Pinsa romana, il nome deriva da pinsata, che significa schiacciata e stesa con le mani. E’ nel Lazio che ha avuto origine la pizza ai tempi dell’antica Roma, non proprio la pizza ma all’epoca era chiamata focaccia. Una delle farine utilizzata per preparare la focaccia era quella di farro, il grano ovviamente era costoso e introvabile. Oggi per preparare la pinsa romana si utilizzano grani misti tra cui la farina di soia, il farro, il riso e la farina di grano duro principalmente, oppure più facilmente potete comprare già pronto il mix di farine per pinsa. Essendo un piatto povero si condisce con poco e soprattutto con quello che offre la terra, come ad esempio i pomodori, tutte le verdure, la rucola ma anche le puntarelle che poi sarebbero i germogli della cicoria catalogna che a Roma si può dire è l’insalata per eccellenza che più la rappresenta.
In una ciotola unite le tre farine: grano duro, farro e riso, sbriciolate anche il lievito e aggiungetelo insieme all’acqua. Iniziate a lavorare così l’impasto, praticate tre tagli e incorporate il sale e l’olio mettete a riposo per 15 minuti. Riprendete l’impasto e praticate qualche piega fate riposare per 3 ore a temperatura ambiente e 24 ore in frigo. Riprendete l’impasto dal frigo e dividetelo in panetti da 250 grammi l’uno stese sopra una teglia coperti e fate riposare ancora tre ore. Accendete il forno alla massima potenza, spianate con la punta delle dite una pinsa, appoggiatela sulla pala e infornatela per sei minuti, trascorso il tempo, fuori dal forno aggiungete lo stracchino o se preferite la burrata, rinfornate per 2 minuti.
Ecco pronta la pinsa romana con la rucola, pomodoro e stracchino.