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carciofo, il mio fiore preferito

Carciofo – Cynara Scolimus

carciofo
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Il carciofo è una grossa pianta erbacea perenne, non trovata allo stato selvatico, probabilmente deriva da un processo di progressive selezioni del cardo selvatico che ha favorito lo sviluppo della sua caracteristica infiorescenza, e non vi annoierò con espiegazioni tassonomiche e dati scientifici: il suo ciclo normale è autunno-primaverile nell’area mediterranea e primaverile-estiva nelle zone più fredde, il quelle determina le varietà in due grandi gruppi: varietà autunnali o rifiorenti, generalmente destinate all’industria conserviera del prodotto e varietà primaverili, molto apprezzate anche come prodotto d’esportazione.

Tutte le parti del carciofo sono impiegate in cucina, compressi gambi e germoglii i quali vengono utilizzati, per lo più, nella preparazioni di antipasti, e conservati industrialmente sott’olio, salamoie  e surgelati. Le foglie, oltre a rappresentare un ottimo alimento per il bestiame dato  il suo perfetto rapporto costo – valore nutritivo, sono impiegate nella produzione di liquori e produtti farmaceutici, tali come decotti per il trattamento del colesterolo e i trigliceridi presenti nel sangue. Le sue radici sono ugualmente utilizzate nel campo farmaceutico per l’elaborazione di infussi regolatori dell’attività epatica, diuretici e lassativi.

La tradizione vuole che il nome abbia origine nel mito di Cynara, la bella ninfa dai capelli color cenere, della quale Giove si invaghì, e che fu trasformata da giunone nella prima pianta di carciofo. Certamente i dati storici rivelano, tutt’altro, una diversa spiegazione.

Furono per primi gli egiziani ed i grecie ad apprezzare i suoi valori nutritivi e le sue proprietà terapeutiche, molto diffuso nell’intera area mediterranea, culla del prezioso ortaggio, i romani se ne giovarono di tali caracteristiche durante l’impero.

Non sempre il carciofo ebbe tutta questa accoglienza, paradossalmente fu completamente dimenticato dalle tavole e dalle tradizioni culturali fino all’età moderna quando, nel 1466, venne rintrodotto a Firenze da Filippo Strozzi il Vecchio che portò con sè semi e coltura raccolte dal regno di Napoli dove il carciofo giunse attraverso l’intercambio culturale con Spagna.

Subito dopo la sua riapparizione nella società moderna, la durezza delle foglie, le spine, l’amarezza, ma soprattuto, la poca dimestichezza con il pulirli e consumarli ecclissarono, anche se solo per poco, la sua inafferrabile corsa nei secoli successivi.

Apprezzato per i suoi principi attivi, che a quell’epoca furono associati a proprietà afrodisiache, da una lunga lista di personaggi famosi nella storia, tali come Enrico VIII d’Inglilterra, Caterina de’ Medici e il Re Sole, il carciofo continuò la sua marcia verso la conquista del Nuovo Mondo.

Sigmund Freud, padre della psicanalisi, lo legò simbolicamente all’Italia; chiamò i carciofi “i miei fiori preferiti”. Presente anche nella narrativa, si può trovare una tra le più famose citazioni, quella di Pablo Neruda, premio Nobel per la letteratura nel 1971, nel suo poema intitolato Odas elementales del 1945.

Il carciofo è l’ortaggio per eccellenza e l’Italia vanta il primato mondiale nella sua produzione e consumo: la sua coltura ha dato origine a diverse manifestazioni e sagre in tutto il territorio, divenendo prodotto essenziale grazie alla sua versatilità e lunga conservazione che, attraverso la realizzazione di numerosi piatti tipici regionali, lo vedono occupare un posto di rilievo nella tradizione gastronomica nazionale.

Ed ecco, a voi, sua maestà il carciofo!

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