Quanto è sicuro il cibo che acquistiamo?

Quanto è sicuro il cibo che acquistiamo?
Sull’onda della notizia che la Mars ha ritirato i suoi prodotti da 55 paesi di tutto il mondo, è una domanda più che lecita.
Lecita anche perchè la mattina del giorno in cui è apparsa la notizia su internet, mi sono sgovonata uno dei prodotti incriminati.

Quanto è sicuro il cibo che acquistiamo?
Quanto è sicuro il cibo che acquistiamo?

Un succulento e buonissimo Snickers che riportava la fatidica quanto ritenuta “MORTALE” data di scadenza 19-06-2016 che indentificava il lotto degli Snickers da ritirare dal commercio.

Anche se poi a dirla tutta, nei giorni seguenti, le date sembrano essersi ridimensionate, e alcuni siti includono questa data tra le “ritirabili” e altri no.

Quanto è sicuro il cibo che acquistiamo?
Quanto è sicuro il cibo che acquistiamo?

Sono viva e vegeta.
Se avete qualche dubbio.
Lo snickers era buonissimo, nessun pezzo di plastica nel mezzo, nessun malessere post-abbuffata.
Alla fine, dico, era solo un pezzo di plastica.
In una barretta.
Non plutonio impoverito.
E ritrovato in UNA SOLA barretta, da una fantomatica signora tedesca.
Masssìììì, meglio aver paura che toccarne, e Mars si è probabilmente voluta tutelare togliendo dal commercio tutti i prodotti provenienti da quella fabbrica, si sa mai che un pezzo di plastica più grosso sia finito in un ingranaggio, triturato e sminuzzato in milioni di succulente barrette di Snickers.
La mia personale droga.
E a vederle lì, le altre 3 barrette di Snicker non mangiate, mi fanno pure un po’ pena.
Indecisa sul da farsi.
Buttare o non buttare…
Allora mi chiedo, è davvero sicuro il cibo che acquistiamo?
Che arriva sulle nostre tavole?
Che esce dalle industrie, lavorato, triturato, imbustato, surgelato?
Con 8000 passaggi intermedi prima di finire sulla nostra tavola.
Beh di certo non voglio fare un trattato a riguardo, non è nè il posto giusto, nè ho le competenze giuste, ma qualche anno di lavoro nel settore alberghiero mi hanno insegnato che c’è tutta una trafila di norme da rispettare, una serie di controlli incrociati, registri e fatture da conservare, per cui tutti i prodotti sono rintracciabili tramite codici e lotti – si chiama proprio TRACCIABILITA’ DEL PRODOTTO – per cui si può risalire dal consumatore fin su alla fabbrica e viceversa, così se anche qualcosa di non troppo commestibile “evade” per sbaglio da una azienda alimentare, viene ritirato dai vari supermercati e probabilmente ripescato prima che arrivi sulle nostre tavole.

Quanto è sicuro il cibo che acquistiamo?
Quanto è sicuro il cibo che acquistiamo?

E se questo non basta, la grande diffusione dell’informazione, televisione, internet, etc, fa sì che siamo informati su tutto, 24 h su 24, basta anche solo collegarsi al sito del nostro supermercato di fiducia per controllare l’area richiamo prodotti, dove sono elencati i prodotti NON conformi.
Quindi direi, che tutto sommato, siamo in una botte di ferro.
I casi certo ci sono.
Ogni tanto si legge botulino qua, listeria là.
Ma i casi sono veramente rari, e spesso non arrivano sulle tavole dei consumatori perchè sono “ripescati” in fase di autocontrollo dalle aziende stesse, che applicano dei rigidi protocolli sulla sicurezza alimentare.
Per non farla troppo lunga ed entrare nel particolare, si parla di HACCP, una sigla che è un acronimo delle parole inglesi Hazard Analysis and Critical Control Points ossia Analisi dei Pericoli e dei Punti Critici di Controllo, non vi starò a spiegare dettagliatamente in cosa consiste, nonostante siano corsi a cui ho partecipato per questioni lavorative e non nego con molto interesse, ma in breve tutto si riassume in:
– sono sicura: lo tengo!
– ho qualche dubbio: lo butto!
Capisco che è una semplificazione moooolto esagerata della questione, ma è lo stesso esempio che il biologo ci ha fatto durante il corso.

Quanto è sicuro il cibo che acquistiamo?
Quanto è sicuro il cibo che acquistiamo?

Se il procedimento di fabbricazione (o lavorazione) di un prodotto è andato bene al 100% il prodotto può uscire, dalla fabbrica, dal caseificio, dalla cucina di un ristorante.
Se ho anche solo un 1% di dubbio che qualcosa sia andato male, ad es contaminazione batterica, contaminazioone con sostanze esterne o chimiche, perdita della catena del freddo, allora il prodotto è da considerarsi a rischio e non può essere messo in commercio.
Per questo si parla di Analisi dei Pericoli e dei Punti Critici di Controllo, perchè di fatto è una analisi che le aziende devono autoimporsi nel massimo rigore e rispetto della criticità e dei rischi.
Per questo l’autocontrollo delle aziende è davvero importante e ci permette di avere prodotti sicuri sulle nostre tavole.
E se questo non basta, come ho accennato prima, tv, internet, e informazione – di quella vera possibilmente, no ad allarmismi, controllare sempre le vere fonti, ad esempio i siti internet delle aziende, in questo caso appena appreso della notizia sono andata a controllare direttamente su Mars.de per averne conferma.
Quindi sì…direi che possiamo stare piuttosto tranquilli! XD
Buon appetito!
E se nel caso…come me li abbiate comprati, niente panico, ecco i numeri dei lotti da controllare 🙂

Quanto è sicuro il cibo che acquistiamo?
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