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Chiscioi della Valtellina

Angelina ha settant’anni, ma quando parla il suo sguardo torna a quel tempo lontano fatto di terra e fatica. Mi racconta di quando, insieme alla sua mamma, raccoglieva il grano saraceno. Ne producevano poco, così poco che portarlo al mulino non valeva la pena: il mugnaio ne avrebbe trattenuto una parte come pagamento, e quella farina era troppo preziosa per essere sprecata. Utilizzavano una macina domestica, un attrezzo rudimentale costruito dal nonno che restituiva una grana grossolana e profumata.

Su quella stessa pietra passavano anche la radice di cicoria, precedentemente essiccata e tostata.

Il vero caffè in casa era un lusso raro; ci si accontentava di quel surrogato misto a orzo. “Certo,” sospira Angelina, “il sapore era un’altra cosa, ma quello passava il convento.” la ricchezza della famiglia stava tutta in due mucche e quattro capre.

Il formaggio che ne derivava era destinato alla vendita, serviva a far quadrare i conti. Per la tavola di casa restavano solo le forme “difettose”, quelle con buchi o imperfezioni grossolane. Non era molto, ma era ciò che li teneva in vita.

Il ricordo più vivo, però, è legato ai chiscioi. Erano figli della povertà, fatti con pochissimi ingredienti:Farina di grano saraceno e farina integrale.

Acqua per impastare. Un pizzico di erbe alpine essiccate per dare un po’ di carattere. Il tocco segreto? La grappa di nonno Gino.

Lui non sprecava nulla: ne teneva sempre un po’ per scaldarsi mentre tagliava la legna nel bosco, ma qualche goccia finiva anche nell’impasto per renderlo speciale. Sapori amari e dolci carezze. La cicoria non mancava mai, anche se ai bambini non piaceva affatto. Se c’erano le uova, la mamma preparava delle piccole frittatine; altrimenti, si mangiava cruda, tagliata finissima per smorzare l’amaro pungente.

Ma il momento più atteso era la fine della giornata. Con l’impasto avanzato, la mamma friggeva delle frittelle vuote, passate velocemente nello zucchero. Erano dolci semplici, poverissimi, ma per Angelina e gli altri bambini rappresentavano il regalo più grande.

Altre ricette regionali le trovate in seguito:

  • DifficoltàFacile
  • Tempo di preparazione15 Minuti
  • Tempo di cottura5 Minuti
  • Porzioni10 pezzi
  • Metodo di cotturaPiastra
  • CucinaItaliana
  • StagionalitàTutte le stagioni
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Ingredienti utili per preparare gli schiscioi

Farina di grano saraceno, farina, acqua e formaggio.

300 g farina di grano saraceno
200 g farina
1 bicchierino grappa
q.b. acqua
10 g sale
200 g valtellina Casera (Circa)
q.b. strutto (Per ungere la padella)

Strumenti

Alcuni strumenti che utilizzo io li trovare su: Consigli per gli acquisti

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In seguito le indicazioni per fare gli chiscioi

Tagliate il formaggio a fettine spesse circa 1 cm e grandi 3 x 3.

Preparate la pastella con gli ingredienti elencati, le farine miscelate, il sale, la grappa e infine l’acqua da versare un poco per volta fino a raggiungere la consistenza di una pastella non troppo liquida.

Ungete la piastra o padella e con l’aiuto di un cucchiaio fate dei dischetti di circa 6 cm; fate cuocere un pochino e sistemate il formaggio al centro. coprite con altro cucchiaio di pastella. Rigirate fino a cottura completa.

Proseguite fino a esaurimento della pastella.

Consiglio di consumare i chiscioi ben caldi. Possono comunque essere riscaldati sia su piastra per creare un fine crosticina o forno a microonde che darà una consistenza più morbida. Accompagnate con insalatine di stagione, in primavera erbette selvatiche daranno una spinta in più al sapore semplice di questo squisito antipasto.

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Qualche consiglio in più

La stessa pastella per avere delle frittelline da cosumare cosparse di zucchero. In cottura mantenete una temperatura non troppo alta; servirà qualche minuto in più ma si cuoceranno in maniera più uniforme.


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Pubblicato da Enza Squillacioti

Bio Enza Squillacioti, da cuoca a fonte di ispirazione nella cucina e nella vita La passione per la vita all’aria aperta e la natura ha sempre caratterizzato la sua vita che, pur avendo lasciato il mondo professionale della cucina alcuni anni fa, non ha mai smesso di nutrire l’amore per il cibo, specializzata nella tradizionale cucina piemontese e italiana rustica. La sua dedizione la porta ad essere non solo un’apprezzata cuoca ma anche una stimata coach di cucina, organizzando corsi per turisti desiderosi di scoprire i segreti di piatti genuini arricchiti da erbe spontanee edibili, le cui virtù sa valorizzare nelle sue preparazioni. La decisione di coltivare un proprio orto, ponendo particolare enfasi sulle erbe aromatiche, e l’allevamento di galline, le sue “polle” per avere sempre a disposizione uova fresche, manifesta il suo profondo legame con la terra. Questa stessa passione è stata trasmessa ai suoi figli, i quali hanno abbracciato la vita agricola, dedicandosi all’allevamento di pecore e capre e alla produzione di formaggi e carni di qualità. Nel corso degli anni, ha scoperto la poesia e la musica, come forma di espressione personale, nella quale riflette non solo su sé stessa ma anche sulla società, condividendo poi queste riflessioni attraverso il suo blog di cucina Variabilicontaminazioni.blog che diventa punto di incontro tra la passione per la natura, l’amore per il cibo. La sua vita è un chiaro esempio di come le passioni possano tessere assieme gli aspetti più disparati dell'esistenza, creando un tessuto ricco di esperienze e condivisioni.


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