Strangolapreti

Voglio subito precisare che è stato difficilissimo trovare un titolo per questa ricetta! La mia intenzione era di trascrivere la ricetta degli gnocchi a base di pane raffermo, ricotta e spinaci.
In Trentino si chiamano Strangolapreti (nella ricetta tradizionale non hanno la ricotta), in Toscana si chiamano Gnudi (hanno la ricotta, ma farina al posto del pane), mia mamma le chiamava genericamente “palline di spinaci”. Nel Sud (ma anche in Romagna) per strangolapreti (o strozzapreti) si intende tutt’altra cosa: un formato di pasta, cioè dei cannelli di pasta fatta in casa arrotolati su se stessi (una specie di fusilli).
Come mai tutta questa confusione? La risposta sta nella loro storia!
Partiamo dal mito trentino: si racconta che durante il Concilio di Trento gli alti prelati partecipanti avessero l’abitudine di andare nelle case per farsi preparare dei pranzi a sbafo. Si dice che qualche massaia trentina, stufa di questo andazzo, decise di preparare degli gnocchi belli corposi, con l’intento di farli andare di traverso agli avidi avventori (da cui gnocchi “strangola preti”).
Anche nel Sud si raccontano storie simili: parroci che si autoinvitavano per pranzo nei bassi napoletani, e massaie inferocite. Un dizionario napoletano del 1877 di Raffaele Andreoli cita questa pasta: “Purtajene nu piatto de chilli maccaruni che li prievete chiamano strangulamuonace e li muonace strangulaprievete”.
In un testo (1524) Antonio Camuria – cuoco al servizio della corte della nobile famiglia dei Carafa – ci racconta che gli strangulapriévete erano fatti da un impasto ottenuto pestando insieme caciocavallo, ricotta, uova e mandorle, erano cotti preferibilmente in brodo di pollo e, fatte le porzioni, ogni piatto veniva completato con altro caciocavallo e mozzarella e cosparso di zucchero e cannella.
Veniamo all’etimologia: strangolapreti potrebbe derivare dall’unione dei due verbi greci straggalào (arrotolare) e prepto (incavare). Questa etimologia richiama alla mente la forma della pasta a fusillo. Altri ritengono che la corretta etimologia del termine strangolapreti derivi dalla parola greca stróngylos (pronuncia “strongoulos” o “stroggulos”, da cui deriva anche struffolo) che significa “di forma arrotondata”. Questa seconda definizione etimologica ci richiama alla mente la forma degli strangolapreti trentini!
E gli Gnudi? Gli Gnudi vengono definiti “ravioli nudi”, cioé senza pasta, quindi un modo per riutilizzare il ripieno avanzato dei ravioli, aggiungendo farina (e uova) per renderli adatti alla bollitura. Da notare che nel Medioevo per raviolo si intendeva il solo ripieno, mentre il raviolo con la pasta veniva definito tortello (piccola torta). Artusi stesso – famoso cuoco di fine Ottocento – si lamenta che i Genovesi definiscono ravioli un preparato che sarebbe più giusto chiamare tortelli. Questo per sottolineare che gli Gnudi altro non sono che i ravioli bolliti (cioè le palline di ripieno lessate).
La mia idea è che gli strangolapreti sono due preparazioni diverse: la pasta e lo gnocco. Ma il loro nome nel tempo è diventato identico (anche se con etimo differente). Questa è una mia personale speculazione, perchè non sono un esperto in etimologia!
In ogni caso, paste e gnocchi “strangolapreti” sono tutti buonissimi e grandi rappresentanti della cucina italiana!

Consiglio: gli stangolapreti si possono preparare in anticipo e conservare in frigo. Si possono anche comodamente surgelare in sacchetti pronti all’uso.

  • Preparazione: 15
  • Cottura: 5
  • Porzioni: 2 persone

Ingredienti

  • spinaci (lessi e ben strizzati) 200
  • pane raffermo 100
  • ricotta vaccina 150
  • uovo 1
  • parmigiano 4
  • farina 1 cucchiaio
  • latte tiepido
  • noce moscata
  • pangrattato
  • burro 20
  • salvia
  • sale

Preparazione

  1. Tagliate il pane raffermo a dadini e metteteli in ammollo in pochissimo latte tiepido (usate una ciotola capiente, così farete tutto con un solo contenitore). Sgretolate bene il pane con le mani, deve risultare umido, ma non bagnato.
    Tritate bene gli spinaci su un tagliere e aggiungeteli al pane assieme alla ricotta, al parmigiano, all’uovo, ad un pizzico di sale e una bella grattugiata di noce moscata. Miscelate il tutto con le mani, qualora l’impasto risultasse troppo umido, aggiungete qualche cucchiaio di pan grattato. Il composto deve risultare morbido, ma senza attaccarsi alle mani.

  2. Prendete una noce di composto e formate una pallina (come per fare delle polpette) che riporrete in un piatto piano.
    Preparate tutti gli strangolapreti.

  3. Preparate un foglio di carta, mettete la farina, e infarinate velocemente tutte le palline. Fate bollire l’acqua, tuffate gli strangolapreti e lasciate cuocere qualche minuto (finché non salgono a galla). In un tegamino mettete il burro che insaporirete con la salvia. Scolate gli gnocchi, divideteli nei piatti di portata, conditeli con il burro fuso e una bella spolverata di parmigiano.

Strangolapreti