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Fave cotte nel latte (per san Luigi)

Le fave cotte nel latte sono una ricetta dedicata a san Luigi IX re di Francia. San Ludovico (l’altra traduzione in italiano del nome francese “Louis”) si festeggia il 25 agosto ma in quel periodo le fave non sono di stagione, così ho deciso di prepararle in vista del giorno della sua nascita, il 25 aprile.

Studiando questa ricetta ho scoperto che, forse per il favismo o per la loro forma, le fave sono sempre state associate a culti misteriosi. Non a caso, un dolce legato al Giorno dei Morti sono le fave dei morti. Pitagora e i suoi seguaci non solo non si cibavano delle fave ma addirittura non osavano nemmeno toccarle. Uno dei motivi di questa avversione era la credenza che contenessero anime dei defunti e sembra che Pitagora, inseguito dai sicari del tiranno Cilone, abbia preferito farsi uccidere piuttosto che attraversare un campo di fave. Un altro dei motivi per i quali Pitagora si teneva lontano dalle fave era perché probabilmente aveva sperimentato gli effetti del favismo, grave forma di intolleranza alle fave.

Comunque, a differenza di Pitagora e della sua scuola, Luigi IX mangiava le fave. Infatti, costituivano parte dei suoi abbondanti menu, cotte nel latte e insaporite con le spezie.

Per quanto riguarda il latte, dovete sapere che una delle regole monastiche d’Occidente meno note, la cosiddetta “Regola di un padre ai monaci” (VII secolo), che deve molto all’influsso di san Colombano, quindi al mondo monastico irlandese, stabilisce, tra le norme alimentari, che “ai fratelli che vivono su una terra sterile, che non dà pane, e sono in regioni montane, e che non danno frutto”, si permetta “un po’ di latte misto ad acqua”. Quindi, a volte, il latte può essere considerato un alimento energetico da assumere in caso di bisogno. Di solito, viene consumato con il pane ma in alcuni casi lo può sostituire.

Ora vi lascio qualche informazione su san Ludovico, del quale vi avevo già parlato quando avevo fatto il riso e latte.

Nel 1244, il re Luigi IX fu colpito da una fortissima febbre. Una volta guarito, volle guidare di persona una crociata per la liberazione della Terra Santa. Sbarcato in Egitto, presso la città di Damietta, attaccò con successo i saraceni ma una terribile pestilenza decimò l’esercito crociato, contagiando lo stesso sovrano. Assalito di nuovo dai turchi, venne sconfitto e fatto prigioniero. Dopo essere stato rilasciato, proseguì come pellegrino per la Terra Santa, dove compì numerose opere di bene. Tornato in Francia, san Luigi governò con giustizia e pietà cristiana, fondando la grande Università degli studi “Sorbona” e preparando una nuova crociata. Però, a Tunisi, una nuova epidemia colpì l’esercito. Luigi IX, sentendo arrivare la sua fine, si fece adagiare con le braccia incrociate sopra un letto coperto di cenere e cilicio, dove morì il 25 agosto 1270. Fu canonizzato da Bonifacio VIII nel 1297.

Diversi anni fa, il giorno della festa di san Ludovico ero a Messa con mia madre e, durante l’omelia, il sacerdote raccontò di come il re di Francia guidò le crociate. In quel momento, memore del perdono (uno dei tanti) chiesto da papa Wojtyla per queste imprese, chiesi spiegazioni a mia madre che, forse condividendo le mie perplessità, mi rispose candidamente con un “Non lo so”. Mia madre, che ha fatto anche la catechista, evidentemente non sapeva spiegarsi come un uomo che aveva non solo preso parte ma addirittura organizzato (senza essersene pentito) delle crociate, potesse essere diventato santo. Tra l’altro, il sacerdote che pronunciò l’omelia non era di certo un tradizionalista, infatti si limitò a riportare i fatti storici.

Dato che sono sempre stata una persona che si è posta domande e che vuole andare a fondo nelle cose, anni dopo ebbi modo di approfondire la questione e scoprii che le crociate, anzi le “sante crociate”, non erano affatto qualcosa di cui un cattolico debba vergognarsi ma furono delle guerre di liberazione della Terra Santa e, in particolare, del Santo Sepolcro, dalle mani dei saraceni. Lo stesso catechismo prevede, in casi estremi, il ricorso alla forza come legittima difesa. Infatti, così come ho il diritto di difendermi se i ladri vengono a derubarmi casa e ad attentare alla vita della mia famiglia, ho il dovere di difendere la mia patria dagli invasori.

Inoltre, le crociate avevano lo scopo di proteggere i pellegrini e di evangelizzare i turchi. Infatti, per san Ludovico le crociate furono più una missione di fede che una questione militare. Certo, come in tutte le guerre c’era chi era spinto da sentimenti meno nobili ma non per questo bisogna buttare il bambino con l’acqua sporca. Del resto, anche diversi santi come san Francesco (sì, proprio lui, che oggi è stato trasformato in un pacifista ma che andò dal sultano per convertirlo, non certo per un dialogare), san Bernardo di Chiaravalle, san Tommaso d’Aquino e santa Caterina da Siena, difesero le crociate. E santa Teresa di Lisieux, (che oggi si preferisce chiamare in modo sdolcinato santa “Teresina”) affermò: “Sento nella mia anima il coraggio di un Crociato, di uno Zuavo Pontificio: vorrei morire su un campo di battaglia per la difesa della Chiesa. Oh, no, non avrei avuto paura di andare in guerra. Per esempio, ai tempi delle crociate, con quale felicità sarei partita per combattere gli eretici”.

La ricetta delle fave cotte nel latte è tratta dal libro “In cucina con i santi” di Andrea Ciucci e Paolo Sartor.

Provate anche i piselli con le fave, la vellutata di fave, le fave primaverili e la zuppa di san Prisco.

  • DifficoltàFacile
  • CostoEconomico
  • Tempo di preparazione30 Minuti
  • Tempo di cottura20 Minuti
  • Porzioni2Persone
  • Metodo di cotturaFornello
  • CucinaFrancese
  • StagionalitàPrimavera
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Ingredienti

700 g fave (fresche)
30 g burro
300 ml latte intero
2 spicchi aglio (io l’ho omesso)
q.b. sale
q.b. pepe
258,00 Kcal
calorie per porzione
Info Chiudi
  • Energia 258,00 (Kcal)
  • Carboidrati 12,61 (g) di cui Zuccheri 9,10 (g)
  • Proteine 9,72 (g)
  • Grassi 18,28 (g) di cui saturi 11,54 (g)di cui insaturi 6,40 (g)
  • Fibre 4,39 (g)
  • Sodio 209,82 (mg)

Valori indicativi per una porzione di 145 g elaborati in modo automatizzato a partire dalle informazioni nutrizionali disponibili sui database CREA* e FoodData Central**. Non è un consiglio alimentare e/o nutrizionale.

* CREA Centro di ricerca Alimenti e Nutrizione: https://www.crea.gov.it/alimenti-e-nutrizione https://www.alimentinutrizione.it ** U.S. Department of Agriculture, Agricultural Research Service. FoodData Central, 2019. https://fdc.nal.usda.gov

Strumenti

1 Scolapasta
1 Casseruola
1 Cucchiaio di legno
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Passaggi

Per preparare le fave cotte nel latte, per prima cosa sgranate e lavate le fave.

Poi in una casseruola fate sciogliere il burro, dopodiché fate rosolare l’aglio (che io ho omesso) a fiamma viva per qualche minuto, mescolando di tanto in tanto con un cucchiaio di legno.

Quindi, aggiungete il latte, portate a ebollizione, regolate di sale e fate cuocere per circa 12 minuti, mescolando ogni tanto.

Infine, insaporite con del pepe macinato al momento e servite.

NOTE

Io non ho provato ma sul libro da cui ho tratto la ricetta c’è scritto che il piatto può essere insaporito servendolo con una julienne di formaggio tipo bitto o fontina.

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