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EIA e FDEIA: individua, distingui, tratta

Vorrei innanzitutto premettere che non sono un’esperta in materia, ma che per ovvie ragioni ho dovuto capirci qualcosa per, ok, a) avere qualcosa di interessante di cui disquisire a tavola con amici e parenti; b) vivere al meglio la mia vita senza grano.

Questo articolo vuole perciò essere d’aiuto a chi soffre o sospetta di soffrire di EIA o FDEIA, elencandone brevemente i sintomi e i possibili modi in cui diagnosticarle e trattarle.

 

Iniziamo dal principio.

Se la mia fosse stata sin da subito una conclamata allergia al grano, non ci sarebbero poi grossi problemi, no? Sarebbe stato sicuramente più semplice individuarla in quel lontano 2006, quando nessuno capiva cosa provocasse la mia reazione allergica – se un solo alimento o una combinazione – e perché solo in particolari circostanze.

Due anni dopo il primo episodio capimmo che il disturbo di cui soffrivo – e al quale si abbina la mia allergia al grano ­– è l’EIA, Exercise-induced Anaphilaxis o Anafilassi da sforzo. Nel caso di questo particolare disturbo l’esercizio fisico di qualunque tipo – anche una semplice camminata – è co-responsabile dell’insorgere della reazione allergica, insieme ovviamente all’allergene stesso.

Come allergene parlerò nello specifico di alimenti, dal pomodoro alla fragola, dalle arachidi al GRANO. Quando entrano in gioco anche gli alimenti si sentirà parlare più di FDEIA (Food-dependent exercise-induced anaphylaxis) che di semplice EIA. Come riportato in alcuni studi elencati a fine articolo, nel caso della FDEIA i principali co-responsabili dell’anafilassi sono alimenti come grano, pomodoro, arachidi e crostacei. Una volta ingerito uno di questi allergeni, svolgere esercizio fisico e quindi accelerare il processo metabolico può provocare la comparsa quasi immediata (nell’arco di 30 minuti o meno, in base alle quantità di allergene ingerito) di orticaria, nausea, dolori addominali, fino a culminare in alcuni casi (il mio per esempio) in un vero e proprio shock anafilattico.

Individuare un caso di FDEIA però non è facile, né immediato. Proprio perché gli allergeni possono combinarsi tra loro e scatenare solo in quel caso la reazione allergica, è difficile stabile quale effettivamente sia l’alimento al quale siamo allergici e che, abbinato all’esercizio fisico, innesca la reazione.

Si consiglia di partire con un prick test, un test cutaneo che rivela, osservando la reazione che insorge in una piccola porzione della nostra pelle (solitamente quella del braccio), quale allergene provoca la reazione e in che misura. Questo test porta a formulare una prima ipotesi, o quanto meno a restringere il campo degli allergeni nel caso ci fosse più di un sospetto.

La conferma si ha solitamente con un secondo esame, stavolta sul sangue (RAST), o provando ­– chiaramente sotto l’occhio di esperti – a ingerire l’alimento ipotizzato responsabile, e a svolgere dell’attività fisica.

Ma ahimè anche in questo caso la risposta non è sempre quella definitiva. E nemmeno quella giusta, poiché la reazione allergica può manifestarsi in forme differenti e con sintomi sempre diversi.

Ricordiamo anche che, proprio perché QUALUNQUE tipo di esercizio fisico potrebbe essere co-responsabile dell’insorgere della reazione allergica, non esiste nemmeno un rimedio universale per tutti i soggetti affetti da tale disturbo.

 

E allora, che fare?

 

Come già detto, io non sono un medico ma ne ho interpellati tanti per capire come potessi o meno arginare il problema e imparare a conviverci.

La soluzione migliore finora – almeno nel mio caso – si è rivelata eliminare completamente l’allergene dalla mia dieta, continuando a svolgere normalmente esercizio di ogni tipo e alimentandomi con validi sostituti del grano.

Naturalmente, come detto anche prima, i casi di EIA e soprattutto di FDEIA sono tutti diversi, e quindi si avrà bisogno di svolgere più indagini per capire meglio – in base al vostro stile di vita e alle vostre abitudini quotidiane – come agire per tenere sotto controllo il disturbo e vivere al meglio anche privandosi di un dato allergene!

 

 

 

Fonti

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/1591787

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3918595/