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Kebab (Afghanistan)

Dopo aver letto “Il cacciatore di acquiloni” e “Mille splendidi soli” di Kalhed Hossein, mi sono appassionata all’Afghanistan, da allora non è stato più solo un luogo di guerra, sebbene lo sia purtroppo ancora oggi (e sono state molte le guerre che si sono svolte in questa terra) , ma anche un luogo affascinante, antico, dove i bambini un tempo potevano giocare con gli acquiloni (lo sport nazionale) .
L’Afghanistan ha una storia antica, dove l’Islam ha giocato forse il ruolo chiave nella formazione della società afghana. Nonostante l’invasione mongola dell’odierno Afghanistan all’inizio del XIII secolo, nemmeno un guerriero formidabile come Gengis Khan riuscì a sradicare la civiltà islamica.

E’ probabile che non visiterò mai l’Afghanistan, e non assaggerò mai la sua cucina.

L’Afghanistan è conosciuto per i suoi melograni di alta qualità, uva e dolci, meloni a forma di rugby, ma sono le usanze Pashtun (il più grande gruppo etnico dell’Afghanistan), Tagike ed Uzbeke ad aver contribuito maggiormente a formare quella che è l’offerta gastronomica afgana odierna. In essa troviamo anche il kebab (in arabo كباب, kebāb, “carne arrostita”; in turco kebap), ma non quello più noto, turco (“döner kebab“), o il seekh kebab, di cui abbiamo già parlato in relazione alla cucina indiana, bensì altri tipi di kebab:
– Il chapli kabab tipico della cucina Pashtun, molto consumato a Kabul ed in tutto l’Afghanistan, così come in Pakistan (Peshawar), consiste in carne di manzo o agnello tritata (a mano con un coltello, imporrebbe la tradizione), la quale viene speziata e manipolata fino a farne polpette, che vengono cotte nell’olio o alla griglia, con l’utilizzo di grasso animale.
– In Afghanistan ed a Kabul vengono consumati anche il jujeh kabab fatto con il pollo alla griglia cotto sugli spiedi (molto diffuso anche in Iran) e il chenjeh kabab, originario delle regioni dell’Afghanistan sudorientale, carne di agnello che viene infilzata anch’essa da spiedoni dopo essere stato marinata in erbe ed insaporito con spezie varie.
– Ed il seena kabab, preparato con petto e cosce di pollo cotte alla griglia.

La parola “kebab” è essenzialmente di origine persiana: la tradizione araba vuole che il piatto sia stato inventato nel medioevo da soldati persiani che usavano le loro spade per grigliare la carne sul fuoco in campo aperto.

La foto principale è quella del kebab di pollo afgano (jujeh kebab), ma la ricetta che segue è quella per preparare il “classico” kebab, conosciuto come shawarma o döner kebab composto da sottili fette di agnello, vitello, pollo o tacchino (speziato) arrostiti su uno spiedo verticale (nella versione casalinga, in padella) e consumato come un panino nel pane di pita o nella piadina, insieme a verdure (cipolla, insalata, pomodoro, cetriolo) e salse (tahina, yogurt), perchè vorrei convincere tutti i detrattori del kebab, coloro che non lo hanno mai assaggiato per principio o per paura di quello che si nasconde nel grande cilindro (!!) appeso, a provare a farlo da sè, per rendersi conto di quello che perdono !!

  • DifficoltàMolto facile
  • CostoEconomico
  • Tempo di preparazione10 Minuti
  • Tempo di riposo20 Minuti
  • Tempo di cottura10 Minuti
  • Porzioni4 persone
  • Metodo di cotturaFornello
  • CucinaMediorientale

Ingredienti

  • 1 kgcarne (manzo e/o pollo e/o agnello)
  • 3limoni
  • 2cipolla
  • spicchiaglio (1 o 2)
  • q.b.sale e pepe
  • q.b.olio extravergine d’oliva
  • q.b.spezie (cumino, coriandolo, paprika)
  • 1peperone (facoltativo)
  • q.b.lattuga
  • 4pomodori
  • 2cetrioli

Preparazione

  1. Tagliare a listarelle sottili le fette carne a scelta.

    Condite la carne con il succo dei limoni, un filo di olio EVO, una cipolla tagliata finemente, uno spicchio di aglio sminuzzato e privato dell’anima, un cucchiaio di spezie (cumino, paprika e coriandolo), sale e pepe e mescolate così da condire la carne in modo omogeneo Fate marinare la carne per 20 minuti.

    Prendete una padella antiaderente, versate un filo d’olio EVO e appena inizierà a scaldarsi versate la carne con la marinatura. Cuocete a fiamma vivace per 5 minuti mescolando spesso con un mestolo di legno perché la carne dovrà risultare ben rosolata su tutti i lati.

    Tagliare a fettine il peperone e rosolarlo in padella con olio e aglio tritato finemente (facoltativo).

    Tagliare la lattuga a listarelle e il pomodoro a cubetti e il cetriolo.

    Riscaldare il panino di tipo arabo o la piadina nel forno o su una piastra, aprirlo su di un lato e farcirlo con la carne, la lattuga, il pomodoro, il cetriolo, la ciplla tagliata e la salsa allo yogurt (vedi ricetta salsa raita) o tahina.

Sfatiamo i luoghi comuni sul kebab…

A volte quando si parla di cucina etnica c’è un po’ di ritrosia e incertezza sulla qualità e origine degli ingredienti. Quella tradizionalmente utilizzata in Turchia e Grecia è carne di agnello, di manzo o di pollo. Non viene mai adoperata la carne di maiale, chiaramente, essendo questo animale vietato dalla religione Musulmana.

La carne viene sagomata con il coltello fino a formare un grosso cilindro. Le parti più grasse della carne, grazie al calore, si sciolgono rendendo il risultato finale ancora più gustoso ed evitando che la carne diventi troppo secca.

Una delle critiche che viene mossa più spesso al kebab è quella di non essere un prodotto di qualità perchè fatto con gli scarti delle macellerie tra cui anche polmoni, cuore e altre interiora, e altri scarti come ossa e unghe e condito con molte spezie e con grandi quantità di grassi animali, che lo rendono al gusto più saporito e appetibile, ma sono dannosi per la salute.

Ma le interiora da quando fanno male? E non mi risulta che nemmeno le spezie facciano male, anzi il contrario. Molto spesso si tratta di cilindri di carne congelata, perciò il “kebabbaro” è tenuto ad esporre la lista ingredienti presenti all’interno oppure ognuno di noi, poco convinto di ciò che mangia, può chiedergliela. I grassi animali non sono presenti solo nel kebab, vogliamo parlare dei formaggi??

Come ogni alimento va consumato con moderazione, ma non può essere stigmatizzato solo per la solita paura del “non conosciuto” o per una buona dose di “razzismo culinario”, e soprattutto non vanno mal giudicati coloro che amano mangiarlo.

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Pubblicato da viaggiandomangiando

Classe 1980, ligure, ha pubblicato tre romanzi e altrettante raccolte di poesia, diplomata al Centro Sperimentabile di Cinematografia in sceneggiatura e produzione fiction televisiva, si occupa dell'organizzazione degli eventi artistico/culturali dell'associazione di cui è presidente.

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