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Taralli glassati pugliesi – i dolci di Pasqua

Se vi dicessi Taralli glassati pugliesi cosa vi viene in mente?

Ormai manca poco a Pasqua e si deve iniziare a spolverare le ricette del passato della nostra tradizione pugliese. A quanti di voi è capitato di mangiare uno di questi Taralli glassati pugliesi? In realtà, come ogni ricetta della tradizione, ogni famiglia ha la sua versione! Chi fa la glassatura (scilepp) doppia e bianchissima, chi la ama particolarmente sottile e che si scioglie in bocca, chi la aromatizza con del liquore e chi no… insomma non esiste LA ricetta della tradizione bensì la propria versione.

Mentre ero a casa della mamma delle mie amiche Floriana e Veronica, la loro nonna “Nonna Parmin” (Nonna Palma) e la loro zia ci facevano vedere come preparano i Taralli glassati pugliesi e son tornata bambina quando, in ginocchio sulla sedia vicino alla mia di nonna, mi incantavo guardandola preparare ed impastare!

Da noi nel brindisino, questi Taralli glassati pugliesi, li chiamiamo li PIDDICHEDD. Non è molto complicato farli ma bisogna sicuramente vederli e toccarli con mano. A breve farò una video ricetta e vedrete tutti i passaggi! 🙂 Ma ora siamo pronti per questo viaggio nella tradizione pugliese Pasquale?

Taralli glassati pugliesi – i dolci di Pasqua

Taralli glassati pugliesi | ricetta dolci tipici pugliesi di Pasqua

Ingredienti dei taralli (circa 60 taralli):

  1. 850gr – 900gr di farina Maiorca o 0,
  2. 10 uova,
  3. 10 mezzi gusci scarsi di olio di semi,
  4. 10 pizzichini di sale

per la glassa:

  1. 1 kg di zucchero,
  2. 4 bicchierini da caffè in plastica scarsi di acqua,
  3. in più occorrerà succo di 1/2 limone e 4-6 cucchiai di limoncello o anisetta o anice o grappa (noi limoncello).

Preparazione taralli:

In una coppa apriamo le uova e le sbattiamo con un frullatore fino a farle schiumare, aggiungiamo i pizzichi di sale e l’olio a filo e continuiamo a frullare aggiungendo anche qualche cucchiaio di farina. Continuiamo ad aggiungere la farina fino a quando il composto inizia a diventare duro; a questo punto spegniamo il frullino ed andiamo di polso sulla spianatoia. Taralli glassati pugliesiDovremmo ottenere un impasto liscio ed omogeneo identico a quello che facciamo per la pasta all’uovo.

Creiamo dei filoncini lunghi 8cm dello spessore di un dito, chiudiamo le due estremità in modo da formare un bel tarallo. A questo punto immergere in una pentola d’acqua bollente e, non appena salgono a galla, li mettiamo su un canovaccio pulito.

Pratichiamo o dei taglietti in superficie (immaginando di farli ai 4 angoli) oppure un unico taglio orizzontale lungo tutto il tarallo.
facciamo riposare per 2-3 ore coperti con un canovaccio

Inforniamo in forno a 220° (Nonna Parmina diceva a temperatura di “forno di pane”) fino a doratura.

La glassa (scilepp):

Nella pentola d’acciaio mettiamo l’acqua e poi lo zucchero, accendiamo a fiamma media e facciamo sciogliere senza toccare mai. Non appena inizia a schiumare abbassare la fiamma al minimo e continuare a cuocere ancora senza toccare. Non appena la schiumetta sparisce calcolare 4 minuti di cottura; a questo punto immergere un cucchiaio e, l’ultima goccia che cade deve creare un filino, solo a questo punto possiamo spegnere il fuoco.

Riempiamo la vaschetta del lavandino con acqua fredda e ghiaccio ed immergiamo la pentola [non deve andare acqua nel composto di zucchero] e facciamo intiepidire. A questo punto azioniamo il frullino e frulliamo fino a quando non diventa bianchissimo e si inizia a solidificare. Spostiamo, la glassa, sul piano da lavoro e la impastiamo come facciamo per l’impasto della focaccia.

Ora siamo pronti per farla fondere a bagnomaria (fig2), questa volta aggiungendo il succo del mezzo limone ed i 4 cucchiai di limoncello (o di più in baso a quanto spesso lo si vuole realizzare), quando si è sciolta togliamo la pentola della glassa dal bagnomaria altrimenti continua a fondere e glassiamo i taralli. Questa operazione va a gusto personale. A noi piacciono con la glassa sottile e trasparente quindi abbiamo lasciato la pentola della glassa nel bagnomaria in modo che rimanesse sempre calda e fluida. Taralli glassati pugliesi

Et voilà i Taralli glassati pugliesi son belli e pronti!!! Un grazie di cuore va a Nonna Parmin per il suo amore nel tramandare la tradizione alla nipote, alla zia Lizia che ha svelato il suo sapere sull’impasto, a mamma Angela per averci ospitato nella sua casetta deliziosa e alla mia migliore amica Floriana per avermi fatto vivere un pomeriggio carico di amore e tradizione!

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Taralli glassati pugliesi

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69 Risposte a “Taralli glassati pugliesi – i dolci di Pasqua”

  1. Guarda ti sarò sincera, son pugliese ma vivo a enologia. Li ho sempre fatti ma mi son venuti sempre un mattone. Proverò la tua ricetta perché quella che ho io si aggiunge l’ammoniaca ed in casa non si può respirare

  2. Dei taralli pugliesi ne ho sempre sentito parlare, ma non li ho mai assaggiati. Non è che potresti mandarmene un vagone, Marilù!

  3. Con il tuo racconto ti ho immaginata piccola e con il naso all’insù mentre seguivi i gesti di tua nonna, la ricetta l’hai spiegata benissimo, vorrei provarla…. grazie mille!!

    1. hai ragione Vittoria; quelli confezionati per me non hanno sapore; poi son tutti identici mentre, farli in casa vuol dire anche, farli uscire con forme tutte strane…per non contare della soddisfazione una volta terminati!

  4. Qui si chiamano taralli al naspro e sono i preferiti del mio papà.. Grazie per la ricetta , così imparerò a farli , con la glassa doppia e bianchissima , cosi come piace a lui.. Sarà contentissimo!!

    1. Vero… conosco la versione dei taralli al naspro; li ho mangiati in Basilicata! Unica differenza che in puglia facciamo la proporzione come la pasta all’uovo quindi 1 uovo circa 90gr di farina, mentre in Basilicata 1 uovo 200gr di farina e 50gr di acqua. ^_^

  5. Buoni Marilù!!!! Io li adoro e poi mi piacciono tanto anche i taralli prima della glassatura. Non sapevo che prima di essere vessi in forno andassero buttati in acqua bollente. Non li ho mai fatti, nè visti fare, ma fanno parte della mia vita. Mia nonna mi raccontava che quando lei era giovane (ti parlo degli anni ’40 ’50), quando le future suocere andavano a conoscere la famiglia della futura nuora portassero un vassoio di taralli zuccherati come omaggio. Chissà se anche da voi ci fosse la stessa usanza!

    1. sisisissi verissimo Paolaaaaa… Verissimissimo! Calcola che io li ho sempre visti fare a mia suocera ed alle zie di mio marito ma mai degnata di riprodurli; poi mi son cimentata anche io e devo dire che appena cotti in forno ne mangio un sacco anche se, per alcuni, non sanno di nulla!

  6. Dato che ti avevo chiesto di mandarmene un vagone, nel commento precedente e non lo hai fatto, ho provveduto a farli da me e devo dire che sono assolutamente eccezionali!

  7. Bellissima ricetta, complimenti! Conosco molto bene questi taralli e dire che ne sono ghiotta è poco…avevo una ricetta che ho fatto un paio di volte ma non mi sono piaciuti granchè….provo la tua subito per Pasqua, grazie!

  8. Glassati non mi è mai capitato di mangiarli, ma dato che so farli, mi ha insegnato una nonna pugliese, la prossima volta li glasserò.

  9. aiutooooooooo la glassa non mi é riuscita. Nel momento in cui l’ho messa a raffreddare si é solidificata. Dove ho sbagliato?

  10. Ma la glassa si puo conservare prima di fonderla?
    O provato sempre a farla u scileppu ma si idurisce tipo mattone
    Grazie provero la tua

    1. ciao cara, certo che puoi conservarla… in un luogo asciutto ed al buio (almeno a noi hanno sempre insegnato questo). E’ normale che indurisca ma si riammorbidisce quando la porti a bagnomaria con qualche cucchiaio di liquore 🙂

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