10 regole

Come cucinare il tacchino del Ringraziamento

Come cucinare il tacchino del Ringraziamento

Domani negli Stati Uniti si celebra la Festa del Ringraziamento, l’inizio del periodo natalizio per tutte le famiglie americane.

La tradizione vuole che ogni famiglia si riunisca con parenti e amici attorno a una grande tavolata per cenare, chiacchierare e divertirsi.

Tuttavia, riunire più persone attorno a un tavolo non è cosa semplice e, tra una portata e l’altra, potrebbero spuntare discorsi spinosi che potrebbero addirittura creare attriti.

Durante una cena perfetta gli ospiti dovrebbero sentirsi a proprio agio, come se fossero a casa, e ciò contribuisce sicuramente a distendere gli animi ed evitare scontri.

Per far ciò, fondamentale è apparecchiare la tavola in modo armonioso, usando colori caldi (come il rosso scuro, l’ambra, l’ocra), decorazioni con fiori secchi, pigne e candele, ma anche ideare un menu basato su piatti tradizionali, semplici e non troppo sofisticati.

Se volete portare un po’ di atmosfera americana in casa vostra e avete del tempo a disposizione, allora invitate un po’ di amici per cena, preparate una tavola festosa e mettetevi ai fornelli per preparare il famoso tacchino del Ringraziamento.

Ecco qui la ricetta!

Buon appetito, anzi… Happy Thanksgiving day!

Ingredienti:

per il tacchino:

1 tacchino grande (gli americani considerano 650 gr di tacchino per persona)

200 gr di burro

500 ml di brodo di pollo

500 ml di vino bianco

rametti di timo fresco q.b.

foglie di salvia fresca q.b.

rametti di rosmarino fresco q.b.

mix di erbe aromatiche tritate (io ho usato timo, salvia e rosmarino, tanto per rimanere in tema)

sale, pepe macinato q.b.

per la salsa gravy:

1 lt di brodo di pollo

30 gr di farina 00

Procedimento per il tacchino:

Preriscaldare il forno a 220 gradi.

Passare il tacchino sul gas per eliminare i residui di penne poi sciacquarlo sotto l’acqua corrente e asciugarlo con uno strofinaccio.

In una ciotola, mescolare 100 gr di burro con le erbe aromatiche tritate.

Mettere da parte due cucchiai del composto di burro e erbe per la salsa gravy.

Prendere il tacchino e, a partire dal collo, staccare la pelle dal petto e dalle zampe, inserendo le dita tra carne e pelle, senza però rompere quest’ultima.

Spalmare il composto di burro e erbe sotto la pelle, poi richiudere la pelle per farla tornare normale.

Spalmare il burro anche sull’esterno e nell’interno del tacchino.

Salare e pepare l’interno del tacchino.

Inserire nel tacchino i rametti di erbe e i restanti 100 gr di burro.

Chiudere le cavità del tacchino con stuzzicadenti e legare le zampe con lo spago da cucina.

Versare 500 ml di vino bianco e 500 ml di brodo di pollo in un tegame e scaldare.

Adagiare il tacchino su una teglia da forno e bagnarlo con la miscela di brodo e vino caldo.

Cuocere il tacchino in forno caldo per 20 minuti, poi bagnarlo di nuovo con la miscela di brodo e vino, e cuocere per altri 30 minuti a 180 gradi.

Ogni 30 minuti, bagnare il tacchino con la miscela di brodo e vino.

Dopo due ore di cottura, verificare la temperatura del tacchino con un termometro da cucina.

Se il termometro segna 75°, il tacchino è pronto e quindi può essere sfornato; altrimenti, continuare la cottura per altri 40-50 minuti.

Una volta pronto, sfornare il tacchino e adagiarlo su un piatto di portata.

Lasciare riposare il tacchino a temperatura ambiente per 20-30 minuti.

Procedimento per la salsa gravy

Mentre il tacchino cuoce, preparare la salsa gravy.

Versare i succhi di cottura del tacchino in una brocca capiente e eliminare il grasso dalla superficie.

In una padella, scaldare i due cucchiai di burro con le erbe precedentemente messi da parte, poi aggiungere 30 gr di farina 00 e un mestolo di succo di cottura.

Mescolare delicatamente per 5-6 minuti per ottenere un composto omogeneo.

Gradualmente, unire i succhi di cottura e portare a ebollizione, mescolando continuamente con una frusta da cucina.

Unire anche il brodo di pollo, un po’ alla volta, mescolando continuamente.

Cuocere per una decina di minuti, fino ad ottenere una salsa densa e cremosa.

Salare e pepare.

Servire il tacchino accompagnato dalla salsa gravy.

 

 

 

10 regole per patate al forno perfette

10 regole per patate al forno perfette
10 regole per patate al forno perfette

10 regole per patate al forno perfette

Le patate sono uno dei miei contorni preferiti: fritte, bollite, al cartoccio, grigliate, rosolate in padella, al forno, sono sempre buone!!! La versione migliore, a mio parere, è quella  al forno: patate dorate e croccanti, ideali per accompagnare piatti sia di pesce (come orata, filetti di merluzzo, salmone) sia di carne (come non amare il pollo al forno con le patate??), ma non crediate che basti sbucciare, tagliare e infornare le patate! Eh no, per ottenere un risultato degno di nota è obbligatorio seguire alcuni passaggi essenziali: e dunque, di seguito vi illustro le 10 regole per patate al forno perfette.

10 regole per patate al forno perfette

 

1) Scelta delle patate da usare

Per ottenere patate croccanti è preferibile non usare patate farinose (poiché eccessivamente ricche di amido) e patate vecchie, ma patate novelle, a pasta gialla, a buccia rossa.

2) Lavare e sbucciare

In base alle vostre preferenze, dopo aver lavato bene le patate, le potete sbucciare e tagliare a spicchi oppure lasciarle con la buccia.

3) Taglio

Le patate dovranno essere tagliate a pezzi regolari, per ottenere una cottura uniforme. Per patate croccanti, è consigliabile tagliarle a fettine sottili o a fiammifero.

4) Ammollo in acqua fredda

Alcuni chef, dopo il taglio, consigliano di lasciare le patate a mollo in una bacinella di acqua fredda per quasi 1 ora, in modo da fargli perdere l’amido. La scelta di effettuare o meno questo passaggio è a vostra discrezione.

MERLUZZO IN CROSTA DI PATATE E ZUCCA
MERLUZZO IN CROSTA DI PATATE E ZUCCA

5) Prelessatura: si o no?

Alcuni chef, prima di procedere alla cottura in forno, consigliano di tuffare le patate in una pentola con acqua bollente per 5 minuti. Questo passaggio donerà compattezza all’esterno delle patate e ridurrà i tempi di cottura in forno.

Dopo averle lessate, le patate vanno scolate e tamponate bene con un canovaccio pulito.

6) Condimento

Prima di essere disposte nella teglia, le patate devono essere condite con un filo di olio extravergine di oliva, una spolverata di sale, pepe nero e erbe aromatiche (rosmarino, salvia, timo, paprika). In alcune ricette è prevista l’aggiunta di pangrattato, per ottenere una crosticina sulla superficie delle patate, ma si tratta di un passaggio assolutamente opzionale.

Se avete deciso di cuocere le patate con la buccia, per renderle croccanti dovrete dividerle a metà e spennellare la parte senza buccia con olio extravergine di oliva, erbe aromatiche e sale.

7) Distribuzione nella teglia

Le patate devono essere cotte in una pirofila avendo cura di disporle in modo omogeneo e in un solo strato (se formerete due strati, le patate sopra si seccheranno mentre quelle sotto si lesseranno).

8) Aglio: si o no?

Anche se non lo amate, vi consiglio caldamente di non omettere l’aglio perché regalerà alle vostre patate un sapore rustico e invitante: potete lasciarlo vestito (non sbucciato) e poi eliminarlo prima di servire le patate, qualora non ne gradiate il sapore.

9) Cottura

Le patate richiedono una lunga cottura in forno (a 200°-180° per 30-40 minuti) e, durante questo lasso di tempo, è necessario che le rigiriate di tanto in tanto, per evitare che si attacchino fra loro e alla teglia.

Prima di ultimare la cottura, accendere il grill e trasferire la pirofila (o la teglia) con le patate nella parte alta del forno, per rendere dorata e croccante la superficie delle patate.

10) Servizio

Una volta cotte, le patate vanno sfornate e servite calde, magari accompagnate da salse (ketchup, maionese, salsa barbecue, senape, ecc.) e/o una spruzzata di succo di limone.

Angus con patate
Angus con patate

10 regole per un hamburger perfetto

10 regole per un hamburger perfetto

Matthew McConaughey, in un’intervista, ha dichiarato: “L’uomo che ha inventato l’hamburger era intelligente, ma quello che inventato il cheeseburger era un genio”, e come dargli torto??

L’hamburger è considerato da tutti un “cibo spazzatura”, un piatto preparato con la carne avanzata (un po’ come le polpette), e per questo fortemente sconsigliato da consumare al ristorante.

Ma, dite la verità: come si può rifiutare un succulento hamburger servito con una montagna di patatine fritte??

Non si può, e allora, ecco a voi le 10 regole per preparare un hamburger perfetto a casa vostra.

1) La scelta della carne

Per preparare un ottimo hamburger, è consigliabile usare un mix di controfiletto, collo e fiocco: fatevi consigliare dal vostro macellaio di fiducia e non affidatevi alle confezioni di carne macinata in vendita al banco frigo dei supermercati.

Se non amate la carne di manzo, potete optare per quella di pollo o di vitello.

2) Carne macinata o tagliata?

La carne va sminuzzata al coltello (non macinata) e non deve essere eccessivamente magra (dovrebbe esserci almeno un 20-25% di grasso), altrimenti rischiereste di ottenere un risultato troppo stopposo.

3) Dimensioni

Una volta tritata, la carne va pressata per formare i medaglioni (della stessa dimensione del panino che userete), usando solo le mani.

L’hamburger perfetto non supera il mezzo centimetro di altezza ed ha la stessa dimensione del panino che andrà a riempire.

4) Il condimento

Una volta formati i medaglioni, questi vanno conditi con un pizzico di sale e uno di pepe e lasciati a riposare in frigorifero per almeno 20 minuti, in modo da farli insaporire.

A piacere, potete aggiungere altre spezie come la paprika piccante o il tabasco.

Ricordate: la carne va condita solo dopo essere stata impastata, mai prima!

5) Griglia o padella?

Griglia  rovente, senza alcun dubbio! In mancanza, potete optare per una padella antiaderente, ma evitate assolutamente di ungerla con un filo di olio extravergine di oliva.

6) Cottura

Prima della cottura, l’hamburger va lasciato per una decina di minuti a temperatura ambiente, in modo da farlo restare morbido.

L’hamburger va cotto a fuoco basso, 2 minuti per ogni lato, girandolo una sola volta cercando di non schiacciarlo e di non bucarlo, per evitare che si perdano i succhi di cottura.

7) Il panino

Indubbiamente, i panini preparati direttamente dal fornaio sono i migliori ma, in mancanza, potete optare per quelli confezionati cosparsi di semi di sesamo.

Il panino va preriscaldato in forno per 2-3 minuti oppure tostato in padella, in modo da diventare croccante fuori e morbido dentro, poi spaccato a metà e farcito con l’hamburger cotto.

8) Il ripieno

Il classico panino con l’hamburger prevede un ripieno di lattuga, pomodoro da insalata, formaggio cheddar e bacon croccante. Tuttavia, i più fantasiosi aggiungono ogni tipo di ingrediente: verdure sottaceto, verdure grigliate, cipolle caramellate, ecc.

9) Le salse

Un hamburger che si rispetti deve essere accompagnato almeno da ketchup e maionese. Essendo una vera fan delle salse americane, a me piace aggiungere la salsa bbq, il senape e la salsa yogurt.

10) Il contorno

Come accompagnare l’hamburger?? Ci sono molte alternative (insalata fresca, verdure grigliate, ecc.), ma quella preferita da tutti è sicuramente una bella porzione di patatine fritte.

Ecco a voi alcuni suggerimenti per hamburger le cui ricette trovate sul blog nelle sezioni “American Diner” e “Secondi”.

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10 regole per una grigliata di carne perfetta

10 regole per una grigliata di carne perfetta
10 regole per una grigliata di carne perfetta

10 regole per una grigliata di carne perfetta

Diciamoci la verità: non c’è italiano che disprezzi una succulenta grigliata di carne.

La crosticina che si forma in cottura, i succhi rilasciati dalla carne, le erbe aromatiche, la tenerezza della carne, trasformano un piatto semplicissimo in un’autentica delizia di non facile realizzazione.

E per questo, ho raccolto di seguito le 10 regole per una grigliata di carne perfetta. Non resta che invitare gli amici per cena e accendere il barbecue, giusto?!?

 

10 regole per una grigliata di carne perfetta

 

1) La carne

Fondamentale per una grigliata perfetta è la scelta di carne di qualità, con un buon equilibrio tra parti magre e parti grasse: una carne troppo magra diventerà secca e dura, mentre il  grasso donerà morbidezza e sapore alla carne.

I classici della grigliata italiana sono salsiccia, costate, capocollo e pancetta, ma potete optare anche per l’asado argentino, l’angus, gli spiedini, il pollo e le bistecche.

2) Sale

Secondo alcuni, la carne non andrebbe mai salata prima della cottura, pena l’indurimento della carne durante la cottura. Questo è vero solo se la carne viene salata diverse ore prima della cottura, altrimenti, se condito prima della cottura, il sale genera una gustosa crosticina sulla superficie della carne.

Per un risultato diverso dal solito, potete usare il sale aromatizzato, come quello al limone, al peperoncino, agli agrumi.

3) Marinata

Non è obbligatorio marinare la carne prima della cottura.

Io solitamente non marino l carne di maiale ma solo quella di pollo, che ha un sapore meno forte rispetto al maiale.

Di solito, per la marinatura uso un’emulsione a base di olio, succo di limone, aglio tritato e erbe aromatiche (rosmarino, timo, origano, salvia), ma potete usare anche il mix per arrosti in vendita nei supermercati.

La carne marinata, prima di essere cotta, va sgocciolata e asciugata bene con carta assorbente.

4) Erbe aromatiche

Le erbe aromatiche fresche sono le migliori amiche della cottura alla griglia.

Le predilette sono timo e rosmarino, ma potete aggiungere anche origano, salvia, ecc.

Le erbe vanno disposte sul lato  superiore della carne, pena bruciatura.

5) Cottura

Per i tagli di carne sottili (es. spiedini, scottadito), è consigliata la cottura sulla brace, mentre per i tagli più grossi (es. costate, roastbeef) è preferibile la cottura sulla griglia.

Qualora usiate il barbecue, i pezzi piccoli andranno cotti senza coperchio, mentre i pezzi più grossi (come polli interi, costate) dovranno cuocere con il coperchio, poiché necessiteranno di una cottura uniforme, meno violenta e prolungata.

6) Spennellata

Durante la cottura, per dare più sapore alla carne, potete spennellare la superficie con oli aromatizzati (ad esempio, l’olio al peperoncino, l’olio all’aglio o l’olio agli agrumi).

Per le carni bianche, come il pollo e l’agnello, è preferibile usare l’olio al rosmarino oppure un emulsione di olio extravergine di oliva, vino bianco e rosmarino.

7) Brace: carbonella o legna?

Chi vive in città, userà sicuramente la carbonella per alimentare la brace, mentre coloro che avranno “spazio in casa” preferiranno la tocchi di legna secchi e asciutti.

La base deve essere fatta con un materiale facilmente infiammabile (come fogli di giornale), sul quale verranno adagiati tocchi di legna o carbonella.

E’ assolutamente vietato usare l’alcol, mentre potete usare accenditori liquidi o in pastiglie, che facilitano l’accensione del fuoco venendo incontro ai fuochisti meno esperti.

Il carbone sarà pronto per la cottura quando i tocchetti non saranno più neri ma ricoperti da uno strato di cenere bianca.

La brace non va allargata fino ai bordi del braciere ma va disposta “a montagna” in centro, mentre ai lati non va disposta: in questo modo, potrete spostare ai lati i pezzi di carne già cotti all’esterno ma non all’interno, per proseguire con una cottura più dolce.

8) Inforcare: si o no?

Durante la cottura, bisogna evitare di inforcare e/o bucherellare la carne perché bucandola fuoriescono i succhi di cottura, ricchi di vitamine e sali minerali, preziosi per rendere la carne morbida al palato.

9) Girare: si o no?

Durante la cottura, la carne deve essere girata il meno possibile: sono sufficienti 1-2 volte. Da regola, la fiorentina va girata una sola volta.

10) Servizio

La carne grigliata, una volta cotta, va servita subito e consumata calda.

Le fette molto spesse vanno fatte riposare un paio di minuti prima di essere servite in tavola, avvolte nella carta stagnola: questo passaggio contribuirà ad uniformare la temperatura interna della carne e favorirà il rilascio dei succhi di cottura.

L’accompagnamento ideale?? Una porzione di verdure arrosto oppure un’insalata fresca.    

10 regole per pancakes perfetti

10 regole per pancakes perfetti
10 regole per pancakes perfetti

10 regole per pancakes perfetti

C’è un solo modo per cominciare bene il week-end: fare una colazione fantastica il sabato mattina!

La mia preferita? Brunch in una nota bakery romana, a base di gustosi pancakes, le mitiche frittelle della cucina americana preparati con latticello, farina, zucchero, lievito in polvere, bicarbonato di sodio, uova, e burro.

Una ricetta apparentemente facile ma che in realtà nasconde delle insidie: il giusto quantitativo di ingredienti, la lavorazione, la padella da usare per la cottura, ecc.

Ecco a voi la 10 regole per pancakes perfetti, ideali da gustare per sentirsi un po’ come un membro della famiglia Robinson.

Pancake and ice cream
Pancake and ice cream

 

 

1) Latticello (buttermilk)

L’ingrediente fondamentale per preparare dei pancakes perfetti è il latticello (meglio noto tra gli scaffali americani come “buttermilk”), un ingrediente difficilmente reperibile nei supermercati italiani ma sostituibile mixando latte fresco con yogurt nelle seguenti quantità: 500 ml di latte fresco, 50 ml di yogurt.

Il latte e lo yogurt vanno mescolati e poi messi da parte per passare a unire, in una ciotola, gli ingredienti secchi con i liquidi.

 

 

2) Gli ingredienti secchi

In una ciotola bisogna unire la farina 00 con il lievito in polvere per dolci (necessario per conferire morbidezza e sofficità all’impasto), il bicarbonato di sodio (ingrediente fondamentale per la lievitazione dell’impasto), lo zucchero e un pizzico di sale.

 

Pancake al grano saraceno
Pancake al grano saraceno

3) Gli ingredienti liquidi

In un’altra ciotola, bisogna unire il latticello (il composto di yogurt e latte, per intenderci), le uova e il burro fuso.

 

 

4) Lavorazione

Gli ingredienti secchi vanno versati, un po’ alla volta, nella ciotola  con gli ingredienti liquidi, mescolando con una forchetta o una frusta manuale da cucina, per ottenere un composto denso e il meno grumoso possibile.

Non bisogna mescolare eccessivamente gli ingredienti, pena il rischio di ottenere pancakes piatti e duri.

 

 

5) Tempo di riposo

La pastella deve riposare per almeno 30 minuti in frigorifero, in una ciotola coperta con la pellicola trasparente.

Questo passaggio è fondamentale affinché la farina si idrati e si sciolgano i grumi di farina presenti nella pastella.

 

 

6) La padella

Per la cottura dei pancakes si usa una padella antiaderente, preriscaldata a fiamma moderata.

La padella non deve essere unta con un filo di olio o una noce di burro perché questi due ingredienti finirebbero per bruciare durante le cotture successive dei pancakes

Pancakes panna e cioccolato
Pancakes panna e cioccolato

 

7) Cottura

La cottura avviene versando un mestolo di composto nella padella antiaderente, e cuocendo prima da un lato e poi dall’altro, girando il pancake con una spatola non appena cominceranno a formarsi i buchi in superficie (max 2 minuti per lato, più o meno).

Cuocere il pancake fino a doratura poi adagiarlo su un piatto e procedere con la cottura del secondo.

 

 

8) Servizio

I pancakes vanno serviti caldi, impilati l’uno sull’altro, contando mediamente 3 pancakes per ogni commensale.

 

 

9) Accompagnamento

I pancakes vengono serviti solitamente con generose cucchiaiate di sciroppo d’acero, di miele millefiori, melassa, cioccolato fuso, marmellata, cucchiaiate di yogurt greco, frutta fresca (banane, fragole, arance, frutti di bosco, pesche, ecc.), frutta secca (granella di nocciole, mandorle, pistacchi, anacardi,ecc.), scaglie di cocco grattugiato, palline di gelato, ecc.

 

 

10) La variante vegan e gluten free

I pancakes sono una delizia che possono essere consumati anche da cui segue una dieta vegana o adotta un regime alimentare gluten free, sostituendo la farina 00 con la farina di riso e la fecola di patate o la maizena, il latte fresco (intero o scremato) con il latte di soia o di mandorle, il burro con l’olio di arachidi, il lievito in polvere per dolci con il cremor tartaro.

Come tornare in forma dopo le feste natalizie

Come tornare in forma dopo le feste natalizie

L’8 gennaio è per tutti il “detox day”, il primo giorno di dieta dopo le abbuffate natalizie.

Diciamo addio a panettoni, torroni, spumanti e liquori per fare scorte di alimenti antiossidanti, bevande e infusi detox, vellutate e verdure fresche, tutto per purificare il nostro organismo messo a dura prova dalle festività.

Per non rischiare di incappare nei luoghi comuni del digiuno, “mangiare barrette sostitutive del pasto”, bere solo acqua, ecc.

Ecco a voi dei semplici consigli per tornare velocemente in forma senza drastiche rinunce.

Pronti? Armatevi di carta e penna!

 

 

Accompagnare i probiotici con una dieta salutare

Ultimamente il termine “probiotico” viene sempre più associato a uno stile di vita sano, una pelle perfetta, la perdita di peso.

L’assunzione di probiotici migliora la flora batterica intestinale e contrasta la formazione intestinale di tossine dannose per l’organismo.

Inoltre, combatte il colesterolo e malattie come il colon irritabile, diarrea, costipazione, ecc.

Non essendo prodotti in base alle specifiche esigenze di ognuno di noi, è bene accompagnare l’assunzione di probiotici con una dieta varia ed equilibrata, povera di zuccheri e di grassi, ma ricca di fibre.

 

 

Preferire le zuppe

Le zuppe, famose per avere un basso indice glicemico, sono le migliori alleate di Gwyneth Paltrow e di Oprah Winfrey che, con la dieta della zuppa di cavolo, è riuscita a perdere ben 15 kg!

Seguendo la dieta della zuppa sarà possibile perdere fino a 5 kg in una settimana, senza soffrire la fame, con pochi sforzi e risultati lampanti.

Povere di grassi e di calorie ma ricche di fibre provenienti dalle verdure, le zuppe hanno un elevato potere saziante e facilitano la perdita di liquidi.

Oltre a questo, i minerali contenuti nelle verdure stimolano la produzione di collagene (una sostanza che assicura l’elasticità della pelle) e di antiossidanti.

Le verdure stimolano inoltre il transito intestinale e la diuresi, aiutandovi a riottenere la amata pancia piatta.

No a carni rosse, insaccati, salumi e dolci

Per almeno 7 giorni, eliminate dalla tavola le carni rosse, i salumi e gli insaccati, ma anche i cibi in scatola, solitamente ricchi di conservanti e grassi, i dolci e gli alimenti raffinati.

Preferite cibi freschi come frutta e verdura, pasta e pane integrale, minestre di verdure e/o di legumi, preziosi alleati per favorire la disintossicazione dell’organismo.

 

 

Tisane a go-gò

Oltre a bere i soliti 2 litri di acqua al giorno, concedetevi calde tisane che aiutano ad eliminare il senso di gonfiore e a migliorare la forma fisica.

Quali preferire? La tisana al tarassaco (per disintossicare il fegato, con proprietà diuretiche e lassative), al finocchio (per sgonfiare la pancia), all’ortica e betulla (con proprietà drenanti).

 

 

Concedersi una sauna

Tra una sessione di shopping e l’altra, concedetevi una sauna, fantastica per rilassare i muscoli, eliminare le tossine e ridurre il grasso accumulato soprattutto nelle zone affette da cellulite.

Certo, la sauna non potrà fare miracoli, ma senz’altro darà una marcia in più se accompagnata da una dieta equilibrata e attività fisica.

10 regole per un tè perfetto (usando i filtri)

10 regole per un tè perfetto (usando i filtri)
10 regole per un tè perfetto (usando i filtri)

10 regole per un tè perfetto (usando i filtri)

 

“Se la vita è come una tazza di tè, significa che qualcuno di noi è l’acqua e qualcun altro il tè” si afferma in un libro. Può esserci qualcosa di più romantico che sorseggiare una calda tazza di tè, distesi sul divano, con un buon romanzo tra le mani??

Penso proprio di no, ma per preparare un tè che raccoglierebbe persino il favore della Regina Elisabetta, esistono poche regole da rispettare sempre. Ecco a voi le regole d’oro per un tè perfetto (usando i filtri).

10 regole per un tè perfetto (usando i filtri)

1) La scelta del tè

Per preparare un’ottima tazza di tè è fondamentale usare solo tè di alta qualità, conservato nella sua confezione e in un luogo asciutto, lontano da profumi che possano minarne l’aroma.

2) L’acqua

Sembrerà una stupidaggine ma la scelta dell’acqua è fondamentale per ottenere una buona tazza di tè.

L’acqua migliore è quella oligominerale filtrata, leggera, povera di calcare, che va portata a ebollizione in un bollitore di acciaio inox.

3) La temperatura dell’acqua

La temperatura dell’acqua varia a seconda del tipo di tè: 90°C per i tè neri, 85 °C per i tè indiani e di Ceylon, 70-85 °C per i tè bianchi, 70 °C per i tè verdi.

4) La quantità

Ogni bustina di tè contiene la dose perfetta per una tazza quindi, se si prepara il tè per 2 persone, è consigliabile usare due bustine.

5) Il tempo di infusione

Ogni tè ha il suo tempo di infusione da rispettare: 3-4 minuti per i tè neri e di Ceylon, 2-3 minuti per il Darjeeling e per i tè verdi, 4-5 minuti per i tè aromatizzati.

Terminato il tempo di infusione, le bustine vanno rimosse dalla teiera e il tè va servito.

6) La teiera

Il tè va lasciato in infusione in una teiera in porcellana o in ceramica, precedentemente riscaldata con acqua calda.

Dopo l’uso, la teiera va lavata accuratamente per eliminare i residui del tè (alcuni consigliano di lavarla solo con l’acqua, senza detersivi, come si fa per la caffettiera).

7) La tazza

Su consiglio del popolo inglese, la tazza migliore per bere il tè è la mug, in grado di conservare più a lungo il calore della bevanda.

8) Mescolare

Prima di servire il tè, mescolarlo nella teiera, in modo da distribuire uniformemente gli aromi.

9) Il momento giusto

Ogni tè ha caratteristiche specifiche, adatte a momenti diversi della giornata: English Breakfast, Rosso, Nero, Bianco (utile per combattere il colesterolo e la pressione alta), Matcha (antistress), aromatizzato (l’Earl Grey è il più famoso al mondo), ecc.

Personalmente, a me piace sorseggiare il tè il pomeriggio, e la scelta ricade quasi sempre su un tè aromatizzato (ai frutti rossi o ai frutti di bosco), ma non disdegno il tè al limone o al gusto arancia e cannella.

10) Il servizio

Per servire il tè, esistono diverse scuole di pensiero: alcuni usano le fettine di limone, altri qualche goccio di latte, altri ancora solo 1 cucchiaino di zucchero, altri il miele.

La regola valida per tutti è, secondo me, solo una: il tè va accompagnato dai classici biscottini al burro (pensate ai famosi Butter Cookies, gnammm).

10 regole per una cioccolata calda perfetta

Cioccolata calda e marshmallows
Cioccolata calda e marshmallows

10 regole per una cioccolata calda perfetta

La cioccolata calda è una delle bevande più golose da consumare a merenda, nei freddi pomeriggi invernali. Latte, cioccolato, zucchero e amido, soli 4 iingredienti per una bevanda che riscalderà non solo il vostro corpo ma anche l’anima e il cuore.

Ecco a voi le 10 regole per una cioccolata calda perfetta.

Crema ganache al cioccolato
Crema ganache al cioccolato

10 regole per una cioccolata calda perfetta

 

1) Bustine, cacao in polvere o cioccolato?

Senza dubbio, preparare la cioccolata calda usando le bustine confezionate riduce il tempo di preparazione ma una cioccolata calda “artigianale” è sicuramente migliore di una realizzata con i preparati. Del resto, se proprio non avete tempo da perdere, le bustine migliori, a mio parere, sono quelle Lindt, Perugina e Ciobar.

Se invece optate per il cacao in polvere, vi consiglio di usare quello amaro, poiché lo zucchero andrà aggiunto durante la cottura, e quindi usando il cacao zuccherato rischiereste di ottenere un risultato finale troppo stucchevole.

Se optate per l’uso delle tavolette di cioccolato, queste andranno tagliate a cubotti e sciolte in un pentolino a bagnomaria.

2) Scelta del cioccolato

Per una perfetta cioccolata calda, fondamentale è la scelta del cioccolato da utilizzare. L’ideale è usare un cioccolato dal sapore intenso e di alta qualità (come il  cioccolato artigianale criollo). A me piace usare il cioccolato fondente al 70% o al 85% della Lindt, in modo da ottenere un risultato finale piuttosto amaro, perfetto per essere accompagnato da ciuffi di panna fresca montata.

Se invece preferite un risultato più “dolce”, potete usare il cioccolato fondente classico o addirittura il cioccolato al latte (le mie marche preferite sono Lindt, Perugina e Novi).

2) Varianti: spezie, liquori, frutta secca

La cioccolata calda può essere aromatizzata con spezie in polvere (es. cannella, anice stellato, vaniglia, peperoncino, zenzero), frutta secca tritata (es. nocciole, mandorle, pistacchi), frutta candita (es. albicocche e pesche candite), liquori (es. Baileys, crema di whisky, rhum), caffè.

3) Zucchero

Lo zucchero da usare nella cioccolata calda deve essere semolato o di canna. In alternativa, potete usare la Stevia (ma solo in casi estremi!).

4) Addensanti

Come addensante si può optare per la fecola di patate oppure la maizena, che rende il cioccolato vellutato e setoso.

5) Latte o panna?

I più golosi usano la panna per la preparazione della cioccolata calda ma io ho sempre usato il latte intero o di alta qualità fresco. Vi consiglio di evitare il latte a lunga conservazione e/o scremato.

Gli intolleranti al lattosio, possono puntare sul latte di mandorla, che darà alla cioccolata una nota di sapore in più.

6) Assemblaggio degli ingredienti

Gli ingredienti secchi (cacao, zucchero e addensanti) vanno mescolati in una ciotola, prima di essere trasferiti nel pentolino per la cottura.

Gli ingredienti così assemblati vengono quindi trasferiti in un pentolino nel quale, un poco alla volta, si aggiunge del latte caldo mescolando continuamente.

7) Scelta del pentolino

La cioccolata calda va cotta in un pentolino in acciaio inox, alto e non troppo largo di diametro (vanno benissimo il bollilatte o il pentolino che usate per la cottura della pastina).

8) Cottura

La cioccolata calda va cotta a fuoco basso, mescolando di continuo con un cucchiaio di legno, fino a quando diventerà densa e setosa.

Nel caso usiate il cioccolato tagliato a pezzi, questo andrà sciolto a bagnomaria in un pentolino; successivamente, dovrete aggiungere il latte caldo e mescolare di continuo, fino ad ottenere la giusta consistenza.

Alcune ricette suggeriscono la cottura in microonde: è sufficiente versare nella tazza zucchero, cacao, fecola di patate, aromi, latte e mescolare bene per evitare la formazione di grumi. Il composto viene poi cotto alla max potenza per 1 minuto. Il risultato è una cioccolata poco densa e setosa, simile al “latte e Nesquik”.

9) Servizio

Quando la cioccolata sarà abbastanza densa e setosa, bisognerà toglierla dal fuoco e versarla in una tazza per servirla.

La cioccolata calda si sposa perfettamente con la panna montata fresca, servita non direttamente sulla cioccolata ma in una coppetta a parte, marshmallows e biscottini secchi speziati o al burro.

10) La variante bianca

Adoro la cioccolata calda nella sua versione bianca, preparata con la tavoletta di cioccolato bianco Lindt, latte, zucchero e fecola, cotta a fuoco basso nel pentolino e servita con qualche cucchiaiata di crema al pistacchio o di salsa al caramello. Assaggiatela e ne rimarrete deliziati, provare per credere!!!

10 regole per una cheesecake perfetta

10 regole per una cheesecake perfetta
10 regole per una cheesecake perfetta

10 regole per una cheesecake perfetta

La cheesecake è uno dei miei dolci preferiti: non potrei mai dimenticare quella assaggiata da Junior’s, la più famosa pasticceria di New York, regina delle cheesecake. Una torta sfiziosa, composta da una base di croccante di biscotti e farcita con una crema di uova e formaggio, infine ricoperta da fette di frutta fresca, marmellata o crema di nocciole. Una vera delizia!

Un dolce di non facile realizzazione (lunghi tempi di cottura e di solidifcazione, molti ingredienti da abbinare fra loro, ecc.) e, pertanto, di seguito vi illustro le 10 regole per preparare una cheesecake perfetta a casa vostra.

10 regole per una cheesecake perfetta
10 regole per una cheesecake perfetta

 

10 regole per una cheesecake perfetta

1) La base

La base dell’originale cheesecake americana è formata da biscotti tritati e amalgamati con il burro fuso.

Il burro va sciolto in un pentolino a bagnomaria e mescolato alle briciole dei biscotti con un cucchiaio: il composto ottenuto va infine distribuito nella tortiera, avendo cura di schiacciarlo bene sul fondo con il dorso del cucchiaio, in modo da ottenere una base compatta.

La base ottenuta va fatta infine riposare in frigorifero per almeno 1 ora, in modo che il burro solidifichi.

2) I biscotti

I biscotti ideali per la base del cheesecake sono i Digestive; tuttavia, se non riuscite a reperire i biscotti Digestive al supermercato, potete sostituirli con altri biscotti secchi, come i frollini, i biscotti ai cereali, i biscotti integrali o, addirittura, i cereali All Bran tritati.

3) Quale cheesecake: cotta in forno, da frigo o con gelatina?

Esistono tre tipologie di cheesecake, ciascuna con una crema diversa distribuita sulla base della torta: la cheesecake cotta in forno (con una crema a base di uova e formaggio spalmabile), la cheesecake con gelatina (con una crema a base di panna montata) e la cheesecake da frigo (con una crema a base di formaggio spalmabile e panna acida). Di queste tre, quella che richiede il minor tempo di preparazione è sicuramente la versione “da frigo” (30 minuti di lavorazione + 3-4 ore di riposo in frigo), ma, la più ghiotta è sicuramente la versione “cotta in forno” di cui, l’esempio più famoso, è la New York Cheesecake per eccellenza.

10 regole per una cheesecake perfetta
10 regole per una cheesecake perfetta

4) La crema

La crema delle cheesecake è solitamente preparata con formaggio spalmabile e uova.

Relativamente al formaggio spalmabile, è preferibile optare per il formaggio Philadelphia o il quark (entrambi da usare a temperatura ambiente), anche se molti pasticceri optano per il mascarpone (più denso rispetto ai primi due), la ricotta (più cremosa) o lo yogurt greco (per un risultato finale più leggero).

La crema preparata va infine distribuita sulla base del cheesecake, livellandola bene in superficie.

5) Le varianti

La versione classica della cheesecake prevede una crema a base di formaggio spalmabile e uova ma, in base ai vostri gusti, potete aggiungere numerose varianti, come cucchiaiate di Nutella, frutta secca tritata, yogurt alla frutta, cioccolatini (es. Ferrero Rocher, Raffaello, Togo, ecc.), caffè solubile, ecc.

6) La teglia

Qualsiasi cheesecake va preparata in una teglia rotonda con cerniera apribile, per evitare la rottura della base (composta da biscotti sbriciolati), e poi servita intera o tagliata a fette.

7) La cottura

Se scegliete di preparare una cheesecake “cotta in forno”, ricordate che una temperatura troppo elevata danneggerà la consistenza della crema, che tenderà a raggrumarsi. La cottura perfetta deve avvenire a 180° per 45-60 minuti; al termine della cottura, dovrete spegnere il forno e lasciare la cheesecake a raffreddare nel forno spento per 10-15 minuti, poi sfornarla e lasciare raffreddare totalmente a temperatura ambiente.

Una volta fredda, la cheesecake dovrà riposare in frigorifero per almeno 3 ore, e poi sarà pronta per essere servita.

Alcuni chef consigliano di cuocere la cheesecake “a bagno maria”: la teglia riempita con la cheesecake deve essere foderata con la carta stagnola (in modo che l’acqua non filtri nella teglia dalle aperture della cerniera) e deve essere disposta in una teglia più grande riempita d’acqua. La cheesecake dovrà essere poi cotta a 160°-180° per 45-50 minuti.

8) Copertura della torta

Le coperture più famose delle cheesecake sono quelle a base di frutta fresca (es. albicocche, fragole, pesche) e marmellata (es. confettura di mirtilli, fragole, frutti di bosco, lamponi, ecc.) ma, se desiderate un dessert più “peccaminoso”, potete osare con crema di nocciole, ganache al cioccolato bianco, biscotti (come i Pan di Stelle o gli Oreo), scaglie di cocco essiccato, frutta secca tritata (noci e mandorle, ad esempio), ecc.

9) Servizio

La cheesecake va servita ben fredda, meglio ancora se preparata il giorno prima e servita il giorno dopo.

10) La variante vegana e gluten free

La cheesecake può essere gustata anche dagli amici vegani e intolleranti al glutine, preparando una crema a base di tofu, yogurt di soia, panna di soia, maizena e aroma di vaniglia.

Per la copertura, potete optare per un velo di marmellata biologica o frutta fresca affettata.

Cheesecake nel bicchiere
10 regole per una cheesecake perfetta

10 regole per una cotoletta alla milanese perfetta

10 regole per una cotoletta alla milanese perfetta
10 regole per una cotoletta alla milanese perfetta

10 regole per una cotoletta alla milanese perfetta

La cotoletta alla milanese è uno dei piatti preferiti dai bambini di tutto il mondo: quando ero piccola e mia madre mi chiedeva cosa volessi mangiare per cena, rispondevo sempre “cotoletta e patatine fritte!”, che bei ricordi.

Carré di vitello avvolto in una croccante panatura e cotta in padella con il burro chiarificato, una vera bontà!

I segreti per preparare una perfetta cotoletta alla milanese?

Eccoli di seguito svelati!

 

 

10 regole per una cotoletta alla milanese perfetta

 

 

 

1) La carne

La vera cotoletta alla milanese si prepara con la costoletta di vitello, ricavata dal carrè, alta e con l’osso (che non dovrà essere tolto); con un coltello, bisogna eliminare il  grasso esterno visibile e incidere il bordo della carne, per evitare che si arricci durante la cottura.

In molte ricette si prepara la cotoletta anche con il petto di pollo (molto gradito dai bambini) o con la carne di agnello, alternative entrambe valide ma sicuramente molto diverse rispetto alla vera milanese.

 

 

2) Panatura: uova

La panatura è fondamentale per la perfetta riuscita della cotoletta.

Due sono i segreti per ottenere una panatura croccante, non unta e aderente alla carne: il pangrattato e le uova.

Le uova devono essere sbattute in un piatto, senza l’aggiunta di sale, olio extravergine di oliva o qualche cucchiaio di latte.

La carne deve essere passata nell’uovo, da entrambi i lati, poi scolata e panata nel pangrattato.

 

 

3) Panatura: solo pangrattato?

La panatura deve essere fatta con il pangrattato fresco (fatto con pane secco e frullato); alcuni chef aggiungono semi di sesamo, cereali tritati, formaggio grattugiato, erbe aromatiche (paprika, curry, curcuma) ecc. ottenendo una cotoletta sicuramente più saporita ma decisamente diversa rispetto alla vera milanese.

La carne, precedentemente passata nell’uovo e scolata, deve essere panata nel pangrattato, su entrambi i lati, assicurandosi che quest’ultimo aderisca bene alla carne.

Mia nonna ultimamente ha sperimentato la cotoletta con “doppia panatura” (con lo schema uovo-pangrattato-uovo-pangrattato) ma a me non piace perché il sapore della carne viene coperto eccessivamente dalla panatura.

 

 

4) Sale: si o no?

Alcuni sostengono che la carne non vada assolutamente salata prima della cottura: una spolverata di sale va aggiunta sulla superficie della cotoletta solo prima di essere servita.

Io seguo questa scuola di pensiero ma voi, in base ai vostri gusti, potete salare la carne prima della panatura o aggiungendo un pizzico di sale all’uovo sbattuto.

 

 

5) Cottura

La cotoletta deve essere, per tradizione, cotta nel burro chiarificato, sciolto in padella  fuoco vivace; la cotoletta deve cuocere 15-20 minuti ma, se molto alta, dovrete prolungare il tempo.

 

 

6) La variante fritta e al forno

Alcune ricette prevedono la cottura in padella con olio di semi fino a doratura, penalizzando però l’aroma e la croccantezza della cotoletta. L’olio deve essere abbondante perché altrimenti, quando viene adagiata in padella la cotoletta, la temperatura dell’olio diminuirà velocemente e l’impanatura rimarrà unta e poco croccante.

Coloro che sono attenti alla linea, consigliano la cottura della cotoletta in forno (a 180° per 20-25 minuti o fino a doratura), ma otterrete un risultato finale meno croccante e saporito.

 

7) Quantità

Per evitare che, durante la cottura, le fette di carne si attacchino l’una all’altra o che la panatura si stacchi, dovrete dosare bene le quantità ed evitare di friggere troppe cotolette alla volta: regolatevi in base alle dimensioni della padella e alla quantità di burro/olio usato.

 

 

8) Servizio

La cotoletta deve essere scolata su un foglio di carta assorbente e servita dopo qualche secondo, ben asciutta, aggiungendo un pizzico di sale sulla superficie.

L’accompagnamento perfetto alla cotoletta milanese??

Sicuramente una generosa porzione di patatine fritte o un’insalata fresca.

Una chicca: a Vienna, l’accompagnamento prediletto della cotoletta è un’insalata di patate lesse condite con aceto, succo di limone, cipolle e prezzemolo, una vera prelibatezza!

 

 

9) La variante “Viennese”

La cotoletta viennese si prepara con carne di maiale o di bovino, senza osso, non alta ma sottolissima e ben battuta,  impanata nell’uovo e nel pangrattato, e fritta in una padella con olio di semi di arachide.

 

 

10) La variante “Bolognese”

La cotoletta alla bolognese si differenzia dalla milanese innanzitutto per il taglio della carne: nella prima si usa la fesa di vitello (taglio di coscia, privo di osso), mentre nella seconda il carrè (con l’osso).

Quanto alla preparazione, una volta panata nell’uovo e nel pangrattato, la cotoletta alla bolognese viene dorata in padella con una noce di burro, poi rivestita di fette di prosciutto crudo, cosparsa di parmigiano grattugiato e infine cotta di nuovo in padella con un mestolo di brodo, necessario per far sciogliere il formaggio.

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