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Cucinare con i bambini: istruzioni per l’uso

Nell’articolo precedente ho parlato di alcuni degli innumerevoli vantaggi del cucinare con i bambini.

Ma nella pratica come possiamo farlo in tranquillità e soprattutto in sicurezza?!

Ho pensato di lasciarvi delle semplici istruzioni, frutto delle mie esperienze quotidiane con le mie bimbe, che ora hanno 5 anni e 1 anno e mezzo.

raggiungere IL PIANO Di LAVORO

Il bambino deve poter raggiungere bene il top della cucina o il tavolo: la soluzione migliore è utilizzare uno sgabello sufficientemente alto per permettere al bambino di stare in piedi, appoggiando comodamente sul piano il braccio fino al gomito.

Per i più piccoli, fino ai 3-4 anni, può essere utile dotarsi di una “Learning Tower” o “Torre dell’Apprendimento” (o anche “Torre Montessoriana”): non è altro che uno sgabello dotato di protezioni laterali alte, che permettono al bambino piccolo di stare in piedi senza il rischio di sbilanciarsi e cadere.

Su internet se ne trovano modelli di tutti i tipi e soprattutto di tutti i prezzi: diversi design, altezze fisse o più o meno regolabili (che accompagnano il bambino nella crescita). Con un minimo di attrezzatura e un po’ di manualità, è possibile anche realizzarla da soli, nel web trovate numerosi tutorial che vi spiegano passo passo come fare. È utilissima non solo in cucina, ma anche in bagno per il lavaggio mani /denti/viso.

Noi l’abbiamo realizzata partendo dallo sgabello Ikea Bekväm, seguendo un tutorial simile a questo https://www.youtube.com/watch?v=woZidFtrt0M, realizzando da soli le protezioni laterali.

cucinare con i bambini istruzioni per l'uso
La nostra torre dell’apprendimento, costruita dal marito e dipinta da me

Esiste anche una modalità più semplice, utilizzando il Bekväm e l’Oddvar, sempre Ikea. Salire risulta un po’ più complicato ma può essere utile per bambini più grandicelli, che salgono e scendono con maggiore agilità. Qui un simpatico video con le istruzioni per combinare i due sgabelli e la dimostrazione di utilizzo 😉 .

Potete anche far stare il bambino seduto a tavola, ma per esperienza, questa posizione limita molto i movimenti del bambino: provate a tagliuzzare le verdure o a impastare stando seduti a tavola e capirete cosa intendo. Per cui direi di riservarla ai bambini che ancora non hanno acquisito una posizione eretta stabile.

organizzare lo spazio

Liberiamo il piano dal lavoro di tutto ciò che di cui non abbiamo bisogno. Lasciamo al bambino solo gli oggetti e i cibi che potrà maneggiare.

In questo modo eviteremo distrazioni e confusione e insegneremo al bambino a iniziare un’attività partendo da uno spazio libero e ordinato.

Dovremo inoltre posizionare il bambino lontano da zone “pericolose”: se prevediamo di utilizzare i fornelli, posizioniamo il bambino piccolo lontano da questi.

Io ho iniziato a mettere Aurora vicino ai fornelli intorno ai 4 anni, quando avevo necessità di mescolare cibo sul fuoco e lei osservava cosa accadeva nella pentola, lei se ne stava ferma ferma a guardare. Sta a voi capire quando il vostro bambino sarò pronto per i fornelli!

utensili

Cosa far usare al bambino? Io personalmente non mi sono mai posta grosse limitazioni. Ovviamente non ho messo in mano alle figlie coltelli affilati o mandoline (di cui anch’io ho terrore!).

Si può iniziare con cucchiai e mestolini, per semplici operazioni come mescolare ad esempio.

Non abbiate paura poi dei coltelli: non c’è cosa peggiore che vedere un bambino di 8-9 anni che non sa tagliare il cibo a tavola perché i genitori non gli hanno mai lasciato usare il coltello! I bambini possono imparare ad usarlo senza problemi, basta tarare la difficoltà e la pericolosità dello strumento. Si può partire con coltelli di plastica dura, tipo quelli dei set da pic-nic per intenderci, oppure con i coltelli in legno che stanno sostituendo quelli in plastica usa e getta. Sono perfetti per tagliare verdure morbide, pane, impasti.

I coltelli che usano le mie assistenti di cucina 😉

Quando il bambino controlla bene il movimento, si può passare a coltelli in acciaio, con la seghetta non troppo appuntita o affilata: chi di noi non ha in casa quel bel servizio buono con coltelli che ci fanno dannare perché non tagliano?! Bene: rendiamo loro onore dandoli in mano ai nostri figli, che così non rischieranno di tagliarsi.

Nessun problema poi per fruste, setacci, colini, sono tutti utensili innocui, quindi largo a setacciature di farine!

PS. importante è il grembiule! Comprate a bimbi e bimbe un grembiule della taglia adatta (o cucitelo voi se avete un po’ di manualità con ago e filo): si sentiranno già piccoli cuochi e cuoche e i vestiti ringrazieranno.

QUALI ATTIVITà

Vi ho parlato degli utensili, ma va da sé che la loro scelta dipende dal tipo di attvità che dovremo fare.

Il bambino in cucina può fare davvero tante cose, forse più di quelle che immaginiamo. In quasi tutte le preparazioni di secondi c’è qualcosa da tagliare: diamo loro un coltello adeguato, un tagliere e mettiamoli all’opera. Noi possiamo metterci accanto e tagliare per conto nostro.

Ai più piccoli, possiamo dare verdure già tagliate a listarelle, che loro possono ridurre in pezzettini: sarà più facile che partire dalla verdura intera e saranno ben soddisfatti della loro opera!

Se dobbiamo fare impasti possiamo decidere se farli mescolare o far loro aggiungere gli ingredienti mentre mescoliamo noi. Per esperienza, sono tutte e due attività divertenti per loro perché in entrambe finiranno per sporcare qualcosa o sporcarsi: quel setaccio che si sposta misteriosamente dalla traiettoria della ciotola e finisce per far piovere farina sul pavimento, da noi è immancabile.

Gli impasti più solidi vanno poi lavorati a mano: qui non c’è storia, si impasta insieme!

Ci si sporca le mani senza paura e via!

Lo so che vi affascina la planetaria che lascia tutto bello pulito..ma dov’è il divertimento?!

come dare istruzioni

Partiamo dal fatto che i bambini davvero operativi in cucina sono quelli che possiamo far arrivare al piano della cucina con l’ausilio dello sgabello (o della Learning Tower), va da sé che avremo con noi piccoli assistenti di circa un anno-un anno e mezzo.

Come spieghiamo a questi nanetti cosa fare?

Bene, innanzitutto mostriamo loro cosa fare, facendolo noi per primi: l’imitazione è alla base dell’apprendimento, quindi siamo già al 50%.

Dopodiché diamo istruzioni verbali: usiamo frasi semplici, brevi, “Ora tagliamo le zucchine, prendiamo il coltello e facciamo così” e diamo loro il modello. Ci metteremo vicino a fare la stessa operazione in modo che possano osservarci ogni volta che ne abbiano necessità, e aggiustare i loro movimenti (la posizione migliore è uno di fronte all’altro).

Vi stupirete di quanto, anche bambini di poco più di un anno, siano attenti osservatori e riescano ad “aggiustare il tiro” semplicemente guardandovi.

Diamo rinforzi quando riescono nel compito “Bravo ce l’hai fatta! Guarda che bei pezzettini che hai fatto!”.

Con i più grandi 4-5 anni, possiamo fornire compiti che prevedano più passaggi e dare istruzioni all’inizio: spiegheremo loro cosa andremo a fare, quali saranno le operazioni da compiere e poi mano a mano li guideremo durante il percorso.

In questo caso, rendiamo il compito più agevole possibile: possiamo disporre gli ingredienti in ordine di utilizzo, così non sbaglieranno la sequenza. Allo stesso modo possiamo disporre anche gli utensili da usare. Averli in ordine li aiuterà a ricordare la sequenza delle azioni.

Per quelle/i di noi particolarmente motivate/i e bravi/e nel disegno: una cosa molto carina da fare con i piccoli (2-3 anni ma anche per i più grandicelli può essere utile) è disegnare le immagini delle varie fasi creando una sorta di mappa visiva, che può essere lasciata a disposizione del bambino e renderlo più autonomo.

Come gestire i momenti “critici”

Nelle nostre giornate in cucina, abbiamo vissuto e viviamo tuttora qualche momento critico ogni tanto. Quando il bambino si stufa di cucinare ad esempio, quando si arrabbia perché non riesce a fare qualcosa, quando combina disastri e noi adulti ci spazientiamo.

Come gestire questi momenti? Non sono psicologa e non ho formule magiche, ma vorrei condividere quello che la mia esperienza mi ha isnegnato, almeno finora.

la noia

Cucinare deve essere qualcosa di divertente e rilassante, se vostro/a figlio/a è visibilmente stanco, mostra chiaramente di non aver nessuna intenzione di seguirvi in cucina: lasciate perdere. Vi troverete dopo poco a gestire svogliatezza, lagne, noie varie e finirete per irritarvi.

Quante volte torniamo stanchi da lavoro e la nostra massima aspirazione culinaria è la pizza surgelata?! Se ci proponessero di preparare i ravioli, manderemmo tutti a quel paese, quindi…

Il bambino non riesce a fare qualcosa

Cosa fare quando il bambino non riesce a fare ciò che abbiamo proposto, quindi si arrabbia o si intristisce?

Un po’ di frustrazione non ammazza nessuno, ma quando ci troviamo di fronte a questa situazione, dobbiamo ragionare sulla difficoltà del compito e sulle reali competenze del bambino, probabilmente gli abbiamo involontariamente assegnato un’operazione troppo difficile. Rassicuriamo il bambino, spieghiamo chiaramente che il compito è difficile, che magari anche noi alla sua età abbiamo avuto difficoltà. Se possibile facciamo noi facendoci aiutare.

Un esempio stupido: le prime volte che ho messo in mano ad Aurora lo spargifarina, lei faceva così fatica a tirare la leva che per fare forza, non controllava dove finisse la farina, imbiancando tutto.

È bastato che io tenessi fermo lo spargifarina nella posizione corretta, lasciandola libera di concentrarsi sul far forza per premere la leva, per riuscire a fare tutto senza sporcare.

Tarate bene i compiti e aumentate la difficoltà un gradino alla volta: per fare questo dovrete osservare i/le vostri/e figli/e e conoscerli a fondo. Direi che questo vale per tutto, non solo per la cucina!

disastri in cucina

Mettetevi subito l’anima in pace: cucinare significa sporcare, cucinare con i bambini significa sporcare di più. Se si sporca poi bisogna necessariamente pulire e se non vi piace farlo, comprate cibi precotti o da asporto e avete risolto.

Sembrerò drastica, ma va detta la verità una volta per tutte o arriverete come mio marito a 35 anni che si stupisce ancora del fatto che la cucina debba essere pulita ogni giorno e che non si riesca a tenerla in ordine per più di mezza giornata, e vi sentirete inutilmente frustrati.

Foto di Alexia Schu da Pixabay

La cosa da fare è limitare i danni: tirate fuori solo ciò che vi serve, il resto lasciatelo chiuso dove sta. Riponete in lavastoviglie ciò che avete utilizzato mano a mano che non vi serve più, stessa cosa fate con il cibo (magari riponetelo negli armadietti, non in lavastoviglie 😛 ).

E se vostro/a figlia/o combina qualche disastro? Se quel bicchiere d’olio magicamente cade e tutto il liquido dorato e viscoso finisce sotto lo zoccolo della cucina? Se la farina vola leggera sull’Iphone che avevate appoggiato sul tavolo per leggere la ricetta? Cercate di mantenere la calma, trasformare un pomeriggio divertente in un incubo è un attimo. Se prima di iniziare a cucinare togliete di mezzo tutti gli oggetti delicati o che non servono, tutto il resto sarà “pulibile” e quindi i danni risolvibili.

E ovviamente si cucina con i bambini e si PULISCE con i bambini, quindi metteteli all’opera e fateli pulire insieme a voi.

se il bambino si fa male

Quante volte vi è capitato di tagliarvi o scottarvi mentre cucinavate? Anche con tutte le accortezze possibili, può capitare che il bambino possa tagliarsi o scottarsi mentre cucina con voi. Parlo in particolare dei bambini più grandi, dai 6 anni in su, a cui possiamo affidare compiti più impegnativi. Se siete stati attenti e avete tarato bene le attività da far fare ai vostri figli, gli incidenti che possono capitare non saranno gravi.

La gestione dei piccoli incidenti domestici con i bambini gira tutta intorno alla vostra ansia e alla vostra capacità di reazione: se siete genitori ansiosi che vanno in panico per una pellicina tirata o un ginocchio sbucciato, andrete in panico anche in cucina.

La cosa che posso consigliarvi è fare un piccolo corso di primo soccorso pediatrico. Oggi tantissime associazioni li propongono in forma più o meno gratuita, per lo meno da noi in Umbria, ma immagino sia così anche nel resto d’Italia. Sarà utile non solo in cucina, ma nella vita. Se non potete fare un corso, compratevi un manuale e date una letta, poi tenetevelo sempre a portata di mano.

Sapere cosa fare vi aiuterà a non impanicarvi (non so neanche se esiste questo verbo, scusate…ma rende l’idea) troppo.

conclusioni

Direi che vi ho riempiti/e di informazioni al momento. Per chi è abituato a tenere bambini in cucina, non avrò detto nulla di nuovo.

Per chi invece non ha mai provato, o ha provato senza gran successo, spero di aver lasciato qualche spunto utile. Se ho dimenticato qualche aspetto, scrivetemi nei commenti le vostre osservazioni! Saranno ben accette e utili anche per altri genitori.

La cosa che non vi ho detto però, la più importante, è che passare del tempo gradevole insieme, contribuisce a formare i ricordi, la memoria del passato, e costruisce i tasselli degli adulti che saremo. Più l’esperienza che viviamo è coinvolgente dal punto di vista emotivo e sensoriale, più facilmente costruiremo il ricordo e più facilmente questo tornerà alla luce in futuro.

La cucina, con i suoi odori, sapori, colori e immagini, è l’ambiente perfetto per la “fabbricazione” di meravigliosi ricordi.

Quanti di noi ancora oggi ricordano il sapore della torta che preparava la mamma, o l’odore della cucina della nonna, intenta a prepararci il pranzo quando andavamo a casa sua dopo la scuola?

Vi lascio con un brano di Marcel Proust, ormai famosissimo, e anche usato e “abusato”, ma che descrive esattamente quello che intendo dire. Tratto da “Dalla parte di Swann”, in questo estratto è descritta l’esperienza del protagonista che, assaggiando una piccola madeleine, viene assalito lentamente da un ricordo della sua infanzia, richiamato dal sapore del pasticcino appena assaggiato.

Una sera d’inverno, appena rincasato, mia madre accorgendosi che avevo freddo, mi propose di prendere, contro la mia abitudine, un po’ di tè. Dapprima rifiutai, poi, non so perché, mutai parere. Mandò a prendere uno di quei dolci corti e paffuti, chiamati maddalene (…) portai macchinalmente alle labbra un cucchiaino del tè nel quale avevo lasciato inzuppare un pezzetto della maddalena. Ma appena la sorsata mescolata alle briciole del pasticcino toccò il mio palato, trasalii, attento al fenomeno straordinario che si svolgeva in me. Un delizioso piacere m’aveva invaso, isolato, senza nozione di causa. (…) Da dove m’era potuta venire quella gioia violenta ? Sentivo che era connessa col gusto del tè e della maddalena. Ma lo superava infinitamente, non doveva essere della stessa natura. Da dove veniva ? Che senso aveva ? Dove fermarla ?

Bevo una seconda sorsata, non ci trovo più nulla della prima, una terza che mi porta ancor meno della seconda. E tempo di smettere, la virtù della bevanda sembra diminuire. E’ chiaro che la verità che cerco non è in essa, ma in me (…)

Depongo la tazza e mi volgo al mio spirito. Tocca a lui trovare la verità…retrocedo mentalmente all’istante in cui ho preso la prima cucchiaiata di tè. Ritrovo il medesimo stato, senza alcuna nuova chiarezza. Chiedo al mio spirito uno sforzo di più (…). Poi, per la seconda volta, fatto il vuoto davanti a lui, gli rimetto innanzi il sapore ancora recente di quella prima sorsata e sento in me il trasalimento di qualcosa che si sposta, che vorrebbe salire, che si è disormeggiato da una grande profondità; non so cosa sia, ma sale, lentamente; avverto la resistenza e odo il rumore degli spazi percorsi…All’improvviso il ricordo è davanti a me. Il gusto era quello del pezzetto di maddalena che a Combray, la domenica mattina, quando andavo a darle il buongiorno in camera sua, zia Leonia mi offriva dopo averlo inzuppato nel suo infuso di tè o di tiglio….”

Crio

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