Lo schermo che imparava a sognare, Parte 3: Il mago Méliès e l’invenzione della fantasia al cinema
Quando una cinepresa inceppata fa più della scuola di specializzazione.

Nel primo capitolo abbiamo fatto un rapido viaggio fino al 28 dicembre 1895, data epocale che segna la nascita ufficiale del cinema con la prima proiezione pubblica dei fratelli Lumière. I loro primi film? Essenziali: una sola inquadratura fissa, niente montaggio, attori inconsapevoli (cioè passanti veri) e tanta meraviglia. Ma era solo l’inizio.
Solo a partire dal 1899 si iniziano infatti a realizzare film con più inquadrature. È Alexandre Promio, uno degli operatori dei Lumière, a compiere un piccolo grande gesto rivoluzionario: posiziona la cinepresa su una gondola per riprendere Venezia in movimento. L’inquadratura si muove, lo spettatore con lei. Poi la cinepresa salirà anche su navi, treni… insomma, un vero e proprio cinema itinerante.
Nel 1905 la produzione dei fratelli Lumière si ferma. Il documentario puro – che loro prediligevano – comincia a perdere terreno, mentre in Francia si affacciano nuove case di produzione come la Pathé Frères e la Gaumont. Ma c’era anche qualcun altro. Un tipo un po’ magico. Con un passato da illusionista. Georges Méliès.
Il cinema si inceppa… e nasce la magia di Méliès
Georges Méliès è considerato il mago del cinema delle origini, e non è solo una metafora. Illusionista di professione, gestiva il Théâtre Robert-Houdin a Parigi. Un giorno, mentre stava filmando una scena di strada, la cinepresa si inceppa. Si ferma. Poi riparte. Quando guarda il girato, qualcosa gli salta agli occhi: il tram che stava riprendendo è diventato… un carro funebre! Magia? No, montaggio. Ma l’effetto è quello. Nasce così – per puro caso – il primo trucco cinematografico.
Méliès capisce di avere un potere in mano: manipolare il tempo e lo spazio. Comincia a sperimentare. Arresta le riprese per far sparire persone, oggetti, sostituirli. Divide l’inquadratura con mascherini, impressiona porzioni diverse in momenti diversi. Usa la sovrimpressione per moltiplicarsi in scena. Inventa, senza saperlo, il linguaggio degli effetti speciali.

Dai trucchi al primo grande successo
Il suo primo film a utilizzare un trucco tramite montaggio è La disparition d’une dame au théâtre Robert-Houdin (1896): una donna sparisce e riappare sotto forma di scheletro. Avanguardia e Halloween insieme.
Nel 1900 arriva L’Homme-Orchestre: Méliès si moltiplica e suona strumenti diversi, tutto da solo. Effetto comico, certo, ma anche stupefacente. Con Le voyage dans la Lune (1902) arriva il vero trionfo: una navicella sparata nell’occhio della Luna, creature aliene (i Seleniti), effetti da sogno. È il primo kolossal della storia del cinema.
Talmente famoso che – rullo di tamburi – viene subito piratato. Un emissario di Thomas Edison se ne procura una copia, Edison la duplica senza ritegno e la proietta a raffica a New York. Méliès, naturalmente, non vede un centesimo. Prima pirateria della storia del cinema? Sì, con tanto di firma made in USA.
L’arte del teatro filmato
I film di Méliès sembrano teatro messo in pellicola. La cinepresa è fissa, gli attori si muovono in campo lungo davanti a scenografie dipinte, come in un palcoscenico. Il montaggio non serve a raccontare, ma a meravigliare. Se i Lumière avevano portato la cinepresa nel mondo, Méliès la riporta dentro: nel suo teatro delle illusioni.
Ma una cosa è certa: con lui il cinema di finzione nasce e si afferma definitivamente. La realtà lascia il passo alla fantasia. Il pubblico, da ora in avanti, vuole storie. Vuole sogni.

E dopo?
Negli anni successivi, però, il suo stile inizia a sembrare superato. Le nuove generazioni di cineasti lavorano sul linguaggio, sul racconto, sul montaggio narrativo. Méliès, ancorato al suo immaginario teatrale e artigianale, fatica a stare al passo.
Nel 1913 chiude la sua casa di produzione, la Star Film. Poco dopo, distrugge gran parte del suo archivio. Le sue pellicole finiscono al macero, vendute a peso per farne tacchi di scarpe o decorazioni natalizie. Un finale amaro, quasi grottesco, per un uomo che aveva sognato di portare lo spettatore sulla Luna.
Ma non finisce qui (spoiler: c’è un lieto fine)
Negli anni ’30 un giornalista lo ritrova, ridotto in povertà, mentre vende dolciumi alla Gare Montparnasse insieme alla moglie. È un colpo al cuore per molti. Parte una campagna di riscoperta, riceve onorificenze tardive, tra cui una pensione dallo Stato francese.
Nel 1931 Méliès viene insignito della Légion d’honneur per il suo contributo alla nascita del cinema. Negli ultimi anni della sua vita viene finalmente celebrato come un pioniere. Morirà nel 1938, sapendo (forse) di essere diventato leggenda.
In sintesi?
Georges Méliès ha portato il cinema fuori dal mondo reale e dentro la fantasia. È stato regista, sceneggiatore, attore, costumista, tecnico degli effetti speciali e, naturalmente, mago. E come ogni buon mago… ci ha fatto credere che la Luna fosse davvero a portata di razzo.
