Le Pappardelle Fatte in Casa con Carciofi in Olio Extra Vergine d’Oliva, Peperoni Secchi Fritti Masseria Mirogallo e Gin sono un primo piatto di stagione capace di sorprendere al primo sguardo: sfizioso, ricco di colore, vivo come una tavolozza di pittore. Una pasta fresca e profumata che unisce il retrogusto secco e aromatico del gin alla dolcezza color rosso porpora dei Peperoni Secchi e al sapore leggermente amaro dei carciofi. Un abbinamento insolito, eppure riuscitissimo — originale, appetitoso, difficile da dimenticare.
Dicono che si mangi prima con gli occhi, ed è proprio quello che accade con questo piatto. Perfetto per una cena estiva all’aperto, è un vero incanto da assaporare sotto una notte stellata: fresco, colorato e pieno di carattere. I carciofi, ortaggi straordinariamente versatili, si prestano meravigliosamente alla preparazione di primi piatti di pasta e di riso. In questa ricetta incontrano i Peperoni Secchi Fritti, ingredienti già di per sé talmente saporiti che basterà aggiungere solo un pizzico di sale per ottenere un condimento completo, equilibrato, sorprendente.
La grande protagonista di questo piatto è, però, la pasta. Con l’Estate che avanza a grandi passi — stagione del sole, della leggerezza e della libertà — cambiano le nostre abitudini a tavola: il corpo chiede piatti più freschi, lontani dalla ricchezza invernale. Ma anche con il caldo, noi italiani non rinunciamo mai a un bel piatto di pasta. È molto più di un semplice alimento: è tradizione, è casa, è l’orgoglio della nostra cucina nel mondo, il nostro vero marchio Made in Italy. Un pilastro della dieta mediterranea, tanto che ogni italiano ne consuma in media 28 chili l’anno. Non solo buona, ma benefica: ricca di vitamine del gruppo B, aiuta il rilassamento muscolare e stimola la produzione di serotonina, l’ormone del buonumore.
Per questa ricetta ho scelto le pappardelle, un formato di pasta simile alle tagliatelle ma di dimensioni più generose, con una larghezza che varia dai 2 ai 4 centimetri e uno spessore di circa 1 mm. La loro superficie ruvida e porosa le rende perfette per accogliere sughi corposi, avvolgendosi attorno ai condimenti con naturalezza. L’origine del loro nome è ancora oggetto di dibattito: secondo alcune fonti storiche deriverebbe dal verbo toscano “pappare”, cioè mangiare con gusto, mentre un’altra teoria, meno accreditata, ne suggerisce un’origine emiliana. Non ha una datazione storica precisa, ma le sue radici affondano nelle antiche “lagane”, una sfoglia simile alla pasta all’uovo già diffusa nell’epoca di Roma. Le prime citazioni scritte risalgono al Medioevo, e nientemeno che Pellegrino Artusi, nel suo celebre ricettario La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene, le definisce un piatto “familiare”, suggerendo di condirle con un sugo di lepre. Anche Alessandro Tassoni le menziona, facendone risalire le origini a una nobile famiglia dell’Emilia.
Strettamente imparentate con le pappardelle sono le tagliatelle, pasta simbolo dell’Emilia-Romagna, il cui nome deriva dal verbo “tagliare”, poiché la sfoglia viene arrotolata e poi tagliata a coltello. Le loro origini sembrano risalire al 1478, grazie al mastro cuoco Zafirano, che — secondo la leggenda — si ispirò alla bionda acconciatura di Lucrezia Borgia per creare i suoi celebri “tagliolini di pasta”. Le prime fonti scritte compaiono nel 1549, nel trattato Banchetti, compositioni di vivande, et apparecchio generale di Cristoforo di Messisburgo, dove si descrive un formato chiamato “lasagnuolle” preparato con farina, uova e sale, proprio come avviene ancora oggi. La proporzione fondamentale dell’impasto rimane immutata nel tempo: 1 uovo ogni 100 grammi di farina di semola, una formula semplice e perfetta.
Accanto alle pappardelle brillano i carciofi — Cynara scolymus per i botanici — da sempre apprezzati non solo per il loro sapore unico ma anche per le loro straordinarie proprietà benefiche. Il loro gusto, a metà strada tra il dolce e l’amarognolo, è dovuto alla cinarina, una sostanza capace di spegnere i recettori del dolce: ed è per questo che, dopo averli mangiati, persino l’acqua sembra dolce. Sono versatili e saporiti, ottimi fritti, in padella, al forno o nei sughi, e si esaltano magnificamente con formaggi, pesci delicati come orata e branzino, o con crostacei come i gamberi.
Il carciofo appartiene alla famiglia delle Asteraceae — la stessa della lattuga, della cicoria e della camomilla — e si presenta con colori che vanno dal verde scuro a sfumature di rosa e violaceo. Si divide in due tipologie: i carciofi “uniferi”, di stagione da marzo a giugno, e i “rifiorenti”, che troviamo da ottobre a dicembre. Esistono circa cento varietà, comprese quelle DOP e IGP, che si differenziano per stagionalità, forma delle foglie e colore. Il sapore caratteristico è legato, come dicevo prima, alla presenza della cinarina, una sostanza con un’importante azione protettiva per il fegato. A questa si aggiunge l’inulina, un prebiotico che aiuta a mantenere in equilibrio la flora intestinale, e i sesquiterpeni, responsabili del sapore amaro e di un’importante azione anti-infiammatoria. È anche una buona fonte di ferro, potassio e vitamine A, E e B — in particolare la B9 sotto forma di folati, fondamentale per lo sviluppo del sistema nervoso nei primi stadi della gravidanza. Le sue fibre contribuiscono al buon funzionamento dell’intestino, e studi scientifici hanno evidenziato il suo potenziale nel ridurre il rischio di cancro al colon, oltre alla presenza di molecole con proprietà antiossidanti che proteggono l’organismo dai radicali liberi.
Questa verdura straordinaria era già conosciuta ai tempi degli antichi Egizi, non solo come alimento ma anche per le sue proprietà fitoterapiche. È arrivata in Italia grazie agli Etruschi, come testimoniano alcune raffigurazioni rinvenute nelle tombe di Tarquinia. I Romani lo cucinavano lesso in acqua e vino, o nel garum. Per i Greci il carciofo è legato a una leggenda incantevole: protagonista è la musa Cynara, così bella da attirare l’attenzione di Zeus. Quando il suo amore non fu ricambiato, il padre degli dei, per vendetta, la trasformò in un fiore spinoso — ed è per questo che il carciofo è considerato una verdura dal potere afrodisiaco. Nel corso dei secoli è diventato anche una vera musa ispiratrice per pittori e artisti: lo ritroviamo nel celebre “Vertumno” di Giuseppe Arcimboldo del 1590, nella “Natura morta con formaggio, carciofo e ciliegie” di Clara Peeters, e nella famosa “Donna con carciofo” di Pablo Picasso.
Ora uniamo i nostri carciofi ai Peperoni Secchi Fritti, un alimento dalla tradizione senza tempo, conosciuti anche con il nome di “peperoni Cruschi” — dove “crusco”, in dialetto lucano, significa “croccante”, e questa è esattamente la loro caratteristica più preziosa. Una volta essiccati, bastano pochi secondi di frittura per farli esplodere in un aroma unico e un sapore ineguagliabile. Tipici della cucina Lucana, i peperoni cruschi di Senise sono un prodotto a marchio IGP capace di esaltare qualsiasi portata. Decorano i vicoli dei centri storici con le loro tipiche collane purpuree, realizzate con ago e spago, che favoriscono l’essiccazione al sole e donano al paesaggio una bellezza senza pari — in particolare i balconi, ornati dalle lunghe “nzerte” appese alle ringhiere.
Le origini di questi peperoni sono lontanissime: sono nativi delle Antille, e secondo la leggenda sarebbero stati gli Aragonesi a importarli dalle isole caraibiche. Un’altra teoria attribuisce il merito a Cristoforo Colombo, poiché si racconta che il medico di bordo di una delle tre caravelle ne conservasse grandi quantità per le loro proprietà curative. Fatto sta che, nel corso dei secoli, il peperone crusco è diventato una peculiarità della Basilicata, trovando a Senise un terreno ideale per la coltivazione, grazie al clima favorevole e all’abbondante riserva d’acqua. Grazie al bassissimo contenuto d’acqua possono essere consumati freschi o conservati a lungo. Il loro sapore dolciastro li rende un antipasto perfetto con un filo di olio evo, ma sono anche l’ingrediente ideale per primi e secondi piatti: prelibati sugli “strascinati” con ricotta salata, speciali con il baccalà, straordinari fritti con uova e salsiccia, abbinati a patate lesse, verdure saltate, salumi e formaggi.
E adesso è il momento di accendere i riflettori sull’azienda che produce i Carciofi in Olio Extra Vergine d’Oliva e i Peperoni Secchi Fritti: la Masseria Mirogallo. Con questa ricetta intraprendiamo un viaggio virtuale a Matera, città riconosciuta dall’UNESCO “Patrimonio Mondiale dell’Umanità” per la straordinarietà dei suoi antichi rioni Sassi. Un gioiello scavato nella montagna, una città affascinante della Basilicata dove il paesaggio circostante sembra un dipinto. Lo scrittore Carlo Levi, nel suo libro Cristo si è fermato a Eboli, la descrive con parole indimenticabili: “chiunque veda Matera non può non restare colpito, tanto è espressiva e toccante la sua dolente bellezza…”
Nel cuore della Basilicata, incastonata tra le pietre millenarie di Matera — città riconosciuta dall’UNESCO “Patrimonio Mondiale dell’Umanità” — e immersa nel suggestivo Parco delle Chiese Rupestri, sorge la Masseria Mirogallo. Un luogo dove il tempo sembra scorrere a un ritmo diverso, dettato non dagli orologi ma dalle stagioni, dai profumi della terra, dal lento maturare dei frutti al sole lucano.
È il 1998 quando la passione per questa terra straordinaria prende forma concreta: nasce il laboratorio aziendale, con un obiettivo chiaro e prezioso — tramandare alle nuove generazioni i sapori e le tradizioni della terra lucana, perché certi sapori non vadano perduti, perché la memoria di un popolo vive anche nel cibo che produce.
Alla Masseria Mirogallo credono fermamente che coltivare la terra significhi prima di tutto rispettarla. Per questo scelgono di preservare le vecchie cultivar locali, quelle varietà antiche che rischiano di scomparire, custodi di caratteristiche organolettiche uniche e irripetibili. Ogni ortaggio, ogni frutto viene selezionato con cura meticolosa, raccolto soltanto al giusto grado di maturazione — né troppo presto, né troppo tardi — perché è in quel preciso istante che la natura esprime il meglio di sé. Le tecniche di coltivazione adottate sono a basso impatto ambientale, nel profondo rispetto di una terra che va preservata per chi verrà dopo.
Ma il vero cuore pulsante dell’azienda è il laboratorio, che dista appena poche centinaia di metri dai campi. Una vicinanza che non è casuale: è una scelta filosofica, prima ancora che pratica. Ciò che viene raccolto all’alba viene trasformato quasi subito, senza lunghi trasporti, senza attese inutili, preservando intatta ogni sfumatura di sapore, ogni fragranza, ogni proprietà nutritiva.
La trasformazione avviene seguendo metodi tradizionali, quelli che le nonne lucane conoscevano a memoria e che qui vengono custoditi e tramandati con orgoglio. Per ogni ortaggio o frutto viene individuato il metodo più adatto: l’essiccazione, il sottosale o il sottolio, scelti non per convenienza ma per esaltare al meglio le qualità di ciascun ingrediente. I conservanti sono esclusivamente naturali — aceto, sale, succo di limone — perché aggiungere chimica a qualcosa di così genuino sarebbe un controsenso.
L’olio utilizzato è esclusivamente Extravergine di Oliva, sano e genuino, digeribile e ricco di proprietà antiossidanti: un ingrediente che non è semplice condimento, ma parte integrante dell’identità di ogni prodotto. E per confezionare tutto questo amore, la Masseria Mirogallo sceglie il vetro — trasparente, puro, rispettoso dell’ambiente, riciclabile al cento per cento — perché il contenitore deve essere degno di ciò che custodisce.
Quello che la Masseria Mirogallo produce non sono semplici conserve: sono frammenti di Basilicata da portare in tavola, storie di una terra antica racchiuse in un vasetto, sapori che sanno di sole, di pietra, di tradizione. Un patrimonio da assaporare lentamente, con gratitudine.
Per questa ricetta ho avuto il piacere di utilizzare due prodotti d’eccellenza. I Carciofi in Olio Extra Vergine d’Oliva: un ortaggio gustoso, versatile e ricco di fibre e minerali, dal basso apporto calorico, vero punto di forza della produzione aziendale. Coltivati nei campi di loro proprietà fino a primavera inoltrata, vengono avviati subito alla lavorazione: privati delle foglie esterne dure, scottati in soluzione acidula e confezionati in vasetti di vetro con solo olio extra vergine d’oliva. Disponibili in varianti interi da 280g, 490g e 1kg, a spicchi da 2900g, mignon da 260g e farciti con pomodoro secco da 260g. E poi i Peperoni Secchi Fritti, altro punto di forza della produzione: deliziosi tronchetti di peperone dolce fritto in olio evo, perfetti come snack, per guarnire carni rosse, eccezionali con il baccalà, sbriciolati nei primi piatti di pasta e riso, al sugo con aglio, peperoncino e mollica fritta.
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E adesso andiamo in cucina a scoprire cosa ci occorre per realizzare le nostre Pappardelle Fatte in Casa con Carciofi in Olio Extra Vergine d’Oliva, Peperoni Secchi Fritti Masseria Mirogallo e Gin.

Ingredienti per le pappardelle:
- 300 grammi di farina bianca 0
- 100 grammi di semola
- 4 uova
- sale
Ingredienti per il sugo:
- 420 grammi di pappardelle
- 1 vasetto di Carciofi in Olio Extra Vergine d’Oliva Masseria Mirogallo
- 1 spicchio di aglio
- 200 grammi di Peperoni Secchi Fritti Masseria Mirogallo
- 150 ml di gin
- aromi (timo e prezzemolo tritato)
- sale q. b.
- olio evo
- formaggio Parmigiano Grattugiato (o in alternativa mollica di pane abbrustolita)
Pappardelle Fatte in Casa con Carciofi in Olio Extra Vergine d’Oliva Peperoni Secchi Fritti Masseria Mirogallo e Gin: Ricetta

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Un abbraccio
Patrizia

