Il nostro amico Cher Pierre Bonheur ci invia la sua versione di un piatto classico della tradizione Palermitana “lo Sfincione” . Focaccia soffice arricchita da un condimento gustoso che la rende unica.
Sfincione palermitano a modo mio
Vediamo, passo passo, come si prepara
Ingredienti:
- 6 pomodori medi
- 2 cipolle medie un barattolo di acciughe
- 1/2 bicchiere olio evo
- 50 gr caciocavallo stagionato grattugiato
- 4 cucchiai mollica di pane grattugiata origano
- 2 cucchiaini di zucchero
per l’impasto
- 500 gr farina tipo 2 (farina biologica di grano tenero macinata a pietra semintegrale ideale per tutte le ricette anche per fare un ottimo pane e pizze)
- 35 gr lievito madre essiccato
- un cucchiaio miele
- 10 gr sale
- 350 ml acqua
- 50 gr olio evo
Preparazione:
Procedere con fare l’impasto e riversarlo direttamente su teglia oleata coprendo con pellicola.
Nel frattempo frullare i pomodori le cipolle le acciughe ed aggiungere l’olio, mettere su pentola e cucinare per 30-40 minuti aggiustare di sale ed aggiungere 2 cucchiaini di zucchero (a scelta pepe nero o peperoncino).
Fare freddare totalmente e aggiungere la mollica, dare una mescolata.
A lievitazione ottenuta fare la stesura dell’impasto per bene fino ai bordi della teglia versando fili d’olio, fatto tutto ciò mettere il sugo sopra l’impasto ben compatto per ultimo il caciocavallo grattugiato per chi non piace può usare il formaggio altro formaggio, fare lievitare ancora per 30 minuti ed infornare a 250 gradi statico per circa 15-20 minuti, dopo 10 minuti in modalità ventilata a 200 gradi.
Completata la cottura aggiungere dei fili d’olio e origano (io ne metto abbondante) .
Buon Appetito!
Informazioni:
- Tempo di preparazione: 60 minuti
- Tempo di cottura: 30 minuti
- Tempo totale: 90 minuti + lievitazione
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Approfondimenti
Lo sfincione (sfinciuni o spinciuni in siciliano) è un prodotto tipico della gastronomia palermitana, inserito nella lista dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani (P.A.T.) del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali (MiPAAF)
Al pari della sfincia di San Giuseppe, il nome si fa derivare dal latino spongia e dal greco spòngos, σπόγγος, ossia “spugna”, oppure dall’arabo ﺍﺴﻔﻨﺞ isfanǧ col quale si indica una frittella di pasita addolcita con il miele. Si tratta di una antica ricetta che vede come ingrediente cardine il pane pizza (morbido e lievitato, simile appunto ad una spugna) con sopra una salsa a base di pomodoro, cipolla, acciughe, origano e pezzetti di formaggio tipico siciliano (chiamato caciocavallo ragusano). Lo sfincione si può gustare solo a Palermo e dintorni presso alcune pizzerie, gastronomie e panifici.
Il prodotto più originale viene però prodotto artigianalmente nei pressi di porta Sant’Agata, e commercializzato come cibo da strada da ambulanti che si muovono per le vie della città a bordo di motoveicoli a tre ruote (meglio conosciuto come “lapini”, storpiatura del nome del veicolo, un’Ape Piaggio) e invitano ad assaporare il loro prodotto gridando a voce alta, o attraverso un amplificatore, in dialetto palermitano: (T.G.)”chi ciu’ fazzu bellu chi ciavuru si tastanu viaru stii cosi belli chi ciavuru ora ora ciu’sfuinnavo chi ciavuru”.e i palermitani sottovoce sussurravano:se'”Scairsu r’uogghiu e chin’i pruvulazzu” che, tradotto, vuol dire “scarso di olio e pieno di polvere”. Il grido icastico del banditore fa riferimento alla qualità del cibo: se lo sfincione fosse condito con una quantità d’olio superiore al necessario risulterebbe poco soffice e lo stesso sapore ne sarebbe condizionato; la “polvere” fa invece riferimento alla consistenza compatta del suo condimento.
Lo sfincione è simbolo della cultura del “cibo da strada” di Palermo. Una sua variante è quella preparata a Bagheria, secondo una ricetta alternativa che non prevede l’uso della salsa di pomodoro, sostituita da tuma (o ricotta), cipolle e acciughe (“sfincione bianco”).


