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Cucina coreana con Chef Hirohiko Shoda

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Non ho particolari talenti, sono soltanto appassionatamente curioso.
(Albert Einstein)

Se non fosse stato per Hiro non mi sarei mai immaginata di andare al ristorante coreano Galbi di Roma. Invece è stata organizzata una serata con la sua partecipazione e visto che lo ammiro molto, come spesso succede, l’ho seguito. Scoprire nuovi sapori, nuovi modi di utilizzare gli stessi nostri ingredienti e conoscerne altri dai nomi strani ed invitanti, è per me molto stimolante. Quello è stata la mia prima esperienza (molto gradita) che mi ha condotto al corso dello scorso venerdì.

Il corso si è svolto da One Day Chef  di Marisa Carroccia dove già avevo seguito quello sulla cucina giapponese sempre tenuto da Hiro, lezioni che fanno parte del ciclo Master Asia.

La cucina coreana è inaspettatamente saporita e piccante. Ricca di contorni e molto sana, ha un po’ come fil rouge il KIMCHI: un piatto a base di cavolo cinese fermentato e speziato che viene usato anche come condimento di tante pietanze.

La prima ricetta che ci ha presentato Hiro è il KIMCHIJEON: possiamo pensarlo come un tipo di pancake coreano, un antipasto versatile e piccante.
Abbiamo preparato questa sorta di frittatina con un uovo, farina di grano tenero, acqua e kimchi e poi si possono usare verdure, carne, crostacei o pesci e deve essere accompagnata dalla Salsa di Jeon, composta da salsa di soia, aceto di riso, olio di sesamo, aglio e semi di sesamo tostato.

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La seconda ricetta è un piatto completo, un piatto unico con riso, verdure carne ed un tuorlo: il BIBIMBAP, con il quale abbiamo imparato a conoscere il NARUM, una tecnica per insaporire le verdure (senza ripassarli in padella). Praticamente si lessano le verdure e poi si lasciano marinare per un giorno, condite, in frigorifero. In questa preparazione abbiamo conosciuto anche il gochujang: il miso piccante, molto usato nella cucina coreana, con il quale abbiamo condito le verdure.

Durante le lezioni, Hiro è molto paziente e risponde a tutte le nostre domande, anche alle più stupide.
Ci spiega quali prodotti dobbiamo comprare,cosa sono edamame, atzuchi, miso e quanto sia salutare mangiare con pochi grassi ed aprirci a nuovi modi per cuocere le pietanze. Educare il palato ad assaporare i veri sapori asiatici, ci istruisce su quello che dovremmo trovare nei ristoranti (mi riferisco a quelli cinesi e giapponesi in particolare), che spesso sono molto lontani da quello che veramente si mangia a tavola nei paesi d’origine.
Del resto succede lo stesso con la cucina italiana all’estero, dove troviamo improbabili lasagne e tortellini che noi non mangeremmo mai!

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La terza ricetta è la JJIGAE: una zuppa di carne e verdure molto interessante.
Anche qui abbiamo usato degli ingredienti particolari come i funghi enoki, il gochujang, gli gnocchi di riso ed il kinu-tofu. Hiro ci ha fatto vedere quale consistenza debba avere il TOFU per essere buono, deve essere morbido, simile ad uno stracchino e non secco e stoppaccioso.
Bellissimo piatto, appetitoso e piccante adattissimo per queste giornate fredde.

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Ecco, è un po’ come viaggiare.
Profumi, colori diversi, cercare di capire lo stile di vita con il quale si accompagnano questi piatti è divertente e stimolante. Fermarsi a guardare un attimo cosa fa il resto del mondo ed aprire la mente, non è affatto male! Tutt’altro!
Poi confrontarsi con gli altri corsisti, ridere e scherzare sulla riuscita più o meno buona dei nostri piatti, è veramente divertente.
Meravigliosa la signora Giovanna che ha partecipato alla lezione dall’alto dei suoi 83 anni ed ha ancora la voglia di imparare(con tanto di smartphone per le photo!) Splendido esempio!

La scoperta di un piatto nuovo è più preziosa per il genere umano che la scoperta di una nuova stella.
(Anthelme Brillat-Savarin)

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la mia Kimchijeon
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Il tofu
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Letizia Castroni, moglie di Hiro
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Letizia Castroni, moglie di Hiro
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La signora Giovanna, un mito!

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