Funghi cardoncelli

Eccomi qui con un post che spero sia davvero utile a tutti i lettori;mi sembrava piu’ che opportuno,prima di scrivere una ricetta con ingrediente principale i Funghi cardoncelli,di riportare in un unico  articolo le varie nozioni pescate da internet che decantassero le doti di questa prelibatezza gastronomica.

Wikipedia e http://www.fungocardoncello.it/ mi hanno fornito tutte le notizie che seguono:Funghi cardoncelli

Il Pleurotus eryngii (DC.) Gillet, Hyménomycètes (Alençon) (1874) è un fungo commestibile molto ricercato ed apprezzato. Questa specie era nota fin dall’antichità.

Cappello

Carnoso, convesso, poi depresso al centro, margine involuto, leggermente vellutato; di colore biancastro, poi brunastro; 3-10 cm di diametro. la colorazione cambia in base al clima più chiara quando esposto al sole

Gambo

4-10 x 1-3 cm, sodo, centrale o eccentrico, attenuato alla base, di colore biancastro, con macchie color ocra-ruggine.

Carne

Bianca, soda e consistente.

  • Odore: di pasta di pane.
  • Sapore: dolce, gradevole

  • Habitat

    Il “cardoncello” cresce spontaneamente in Puglia e Basilicata, ove è chiamato “cardungìdde” in gravinese, nella Murgia, in Valle d’Itria, sul Gargano e nel nord Salento (cardunceddhu). È presente anche in Sardegna, dov’è conosciuto col nome di “cardolinu de petza” o cardine de pezza(fungo di carne) o “antunna”. Si trova in quantità anche sulle colline del centro Sicilia, tra le province di Caltanissetta, Enna e Palermo, dove viene chiamato fungo di “ferla”.

    È un fungo saprofita che fruttifica dalla primavera all’autunno sulle radici morte delle ombrellifere o del cardo; nel nord del Salento si può trovare anche d’inverno, in campi aperti su terreni misti con roccia (cuti).

    Nomi comuni

  • Cardoncello
  • Carderello
  • In Sicilia è noto come funciu di ferla ossia fungo della ferula e “funciu di panicaut” ossia fungo dell’Eryngium.
  • In Sardegna è noto come cardolinu ‘e petza, ovvero fungo di carne. Nella parlata gallurese dell’isola è chiamato “galdula”.
  • In Calabria è noto come feddruritu, nome che deriva da Ferula communis, in quanto si trova nelle sue vicinanze.
  • Nel Salento è noto col nome di “Carduncieddù” o “Cardungìdde” nelle Murgie.Il Cardoncello (Pleurotus eryngii) è uno dei funghi più buoni, prelibati, di colore scuro, carnoso, sodo e dall’inconfondibile sapore.Apprezzato già dai tempi antichi, nel Medioevo era oggetto di canti in alcune taverne laziali e fu considerato prelibato e afrodisiaco al punto tale da essere messo all’indice dal Santo Uffizio perchè distoglieva i Cristiani dall’idea di penitenza.
    Chiamato con nomi diversi: Cardoncello, Cardarello, Ferlengo, fungo di Ferula, cresce spontaneo in alcune regioni italiane come la Puglia, la Basilicata, la Calabria, Sardegna e alcune province del Lazio e della Sicilia.Ma è l’altopiano delle Murge appulo-lucane, la culla di questo fungo. Qui si concentra la maggior parte della produzione spontanea e coltivata perchè in questi terreni poveri a misto prato il fungo trova il suo habitat ideale, crescendo sulla pianta ospite naturale di Eryngium campestre e maritimum, continuamente messo in pericolo da un selvaggio spietramento che non si riesce a fermare.

    Il Cardoncello è stato definito in diversi modi fino ai giorni d’oggi. Alcuni lo considerano un fungo “onesto” perchè non si confonde allo stato naturale con nessun fungo velenoso, altri lo considerano “discreto” perchè il suo profumo in cucina non è penetrante, ma sottile ed “elegante”. In epoca più recente lo considerano “democratico” perchè con i suoi aromi equilibrati non copre ma valorizza il sapore di altre pietanze, tanto da suscitare l’interesse gastronomico dei migliori maestri di cucina del mondo.

    Non esiste al mondo un fungo che alle qualità già descritte associa una consistenza che rimane invariata anche dopo la cottura. Si può consumare indifferentemente crudo, arrosto, fritto, gratinato, trifolato e come condimento in moltissime pietanze a base di pasta, riso, carne, pesce, legumi e verdure, mantenendo inalterate le sue doti organolettiche e il più delle volte esaltando addirittura l’ingrediente in associazione.

    Il Cardoncello, oltre ad essere una leccornia, è importante da un punto di vista dietetico. Quello fresco contiene mediamente dall’85-90 % di acqua, il 4-5% di zuccheri, il 3,8-4% di proteine, lo 0,4-0,7% di grassi. Sono presenti in essi tutti gli amminoacidi principali e le vitamine con un livello sorprendentemente insolito di biotina. Esso viene anche largamente impiegato in diete ipocaloriche per il basso contenuto di grassi e per il ridotto valore energetico (28 calorie per ogni 100 grammi). Inoltre, la ricerca scientifica ha recentemente evidenziato la presenza nei funghi di sostanze capaci di avere ricadute positive in termini di salute umana abbassando il colesterolo e aumentando le difese immunitarie.

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