

Vigata a Tavola, è la nuova proposta del ristorante al Galù di Scicli, gestito da Luca e Gabriella, coppia nella vita e sul lavoro che gestiscono il ristorante, sito a Scicli, dal lontano 2011 e presentato venerdì sera nel loro ristorante.
Se dovessi scegliere tra le migliori ricette di Montalbano non saprei davvero quale scegliere.
Anche il mitico Commissario nato dalla penna di Andrea Camilleri avrebbe serie difficoltà nel farlo. La sua tavola infatti è sempre imbandita con i piatti più succulenti della cucina siciliana e anche solo fermarsi a guardarlo mentre ne assapora in silenzio la bontà, è un piacere immenso.
Anche il mitico Commissario nato dalla penna di Andrea Camilleri avrebbe serie difficoltà nel farlo. La sua tavola infatti è sempre imbandita con i piatti più succulenti della cucina siciliana e anche solo fermarsi a guardarlo mentre ne assapora in silenzio la bontà, è un piacere immenso.L’idea del nuovo menù, “Vigata a Tavola”, che va ad arricchire quello già esistente al ristorante di Luca e Gabriella, nasce dallo spunto dei racconti di Andrea Camilleri, il padre putativo de il Commissario Montalbano, che Luca ama tanto leggere. Il ristorante Al Galù, si trova, proprio dietro il Commissariato di Vigata, set della ormai celebre Fiction, trasmessa su Rai Uno che tanta notorietà a dato a Scicli, la Vigata dove è ambientata la fiction, appunto.
Le ricette sono quelle tradizionali, quelle delle nostre nonne, ci tiene a precisare Gabriella, senza nessuno stravolgimento. L’atmosfera è quella informale, come quella di casa, l’obiettivo è quello di trattare il cliente come uno di famiglia, e in questo si sa, l’ospitalità siciliana ne è maestra. I menu di Montalbano sono un viaggio alla scoperta dei profumi e dei sapori della cucina siciliana.
Il menù Vigata a tavola, in verità si compone di ricette provenienti da varie parti della Sicilia. lo potremmo definire un vero e proprio “Viaggio nel gusto”.
Nel menù non mancano i famosi Arancini tanto amati dal Commissario Montalbano, ai quali lo stesso Camilleri dedica La raccolta Gli arancini di Montalbano che è stata pubblicata la prima volta dalla Mondadori, nel 1999.
I siciliani non si mettono d’accordo: né sul nome arancino o arancina, né sulla forma conica o ovale, né tanto meno sugli ingredienti.
“Adelina ci metteva due jornate sane sane a pripararli. Ne sapeva, a memoria, la ricetta…..
Il racconto si svolge a Vigata la notte di Capodanno: il commissario si rifiuta di partire con la sua fidanzata Livia per la Francia e decide di passarlo invece con la famiglia della governante e cuoca Adelina. E’ pronto a gustarsi i suoi deliziosi arancini quando uno dei due figli di Adelina, Pasquale, è sospettato di furto in un supermercato. Montalbano indaga, scopre l’innocenza del figlio, e con una telefonata anonima agli inquirenti risolve la faccenda. Il tutto per mangiare gli arancini.
Poi c’è la sua tanto amata Pasta ‘ncasciata, per la verità molto amata anche dallo scrittore Andrea Camilleri: gliela cucinava sempre la sua mamma. La pasta ‘ncasciata, è una pasta solitamente di formato corto: dei sedanini o dei maccheroncini conditi con la salsa di pomodoro, rigorosamente preparata in casa, le melanzane fritte (i mulunciani fritti), il caciocavallo fresco. Il fatto che sia in casciata o ‘ncasciata, è perché sta nella cascia, o nu ncasciu un contenitore, la teglia. Da qui deriva il suo nome. Perché la pasta al forno, come vuole la tradizione, termina la sua cottura in forno. Da questo metodo di cottura deriva il suo nome. Anticamente, la cottura della pasta ‘ncasciata, prevedeva che la casseruola dove veniva cotta la pasta venisse posta su una brace ardente e venisse ricoperta interamente da questa, u ncacio (antica pratica di coprire la casseruola con la brace per cuocere gli alimenti).
Solitamente era il piatto della domenica o delle feste e veniva servito, come piatto unico.
Quante volte guardando in tv gli episodi del il Commissario Montalbano, ambientata nella Vigata (nome di fantasia), in realtà Scicli, abbiamo assistito alla scena in cui Salvo Montalbano si siede a tavola nella sua casa di Marinella, intento ad addentare una forchettata della succulenta pasta ‘ncasciata preparata dalla sua fedele ed abile Adelina, e proprio in quel momento viene interrotto da una telefonata urgente?
Nel menù Vigata a tavola c’è un altro primo piatto reso celebre prima da Camilleri e poi da Montalbano, la pasta con le sarde “A pasta chi sardi“. Avete presente quando il commissario ne addenta una forchettata in rigoroso silenzio? Bene la pasta con le sarde è una ricetta molto antica, gli ingredienti principali sono le sarde fresche e i finocchietti di Timpa, quindi il periodo è quello giusto.
A proposito di pesce, a lui molto gradito e che molto spesso la sua “cammarera” Adelina gli prepara ci sono anche le sarde a “beccaficu“. Un secondo piatto dal sapore avvolgente e aromatico che si sposa con la dolcezza del ripieno: questo è il cuore della sarda a beccafico. Un piatto della tradizione siciliana il cui nome richiama una storia da tempo ormai dimenticata. Nel passato la nobiltà dell’isola era solita pasteggiare con i beccafichi, gli uccelletti cucinati col ripieno ottenuto delle loro interiora. Il popolo, non potendosi permettere il costo della cacciagione, sostituiva il beccafico con sarde, pane, pinoli e uvetta ingredienti semplici che sono entrati di diritto nella ricetta.
Tra i piatti più amati da Montalbano, c’è anche il falso magro. Il falso magro è un piatto di origine francese, diffuso in tutta la Sicilia. Si tratta di una sorta di polpettone ripieno di caciocavallo grattugiato, pinoli, uova sode, uvetta passa, salame o mortadella e formaggio fresco tagliato a dadini (caciocavallo di primo sale). La cottura del falso magro, il secondo di carne, delle feste o della domenica, prevede una prima rosolatura a fuoco vivo con la sugna e poi una cottura lenta in tegame con il pomodoro e la cipolla.
Il contorno? la Caponata. Ne esistono ventisette versioni certificate, ci tiene a precisare, lo chef Luca Giannone e la sua è davvero buona.
Nel menù Vigata a tavola, non mancano le panelle, i cazzilli, le nostre polpette di patate, le scacce, tocco ragusano che Luca e Gabriella hanno unito al menù. Le scacce sono lo street food degli Iblei che insieme agli arancini sono i più conosciuti e apprezzati dai molti turisti che ogni anno vengono in Sicilia e nel Ragusano.
E i dolci , direte voi. Immancabili i cannoli siciliani ripieni di ricotta e le “mpanatigghie”. Sui cannoli tanto si è detto, mi viene sempre in mente la scena del compianto Dottor Pasquano che ne addenta uno…
Ma sulle “impanatigghie” vorrei spendere due parole. Sono dei piccoli biscotti ripieni di carne e cioccolato a forma di semiluna, tipici della provincia di Ragusa. L’origine è probabile che sia una fusione nata durante la dominazione spagnola in Sicilia, l’etimologia del nome richiama palesemente le “empanadillas”, e l’abitudine di utilizzare cioccolato e carne è abbastanza comune nella cucina di origine spagnola.
A completare il tutto vino della casa e caffè.
Più che una presentazione è stata una festa tra amici, la serata ha richiamato molti proprietari delle strutture albergo ricettive presenti nel Paese che hanno molto gradito il cibo, la compagnia e l’idea della nuova proposta pensata dai turisti e non solo.
Quindi se vi trovate in vacanza nel Ragusano, la tappa a Scicli è d’obbligo per assaporare le specialità tanto amate dal Commissario Montalbano.
