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Sciacchetrà delle Cinque Terre

Durante il nostro ultimo viaggio nella Liguria di Levante, a Monterosso, non poteva mancare l’assaggio ad uno dei vini più rinomati (e costosi) della Liguria: lo Sciacchetrà delle Cinque Terre, vino passito DOC, la cui produzione è consentita nei comuni delle Cinque Terre, adatto ad accompagnare dolci, ma anche ottimo vino da meditazione.

Il termine “Sciacchetrà” (o Sciachetrà), con cui è commercializzato, è stato attestato soltanto verso la fine dell’Ottocento. Pare che uno dei primi a utilizzarlo sia stato il pittore macchiaiolo Telemaco Signorini, il quale, nel suo scritto di memorie Riomaggiore, ricordando le tante estati trascorse nel borgo delle Cinque Terre, afferma che «in settembre, dopo la vendemmia, si stendono le migliori uve al sole per ottenere lo sciaccatras». Il suo nome ha origini incerte. Per alcuni deriverebbe dal greco “shekar”, termine con cui si indicavano le bevande fermentate, mentre altri sostengono derivi dal dialetto ”sciacàa”, schiacciare. La tecnica di appassimento sarebbe stata introdotta da esuli greci, verso l’ottavo secolo a.C., giunti a Riomaggiore.

La presenza del mare e il microclima della costa spezzina donano allo Sciacchetrà un timbro unico, decantato persino da Petrarca, Boccaccio, Pascoli e D’Annunzio («quel fiero Sciacchetrà che si pigia nelle cinque pampinose terre»).

Per la sua lavorazione si usa uva Bosco al 60% e Albarola e Vermentino al massimo 40%, da soli o congiuntamente. Una volta appassite su degli appositi graticci all’ombra e ventilate per almeno due mesi, le uve vengono diraspate, pigiate e separate dalle bucce. Da questo procedimento, però, si ottiene al massimo il 30-35% di vino grazie all’uva. E ciò spiega anche il costo elevato delle sue bottiglie.

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L’importante è servirlo ad una temperatura di 14° C, in bicchieri piccoli a tulipano con bordo leggermente svasato e con stelo alto. Per mantenere intatte le proprie qualità, lo Sciacchetrà deve essere conservato in posizione coricata negli scomparti più alti della cantina, con temperatura costante tra i 10° e i 14° C.

Il suo colore è giallo paglierino o dorato (da giovane, 2-3 anni), tendente all’ambrato (5-6 anni), ambrato (10-15 anni) e con riflessi rossicci tendenti a un lieve marrone (20-30 anni). Il suo sapore, se lungamente affinato, è di prugna cotta, di miele, di castagno e di acacia, ma sempre di rara finezza e personalità. Dolce ma non stucchevole, dunque, lo Sciacchetrà ha una lievissima tannicità ed una gradazione alcolica del 17%.

  • colore: giallo dorato con riflessi ambrati, di bella vivacità;
  • profumo: intenso di vino passito, caratteristico profumo di miele, piacevole;
  • sapore: da dolce ad abboccato, armonico, di buona struttura e di buon corpo, piacevole e lungo in bocca con retrogusto mandorlato;
  • acidità totale minima: 5,0 g/l;
  • acidità volatile massima: 30 meq/l;
  • La vendemmia avviene a settembre. Il prodotto è disponibile tutto l’anno.

Oltre a vantare una storia millenaria e ad essere conosciuto e apprezzato in tutto il mondo, ha ottenuto la Denominazione di Origine Controllata e negli ultimi anni è stato riconosciuto come presidio Slow Food.

 

MA COSA SIGNIFICA “VINO DA MEDITAZIONE”?

Con il termine “Vino da Meditazione” si indicano quei grandi vini strutturati che non richiedono necessariamente di essere abbinati a delle pietanze, ma che possono e dovrebbero essere gustati da soli. I Vini da Meditazione hanno qualcosa in più, sia dal punto di vista della degustazione che da quello della loro rarità e della loro storia, che li rende difficili da collocare all’interno di un pasto. Sono caratterizzati da sapori e profumi molto intensi, che per essere apprezzati nelle loro molteplici sfumature richiedono tempo, quindi vanno sorseggiati con calma e assaporati lentamente. Sono vini generalmente dolci, quasi zuccherini, morbidi e vellutati, con un grado di alcolicità relativamente elevato e che quindi risultano caldi all’assaggio.

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L’Italia può vantare una vasta produzione di vini da meditazione.

Esempi degli di nota oltre a allo Sciacchetrà delle Cinque Terre sono: L’Erbaluce di Caluso passito, il Vino Santo del Trentino, l’Aleatico passito dell’Elba, la Malvasia di Bosa, il Cannonau di Sardegna riserva, la Vernaccia di Oristano (liquoroso).

 

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Pubblicato da viaggiandomangiando

Classe 1980, ligure, ha pubblicato tre romanzi e altrettante raccolte di poesia, diplomata al Centro Sperimentabile di Cinematografia in sceneggiatura e produzione fiction televisiva, si occupa dell'organizzazione degli eventi artistico/culturali dell'associazione di cui è presidente.