Storia ed Origini degli Alimenti

STORIA & ORIGINI…Qesto album raccogliera’ , la storia e le origini, degli alimenti che di volta in volta pubblichero’…troverete all’interno dell’album delle modifiche…pertanto non troverete piu’ le ricette in modo disordinato, come p…urtroppo visualizzate…cerchero’ quindi di creare un indice…pasta, carne, pesce ed altro ancora…quindi cliccando all’interno della categoria desiderata (es:pasta) troverete tutte le ricette che vi interessano ….spero che l’idea vi piaccia…poi vi chiedero’ comunque i vostri consigli…buona lettura!!!!

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CAPPUCCINO ALLA SOIA 

Il “cappuccino alla soja” e’ ricchissimo di proteine ed e’ una valida alternativa al latte vaccino, totalmente priva di colesterolo e di lattosio, essendo ottenuto dalla spremitura dei fagioli di soia gialla.

Il latte VACCINO, dunque, è si’ l’alimento ideale, ma solo per il lattante, e solo il latte umano! Di seguito sono elencati alcuni problemi correlati al consumo di latte in adulti e bambini.

■Carenza di ferro: il latte ha un bassissimo contenuto di ferro (0.2 mg/100 mg di latte), e per riuscire a raggiungere la dose di ferro raccomandata di 15 mg al giorno, un bambino dovrebbe bere 7.5 litri di latte. In aggiunta, il latte è responsabile di perdite di sangue dal tratto intestinale, che contribuiscono a ridurre i depositi di ferro dell’organismo.

■Diabete Mellito: su 142 bambini diabetici presi in esame in uno studio, il 100% presentava nel sangue livelli elevati di un anticorpo contro una proteina del latte vaccino. Si ritiene che questi anticorpi siano gli stessi che distruggono anche le cellule pancreatiche produttrici di insulina.

■Calcio: la verdura a foglia verde, come la cicoria, la rucola, il radicchio e la bieta, è una fonte di calcio altrettanto valida, se non addirittura migliore, del latte.

■Contenuto di grassi: ad eccezione del latte scremato, il latte e i prodotti di sua derivazione sono ricchi di grassi saturi e colesterolo, che favoriscono l’insorgenza di arteriosclerosi.

■Contaminanti: il latte viene frequentemente contaminato con antibiotici, ormoni della crescita, oltre che con gli erbicidi e i pesticidi veicolati dal foraggio. Inoltre i trattamenti di sterilizzazione permettono in realtà la sopravvivenza nel latte di germi, e la Direttiva Europea 92/46/CE stabilisce un limite non superiore ai 100 mila germi per mL. La stessa Direttiva ammette anche un contenuto non superiore a 400 mila per mL di “cellule somatiche”, il cui nome comune è “pus”.

■Lattosio: molti soggetti di razza asiatica o africana sono incapaci di digerire lo zucchero del latte, il lattosio, con conseguenti coliche addominali, gas e diarrea. Il lattosio, poi, se viene digerito, libera il galattosio, un monosaccaride che è stato messo in relazione con il tumore dell’ovaio.

■Allergie: il latte è uno dei maggiori responsabili di allergie alimentari: durante la sua digestione, vengono rilasciati oltre 100 antigeni (sostanze che innescano le allergie). Spesso i sintomi sono subdoli e non vengono attribuiti direttamente al consumo di latte, ma molte persone affette da asma, rinite allergica, artrite reumatoide, migliorano smettendo di assumere latticini.

■Coliche del lattante: le proteine del latte causano coliche addominali, un problema che affligge un lattante su cinque, perché se la madre assume latticini, le proteine del latte vaccino passano nel latte materno. In 1/3 dei lattanti al seno affetti da coliche, i sintomi sono scomparsi dopo che la madre ha smesso di assumere questi cibi.

IL LATTE DI SOIA e’ disponibile al naturale o in varianti aromatizzate (vaniglia, cacao, frutta, ecc.) e può essere fortificato con vitamine e minerali (B12, calcio, vitamina D2), però ogni marca varia, quindi è indispensabile consultare sempre l’etichetta.

Il gusto varia molto tra una marca e l’altra, e ciascuno deve trovare quello che più gli si confà. A un palato non abituato può risultare non gradevole se bevuto da solo, ma accompagnato con caffè, cacao, orzo solubile, oppure in forma di budini e yogurt diventa decisamente appetibile.

Può essere utilizzato al posto del latte vaccino, sia come bevanda o nella cottura dei cibi, dolci e salati.

Col LATTE SI SOYA si puo’ fare lo yogurt, la panna e anche il burro, e tutti questi prodotti si trovano in vendita gia’ pronti e si utilizzano esattamente come i loro analoghi a base di latte vaccino; non hanno assolutamente nulla da invidiare a questi, oltre che essere piu’ salutari perche’ privi di colesterolo.

Esiste anche la PANNA MONTATA DI SOIA, che e’ analoga alla panna spray che si trova nei negozi, mentre la panna montata “fresca” non esiste a base di soia, a quella, se vi piaceva, dovete proprio rinunciare…

LATTE DI RISO
Il latte di riso e’ buono bevuto fresco, specialmente d’estate, e’ adatto per la colazione coi cereali, o per fare budini e dolci.

Il LATTE DI AVENA e’ nutriente ed energetico, ha un gusto molto delicato, e’ buono sia bevuto da solo che usato per preparazioni di dolci e budini.

Il LATTE DI MANDORLA ha un gusto molto marcato, anch’esso e’ buono bevuto freddo, anche mescolato col latte di riso. Puo’ essere usato per la preparazione di un ottimo gelato alle mandorle.

MAIONESE VEGETALE, ottenute dai piselli o dalla soia, alcune sono aromatizzate con erbe e spezie e sono un valido sostituito della maionese tradizionale;

MARGARINA VEGETALE (controllare bene l’etichetta, deve riportare la dicitura “100% vegetale”!) può essere tranquillamente utilizzata al posto del burro per la preparazione di dolci, se il suo impiego risulta indispensabile e saltuario.

 

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COUS COUS
STORIA E ORIGINI DEL COUS COUS 

… Generalità :
La semola con cui si prepara il cuscus.Tradizionalmente il cuscus veniva preparato con semola di grano duro, Triticum durum, quella farina granulosa che si può produrre con una macinatura grossolana utilizzando macine primitive, ma oggi con questo nome ci si riferisce anche ad alimenti preparati con cereali diversi, come orzo, miglio, sorgo, riso o mais. Solitamente esso accompagna carni in umido e/o verdure bollite (sulla costa del mar Mediterraneo anche pesce in umido). Può essere reso piccante accompagnandolo con la harissa (usata soprattutto in Tunisia).

Questo piatto è l’alimento tradizionale di tutto il Nordafrica, al punto che lo si potrebbe definire “piatto nazionale” dei Berberi. In gran parte di Algeria, Marocco, Tunisia e Libia è conosciuto semplicemente col nome arabo: طعام, taˁām, “cibo”. Oltre che nel Maghreb, esso è molto diffuso anche nell’Africa Occidentale, in Francia (secondo piatto preferito dai francesi[1]), in Belgio e anche nel Vicino Oriente (in particolare, in Israele presso gli Ebrei di origine magrebina). In Giordania, Libano e Palestina viene chiamato maftūl (ritorto).

Il cuscus preparato nel trapanese, in Sicilia, è cotto a vapore in una speciale pentola di terracotta smaltata, ma il condimento a differenza di quello magrebino è un brodo di zuppa di pesce. Dalla Sicilia, il cuscus è stato portato a Livorno (cuscus d’agnello) e a Genova.

Negli Stati Uniti il cuscus è conosciuto come tipo di pasta, probabilmente per influsso degli immigrati siciliani, mentre altrove è per lo più considerato come un cereale a sé. È particolarmente apprezzato per la sua rapidità di preparazione.

Storia:
Uno dei primi riferimenti scritti al cuscus viene dall’anonimo autore di un libro di cucina dell’Andalusia musulmana del XIII secolo, il Kitāb al-tabīkh fī al-Maghrib wa l-Andalus, che dà una ricetta per il cuscus che era “ben noto in tutto il mondo”. Il modo in cui in quest’opera compare il nome dell’alimento (preceduto dall’articolo al- ma senza valore determinativo) dimostra che era una parola berbera e non araba. Il cuscus era noto anche nel regno nasride di Granada. Sempre nel XIII secolo uno storico siriano di Aleppo cita il cuscus in quattro occasioni. Queste citazioni così antiche mostrano che il cuscus si diffuse rapidamente, ma che in generale esso era comune soprattutto nell’occidente islamico fino alla Tripolitania, mentre più ad est, a partire dalla Cirenaica, la cucina era soprattutto di tipo egiziano, in cui il cuscus costituiva solo un piatto occasionale. Oggi, il cuscus è conosciuto in Egitto e nel Vicino Oriente, ma in Marocco, Algeria, e Tunisia, il cuscus è il piatto-base.

Uno dei primi riferimenti al cuscus in Europa settentrionale è in Bretagna, in una lettera datata 12 gennaio 1699. Ma già molto tempo prima esso aveva fatto la sua comparsa in Provenza, dove il viaggiatore Jean Jacques Bouchard scrive di averlo mangiato a Tolone nel 1630.

Origini africane:
Venditori di cuscus a Tunisi (1899).Vi sono crescenti indizi del fatto che il processo di cottura tipico del cuscus, in particolare la cottura a vapore dei grani sul brodo in una pentola speciale, potrebbe avere avuto origine prima del decimo secolo in un’area dell’Africa Occidentale che abbraccia gli attuali Niger, Mali, Mauritania, Ghana, e Burkina Faso. Ibn Battuta viaggiò in Mali nel 1352, e in quella che è l’odierna Mauritania ebbe un cuscus di miglio. Egli osservò anche un cuscus di riso nella zona del Mali nel 1350. Va anche ricordato che per secoli i Berberi nomadi ricorrevano a donne nere per cuocere il cuscus, il che potrebbe essere un’ulteriore indicazione dell’origine subsahariana dell’alimento.

Preparazione:
Preparazione del cuscus.I chicchi di cuscus vengono fatti con la semola (grano duro macinato grossolanamente) o, in alcune regioni, da orzo o miglio macinati grossolanamente. La semola viene aspersa d’acqua e lavorata con le mani per farne pallottoline, che vengono asperse di semola asciutta per tenerle separate, e poi passate al setaccio. Le pallottoline che sono troppo piccole per costituire i chicchi di cuscus passano attraverso il setaccio e vengono di nuovo asperse di semola asciutta e lavorate a mano. Questo processo continua fino a che tutta la semola è stata trasformata nei minuscoli chicchi del cuscus.

Questo procedimento richiede una lavorazione molto prolungata. Nella società tradizionale le donne solevano radunarsi a gruppi per vari giorni per preparare insieme una grande quantità di cuscus in grani. Questi ultimi, seccati al sole, potevano poi durare per parecchi mesi. Al giorno d’oggi, la produzione del cuscus è in gran parte meccanizzata, e questo prodotto viene venduto sui mercati di tutto il mondo.

Allo stesso modo si possono preparare le pallottoline di berkukes, che si differenziano per essere più grosse dei chicchi del cuscus normale.

Cottura:
Il cuscus dovrebbe essere passato al vapore due o anche tre volte. Quando è cotto come si deve è morbido e leggero, non dovrebbe essere gommoso né formare grumi. Il cuscus che si trova in vendita nei supermercati occidentali è solitamente passato al vapore una prima volta e poi essiccato, e le istruzioni sulla confezione consigliano di aggiungervi un po’ di acqua bollente per renderlo pronto al consumo. Questo metodo è rapido e facile da preparare: basta mettere il cuscus in una ciotola e versarvi sopra l’acqua o il brodo bollente, coprendo poi la ciotola con un foglio di plastica. Il cuscus si gonfia e nel giro di pochi minuti è pronto da servire, dopo averlo rimescolato con una forchetta. Il cuscus precotto richiede meno tempo per la preparazione rispetto alla pasta asciutta o al riso.

Cuscussiera:
Il metodo tradizionale del Nordafrica prevede l’uso di un recipiente per la cottura a vapore chiamato taseksut in berbero, kiska:s in arabo o cuscussiera (couscoussier o couscoussière in francese). La base è una pentola di metallo allungata a forma bombata in cui si cuociono le verdure e la carne in umido. Sopra questa base viene collocato il recipiente dal fondo forato in cui il cuscus si cuoce a vapore assorbendo i sapori del brodo sottostante. Se l’incastro tra il bordo della pentola inferiore e il recipiente superiore non è ermetico, spesso viene posto uno strofinaccio umido per non far fuoriuscire il vapore dai lati. Non vi sono molte prove archeologiche di un uso antico del cuscus, ma può darsi che questo si debba al fatto che le cuscussiere antiche erano fatte di materiali organici, destinati a non sopravvivere.

In Algeria, Tunisia e Marocco, il cuscus viene generalmente servito con verdure (carote, rape, ecc.) lessate in un brodo più o meno piccante, e qualche tipo di carne (di solito, pollo, agnello o montone); in Marocco, sul cuscus si può trovare anche del pesce in salsa agrodolce con uvetta e cipolle; in alcune regioni della Libia si usano anche pesce e calamari. il brodo della carne in Tunisia è rosso, con pomodoro e peperoncino, mentre in Marocco di solito è giallo.

In Marocco a volte il cuscus viene servito anche alla fine del pasto o da solo, come prelibatezza chiamata seffa. Il cuscus viene cotto più volte, e poi lavorato con carne e verdure, fino a farlo diventare molto morbido e di colore pallido. A questo punto ci si sparge sopra mandorle, cannella e zucchero. È tradizione servire questo dessert insieme a latte aromatizzato con acqua di fiori d’arancio, oppure lo si può servire in una ciotola da solo con siero di latte come minestra leggera per cena.

Il piatto è oggi popolare anche nella ex potenza coloniale del Nordafrica, la Francia, dove per cuscus si intende di solito il cuscus con il suo contorno. Nei negozi e supermercati francesi si trovano spesso confezioni contenenti una scatola di cuscus precotto di rapida preparazione ed una lattina di verdure, solitamente con la carne. Vi sono perfino ricette brasiliane che prevedono il cuscus bollito messo in una forma con altri ingredienti a mo’ di timballo.

Il cuscus trapanese:
cùscusu (cuscus) di pesce, piatto tipico della cucina trapaneseIn Sicilia, a Trapani, e nelle zone limitrofe come Isola di Favignana e San Vito Lo Capo, (cuscusu in dialetto), è di uso quasi quotidiano. La semola è incocciata e poi cotta a vapore in una speciale pentola forata di terracotta smaltata. Ma il condimento, a differenza di quello magrebino, è la Ghiotta, un brodetto di pesce misto di (scorfano rosso, scorfano nero, cernia, pesce San Pietro, vopa, gallinella, luvaro, e anguilla delle saline della zona, insieme a qualche gambero o scampo].

Altra versione siciliana sono i “frascatuli”, palline di semola impastata, accompagnati con brodo di pesce o zuppe di broccoli, ceci e verdure. Tale piatto esiste anche in Sardegna, cucinato alla stessa maniera, e chiamato Fregula.

Il cuscus trapanese è inserito tra i Prodotti agroalimentari tradizionali siciliani riconosciuti dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, su proposta della Regione Siciliana.

Il Maftul palestinese [modifica]Il Maftul è un piatto tipico palestinese, dall’arabo مفتول, torsione o rotazione della mano del cuoco per creare i granuli. Il Maftul può essere paragonato al cuscus africano, per il fatto che in tutti due i casi, si usa il semolino. La differenza: nel cuscus africano i granuli sono più piccoli. Il maftul va cotto in apposita pentola a vapore.

Il cuscus israeliano:
Cuscus israelianoIl cuscus nella cucina israeliana (in ebraico: קוסקוס, in trascrizione: qūsqūs), conosciuto anche come maftūl o cuscus in perle, è una versione del cuscus a grani più grossi, che viene anche servito in modi diversi. Nella cucina occidentale viene spesso usato come base per piatti di salmone o di pollo, oppure viene messo nelle insalate. Un uso simile a quello dell’egg barley (risoni di pasta all’uovo), tipico della cucina dell’Europa orientale (qualcosa di analogo nella cucina italiana sono i manfrigoli).

Si dice che il cuscus israeliano si sia diffuso per venire incontro alle esigenze delle ondate di Ebrei immigrati da diverse parti del Vicino Oriente dopo la proclamazione di indipendenza dello Stato di Israele nel 1948. A quell’epoca il grano era relativamente abbondante, mentre c’era scarsità di riso. Il cuscus puntava a fornire un’alternativa al riso per quegli immigrati dai paesi arabi orientali e dalla Persia per i quali il riso costituiva il piatto base.

Il cascà:
Variante carlofortina e calasettana del cuscus .
Il cascà o cashcà è una variante del cuscus alle verdure. La sua presenza nella cucina di Carloforte e Calasetta, in Sardegna, ha ragioni storiche assai intuibili: Carloforte nel 1738 fu fondata da una colonia di corallari liguri, trasferitisi nel XVI sec. sull’isoletta tunisina di Tabarka, approdati nel XVIII sec. nell’Isola di San Pietro. In passato il cashcà era un piatto semplice e povero: gli elementi base della sua preparazione erano, oltre alla semola opportunamente lavorata, il cavolo cappuccio o il cavolfiore ed i ceci. Col tempo il piatto si è evoluto, ed alla ricetta base si sono aggiunte le varie verdure di stagione e la carne suina. Il piatto così trasformato è divenuto cibo della festa in epoca recente, preparato soprattutto in occasione della festa patronale di San Carlo. Da parecchi anni nel mese di aprile a Carloforte si tiene una sagra con lo scopo di valorizzare questo tipico piatto della tradizione culinaria tabarkina.

http://it.wikipedia.org/wiki/Cuscus

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FECOLA DI PATATE

La fecola di patate è una farina ricavata con l’essiccamento e la successiva macinazione dellapatata. Composta essenzialmente dall’amido delle stesse, si presenta alla vista come unapolvere di colore bianco.

Essendo totalmente inodore e particolarmente leggera è usata come addensante per creme e nella pasticceria in generale. Trova applicazione nella preparazione ad esempio di torte e altridolci da forno che contribuisce a rendere soffici.

Deve essere conservata in un luogo particolarmente asciutto per preservarne le caratteristiche.

Fonte dell’articolo: http://it.wikipedia.org/wiki/Fecola_di_patate

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FRUTTA

Per conservare al meglio la frutta, bisogna innanzitutto coglierla o
acquistarla nella piena stagione, in modo che sia ben matura e anche
economicamente conveniente.

I frutti devono essere sani, senza ammaccature. Lavateli rapidamente
e asciugateli con cura prima della cottura.

La pentola ideale per la cottura delle conserve è in rame non
stagnato ma possono andar bene anche quelle smaltate o in acciaio
inossidabile. Evitate quelle in alluminio che farebbero annerire la
frutta.

I barattoli devono essere lavati e sterilizzati in acqua bollente poi
asciugati con cura e riempiti con la conserva ancora bollente.

Appena versata la marmellata, i barattoli vanno chiusi ermeticamente,
senza aspettare che la conserva intiepidisca.

Se preferite lasciar raffreddare la marmellata, prima di chiudere
ermeticamente i barattoli, è meglio inserire un disco di carta oleata
leggermente imbevuto di alcol o liquore, del diametro esatto del
barattolo. In questo modo avrete maggiori garanzie di conservazione.

I vasi vanno poi riposti in luogo fresco, aerato e buio, dopo averli
etichettati con nome e data di preparazione del contenuto.

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PANE

L’ultimo studio sull’argomento (pubblicato sul British Medical
Journal) ha concluso che una dieta ricca di fibra, in particolare di
cereali integrali, protegge l’intestino e riduice il rischio di
… contrarre il cancro all’intestino o del colon-retto.
Nello studio in questione si è visto che ad un aumento di 10 grammi
al giorno di fibre date a chi ne assumeva poche, è corrisposto una
riduzione del 10% del rischio di cancro colorettale.
L’aggiunta invece di tre porzioni al giorno (90 grammi) di cereali
integrali è stata associata a una riduzione del rischio pari al 20%. I
Il cancro che colpisce l’intestino crasso è tra i più diffusi: è il
terzo tumore più comune al mondo
I cereali integrali sono in grado di ridurre il rischio di altre
patologie comele malattie cardiovascolari, il diabete di tipo 2, il
sovrappeso e l’obesità …
Per quanto riguarda una dieta senza pane, posso dirti per mia
esperienza personale che se elimini i carboidrati raffinati e privi di
proprietà nutritive (ma ricchi di zuccheri, sale e additivi marci) e
assumi solo integrale di farro, kamut e grano saraceno dimagrisci. Ti
sgonfi, dato che il pane moderno lievita nella tua pancia.
Io ho fatto cosi’:per le prime 2 settimane niente carboidrati. Dalla
seconda settimana reintrodurli, ma solo quelli integrali. E in quantità
ridotte. Il pane a pranzo, mentre a cena la pasta integrale di farro
(non tutti i giorni)

La questione dei miglioratori nel pane è vera: sono degli enzimi e
vengono usati perchè le farine di oggi non sono più raffinate come lo
erano in passato. Queste sostanze provocano l’incremento di patologie
come diabete tipo 2, cardiopatie, ipertensione, fegato grasso (steatosi
epatica), ecc.
L’indice glicemico (la velocità con cui un alimento si trasforma in
zucchero) prima aveva come riferimento lo zucchero (pari a 100) oggi,
ha anche il pane bianco (pari a 100). In pratica se mangi pane
lievitato rapidamente e fatto con una farina priva di fibre, è come se
mangiassi uno zucchero raffinato.

Il problema è la fretta: i “miglioratori” servono a limitare anomalie
sviluppando anidride carbonica (ecco perché il pane ci “gonfia”); ormai
a livello industriale si utilizzano paste surgelate e poi cotte nel
punto vendita.
Proprio in Italia dove invece abbiamo una tradizione fatta di pane in
grado di durare anche quindici giorni, realizzati con pasta madre o
lieviti meno aggressivi.

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TOFU 

lo sapevate che il formaggio alla soia “tofu” e’ ricchissimo di calcio??? quindi niente paura per chi soffre di osteoporosi…o mancanza di calcio!!!!..

Il tofu è un alimento a base di soia, molto proteico e digeribile che rappresenta un ideale complemento nutrizionale se assunto con i cereali.

Esso viene ricavato dal latte di soia che viene fatto cagliare mediante l’utilizzo dell’agente coagulante nigari (in sostanza cloruro di magnesio, un sottoprodotto della raffinazione del sale marino grigio). La coagulazione rende le proteine della soia più digeribili e assimilabili. Il procedimento è dunque simile a quello della produzione del formaggio dal latte vaccino. Qui però abbiamo a disposizione una notevole quantità di proteine di origine vegetale che sono ottime sia per chi ha problemi di iperocolesterolemia, sia per i vegetariani, gli allergici a latte e latticini e i celiaci.

Il tofu è un alimento molto yin, secondo la classificazione macrobiotica dei cibi, e quindi andrebbe consumato insieme a ingredienti che ne equilibrino la sua capacità “dispersiva” e “raffreddante” come zenzero, condimenti salati, shoyu, senape ecc. oppure controbilanciato da una cottura a fuoco vivo.

Il tofu è disponibile in due tipi: compatto e friabile. Il suo gusto è abbastanza neutro per cui può essere rielaborato secondo il sapore delle pietanze o delle salse con cui viene cucinato.

Molti continuano a pensare che il tofu plain si possa mangiare crudo. Ma così non è. Va anche detto infatti che nella tradizione culinaria in cui il tofu è nato si usa addirittura cuocerlo due volte, o almeno metterlo sotto marinatura saporita. La prima cottura infatti non è necessario che sia sul fuoco, ma può trattarsi anche solo di tenerlo pressato per un’oretta o più (prima della tempura per esempio), oppure sottoporlo a marinatura con sale, shoyu e aromi. La pressatura è anche una tecnica che serve per rendere il tofu più duro per poterlo ad esempio friggere. Basta avvolgere il panetto in un panno asciutto e pulito e metterci sopra un piccolo peso (circa 250 grammi) per circa trenta minuti. Poi si toglie il tofu dal panno il quale avrà assorbito l’umidità in eccesso.

Il tofu si può conservare in frigorifero per alcuni giorni, coperto d’acqua, che va cambiata quotidianamente.

I monaci in Oriente, area da cui il tofu proviene e dove è utilizzato da secoli, sfruttavano la qualità raffreddante del tofu per aiutarsi nel controllo della sessualità, dato che esso appunto ha la caratteristica di ridurre l’energia sessuale.

Se si dispone di un buon latte di soia (biologico e non OGM) è possibile farsi da soli in casa quantità adeguate di questo alimento proteico. I tempi di produzione che occorrono possono essere di 30-60-120 minuti rispettivamente per quantità pari a 500-1000-2000 grammi. È insomma fattibile e abbatte sicuramente i costi. Senza contare appunto come si diceva l’elevato apporto sano di proteine vegetali, i pochi grassi e l’assenza totale di colesterolo (vedi tabella valori medi nutrizionali

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ZUCCHERO

Lo zucchero bianco può essere pericoloso: viene depurato con calce,
trattato con anidride carbonica, acido solforoso, cotto, raffreddato,
cristallizzato, centrifugato, filtrato, decolorato con carbone animale
… e colorato con coloranti (alcuni dei quali derivanti da catrame e
cancerogeni!) e tutto per farlo così bianco e brillante.

In generale l’abuso di zucchero fa male se usato in eccedenza, ma di
per sé, più o meno raffinato, può essere usato con moderazione.

per poter essere assimilato lo zucchero “ruba” al nostro corpo
vitamine e sali minerali importanti come il calcio tanto che le
conseguenze sono l’indebolimento dello scheletro, dei denti, la
comparsa di artrite, artrosi e osteoporosi e della ovvia carie
dentarie.

A livello intestinale invece provoca produzione di gas, tensione
addominale, colite. Agisce poi sul sistema nervoso e sul metabolismo
(isbalzi d’umore, rritabilità, euforia); Inoltre a volte per il senso
di benessere che provoca crea una vera a propria dipendenza, più il
corpo ingerisce zucchero e più ne vuole, con la conseguenza che il
pancreas per far fronte alla situazione contrasta gli alti livelli
glicemici immettendo insulina nel sangue (crisi ipoglicemia).
Questi continui “stress” ormonali con i loro risvolti psicofisici
finiscono per danneggiare il sistema immunitario. Lo zucchero bianco
distrugge anche le vitamine del gruppo B, provoca aumento di peso e una
maggiore predisposizione a malattie metaboliche gravi come il diabete.

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