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Mele al forno ripiene (di Santa Ildegarda)


Eccoci arrivati al terzo appuntamento in collaborazione con Lucia di unapennaspuntata.com.
Questo mese vi presentiamo Santa Ildegarda. Vi ho già parlato altre volte di questa santa ma forse non vi ho mai detto che me la nominò per la prima volta la mia insegnante di canto, a proposito di un concerto a lei dedicato. Spesso è così: uno frequenta le chiese e poi viene a scoprire figure di santi in ambienti non cattolici. E qui mi viene in mente una cosa che quando l’ho scoperta mi ha dato molto da pensare: a Bologna c’è un centro in cui insegnano discipline orientali e, tra le altre cose, fanno corsi di canto gregoriano. In un centro buddista. Cioè, hanno estromesso il gregoriano dalle chiese per lasciare il posto a chitarre e bonghi e se ne sono appropriati i non cattolici. Questa è una conferma che l’uomo è alla ricerca del Vero, del Bello e del Buono e, quando non li trova nei luoghi in cui ci si aspetterebbe di trovarli, li cerca altrove. A questo proposito, mi viene in mente una frase di don Marino Neri che lessi in un suo libro sulla Messa tridentina: “L’uomo di oggi è disperato perché non trova il sacro dove dovrebbe essere”. Parole sante. Tornando al gregoriano, vi confesso che uno dei miei sogni è cantare questo tipo di musica e spero di non doverlo fare in una scuola buddista. Vi terrò aggiornati.
Come vi ho già accennato altre volte, Ildegarda fu una figura poliedrica: fu medico, scienziata, teologa, mistica, profetessa, compositrice, drammaturga, cosmologa, fitoterapeuta, linguista. Praticamente una multipotenziale ante litteram.  Riguardo alla sua attività di compositrice, ci ha lasciato inni, antifone e responsori, in tutto settantasette opere, oltre all’opera cantata “Ordo virtutum”. I suoi componimenti rompono in maniera drastica con i canoni musicali dell’epoca. Se Ildegarda utilizza le forme musicali del suo tempo, le sue melodie di giubilo superano però l’estensione classica del suono e usa giri più arditi e toni audaci come nessun altro compositore del suo tempo. Per Ildegarda, anche nella musica si rispecchia l’ordine divino dell’universo. Per lei la musica è sempre “l’eco delle armonie celesti”. L’inverno scorso, un’amica di mia madre mi ha regalato un cd con le musiche di Santa Ildegarda che ascolto spesso, anche mentre cucino, sperando che mi aiuti a combinare meno pasticci possibili.
Ildegarda è una santa molto attuale, anche perché, oltre a condannare le deviazioni del suo tempo come la secolarizzazione del clero, la condotta disordinata dei monaci e la superstizione dei laici, profetizzò molti degli errori che troviamo oggi nella Chiesa. Ma di questo magari vi parlerò la prossima volta. Ora vi lascio qualche altra informazione: Ildegarda morì il 17 settembre 1179, il giorno esatto in cui aveva predetto alle sue consorelle che sarebbe morta ed è proprio il 17 settembre che ricorre la sua festa. La cosa curiosa è che non è mai stata beatificata, anche se nel 2012 è stata dichiarata Dottore della Chiesa da Benedetto XVI, eppure viene considerata santa dalla tradizione popolare. Inoltre, è santa proprio nel senso originario della parola, che deriva da “sano”, cioè “integro”, “completo”. Ildegarda è, infatti, completa sia nella sua vita che nei suoi insegnamenti.
Riguardo alla cucina, dovete sapere che Ildegarda non ha mai scritto ricette, almeno per i sani, tranne un paio di eccezioni, ma le mele al forno ripiene che vi propongo oggi, tratte dal libro “Hildegard von Bingen. Ricette per il Corpo e per l’Anima” di Eve Landis, si basano sui suoi consigli e comprendono gli ingredienti che lei consigliava. Secondo Santa Ildegarda, le mele crude possono danneggiare gli ammalati perché sono più deboli e, in effetti, nel Medioevo, la frutta di solito si mangiava cotta. Infatti, bollite o al forno sarebbero salutari sia per i sani che per gli ammalati. Si possono mangiare anche crude solo quando diventano più vecchie e raggrinzite, come accade in inverno. Ildegarda differenzia in modo molto preciso i cibi adatti agli ammalati da quelli adatti ai sani e, accanto a questi alimenti, ne cita un terzo gruppo: quelli che sconsiglia perché aumentano i fluidi negativi nelle persone. Dei principi su cui si basava la medicina medioevale ci parla più nello specifico Lucia QUI. Quindi, andate a leggere il suo articolo. Poi tornate qui e leggete la ricetta delle mele al forno ripiene, un dolce davvero semplice da preparare, oltre che molto adatto all’autunno imminente.
La ricetta originale prevedeva la confettura di castagne fatta in casa, infatti nel libro c’è la ricetta ma, non essendo ancora periodo di castagne, ho usato la crema di marroni comprata. Più avanti spero di proporvi anche questa prelibatezza.
Nel libro, alla fine della ricetta viene riportata questa frase di Santa Ildegarda:
“L’uomo che agisce nel bene è come un orto pieno di frutti appetitosi. E’ come la terra, abbellita dalle pietre, le piante, l’erba e gli alberi”.

Provate anche le altre ricette di Santa Ildegarda: i biscotti della gioia, la crostata alle noci, i finocchi gratinati, le fettine di pollo al rosmarino e la zuppa di zucca.

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  • DifficoltàBassa
  • CostoEconomico
  • Tempo di preparazione10 Minuti
  • Tempo di cottura35 Minuti
  • Porzioni4 persone
  • Metodo di cotturaForno

Ingredienti

  • 4mele di media grandezza (io ho usato le Golden)
  • 4riccioli di burro
  • q.b.crema di marroni
  • 4 cucchiaizucchero di canna
  • 1/2limone (non trattato)

Strumenti

  • 1 Levatorsoli
  • 1 Cucchiaino
  • 1 Coltello
  • 1 Cucchiaio
  • 1 Grattugia
  • 1 Pirofila

Preparazione

  1. Per preparare le mele al forno ripiene, prima di tutto togliete il picciolo e rimuovete il torsolo con l’attrezzo apposito. Poi, in fondo al buco ponete un ricciolo di burro, dopodiché riempitelo con la crema di marroni.

    Ora grattugiate la scorza del limone.

    A questo punto, mettete le mele in una pirofila riempita con 1/2 cm di acqua e spolverizzatele con lo zucchero e la scorza grattugiata del limone. Poi fatele cuocere in forno preriscaldato (io ho usato la funzione statica) a 220° per 30-35 minuti. Il tempo di cottura dipende dal tipo di mele.

    Prima di servirle, versate sulle mele il succo che rimane dopo la cottura.

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