Crea sito

Mostarda di fichidindia

Oggi mi sono cimentata nella preparazione della mostarda di fichidindia, una ricetta della tradizione piuttosto lunga ed elaborata, ma con l’ausilio della tecnologia.

In passato il ficodindia era una risorsa peculiare del mio paese natio, Gagliano Castelferrato, e rappresentava il sostentamento dei suoi abitanti. Ogni anno, all’inizio dell’autunno si svolge la tradizionale sagra della mostarda, con il rito della preparazione e la degustazione.

Oggi viene considerato un dolce da dessert, cremoso, dal sapore delicato e di colore arancio. Si può anche essiccare e servirlo come dolce secco in ogni stagione, col vino cotto, altra preparazione fatta con i fichidindia e molto apprezzato.

La mostarda di fichidindia preparata secondo la tradizione richiede, come dicevo prima, molto tempo e fatica: dopo averli sbucciati i fichidindia vengono cotti senz’acqua dentro i cosiddetti “quadaruna”, grandi contenitori in rame, posti sui tronchi ardenti tramite dei sostegni in ferro, e, poi, inseriti dentro sacche di cotone a trama fitta e spremuti per ottenerne il succo; successivamente, il succo va rimesso sul fuoco dentro i “quadaruna” e cotto come andrò a descriverlo.

Sembra facile a dirsi ma, vi assicuro, non è così semplice.
Io ho volutamente saltato questo passaggio ed utilizzato la centrifuga elettrica, d’altronde siamo nel 21° secolo, no?!

mostarda

 MOSTARDA DI FICHIDINDIA – ricetta siciliana

INGREDIENTI (per 4 persone):

  • 1,300 kg fichidindia sbucciati
  • 130 g farina (io kamut)
  • 50 g mandorle tostate

PREPARAZIONE:

Dopo aver sbucciato i fichidindia, facendo attenzione alle spine, li ho passati nella centrifuga, così i semi sono rimasti nel cestello a filtro e ne ho ottenuto solo il succo; l’eventuale presenza di qualche seme si può eliminare filtrando il succo con un setaccio fine.

Con la quantità di fichidindia indicato ho ottenutto poco più di un litro di succo.

Ho messo il succo in una pentola e l’ho fatto ridurre per la metà, a fuoco dolce per 1 h, schiumando ogni tanto. Una volta che si è ridotto ho iniziato ad incorporare a poco a poco la farina, continuando a mescolare sempre, evitando la formazione di grumi; dopo averlo fatta addensare l’ho fatto cuocere ancora un po’. A questo punto la mostarda di fichidindia è pronta.

Tolta la mostarda dal fuoco l’ho versata in piattini e cosparsa di mandorle (solitamente si usano le mandorle con la pelle tostate e tritate grossolanamente, io ho utilizzato i filetti di mandorle avanzatomi da una precedente preparazione).
Nella tradizione si utilizzavano delle formelle di terracotta da dove la mostarda di fichidindia veniva sformata dopo qualche giorno e fatta essiccare al sole coperta dal velo.

Se non si vuole consumare la mostarda subito ma la si vuole essiccare al sole bisogna toglierla dai contenitori dopo 24 ore.

1384253_590210231025680_1254318284_n562322_590210191025684_692626435_n1393830_590210094359027_1635850257_n1379666_590210007692369_703019754_nSe volete seguirmi per restare sempre aggiornati trovate qui la mia pagina Facebook, Twitter e Google+

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.