato dall’imperatore Guglielmo II l’edificio “cima del cattivo gusto” e “Reichsaffenhaus” (casa delle scimmie).

Nel 1933 un incendio distrusse quasi interamente il palazzo e, durante la seconda guerra mondiale, fu usato come clinica per le nuove nascite.

Nel 1990, dopo la caduta del Muro di Berlino, al suo interno venne celebrata la cerimonia della Germania riunificata; solo 9 anni dopo, l’edificio è tornato ad essere la sede ufficiale del Parlamento tedesco.

Scopriamo che è possibile visitare la stupenda cupola di vetro gratuitamente così, complice la scarsità di persone in fila, decidiamo di entrare e godere dello stupendo panorama berlinese.

Proseguiamo a piedi verso la Porta di Brandeburgo, commissionata nel 1788 da Guglielmo II come una delle 18 porte di accesso alla Città di Berlino; sulla cima dell’arco, svetta una quadriga raffigurante la Dea della Vittoria su un carro trainato da 4 cavalli.

Nel 1806, quando Napoleone conquistò Berlino, fece della Porta di Brandeburgo il suo bottino di guerra e fu presa e portata a Parigi, per poi tornare a Berlino solo nel 1814.

La Porta di Brandeburgo venne distrutta durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale e poi ricostruita.

Dalla Porta, scendiamo su Cora-Berliner-Straße e ci soffermiamo al Memoriale dell’Olocausto di Berlino, un’area composta da 2711 blocchi di cemento di varia altezza, in ricordo dei 6 milioni di ebrei uccisi durante il periodo nazista.

In quanto stanchi e leggermente affamati, decidiamo di non visitare la mostra dedicata alle vittime dell’Olocausto ma ci rechiamo in Alexanderplatz, la piazza più famosa della città.

L’aspetto della piazza è sintomo dell’architettura socialista: interamente circondata da palazzoni come “La casa dell’insegnante”, “La casa del viaggio”, “La casa dell’elettronica” e, per finire, la mitica Torre della televisione che domina la città con i suoi 365 metri di altezza (un metro per ogni giorno dell’anno).

Paghiamo il biglietto (11€) e saliamo su un’ascensore che ci porta a 203 metri, godendo dello splendido panorama sottostante.

Ci fermiamo per cena in un pub “The pub” ricavato all’interno di un ponte vicino Alexanderplatz, accogliente e familiare, dove ci spilliamo la birra da soli, una figata!

I piatti sono buoni e abbondanti, i prezzi nella media e il servizio veloce.

Locale super consigliato!

GIORNO 2: BERLINO

Dopo aver fatto colazione, usciamo subito alla volta del Museo Pergamon (il biglietto costa 12€), situato sull’isola dei musei e ospitante il monumento dal quale prende il nome, l’altare di Pergamo risalente al II secolo a.C.

Usciti dal museo, proseguiamo fino al Duomo di Berlino (Berliner dom), un grandioso edificio in stile barocco eretto nel 1904.

Dopo il Duomo, scendiamo verso Mühlenstraße dove si trova l’unico kilometro di muro restante dei 170 che hanno diviso la città dal 1961 al 1989.

Nel 1990 migliaia di artisti arrivati in città hanno festeggiato la riunificazione della Germania colorando il muro con bombolette spray e creando opere famosissime come “The mortal kiss” e “Test the best”, raffigurante l’auto ufficiale della Germania Est che sfonda il Muro di Berlino.

Questi graffiti compongono quella che tutt’oggi viene chiamata East Side Gallery, una sorta di galleria d’arte all’aperto, tutelata dal governo tedesco.

Scattiamo qualche foto poi, leggermente affamati, ci fermiamo per un pranzo tardivo da Scheers Schnitzel, un fast food self service dove, per pochi euro, mangiamo un currywurst e un panino con la cotoletta.

Nel pomeriggio, ci dedichiamo allo shopping e così prendiamo la metro in direzione Berlino Ovest e scendiamo alla fermata Bahnhof Wittenbergplatz, dove rimaniamo subito a bocca aperta alla vista del KaDeWe, il grande magazzino più famoso del Paese (l’Harrod’s inglese, per intenderci).

All’entrata, veniamo accolti da un portiere con tanto di cilindro, che ci spiega l’articolazione dei 7 piani.

Dove ci siamo fiondati? Al sesto piano, il paradiso delle leccornie, dove oltre 150 cuochi si danno da fare per preparare delizie e prelibatezze provenienti da tutto il mondo!

A mio parere, la food hall del Kadewe può competere senza dubbio con quella di Selfridge’s ma non con quella di Harrod’s che è tutta un’altra cosa 🙂

Continuiamo la nostra passeggiata sul viale Kudamm, la meta per eccellenza dello shopping berlinese, sede di numerose boutique e negozi di fama internazionale.

Verso ora di cena, torniamo nei paraggi dell’albergo e facciamo a tappa a Karlplatz, dove ceniamo al ristorante HABEL am Reichstag, un locale alla moda e accogliente.

Il menu comprende piatti sia di cucina internazionale sia locale.

Noi abbiamo assaggiato la zuppa di zucca e la zuppa di rapa, entrambe buonissime e molto cremose.

Prezzi medi, servizio veloce, camerieri simpatici e molto disponibili. Locale raccomandato!

GIORNO 3 : BERLINO – DRESDA

Il terzo giorno salutiamo Berlino alla volta di Dresda.

Andiamo alla stazione centrale per prendere il treno che, in meno di 2 ore e al costo di 20€ circa, ci porta a Dresda.

Arriviamo a Dresda a metà mattinata e andiamo subito in Leonardo Hotel Dresden Altstadt, vicino la stazione di Dresden Mitte, per lasciare i bagagli.

L’hotel è situato in una posizione strategica, a pochi passi dalle zone da visitare. Le camere sono pulite, accoglienti, spaziose e ben arredate.

La colazione è a buffet, abbondante e con molta scelta.

Il personale è molto gentile e disponibile a fornire ogni informazione utile ad ambientarsi perfettamente nella città.

Dresda, anche detta “la Firenze dell’Elba”, è la capitale della Sassonia, una piccola cittadina di origine medievale resa celebre dal Canaletto.

La nostra prima meta è il Palazzo Reale (Zwinger) un meraviglioso edificio in stile barocco circondato da giardini ispirati a quelli della Reggia di Versailles.

Lo Zwinger non è stato costruito originariamente per ospitare la famiglia reale quanto giochi, tornei di caccia e feste.

Nonostante l’intero complesso sia stato distrutto dai bombardamenti del 1945, è stato in seguito ricostruito in maniera esemplare.

L’ingresso ai giardini è gratuito mentre il biglietto combo per i musei costa 12€.

Noi decidiamo di passeggiare lungo i giardini fino ad arrivare alla Nymphenbad, una deliziosa fontana composta da grotte, sculture di ninfe e tritoni tra giochi acquatici.
Usciti dai giardini, leggermente stanchi, acquistiamo il biglietto del bus turistico hop-on hop-off per soli 20€ a testa e saliamo a bordo.
Il tour ci permette di vedere le principali attrazioni della città comodamente seduti, passando dalla Cattedrale di Dresda (Hofkirche), realizzatas u volere di re Augusto il Forte a seguito della sua conversione al cattolicesimo, il Teatro dell’Opera (Semperoper), uno degli edifici più eleganti e raffinati della città, anch’esso distrutto durante i bombardamenti e ricostruito negli anni ’70, la chiesa protestante di Nostra Signora di Dresda (Fraukirche), in stile barocco, terminata nel 1743, l’Altstad e, infine, la Bruhlsche Terrasse.
Essendo quasi giunta l’ora del tramonto, andiamo  ad ammirarlo dalla Bruhlsche Terrasse, uno dei luoghi più panoramici e romantici della città.
Si tratta di una terrazza a picco sul fiume Elba, ribattezzata da Goethe “il Balcone d’Europa”, da cui si riesce a vedere la riva opposta, la Neustadt (la città nuova).
Complici la stanchezza e il turbinio di emozioni scatenate dai luoghi visitati (soprattutto la Bruhlsche Terrasse), decidiamo di riavvicinarci all’hotel per fare una doccia e poi andare a cena da Brennenesel, un ristorante vegetariano vicino al centro città.
I piatti sono buonissimi, le porzioni abbondanti e i prezzi medi.
Noi abbiamo assaggiato gnocchi con formaggio di capra e lebaked potatoes in padella e le immancabili birre tedesche.
Semplicemente squisito!
Locale super consigliato!

GIORNO 4: DRESDA – PRAGA

Facciamo colazione in hotel e subito dopo prendiamo un bus Flixbus che in meno di 2 ore ci conduce direttamente a Praga.
Praga è la città più grande nonché la capitale della Repubblica Ceca, ricca di storia, cultura, miti e leggende che avvolgono i suoi monumenti.
Per il soggiorno abbiamo scelto l’hotel InterContinental, vicino la città vecchia, con vista sulla Moldava.
Le camere sono pulite, ampie, accoglienti e dotate di tutti i comfort; il personale è cortese e cordiale.
La colazione a buffet ed è di tipo continentale, abbondante e concornetti freschi e fragranti.
Subito dopo, facciamo uno spuntino da Good Food (Karlova 8), dove prendiamo due trdlo salati fantastici spendendo meno di 5 euro a testa. 
Il trdlo è una delizia tipica praghese, una sorta di cono realizzato sia in versione dolce (con fragole, panna, nutella, ecc) sia salata (con rucola, prosciutto cotto, pomodori, pancetta, ecc).
Iniziamo la nostra visita di Praga percorrendo Via Nerudova che ci porta al Castello, situato nella parte alta della città.
Il Castello di Praga è il più grande del mondo ed è stato inserito dall’UNESCO nei monumenti Patrimonio Mondiale dell’Umanità.
Dal 1140, il Castello è stata la residenza dei Re di Boemia mentre dal 1918 ospita la Presidenza della Repubblica.
La Cattedrale di San Vito domina la piazza del Castello e convive con il Vicolo d’Oro, una strada dalle case basse e colorate la cui costruzione fu voluta da Rodolfo per ospitare gli alchimisti che cercavano l’elisir di lunga vita e la formula per trasformare i metalli in oro.
L’ingresso al Castello è gratuito ma la visita ai monumenti è a pagamento pertanto, essendo leggermente stanchi, ci limitiamo alla visita al Castello e ne approfittiamo per scattare qualche foto.
Per cena ci fermiamo al Ristorante Mlejnice, nella città vecchia, un locale delizioso, perfetto per provare la cucina ceca e soprattutto il mitico gulash in crosta, a base di scamone, pomodori, peperoni e cipolle.
I prezzi sono nella media, il personale è molto cordiale e il servizio veloce. 

GIORNO 5: PRAGA

Il nostro secondo giorno a Praga comincia con la visita a Stare Mesto, il quartiere storico della città.

La Piazza della Città Vecchia è la più antica di Praga, oggi ricca di negozi di souvenir e artigianato.

Sulla Piazza si affacciano alcuni dei monumenti più affascinanti di Praga:

  • il Vecchio Municipio con la Torre dell’Orologio;
  • la Statua di Jan Hus, il riformatore protestante bruciato al centro della piazza nel 1415 perché eretico;
  • la Chiesa di San Nicola e la Chiesa della Vergine Maria davanti a Tyn (eretta nel 1300, in stile gotico all’esterno ma barocco all’interno);
La Piazza è poi circondata da splendidi Palazzi in stile barocco e gotico, come il Palazzo Kinsky che ospita la Galleria Nazionale.

Pranziamo con un bagel e proseguiamo il tour a Josefov, il ghetto ebraico di Praga.

Qui hanno vissuto gli ebrei dal 900 al 1708, nonché nomi celebri come il rabbino Low e Franz Kafka.

Dopo il ghetto, attraversiamo il ponte e ci immettiamo a Mala Strana, la “parte piccola” della città, distrutta nel 1541 da un incendio e poi ricostruita da artisti e architetti italiani che le diedero l’aspetto attuale.

Mala Strana è un piccolo gioiellino costituito da piazzette, palazzi barocchi e angoli romantici.

Approfittiamo per fare un po’ di shopping e infine ceniamo da Pod Vezi, un ristorante vicino al Ponte Carlo, di ottimo livello, che propone cucina tipica ceca.

Piatti consigliati: zuppa di zucca e stinco di maiale!

Marrakech in 4 giorni

Marrakech in 4 giorni

Marrakech in 4 giorni

Marrakech, la capitale del Marocco, è una città che vi sorprenderà: piena di colori, luci e profumi, con un profondo contrasto tra la parte storica, la Medina, e la parte nuova, la Ville Nouvelle, molto simile a Abu Dhabi.

Una città fantastica che vi conquisterà senza alcun dubbio.

Ecco a voi dunque il nostro tour di Marrakech in 4 giorni , una piccola guida con i nostri consigli di viaggio e le nostre opinioni.

Due cose mi preme consigliarvi:

1) cambiate gli euro in dirham negli uffici di cambio a Marrakech (non in aeroporto, causa tasse elevate);

2) prenotate in anticipo dei free tour (visite guidate dove potete pagare quanto volete, da 1€ a 50€): noi abbiamo fatto così e ci siamo trovati benissimo.

Giorno 1: Arrivo, Jardin Secret, tour dei souk

Arriviamo a Marrakech alle ore 14.00 (ora locale) e il servizio transfer ci conduce al Riad (noi abbiamo usufruito del servizio offerto dal Riad al costo di 15€).

Il Riad dista meno di 7 km dall’aeroporto quindi arriviamo in meno di 20 minuti.

Abbiamo scelto un Riad nella Medina, molto pulito e ben arredato, con personale che parlava anche italiano, molto disponibile e cordiale.

Facciamo il check-in, lasciamo le valigie e usciamo per una merenda al Cafè Glacier, in piazza Jemaa El Fna.

Il locale è un po’ spartano ma strafrequentato per via della meravigliosa terrazza, alla quale si accede solo previa consumazione.

Che dire? Sosrseggiare tè alla menta mangiucchiando biscotti alle mandorle seduti sulla terrazza del Cafè Glacier ammirando lo spettacolo in Piazza Jeema el Fna, è stato un bell’incontro con la città.

Spettacolare e scenografica, Jemaa el Fna è una sorpresa continua: giocolieri e acrobati che intrattengono i passanti, venditori di succo d’arancia, incantatori di serpenti con al seguito scimmie ammaestrate, venditori di erbe miracolose… insomma un vero palcoscenico a cielo aperto!

Siccome alle 17 i monumenti chiudono, non ci resta che sbrigarci per visitare Le Jardin Secret, a 600 mt dalla piazza Jemaa el Fna, che chiude alle 17.30.

Il biglietto di ingresso al giardino costa 95 dirham (60 l’ingresso + 35 la torre), circa 5 euro.

Ideato da un imprenditore italiano e progettato da un paesaggista inglese, Le Jardin Secret è un’oasi di colori, piante profumate, pace e relax nel cuore nevralgico della Medina.

L’origine del complesso risale alla dinastia saadiana, più di 400 anni fa, ed è stato poi ricostruito nel ‘900 per diventare la casa di esponenti politici marocchini.

Torniamo in piazza per fare un free tour del souk alle ore 17.30 con Zahim Mohamed, che ci porta nel cuore della Medina.

Spezie colorate, fiori profumati, articoli di artigianato locale, gioielli, tappeti, ceste di frutta secca si alternano tra loro regalando istantanee uniche.

Odori che si mischiano tra loro, colori sgargianti che abbagliano…visitare il souk di Marrakech vale da solo il costo di un viaggio nella città rossa.

Marrakech vanta il mercato più grande del Marocco: ci sono ben 18 souk per la città!

Da vedere: Souk Semmarine, dove troverete principalmente babucce, kaftani, ceramiche, dolci e servizi per il tè; Souk Ableuh, il mercato delle olive; Souk Cherratine, in cui si lavora la pelle e potrete pertanto trovare prodotti come borse e cinture; Souk Sebbaghine, in italiano conosciuto come Souk dei Tintori, dove viene dipinta la lana che servirà per tessere i famosi tappeti marocchini.

Fate un salto anche a Rahba Kedima, la Piazza delle Spezie, piena di odori che inebrieranno i vostri sensi.

Per cena ci fermiamo al Café Guerrab, nei pressi della piazza Jeema el Fna, dove ceniamo accomodati su una terrazza con vista sui tetti di Marrakech.

Ceniamo con due tajin molto buone precedute, come d’uso, da una ciotola di olive e pane arabo.

Disponibili anche menu senza glutine e piatti vegetariani.

Spesa totale: meno di 15€ a testa per una cena ottima. Super consigliato!

Giorno 2: Free tour della città e Giardini Majorelle

Dopo una bella colazione sulla terrazza del Riad con tè alla menta, frutta fresca e biscotti alle mandorle, alle ore 9.30 andiamo in Piazza Jeema el Fna per il free tour della città.

Dopo aver incontrato la guida, cominciamo il tour con il minareto della Koutobia, il simbolo della città, visibile da ogni punto ma non visitabile (solo per i musulmani).

Il minareto, bellissimo e imponente nei suoi 70 metri di altezza – che insieme alla moschea costituisce il simbolo spirituale della città, è uno dei più grandi esempi dell’architettura islamica.

Il nome è dovuto al fatto che in passato lì ci fosse un mercato in cui si vendevano libri. Il termine “kutub” significa infatti “librai“.

Durante il tour visitiamo il quartiere Mouassine, famoso per via del mercato Gran Zoco de Marrakech, La Madraza de Ben Youssef (uno dei centri religiosi della città) e i suoi dintorni: la moschea, la biblioteca, la cupola e il Museo di Marrakech.

Le tappe successive sono il Palazzo Dar Si Said e il Palazzo Bahia (l’ex residenza dei sultani), costruiti nel XIX secolo come residenza dei grandi mandatari dell’epoca.

Successivamente visitiamo il Quartiere Ebraico, il Zoco delle Spezie e la Piazza Badia, fino ad arrivare alla Kasbah e alle Tombe Saadiane del XVI secolo, con le reliquie di numerosi sultani, guerrieri e servi della dinastia Saadi.

Ci fermiamo a Bab Agnaou per scattare una foto a una delle 19 porte di Marrakech, costruita nel XII secolo, una delle più belle e meglio conservate della muraglia di Marrakech.

Passiamo all’esterno del Palazzo Reale e davanti la tomba del fondatore di Marrakech, Youssef Ibn Tachafine.

Il Free Tour, terminato poco prima delle 13, ci ha fatto vedere la città e apprezzare molti angoli remoti che altrimenti non avremmo visto, nonché ci ha permesso di orientarci tra i vicoli.

La guida inoltre è stata molto disponibile e per questo vi consiglio caldamente di visitare Marrakech con questa formula.

Per pranzo, essendo in Piazza Jeema el Fna, ci fermiamo al Café Kessabine, dove ci accomodiamo sulla terrazza panoramica e mangiamo cous cous e tè alla menta spendendo meno di 20€ in due. Fantastico!

Nel pomeriggio andiamo a piedi fino ai Giardini di Majorelle (distano 2,6 km dalla piazza), un complesso di giardini botanici acquistati da Yves Saint Laurent nel 1980.

I biglietti per i Giardini di Majorelle costano 10€.

I giardini sono divisi in zone in cui ammirare diverse specie di varie classi botaniche, agrumeto, palmeto, bamboo, piante grasse.

Completano il giardino varie fontane, vasche con piante acquatiche.

Affascinante il piccolo ma ricco museo Berbero.

Un luogo dove fare viaggiare i propri sogni. Unicità nello stile.

Alle spalle dei giardini, c’è il museo di YSL (chiude alle 18) e costa sempre 10€.

Il Museo è un luogo davvero unico che raccoglie i migliori abiti “Haute couture” realizzati durante la vita di Yves Saint Laurent più un interessante cortometraggio sulla vita professionale dello stilista.

Essendo quasi ora di cena, ne approfittiamo per fare una giro nella Ville Nouvelle (o quartiere Gueliz), e lungo le strade Mohammed V e Mohammed VI.

Nell’avenue Mohammed V vi sono le boutique più lussuose della città nonché grandi magazzini, centri commerciali e catene di fast food internazionali come Mc Donald’s e Burger King.

Per cena ci fermiamo a L’Adresse Cafe Restaurant, in Avenue Mohamed, un ristorante molto colorato, con personale molto simpatico e professionale, cibo buono e cibo buono e prezzi bassi (in confronto a quelli italiani).

Il menu propone piatti marocchini e internazionali ma noi abbiamo scelto due tajine con carne di vitello, buone e ben presentate, precedute dalla solita ciotola di olive e pane arabo, il tutto spendendo meno di 10€ a testa, fantastico!

Giorno 3: Gita di un giorno nel deserto di Agafay e sulle montagne dell’Atlante da Marrakech e giro in cammello

Il terzo giorno facciamo un’escursione guidata verso le montagne dell’Atlante e il deserto di Agafay.

Con la gip, ci dirigiamo verso il grande villaggio di Imlil, ai piedi delle alte montagne dell’Atlante e poi attraverso l’altopiano di Kik ad Amizmiz, che funge da punto di unione tra i tanti piccoli villaggi berberi di questa zona.

Dopo una pausa per il tè, risaliamo sulla gip e raggiungiamo la sorgente dell’Imi n Tala, nella valle di Amizmiz.

Facciamo una passeggiata nel villaggio di Tnirt dove, pranziamo in una tradizionale casa berbera.

Nel pomeriggio, continuiamo la nostra gita scendendo verso la pianura di Haouz, su una strada che attraversa il villaggio di Ouled Mtaa, abitato da tribù nomadi arabe originarie del Sahara.

Concludiamo il tour attraversando il roccioso deserto di Agafay, che non è un deserto di sabbia ma più arenaria e altopiano di terra, villaggi tradizionali costruiti con fango, aiuole polverose sono intervallati da spettacolari sontuosi pascoli e vegetazione in primavera.

Qui facciamo un giro in cammello di quasi 1 ora, indossando i vestiti berberi e concludendo il tutto ammirando il tramonto sorseggiando un tè alla menta e dei dolcetti marocchini.

Una giornata bellissima ed emozionante, soprattutto il pranzo con la famiglia berbera a base di cous cous, tè (immancabile) e pane arabo, e il tramonto nel deserto, qualcosa di veramente unico.

Rientriamo a Marrakech verso le 18 e, dopo una doccia nel Riad, andiamo a cena da Chez Chegrouni, proprio dietro la piazza Jeema el Fna, un pochino defilato ma con un terrazza spettacolare.

Abbiamo mangiato tajine e cous cous, molto buoni e serviti in porzioni abbondanti.

Il prezzo di una cena per due è stato di meno di 20€ in totale, perfetto!

Giorno 4: Cascate di Ouzoud (150 km da Marrakech, circa 2 ore e mezzo di viaggio)

L’ultimo giorno del nostro viaggio lo passiamo facendo un’escursione giornaliera alle Cascate di Ouzoud, a 150 km da Marrakech.

Il viaggio dura quasi 2 ore e mezzo (non ci sono autostrade) e ci annoia leggermente ma, una volta arrivati, ci ritroviamo davanti le cascate più alte del Nord Africa, 110 metri!

Le cascate sono maestose, splendide, e con la guida camminiamo lungo i sentieri sul fondo delle cascate e attraverso i boschetti di alberi di ulivo.

Pranziamo in uno dei caffè che si affacciano sulle cascate e poi, nel pomeriggio, saliamo i gradini per arrivare sulla cima delle cascate e osservarle da vari angoli, tra gli arcobaleni nella nebbia e le scimmie.

Rientriamo a Marrakech per l’ora di cena e, esausti, ceniamo a Le Marrakchi, un locale in perfetto stile marocchino, frequentato prettamente da francesi, dove servono anche vino e alcolici!

Il cibo è ottimo e i piatti serviti in porzioni abbondanti. Il tocco in più: lo spettacolo di danza del ventre, veramente carino!

Frittatensuppe

Frittatensuppe
Frittatensuppe

Frittatensuppe

La frittatensuppe è un piatto di origine austriaca che, in realtà, non è altro che una

crespella tagliata a striscioline e immersa nel brodo di carne (di pollo o di manzo o

vegetale, in base alle vostre preferenze).

In Austria viene servita come antipasto, e io l’ho mangiata proprio a Vienna, la

notte di Capodanno, facendo seguire da un abbondante secondo piatto composto

da ribs di maiale e patatine fritte.

In Austria, la tradizione vuole che il Natale si festeggi la sera del 24 dicembre con

una grande cena che inizia sempre con una buona zuppa (la frittatensuppe va

per la maggiore, ma è molto gettonata anche la zuppa di gnocchetti e/o la zuppa

di canederli), prosegue con la portata principale (oca farcita o carpa servita con

verdure) e termine con biscotti di Natale e fette di torta Sacher.

Dite la verità: state pensando di trascorrere il 24 dicembre a Vienna e poi tornare

in Italia il 25 mattina, vero?!?!
Stasera ho voluto preparare questa frittatensuppe qui a casa, per riportare alla

mente quei giorni magici a cavallo del nuovo anno…

E voi? La preparate con me? Vi consiglio di non consumarla come

antipasto ma mangiarla direttamente come secondo piatto, accompagnandola

con una dose abbondante di crostini da inzuppare nel brodo.

 

(altro…)

Crispy chicken

Crispy chicken
Crispy chicken

Crispy chicken

Un’idea sfiziosa per un secondo piatto diverso dal solito: fette di petto di pollo con una croccante panatura di cornflakes.

Un’idea originale, economica, perfetta se accompagnata da patatine fritte, un’insalatina fresca e, soprattutto tante salse!!!!!!

Questa ricetta me l’ha data la mia cuginetta (insomma, ha 17 anni ma per me sarà sempre una piccina) Lorenza, raccontandomi di averla preparata con il suo gruppo di boy scout: durante un campeggio, avevano a disposizione un budget limitato da destinare ai pasti giornalieri e così, una sera, volendo evitare di cuocere il solito petto di pollo alla piastra, hanno pensato di panare i petti di pollo nei cornflakes comprati per la colazione, ottenendo una cena sfiziosa e soprattutto economica!

Ciò dimostra che nella cucina, come in tutti gli altri campi, sono sempre la fantasia e l’ingegno gli ingredienti principali, tutto il resto… è noia!!

 

 

Ingredienti:

200 gr di petto di pollo
1 uovo
1 cucchiaio di formaggio grattugiato
4 cucchiai di cornflakes
1 cucchiaio di farina
Sale, pepe

 

 

 

Procedimento:

Tagliare le fette di pollo in strisce non troppo piccole.
Tritare i cornflakes nel mixer (oppure chiuderli in una busta e schiacciarli con un matterello).
In una ciotola, sbattere le uova con il formaggio grattugiato, pepe e un pizzico di sale.
Passare le fette di pollo prima nella farina, poi bell’uomo e infine panarli con i cornflakes tritati.
Riempire una padella di olio e, quando sarà caldo, friggervi le fette di pollo panate.
Scolare le fette di pollo e adagiarle su un foglio di carta assorbente.
Servire calde.

Torta di mais

Torta di mais
Torta di mais

Torta di mais

La torta di mais è un dolce della tradizione popolare brasiliano, preparata con ingredienti poveri e facilmente reperibili: farina di polenta, uova e burro.

Gli americani per la festa del Ringraziamento preparano solitamente il pane di mais (una versione salata di questa torta, preparato senza l’aggiunta di cannella e di zucchero di canna), un pane molto spugnoso, perfetto per essere inzuppato nelle salse (ad esempio, la salsa ranch, la salsa yogurt, ecc). Per addolcire la torta, ho usato la cannella in polvere ma voi potete sostituirla con una bustina di vanillina o un bicchierino di limoncello, in base a ciò che più preferite.

Anche questa torta è molto spugnosa e risulta perfetta per essere gustata a colazione e o a merenda, magari con una spolverata di zucchero a velo e accompagnato da una bella tazza di caffè forte.

Una ricetta facile che tuttavia richiede un’accortezza: per la riuscita del dolce, è necessario utilizzare esclusivamente la farina di mais “fioretto” perché a grana fine (altrimenti, vi consiglio di frullare la farina di mais da voi scelta nel robot da cucina in modo da affinarla).

Ingredienti:

130 gr di farina 00

130 gr di farina di mais fioretto

2 uova

80 gr di burro a temperatura ambiente

150 ml di latte (intero o scremato, in base ai vostri  gusti)

120 gr di zucchero di canna

1 bustina di lievito per dolci in polvere

1 cucchiaino di cannella in polvere

Procedimento:

Preriscaldare il forno a 180 gradi e rivestire una teglia di carta forno.

In una ciotola unire le uova, lo zucchero e il burro, fino ad ottenere una crema spumosa.

Aggiungere il latte a filo e continuare a mescolare.

Aggiungere infine le farine setacciate e il lievito, mescolando di continuo per amalgamare gli ingredienti ed ottenere un impasto liscio e omogeneo.

Versare l’impasto nella teglia rivestita di carta forno e cuocere in forno caldo a 180 gradi per 50 minuti.

Sfornare e far raffreddare prima di servire.

Come cucinare il tacchino del Ringraziamento

Come cucinare il tacchino del Ringraziamento

Domani negli Stati Uniti si celebra la Festa del Ringraziamento, l’inizio del periodo natalizio per tutte le famiglie americane.

La tradizione vuole che ogni famiglia si riunisca con parenti e amici attorno a una grande tavolata per cenare, chiacchierare e divertirsi.

Tuttavia, riunire più persone attorno a un tavolo non è cosa semplice e, tra una portata e l’altra, potrebbero spuntare discorsi spinosi che potrebbero addirittura creare attriti.

Durante una cena perfetta gli ospiti dovrebbero sentirsi a proprio agio, come se fossero a casa, e ciò contribuisce sicuramente a distendere gli animi ed evitare scontri.

Per far ciò, fondamentale è apparecchiare la tavola in modo armonioso, usando colori caldi (come il rosso scuro, l’ambra, l’ocra), decorazioni con fiori secchi, pigne e candele, ma anche ideare un menu basato su piatti tradizionali, semplici e non troppo sofisticati.

Se volete portare un po’ di atmosfera americana in casa vostra e avete del tempo a disposizione, allora invitate un po’ di amici per cena, preparate una tavola festosa e mettetevi ai fornelli per preparare il famoso tacchino del Ringraziamento.

Ecco qui la ricetta!

Buon appetito, anzi… Happy Thanksgiving day!

Ingredienti:

per il tacchino:

1 tacchino grande (gli americani considerano 650 gr di tacchino per persona)

200 gr di burro

500 ml di brodo di pollo

500 ml di vino bianco

rametti di timo fresco q.b.

foglie di salvia fresca q.b.

rametti di rosmarino fresco q.b.

mix di erbe aromatiche tritate (io ho usato timo, salvia e rosmarino, tanto per rimanere in tema)

sale, pepe macinato q.b.

per la salsa gravy:

1 lt di brodo di pollo

30 gr di farina 00

Procedimento per il tacchino:

Preriscaldare il forno a 220 gradi.

Passare il tacchino sul gas per eliminare i residui di penne poi sciacquarlo sotto l’acqua corrente e asciugarlo con uno strofinaccio.

In una ciotola, mescolare 100 gr di burro con le erbe aromatiche tritate.

Mettere da parte due cucchiai del composto di burro e erbe per la salsa gravy.

Prendere il tacchino e, a partire dal collo, staccare la pelle dal petto e dalle zampe, inserendo le dita tra carne e pelle, senza però rompere quest’ultima.

Spalmare il composto di burro e erbe sotto la pelle, poi richiudere la pelle per farla tornare normale.

Spalmare il burro anche sull’esterno e nell’interno del tacchino.

Salare e pepare l’interno del tacchino.

Inserire nel tacchino i rametti di erbe e i restanti 100 gr di burro.

Chiudere le cavità del tacchino con stuzzicadenti e legare le zampe con lo spago da cucina.

Versare 500 ml di vino bianco e 500 ml di brodo di pollo in un tegame e scaldare.

Adagiare il tacchino su una teglia da forno e bagnarlo con la miscela di brodo e vino caldo.

Cuocere il tacchino in forno caldo per 20 minuti, poi bagnarlo di nuovo con la miscela di brodo e vino, e cuocere per altri 30 minuti a 180 gradi.

Ogni 30 minuti, bagnare il tacchino con la miscela di brodo e vino.

Dopo due ore di cottura, verificare la temperatura del tacchino con un termometro da cucina.

Se il termometro segna 75°, il tacchino è pronto e quindi può essere sfornato; altrimenti, continuare la cottura per altri 40-50 minuti.

Una volta pronto, sfornare il tacchino e adagiarlo su un piatto di portata.

Lasciare riposare il tacchino a temperatura ambiente per 20-30 minuti.

Procedimento per la salsa gravy

Mentre il tacchino cuoce, preparare la salsa gravy.

Versare i succhi di cottura del tacchino in una brocca capiente e eliminare il grasso dalla superficie.

In una padella, scaldare i due cucchiai di burro con le erbe precedentemente messi da parte, poi aggiungere 30 gr di farina 00 e un mestolo di succo di cottura.

Mescolare delicatamente per 5-6 minuti per ottenere un composto omogeneo.

Gradualmente, unire i succhi di cottura e portare a ebollizione, mescolando continuamente con una frusta da cucina.

Unire anche il brodo di pollo, un po’ alla volta, mescolando continuamente.

Cuocere per una decina di minuti, fino ad ottenere una salsa densa e cremosa.

Salare e pepare.

Servire il tacchino accompagnato dalla salsa gravy.

 

 

 

Dove festeggiare il Thanksgiving a Roma

Dove festeggiare il Thanksgiving a RomaDove festeggiare il Thanksgiving a Roma

Da qualche anno, la moda del black friday è spopolata in Italia e, insieme ad essa, anche la festa del Thanksgiving day.

La tradizione americana prevede un menu particolare per la Festa del Ringraziamento, a base di tacchino ripieno con salsa gravy e torta di zucca.

Quest’anno molti ristoranti romani hanno pensato di creare un menu ad hoc per la cena del Thanksgiving, per ricreare l’atmosfera americana nel cuore di Roma.

Ecco a voi Dove festeggiare il Thanksgiving a Roma .

 

 

Vivi Bistrot (Palazzo Braschi e Villa Pamphili)

Il Vivi Bistrot, ristorante famoso per l’utilizzo di soli prodotti bio e per ricette pensate per chi persegue uno stile di vita sano, propone un menu speciale con i piatti della tradizione americana rivisitati.

Il menu comprende crema di zucca bio con caprino e crostini, tacchino ripieno con salsa gravy, purè di patate, fagiolini saltati, pane di mais e, per dessert, torta di zucca con chutney di mirtilli.

La scelta giusta per gli amanti della cucina salutare

Il prezzo del menu è 40€ a persona, bevande escluse.

 

Bakery House (3 sedi)

Bakery House, locale famoso per le sue specialità american taste, propone un menu pensato per i veri amanti delle tradizioni a stelle e strisce: un degno rivale dell’Hard Rock Cafè!

Per gli antipasti, si può scegliere tra vellutata di zucca aromatizzata alle erbe aromatiche e cannella guarnita con scaglie di mandorle accompagnata dai bagel sticks, oppure cranberry crostini con creamcheese, bacon, chutney di cranberry e timo.

Il piatto principale è di certo il tacchino ripieno con pistacchi, prugne e castagne servito salsa gravy.

L’alternativa vegana è l’Apple Pecan Rice, ovvero riso pilaf con mela, noci pecan, cranberry disidratato, erbe aromatiche, funghi champignon.

Come contorno, sformato di fagiolini, carote glassate al miele, patate al forno.

Per dessert, la scelta è tra Pumpkin Pie (la classica torta di zucca) o Cinnamon Pecan Caramel Cupcake (cupcake alla cannella, con cuore di caramello e una croccante noce pecan).

Il costo del menu è 35€ a persona, acqua inclusa.

 

Hard Rock Cafe (Via Vittorio Veneto 62 A/B)

L’Hard Rocak Cafè è l’ “ambasciata culinaria americana” nel cuore di Via Veneto, la mecca per gli amanti di hamburger e patatine rigorosamente american styel.

Per il giorno del Ringraziamento, l’Hard Rock Cafè propone un menu a base di tacchino, come da tradizione.

Tacchino accompagnato da verdure arrosto, purè di patate e salsa di mirtilli

Per chiudere, una fetta di torta di zucca, servita con salsa al caramello, noci tostate e panna montata.

Il tutto con il sottofondo gospel di 7 Hills Gospel Choir ft Tahnee Rodriguez.

Che dire? Real american!

Prezzi da 29,50€ a persona, bevande incluse.

 

 

Rec23 (Piazza dell’Emporio 1/2)

Famoso per l’aperitivo e il brunch della domenica, Rec23 è un locale dall’atmosfera underground, ben arredato e curato nei minimi particolari.

Solitamente il menu propone antipasti, primi piatti e secondi di carne ma, per la cena del Thanksgiving, è previsto un buffet dedicato alla festività americana, al prezzo di 25€ a testa, bevande incluse

Il buffet contempla tutti i piatti del Ringraziamento: Tacchino ripieno con salsa ai mirtilli, purè di patate dolci, pane di mais, crostata salata di zucca, torta rustica con broccoli e feta e patate al sale.

Per finire, una bella fetta di carrot cake fatta in casa.

Che dire? Affrettatevi a prenotare!

 

 

Attico Bistrot (Via Capo D’Africa 54)

Una serata gustando cibo tradizionale americano ma guardando il Colosseo: cosa si può volere di più?

L’Attico Bistrot, per festeggiare il Thanksgiving, ha ideato un menu che combina i primi piatti della cucina italiana (come i maccaroni al forno) a quelli della cucina a stelle e strisce: tacchino ripieno con broccoli, patate, mirtilli e salsa gravy e la pumpkin pie con panna montata.

Il menu costa 40€ a persona, bevande escluse.

Buon rapporto qualità-prezzo considerata la bontà dei piatti, la location e la cordialità dello staff.

Mashed potatoes

Mashed potatoes
Mashed potatoes

Mashed potatoes

Le mashed potatoes sono uno dei miei piatti preferiti, un contorno cremoo servito durante la più importante e famosa festa americana: il Thanksgiving day! Alcune ricette americane addirittura preparano questa purea unendo aggiungendo anche i cavolfiori, ma io li ho omessi per indisponibilità in dispensa (tranquilli, la prossima volta proverò e vi darò riscontro).

Di facile e rapida preparazione, dal gusto delicato, le mashed potatoes costituiscono un contorno ideale per accompagnare sia piatti di carne (pollo, hamburger, cotolette, polpette) sia piatti di pesce (orata al forno, merluzzo al vapore, ecc); ricordo che la prima volta che assaggiai il purè di patate ero alla scuola materna e la cuoca lo servì per accompagnare i filetti di pollo alla griglia, che bontà!

Io ho insaporito la purea di patate con dei cubetti di prosciutto cotto e una spolverata di pepe rosa, ma voi potete aggiungere anche qualche cucchiaio di parmigiano grattugiato oppure sostituire il prosciutto cotto con dei cubetti di pancetta (cotta in padella) o i wurstel tagliati a rondelle.

Ingredienti per 1-2 porzioni:
Metà cipolla tritata finemente
1 cucchiaio di burro
2 patate grandi
1 porzione di prosciutto cotto a cubetti
Sale, pepe rosa

 

Procedimento:
Sbucciare, lavare e tagliare le patate (alcuni lessano le patate con tutta la buccia ma io preferisco lessarle già sbucciate, per evitare di bruciacchiarmi per spellarle dopo averle cotte).
Lessare le patate in una pentola con acqua bollente per circa 15 minuti.
Scolare le patate, versarle in un recipiente e schiacciarle con un mestolo, in modo da ottenere una sorta di purea.
Aggiungere la cipolla tritata finemente, un cucchiaio di burro, il prosciutto cotto a cubetti, un pizzico di sale e una spolverata di pepe rosa, e mescolare.
Trasferire il composto in una padella e cuocere per 4-5 minuti mescolando di continuo, tanto per far insaporire bene le patate con l’aroma del prosciutto e del pepe rosa.
Servire ben caldo.

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