
Tabella di conversione zucchero dolcificanti
Tante volte per esigenze salutari abbiamo la necessità di sostituire lo zucchero nei nostri preparati, ma non sappiamo come regolarci e sopratutto quale fa al caso nostro.
In questo articolo ho voluto sintetizzare in una tabella di conversione zucchero dolcificanti,
i sostituti dello zucchero che maggiormente vengono utilizzati da chi ha esigenze di diabete o semplicemente vuole un apporto calorico azzerato.
Analizzeremo insieme uno ad uno i più comuni, per non dover rinunciare al gusto dolce nelle nostre torte o pietanze varie.
Scopriamo, dunque, quali sono i più commerciali, e, in quali dosi e proporzioni ci permettono di mantenere inalterato il sapore delle ricette e, soprattutto, impariamo a sceglierli in base alle loro caratteristiche.
L’eritritolo è un dolcificante naturale utilizzato come sostituto dello zucchero.
Pur avendo il suo stesso aspetto e il suo stesso sapore, è caratterizzato da un apporto calorico, e nutrizionale, pressoché nullo.
L’eritritolo è un polialcol naturale presente , nella frutta o nel mais.
Questi elementi vengono fatti fermentare attraverso processi intensivi.
Ecco perchè questo prodotto rappresenta una valida alternativa ai classici dolcificanti sintetici e semisintetici.
L’eritritolo infatti è uno dei dolcificanti naturali preferiti dai consumatori per il suo potere calorico praticamente nullo
I vantaggi dell’eritritolo
A differenza dello zucchero che aggiunge parecchie calorie a quello che mangiamo o beviamo, ha un indice sia glicemico sia insulinemico piuttosto irrilevante.
Inoltre, non ha nessun retrogusto a differenza di altri dolcificanti come la stevia che ha un retrogusto un po’ amaro, simile alla liquirizia.
L’eritritolo inoltre alla vista, è molto simile allo zucchero, questo fa si che, anche per quanto riguarda l’aspetto psicologico il soggetto che lo assume no ne risenta.
Inoltre e secondo me molto più importante sono le caratteristiche metaboliche che impediscono all’eritritolo di accumularsi nell’ intestino, riducendo quindi, a dosi limitate, la comparsa di diarrea e crampi allo stomaco, permettendone invece l’assorbimento intestinale e la conseguente eliminazione per via renale.
La stevia è un dolcificante anch’esso come l’eritritolo , e viene estratto dalle foglie della Stevia, che è una pianta che vive nel Sud America, la possiamo trovare in commercio sottoforma di zollette o in polvere bianca simile allo zucchero, a velo e ha però un potere dolcificante molto più elevato.
A oggi non sono note controindicazioni al consumo di stevia in contemporanea all’assunzione di farmaci o altre sostanze.
I vantaggi
La stevia non apporta calorie, non provoca carie e può essere consumata anche dai diabetici, in quanto ha un apporto di zuccheri nullo.
La stevia inoltre protegge la pelle dall’invecchiamento contrastando l’azione dannosa dei radicali liberi e avrebbe anche proprietà antiacido e ipotensive.
Gli svantaggi
Nel caso di abuso di questo dolcificante si possono riscontrare casi di ipotensione e diarrea, può avere infatti effetto lassativo.
Il Tic
Il Tic è un dolcificante liquido con una formula esclusiva brevettata, studiata per dare una risposta al fabbisogno di dolcificare in alternativa allo zucchero ma senza compromessi nel gusto, dunque senza retrogusto.
Gli ingredienti del Tic sono sali edulcoranti che, al contrario dell’aspartame, non vengono metabolizzati dall’organismo, ma espulsi per via urinaria.
Il Tic ha un potere dolcificante 30 volte più dello zucchero e non fornisce calorie.
Non presenta alcun effetto metabolico sulla glicemia.
lo xilitolo
Lo xilitolo è estratto dal legno di betulla, ed è un alcol naturalmente presente in natura, ad esempio in molti frutti e in diverse verdure.
I vantaggi
Ha un sapore dolce ma, non provoca carie come fa lo zucchero, infatti viene ampiamente utilizzato come sostituto dello zucchero anche in caso di diabete.
Può essere per esempio aggiunto a gomme da masticare, mentine e altre caramelle.
Gli svantaggi
Fra gli eventuali effetti collaterali sono segnalati diarrea e accumulo di gas nell’intestino.
È stato invece ipotizzato che assumerne dosi molto elevate per lunghi periodi di tempo (più di 3 anni) possa aumentare il rischio di tumori.
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